User Tag List

Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: L'anarchia in azione

  1. #1
    anarchico
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    5,902
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow L'anarchia in azione

    Leggendo questo articolo sembrerebbe che le idee di Gianmaria, che ai miei occhi sono omogenee a quelle degli anarchici (da non confondersi con gli anarcocapitalisti per cui simpatizzo da tempo), non sarebbero irrealizzabili anzi, quando la storia ha offerto agli anarchici la possibilità di dare una applicazione concreta alle loro teorie, costoro si sarebbero dimostrati all'altezza della missione di cui sono stati investiti.
    Vorrei un parere dei forumisti e dello stesso Gianmaria su questo articolo.


    L'idea anarchica è prevalentemente fraintesa. Viene dipinta continuamente come causa di caos e violenza, ma niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Gli anarchici credono nella creazione di una società senza classi. Si oppongono al sistema capitalista in quanto fa venire i profitti di una minoranza ridotta di capi prima dei bisogni della vasta maggioranza. È un sistema basato sullo sfruttamento dei lavoratori, un sistema che immancabilmente causa la miseria e la

    guerra. Gli anarchici si oppongono all'autorità in quanto diritto di una minoranza di esercitare il proprio potere su tutti gli altri. Si oppongono allo Stato (nel senso di governo, esercito, polizia, tribunali) in quanto istituzione il cui scopo è affermare il volere della minoranza sulla maggioranza.

    [...]

    Burocrazia

    Ogni sforzo fu fatto per impedire la crescita di una burocrazia di funzionari a tempo pieno non sottoposti a verifica. In tutta la Cnt vi era una solo funzionario a tempo pieno. Il lavoro sindacale era svolto in orario lavorativo se possibile, altrimenti al di fuori di esso. In questo modo i funzionari restavano in contatto con le fabbriche. La paura di una burocrazia era tale che una Federazione industriale, che avrebbe dovuto legare assieme tutti i luoghi di lavoro di ciascuna industria, furono fortemente avversate. Si ammisero infine nel 1931 ma non furono mai messe in pratica.

    I sindacalisti della Cnt si distinguevano da quelli degli altri sindacati per la loro convinzione che i sindacati potessero essere usati non solo per strappare concessioni ai capi ma anche per rovesciare il sistema capitalistico. Credevano che l'unione dei sindacati avrebbe messo in ginocchio il capitalismo. Credevano che la ragione per cui molti lavoratori non erano rivoluzionari era il riformismo dei loro sindacati e la burocrazia che li caratterizzava e sottraeva l'iniziativa ai propri membri. L'alternativa che proponevano era l'unione di tutti i lavoratori in un unico sindacato in preparazione dello sciopero generale rivoluzionario.

    La Cnt conobbe una rapida crescita dal momento stesso della sua formazione e allo scoppio della guerra civile aveva quasi due milioni di iscritti. Le sue fortezze erano la Catalogna e l'Andalusia, ma aveva un forte seguito in Galizia, nelle Asturie, a Saragozza e a Madrid. La sua forza primaria risiedeva tra i lavoratori del tessile, delle costruzioni e del legno come tra i braccianti agricoli. Siccome predicava la rivoluzione fu sottoposto a una fortissima repressione non solo nella semi-dittaturà che regnò fino al 1931 ma anche sotto il governo riformista che seguì. Il Fronte popolare, con i suo sostenitori stalinisti e socialdemocratici si unì all'elenco non mostrando alcuna pietà.

    Apoliticismo

    La Cnt non era un'organizzazione politica rivoluzionaria. Era un sindacato dei lavoratori dell'industria. Di fatto sottolineava sempre la propria apoliticità sostenendo che tutto quello che era necessario era che i lavoratori prendessero il controllo delle fabbriche e della terra. Dopo di ciò, lo stato e tutte le altre istituzioni politiche sarebbero venute giù tutte assieme. Non credeva che la classe lavoratrice dovesse prendere il potere perché per loro tutti i poteri dovevano essere aboliti immediatamente.

