UN ANNO DOPO. L’OFFENSIVA DIPLOMATICA DEL VICEPREMIER
FINI TORNA IN ISRAELE, CONFERENZA CON SHARON, BLITZ ANCHE IN EGITTO, RUSSIA E USA. E ATTACCA I PACIFISTI CHE SFILANO CON SIMBOLI COMUNISTI
Roma. L’Egitto, per parlare di immigrazione con il presidente Mubarak, al primo di ottobre. Poi gli Stati Uniti, New York, il 12 ottobre, per il Columbus days, durante il quale sfilerà sulla Quinta strada con gli italiani emigrati nella Grande Mela.
Quindi, a Mosca. Infine, Israele. Gianfranco Fini tornerà nella “Terra promessa” intorno alla metà di novembre. E questa volta con un incarico di tutto rilievo. A un anno dalla prima visita, che ha segnato una svolta nei rapporti tra la Destra e il mondo ebraico, ma che gli ha anche attirato molte critiche all’interno di Alleanza nazionale, il vicepremier interverrà a Tel Aviv alla conferenza del primo ministro sullo sviluppo insieme ad Ariel Sharon, con il quale questa volta avrà più tempo per intrattenersi rispetto al semplice scambio di saluti del novembre 2003.
Allora, il viaggio definito “storico” era stato caratterizzato dall’impatto personale del leader della Destra italiana con lo Stato fondato dopo lo sterminio di sei milioni di ebrei per mano del nazismo e del fascismo. Ora, la visita avrà un carattere più politico. E, certo, uno dei temi dei colloquio sarà il terrorismo e la guerra n Iraq, argomenti sui quali Fini è tornato a pronunciarsi ieri al Costanzo Show, provocando le reazioni del mondo pacifista.
“In effetti, per certi versi, a causa dell’offensiva scatenata dal terrorismo, è cominciata la terza guerra mondiale”, ha ammesso rispondendo a una domanda di Costanzo. “Ma gli italiani – ha tenuto a precisare – non sono in guerra. E posso rivelare che Berlusconi tentò anche di dissuadere gli Usa dall’intervento militare”. Ha convenuto però che “il dopoguerra in Iraq è più complesso di quanto ci si attendeva”. Per il terrorismo, però, “non può esserci nessuna giustificazione. “Chi taglia le teste, chi si fa scoppiare in un autobus israeliano non può essere giustificato in nessun modo. Ma – ha avvertito – non può esserci nessuna equiparazione tra terrorismo e Islam. E’ il terrorismo che vorrebbe trascinarci in uno scontro di civiltà, che noi invece vogliamo assolutamente evitare”.
Infine, si è detto d’accordo con il presidente della Camera. Pier Ferdinando Casini, che aveva raccomandato “di non parlare più di resistenza irachena”.
Ma, quando ha risposto a una ragazza che gli chiedeva conto della sua definizione sul “pacifismo alla Ponzio Pilato”, ha riacceso le critiche di Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani. “Io me la sono presa con coloro che vanno alle manifestazioni e nel nome del pacifismo sventolano bandiere di un partito politico con simboli che richiamano al comunismo, con chi dice che la colpa di tutto è degli “amerikani” con il k, con chi attacca il governo Berlusconi e difende le ragioni del terrorismo. Ecc, mi chiedo che cosa abbia a che fare tutto questo con la pace”, ha spiegato. E, accalorandosi ha bocciato anche il mito di Che Guevara, diventato un esempio anche per molti giovani di Destra. “Era un guerrigliero – ha precisato – e io mi domando come si possa sventolare ad una manifestazione per la pace, nel nome della pace, l’immagine di un guerrigliero. E’ con quel tipo di pacifismo che me la sono presa”.
Per Fini, invece, “sono costruttori di paci sia le due Simone, per la cui liberazione il governo sta facendo e farà ogni sforzo, che i soldati italiani in Iraq”…
Fonte : Il Messaggero del 22 settembre 2004


Rispondi Citando

è gia il tempo della propaganda a quanto vedo-....
