I proprietari delle 30 franchigie non cedono al sindacato giocatori, molti dei quali stanno emigrando verso altre leghe: stagione in serio pericolo.
NEW YORK, 16 settembre 2004 - Tutto chiuso. Non ci saranno partite, non ci saranno allenamenti e, per il momento, non sono previsti nemmeno nuovi incontri tra le parti. I proprietari delle 30 squadre Nhl hanno annunciato la serrata: scaduto il contratto collettivo di lavoro, società e giocatori non hanno raggiunto nessun nuovo accordo e nessuno sa quando (e se) la prossima stagione partirà.
Il commisioner Gary Bettman è pessimista: "Il sindacato dei giocatori sta cercando di vincere il braccio di ferro e spera che i proprietari a un certo punto si arrendano. Ma questo è un incredile errore di giudizio. Non accadrà". Secondo Bettman 20 delle 30 società perderanno comunque meno soldi non giocando e cita i recenti casi di Buffalo, Ottawa, Pittsburgh e Los Angeles, tutte squadre costrette a dichiarare bancarotta, per dimostrare la sua tesi che così la Nhl non ha futuro.
Secondo i dati della stessa Nhl, le società hanno perso quasi due miliardi di dollari negli ultimi dieci anni e adesso i proprietari chiedono l'introduzione di un rigido salary cap. Ma i giocatori non ne vogliono nemmeno sentir parlare. In cambio hanno proposto una riduzione del 5 % di tutti gli stipendi e la creazione di una luxury tax: ogni società che sfori il tetto degli ingaggi verrebbe tassata e questi soldi verrebbero girati alle società più povere. Ma quasta controproposta non è bastata alla lega.
Se si dovesse annullare l'intera stagione, la Stanley Cup resterebbe "senza padrone" per la prima volta dal 1919, quando le finali vennero sospese per un'epidemia influenzale. L'ultima volta che società e giocatori si sono confrontati sul contratto collettivo era il 1994, esattamente dieci anni fa: anche allora i proprietari proclamarono la serrata, ma a Natale fu trovato un accordo e il campionato, ridotto a metà, potè comunque iniziare, anche se con molto ritardo.
Questa situazione mette a serio rischio l'esistenza stessa della Nhl in molte città degli Stati Uniti: su 30 squadre, 6 sono canadesi, dove l'hockey è una religione, e 24 sono negli Usa. Partendo dai luoghi tradizionali (New York, Boston, Chicago, Detroit), la Nhl negli ultimi anni ha vissuto una tumultuosa espansione verso sud, arrivando in città come Atlanta, Phoenix e Nashville che con il ghiaccio hanno poco a che fare. Riusciranno le società a sopravvivere a un'assenza di molti mesi o si scioglieranno sotto il sole?
Aspettando l'evolversi degli eventi i giocatori si stanno organizzando. In molti stanno firmando contratti con nuove leghe che stanno nascendo in Canada e Stati Uniti. Qualcuno prepara le valigie per venire in Europa. Ma tutti sono pronti a tornare indietro nel caso si arrivasse a un accordo. Il fascino (e i soldi) della Nhl non hanno paragoni.




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