    Poiché era un sindacato, organizzava tutti i lavoratori indipendentemente dalle loro idee politiche. Molti si unirono non perché fossero anarchici, ma perché era il sindacato più militante e otteneva risultati concreti. Di fatto durante la guerra civile il numero dei suoi iscritti raddoppiò (questo accadde anche all'Ugt) almeno in parte per l'obbligo ad aderire ad un sindacato.

    Perciò la Cnt era aperta a coloro che non erano anarchici. C'erano molte dispute interne e tendenze riformiste. A causa di ciò si costituì la Federazione anarchica iberica (Fai) nel 1927. Era basata su gruppi di affinità locale e non era un'organizzazione politica in quanto tale. Fu creata per garantire che la Cnt restasse pura in termini anarchici (Fai). Ebbe successo in questo sforzo e molti dei suoi membri divennero luci guida della Cnt. Altre organizzazioni anarchiche che esistevano allo scoppio della guerra civile erano la Federazione iberica dei giovani libertari (Fijl) e le Donne libere.

    Non c'è alcun dubbio che la risposta iniziale al colpo di stato di Franco sia stata determinata dal fatto che la Cnt e le sue idee anarchiche si fossero affermate in ampie sezioni della classe lavoratrice. Non ci si aspettava che i ministri del governo agissero, ma i lavoratori presero il controllo. L'influenza anarchica poteva essere vista nella formazione delle milizie, nell'espropriazione e riorganizzazione delle terre, e nella presa dell'industria.

    Le milizie

    Il governo si trovò in una situazione peculiare quando le cose si calmarono dopo il 19 luglio. Se pure restava il governo in carica, non aveva modo di esercitare la propria autorità. Gran parte dell'esercito si era ribellato apertamente contro di esso. Laddove la rivolta era stata sconfitta, l'esercito era allo sbando e le armi in mano ai lavoratori. I sindacati e le organizzazioni di sinistra cominciarono subito ad organizzare questi lavoratori armati. Si formarono delle milizie che divennero le unità dell'esercito rivoluzionario. Dieci giorni dopo il colpo di stato c'erano 18000 lavoratori organizzati nelle milizie catalane. La vasta maggioranza di esse era formata da membri della Cnt. Nel complesso c'erano 150 mila volontari disposti a combattere quando fosse stato necessario.

    Non si trattava di un esercito normale. Non c'erano uniformi (di solito l'organizzazione di appartenenza era indicata da un fazzoletto al collo) né ufficiali che godevano di privilegi sui soldati ordinari. Era un esercito rivoluzionario che rifletteva i principi rivoluzionari delle persone nei suoi ranghi. L'unità di base era il gruppo, costituito generalmente da dieci persone, che eleggevano un delegato. Dieci gruppi costituivano una centuria, che eleggeva anch'essa un delegato. Un numero variabile di centurie formava una colonna, che aveva un comitato di guerra responsabile per le attività complessive della colonna. Esso era eletto e doveva rispondere ai lavoratori. Le colonne disponevano del consiglio di ex-ufficiali e di esperti d'artiglieria, ma questi non avevano alcun potere speciale.

    I lavoratori entravano nelle colonne perché volevano. Comprendevano la necessità di combattere e di creare un "esercito popolare". Accettavano la disciplina non perché venisse loro detto di farlo, ma perché comprendevano la necessità di agire in maniera coordinata. I membri accettavano ordini perché avevano fiducia in coloro che li impartivano, eletti dai loro stessi ranghi. Le milizie erano allineate a diverse organizzazioni e spesso avevano i propri quotidiani. Erano organizzazioni politiche che comprendevano il legame tra la politica rivoluzionaria e la guerra. Le milizie che si formarono a Barcellona marciarono immediatamente verso Saragozza, la capitale d'Aragona, quando fu presa dai fascisti. La Colonna Durruti, dal nome di uno dei militanti della Cnt di maggior rilievo, aprì il cammino e liberò gradualmente i paesi, uno dopo l'altro. Lo scopo era quello di liberare Saragozza, che collegava la Catalogna alla seconda regione industriale del paese - il Paese basco, che per di più forniva materiali pesanti, disponeva di industrie pesanti e di fabbriche per la produzione delle armi.

