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    Arrow La vera storia del Fantasma di Zornasco

    Trascrizione da copia autentica esistente presso l'autore della relazione giurata fatta nel 1838 davanti al Vescovo di Novara Marco Aurelio Balbis Bertone riguardante l'apparizione dell'anima del defunto Sacerdote Gioanni Battista Balconi già parroco di Zornasco.

    Richiesto faccio fede, ed attesto io sottoscritto in pura verità, qualmente servendo io in qualità di Canonico Convisitatore Monsignore Illustrissimo, e reverendissimo Don Marco Aurelio Balbis Bertone Vescovo presentaneo di questa città, e Diocesi nella sacra Visita Pastorale, che in quel tempo si faceva nelli Vicariati dell'Ossola superiore nel mese di Luglio dell'anno mille settecento cinquanta nove si sparse una voce, e fu riferita al suddetto Prelato una confusa relazione di certa apparizione seguita nel luogo di Zornasco nella Valle di Vigezzo in dett'Ossola Superiore, di modo che, giunto Monsignor Vescovo in visita nel luogo di Trontano poco distante dalla sudetta Valle di Vigezzo fece ivi venire il Molto Reverendo Sig. Mellerio allora Parroco di Zornasco, ed un giovine studente in detto luogo sotto la direzione del detto Parroco, ed a cui dicevasi seguita la suddetta apparizione, ad effetto di chiarirsene, e giunti li suddetti in Trontano fattili a se chiamare il detto Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo, alla presenza di me sottoscritto, ed interrogatili separatamente l'uno dall'altro, si ebbe dallo scolare, previo giuramento da esso prestato nelle mani di Monsignor Vescovo toccati li Sacrosanti Vangeli di Dio la seguente relazione.