    La Colonna Durruti mostrò come combattere il fascismo, avendo compreso che una guerra civile è una battaglia politica, e non solo un conflitto militare. Conseguendo una vittoria dopo l'altra, incoraggiavano i contadini a impossessarsi delle terre e redistribuirle. I contadini li supportavano, fornivano loro cibo e molti vi si unirono. Di fatto Durruti dovette chiedere a molti di loro di non unirsi alle milizie per non spopolare le campagne e affinché l'opera di collettivizzazione potesse procedere.

    Mentre le milizie anarchiche mietevano un successo dietro l'altro, si perdeva terreno su altri fronti. Saragozza, però, non fu presa e si sivluppò un grande fronte. Le milizie furono criticate per questo, gli stalinisti dissero che i lavoratori erano indisciplinati e non seguivano gli ordini. Accusarono gli anarchici di essere indisposti a lavorare con gli altri per sconfiggere i fascisti.

    Era una cosa senza senso, ovviamente. Gli anarchici invocavano senza sosta uno sforzo militare congiunto e finanche un singolo comando. Ciò che chiedevano, però, era che il controllo dell'esercito restasse nelle mani dei lavoratori. Non credevano che il fatto di stabilire un comando unificato richiedesse la reintroduzione della casta dei funzionari del vecchio regime militare.

    Il maggior problema che fronteggiavano le milizie era la carenza di armi. L'industria delle munizioni era stata tagliata e i lavoratori di Barcellona dovettero darsi da fare per improvvisare. Armi furono prodotte e trasportate al fronte ma erano ancora insufficienti. George Orwell (che combatté in una delle milizie del Poum) descrisse la situazione delle armi sul fronte aragonese in questo modo: la fanteria "era armata molto peggio dei Corpi di addestramento degli ufficiali inglesi, con fucili consumati che di solito si inceppavano dopo cinque colpi; un cannone ogni cinquanta uomini (sic) e un revolver o pistola ogni trenta uomini (sic). Queste armi, necessarie in una guerra di trincea, non furono fornite dal governo... Un governo che invia ragazzi di quindici anni al fronte con fucili vecchi di quaranta anni e mantiene gli adulti e le armi migliori nelle retrovie ha evidentemente più paura della rivoluzione dei fascisti".

    E faceva bene. La Gran Bretagna impose un embargo sulla vendita d'armi ad ambo le parti, ma non prima di metà agosto. Il governo aveva 600 milioni di dollari in oro e avrebbe potuto comprarle prima. Alla fine l'oro fu inviato a Mosca a cambio d'armi ma quando arrivarono vi fu il sistematico rifiuto di fornirle al fronte d'Aragona controllato dagli anarchici. Le armi che arrivarono furono date soltanto a centri controllati dagli stalinisti. Un membro del ministero di guerra, riferendosi alle armi che arrivarono a settembre, disse: "Notai che non venivano distribuite in parti uguali, ma che c'era una marcata preferenza per le unità che formavano il quinto regimento". Quest'ultimo era controllato dagli stalinisti. Le fabbriche d'armi catalane, che dipendevano dal governo centrale finanziariamente, furono obbligate a fornire le armi a qualunque destinatario dicesse il governo. Questa strategia fu fondamentale per stalinisti e alleati di governo allo scopo di rompere il potere e il prestigio della Cnt. I comunisti volevano indeolire le milizie nell'intento di ripristinare un esercito regolare.

    La mancanza d'armi non riguardava solo il fronte aragonese. Irún cadde per questa ragione. Un reporter lo descrisse così: "avevano combattuto fino all'ultima cartucci, i lavoratori di Irún. Quando non ebbero più munizioni passarono alla dinamite. Quando questa finì, si lanciavano a mani nude contro il nemico sessanta volte più forte e lo infilzavano con le baionette". Nelle Asturie i lavoratori furono piegati mentre cercavano di prendere Oviedo con poco più di fucili e dinamite. Benché fossero stati richiesti pezzi d'artiglieria, non furono loro concessi e ancora una volta la paura del governo nei confronti dei lavoratori rivoluzionari ebbe la precedenza sull'obiettivo di sconfiggere i fascisti.