    Ritrovandosi il detto Scolare con altri due suoi compagni per accudire agli studi nel detto luogo di Zornasco sotto la Disciplina del sudetto Molto Reverendo Curato Mellerio ed alloggiati li medesimi per il dormire in una casa alquanto discosta dalla Parrocchiale, nella sera del giorno ventisei, o ventisette di Giugno di detto anno mille sette cento cinquanta nove, nell'ascendere la scala per andare nelle rispettive loro stanze; giunti circa la metà della scala, gli si estinse il lume che avevano per le mani, ed essendo andati a riaccenderlo per ben due volle, arrivati allo stesso sito, gli si estinse sempre, cosichè si risolse il detto deponente di andare a dormire all'oscuro, intanto che gli altri due suoi condiscepoli ritornarono per la terza volta ad accendere il lume: ritornati li detti due scolari col lume acceso, ed ascesa la scala di nuovo, giunti al medesimo silo, gli si estinse di bel nuovo il lume, nè volendo essi far nuovo esperimento, si risolsero pure di far ciò che aveva fatto l'altro, ed incaminatisi all'oscuro, nell'avvicinarsi alla porta della stanza che era quasi subito salita la scala, videro cosi all'oscuro sopra la detta porta un ombra grande ammantata di bianco: e credendo essi che fosse il loro compagno, che per intimorirli si fosse ivi presentato coperto di un lenzuolo, si fecero coraggio, e proseguirono il loro cammino. Entrati nella stanza senza aver più veduto la dett'ombra, interpellarono il detto compagno se era stato egli, che per farli paura, si era presentalo con il lenzuolo su la porta, e ritrovato che lo stesso era già a letto, e non era, ne poteva essere stato lui quello che avevano veduto, se n'andarono anch'essi a letto. La mattina susseguente, avendo fra di loro pensato all'accidente occorsogli la sera antecedente, tanto dell'estinzione replicatamente seguitagli senza che ci fosse aria od altro che avesse potuto cagionarla, ed all'ombra apparsagli, si presentarono tutti e tre dal loro Molto Reverendo Signor Curato, e Maestro, narrandogli ambedue i casi, e dicendogli che non volevano andare più a dormire in quella casa, e da che non aveva il detto Sig. Curato altro luogo da collocarli, si licenziarono altresì dalla scuola, e vollero partire per lo rispettive loro patrie, come difatti eseguirono due di loro. Il detto deponente però si lasciò persuadere dalle insinuazioni del detto Signor Curato, che gli disse ciò non potere essere altro, che un qualche spirito folletto, e di non dover avere alcun timore, e perciò lo pregò di fermarsi e di ritornare pur tranquillamente a dormire nella solita camera, che altro non gli sarebbe seguito: ed ove mai avesse o sentito qualche rumore, o veduta qualche cosa, dovesse farsi coraggio, e scongiurare in nome della Santissima Trinità, se fosse stata qualche anima a dovergli manifestare cosa desiderava. Tanto eseguì il detto giovine: e portossi la sera medesima, che fa la vigilia di S. Pietro, alla solita sua stanza, ed ivi dopo le sue orazioni, coricatosi, ed estinto il suo lume che aveva, appena aveva principiato a prender sonno, che sentì come una persona che passeggiasse per la camera, svegliatosi per tal cosa, e raccomandatosi al Signor Iddio, col cuore proferì le parole insinuategli dal Signor Curato. Ma invece di ricavarne nessuna risposta, senti approssimarsegli maggiormente il detto passeggio e appoggiarsi come un corpo a piedi del letto, ed urtare nel medesimo: e replicatosi dal medesimo dette parole, appena le ebbe proferite, che sentì un sospiro profondo, d'indi proferirsi le seguenti parole = Sia lodato il Signor Iddio, che finalmente mi è concesso di poter parlare = (e nel mentre sentì questi accenti, s'illuminò nell'atto stesso tutta la stanza di maniera che, si potevano chiaramente vedere o distinguere tutti gli oggetti in essa esistenti) ed al splendore chiarissimo vede a piedi del letto un corpo in piedi di statura grande vestito da prete con camice bianco, stola al collo, e pianeta indosso di color violaceo, ma il
    capo non si rendeva visibile — Non vi stordite perciò: ne abbiate nessun timore. Io sono l'anima del fu Curato Balconi (Parroco antecessore, morto circa otto anni prima) che per la divina misericordia, avendo terminato il mio purgatorio, mi chiama alla gloria del santo Paradiso; Epperò domani mattina vi porterete da questo Signor Curato, e gli direte, che osservi nel tale armadietto nella Sagrestia, che ivi ritroverà la mia disposizione in iscritto di ciò, che devesi fare di questa casa da me comprata per formarvi uno spedale per gli infermi; e che facci in modo si adempia la mia mente, d'indi unitamente al detto Signor Curato anderete dal Preposto Balconi altro dei Parrochi di Santa Maria Maggiore mio fratello, e gli direte a mio nome, che mi facci celebrare tre messe, una per me, e le altre due per quest'anima, che è quivi meco (Parve al detto giovine di vedere in un angolo della camera come un'ombra, quale però non poté distinguere) per cui avevo ricevuto la limosina, e che io non ho potuto celebrare per essere stato prevenuto dalla morte. E che osservi nella cassa stata asportata dopo la mia morte in sua casa, che vi troverà una lista del grano stato da me raccolto per limosina da Benefattori per convertirlo nell'erezione del detto Spedale: e che facci restituire ogni cosa avvertendo bene, che chi ne ha fatto il trasporto è di già morto. (Quegli che dopo la morte del detto fu Signor Curato Balconi aveva fatto trasportare a Santa Maria Maggiore unitamente alli mobili del defunto anche li detti generi supponendoli di ragione privativa del medesimo e senza saputa alcuna del detto Signor Preposto, fu un altro fratello Secolare, che faceva il Mercante in Germania, e di quel tempo ritrovavasi in patria; e ritornato in quei paesi diffatti era morto). E perciò che non ritardi più oltre l'adempimento di quanto sopra. Ciò sentito dal detto Studente, disse che era impossibile al medesimo potere ritenere a memoria le sudette cose: epperò lo pregava accontentarsi, che le mettesse in iscritto, e gliele repplicasse. Al che soggiunse la detta anima apparsagli le seguenti parole - Sibbene: Scrivete: Sbalzato subito dal letto, si mise al tavolino ivi vicino ove era solito studiare, e presa carta penna e calamajo, al detto splendore, che proseguiva ad illuminare la stanza, scrisse tutte le sudette cose dettategli dallo stesso defunto, e raccomandatogli di consegnare lo scritto al Signor Curato di Zornasco, disparve, e ritornò la stanza al primiero suo bujo. Ritornato a letto il detto deponente, ove si fermò, sebbene senza dormire per l'apprensione delle cose seguite, e vedute, appena fatto giorno, si alzò e pertossi subito da quel suo Signor Curato, a cui narrò la sudetta apparizione, e gli presentò la carta scritta. Attonito il Signor Curato a tale narrativa, portossi subito nella Sagrestia, e nel luogo indicatogli ritrovò appunto la detta scrittura da lui per l'avanti mai veduta: e celebrala la santa messa ben per tempo, avviossi di compagnia di detto scolare al luogo di Santa Maria Maggiore, ove solennizzandosi la festa dei Santi Pietro e Paolo, era anch'egli invitato con gli antri Parrochi del Vicariato; e dopo d'aver assistito alla messa solenne, ritiratosi nella Casa Parrocchiale per il pranzo, frattanto che venisse l'ora d'andare a tavola, preso da parte il detto Signor Preposto Vicario Balconi, unitamente allo Scolare narrogli il fatto seguito, e gli mostrò anche la scrittura dettata dal defunto. Sovrapreso il detto Signor Preposto da tale notizia, e novità, corse subito alla stanza in cui eravi riposta la detta cassa, ed apertala vi trovò anch'egli la lista indicatagli. Il che gli cagiono una somma ammirazione e timore nel medesimo tempo, dubitando d'aver commessa qualche negligenza e rimase pensieroso, cosichè nel tempo del pranzo, a cui fu di mestieri chiamarlo più volte, restò sempre mortificato, e senza parola, contro il suo solito, essendo egli anzi di umore allegro e vivace. Nel giorno susseguente fece celebrare la santa messa da tutti li Parrochi non solamente concorsi per delta solennità, che trattenne presso di lui, ma anche dagli altri Sacerdoti del luogo, ed un officio dei morti solenne, e fece restituire in Zornasco tutto il grano descritto in detta lista, ma ciò non ostante, fattosi il detto Signor Preposto, e continuando in una profonda melanconia, dopo due giorni fu sorpreso da febbre, che in cinque o sei giorni lo portò all'altro mondo.
    La sudetta disposizione, fatta con giuramento dal detto Scolare, fu confermata nelle mani di Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo, ed alla mia presenza anche del detto Signor Curato Mellerio di Zornasco, il quale oltre all'aver ritrovato mediante la detta notizia, la sudetta scrittura, attestò anche, che quanto era scritto in quel foglio, oltrepassava assolutamente la capacità, e cognizione dello Scolare, che da sè era impossibile avesse potuto formarla.

    Concorda la presente col suo originale esistente negli atti di questa Vescovile Curia, il quale comunque non si trovi segnato,e sottoscritto da chi lo estese, posso però con tutta certezza affermare essere stato tutto esteso di pugno e carattere del fu lll.mo e Rev.mo Mons. Vicario Gen.le D. Ferdinando Rovida; e per fede ecc.
    Novara dalla Cancelleria Vescovile li 7. febbrajo 1838
    sott. Avvocato Bottali Cancelliere Vescovile.




    dal sito del comune di malesco

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    Grazie davvero, amico carissimo, per questa storia di suggestiva orma ecclesial-spettrale... Assai rara - in tutti i libri che possiedo sull'argomento, e sono tantini, non se ne parla... - e quindi, a maggior ragione, interessante e preziosa...

  3. #3
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