    È una bugia diffusa che le milizie, accusate di essere indisciplinate e incontrollabili, furono responsabili dell'avanzata di Franco. Tutti coloro che videro le milizie in azione non poterono fare a meno di apprezzarne l'eroismo. Il governo prese deliberatamente la decisione di negare le armi ai lavoratori rivoluzionari. Decise che sconfiggere la rivoluzione era più importante che sconfiggere i fascisti.

    La terra

    I contadini non aspettavano che Durruti dicesse loro di impossessarsi della terra. Era una cosa che avevano cercato di fare dalla formazione della Repubblica. In realtà il primo governo della Repubblica aveva inviato truppe ad uccidere i contadini che avevano preso la terra. Nei primi due anni di vita della Repubblica furono assassinati 109 contadini. Era proprio nelle campagne che la rivoluzione faceva maggiore presa. La filosofia anarchica era stata assorbita da buona parte dei contadini sfruttati. Di fatto al congresso del 1936 la Cnt si era spinta molto avanti nel descrivere in dettaglio come sarebbe stata organizzata la società futura. I contadini colsero l'occasione per mettere queste idee in pratica. Il loro tentativo mostrò ai lavoratori (molti dei quali erano analfabeti) cosa potevano ottenere nelle giuste condizioni. Resero priva di senso l'affermazione che l'anarchia non è possibile perché la società non si reggerebbe senza capi, governo e autorità.

    La collettivizzazione della terra fu ampia. Quasi i due terzi di tutte le terre nella zona repubblicana furono presi. In tutto, tra i cinque e i sette milioni di contadini ne furono interessati. Le aree maggiori erano in Aragona, dove c'erano 450 collettivi, nella regione di Valenza, con 900 collettivi, e in Castiglia, la regione di Madrid, con 300 collettivi. Non solo si collettivizzò la terra ma si crearono laboratori in cui si potevano produrre strumenti, mobili ecc. Panettieri, macellai, barbieri e così decisero anch'essi di collettivizzare.

    La collettivizzazione fu volontaria, completamente diversa da quella forzata "gestita da Stalin in Russia. Di solito si convocava una riunione nel villaggio, la maggior parte dei collettivi si concentravano in un unico villaggio, e tutti i presenti decidevano di mettere in comune gli strumenti, la terra e gli animali che avevano. Tutto ciò si sommava a quanto era stato preso ai grandi possidenti. La terra fu divisa in unità razionalmente e gruppi di lavoro si assegnarono alla loro lavorazione. Ogni gruppo aveva i propri delegati che lo rappresentano nelle riunioni collettive. Fu anche eletto un comitato di gestione, responsabile per il funzionamento generale del collettivo. Dovevano badare all'acquisto di materiale, agli scambi con le altre aree, alla distribuzione dei prodotti e alle opere pubbliche necessarie come la costruzione di scuole. Ogni collettivo teneva riunioni plenarie regolari".

    Chi non voleva unirsi ad un collettivo riceveva un po' di terra, ma solo nella misura in cui era capace di lavorarla da solo, senza possibilità di assumere lavoratori. Non solo fu trasformata la produzione, ma anche la distribuzione su definita sulla base dell'esigenza delle persone. In molte aree il denaro fu abolito. Le persone si recavano in negozi collettivi (spesso chiese adattate) e prendevano ciò che trovavano. In caso di scarse disponibilità si faceva ricorso a razionamenti per garantire a ciascuno una quota equa. Ma si diede spesso il caso di incrementi di produzione che permisero di eliminare la penuria.

    Dal punto di vista agricolo, la rivoluzione capitò al momento giusto. I raccolti che sarebbero stati svenduti per il profitto di pochi latifondisti furono distribuiti a chi ne aveva bisogno. Dottori, panettieri, barbieri ecc. ricevevano ciò di cui avevano bisogno in cambio dei loro servizi. Dove non fu abolito il denaro si introdusse un "salario familiare" in modo che il pagamento avveniva sulla base del bisogno e non del numero di ore di lavoro prestate.

    La produzione crebbe molto. I tecnici e gli agronomi aiutarono i contadini a migliorare l'utilizzo della terra. Furono introdotti metodi scientifici moderni con incrementi fino al 50% in alcune aree. C'era abbastanza per sfamare i collettivisti e le milizie nelle proprie aree, e spesso c'era abbastanza da scambiare con macchine con altri collettivi delle città. Il cibo veniva anche affidato ai comitati di fornitura, che presiedevano alla distribuzione nelle aree urbane.

    Come per le milizie, anche i collettivi erano vittima di calunnie. Si sosteneva che ciascuno di essi si preoccupava solo per sé e non per gli altri. Falso, perché in molte aree si crearono dei fondi di omogeneizzazione per ridistribuire la ricchezze dalle aree più ricche a quelle più povere. Si assicurò che macchinari e conoscenze venissero trasferite nelle aree in cui erano necessari. Di fatto, uno degli indicatori del sentimento di solidarietà fu lo spostamento di mille collettivisti da Murcia e Valenza, abbastanza avanzate, alla Castiglia per dare una mano.

    Si crearono federazioni di collettivi, le più importanti in Aragona. Nel giugno del 1937 si tenne un'assemblea generale delle Federazioni regionali di contadini, il cui obiettivo era la formazione di una federazione generale "per il coordinamento e l'estensione del movimento collettivista e anche per garantire la distribuzione equa del prodotto della terra, non solo tra i collettivi ma per tutto il paese". Sfortunatamente molti collettivi furono schiacciati, non dall'armata di Franco ma dai soldato del generale stalinista Lister, prima che si potesse fare.

    I collettivisti erano preoccupati non solo del loro benessere materiale. Ritenevano molto importante l'istruzione e grazie ai loro sforzi molti ricevettero un'educazione per la prima volta. Non si trattava neppure della solita scuola. Si applicarono i metodi di Francisco Ferrer, pedagogo anarchico di fama mondiale. Ai bambini venivano impartiti insegnamenti di base e poi quelli più analitici. Si badava anche agli anziani e per loro si costruirono residenze speciali. Anche i rifugiati dalle aree controllate dai fascisti ricevevano assistenza.

    L'industria

    Benché la rivoluzione non progredì nelle città come nelle campagne, molti risultati sono degni di nota, soprattutto in Catalogna, il cuore industriale del paese e la piazzaforte della Cnt. A Barcellona si privatizzarono oltre tremila imprese. Tutti i servizi pubblici, non solo in Catalogna ma in tutta la zona repubblicana, furono presi e controllati da comitati di lavoratori.

    Per dare un'idea dell'ampiezza della collettivizzazione, ecco un elenco fornito da un osservatore (Burnett Bolloten, La grande impostura, un libro nient'affatto anarchico). Dice: "ferrovie, tram e autobus, taxi, le aziende di distribuzione dell'energia, dell'acqua, impianti ingegneristici e per l'assemblaggio di automobili, miniere e cave, filande e fabbriche di carta, gruppi chimici ed elettrici, fattorie di bottiglie di vetro e profumerie, impianti per le lavorazioni alimentari furono confiscati e assegnati al controllo dei comitati di lavoratori". Continua dicendo che "i cinema e i teatri, i quotidiani e la stampa, i negozi, i grandi magazzini e gli hotel, i ristoranti super-lusso e i bar vennero espropriati allo stesso modo".

    Ciò mostra chiaramente che il ritratto dell'anarchia come qualcosa adatta a piccoli laboratori è erroneo. Anche grandi fabbriche, alcune con migliaia di lavoratori, furono prese e dirette dai comitati dei lavoratori.

    Spesso si prendeva il controllo di luoghi di lavoro abbandonati dai proprietari o che avevano sospeso la produzione per sabotare la rivoluzione. Ma i lavoratori non si fermarono qui e tutti i più importanti vennero presi. Alcuni erano guidati e controllati dai lavoratori, in altri si crearono "comitati di controllo" che garantissero che si mantenesse la produzione (nei casi in cui i lavoratori non avessero conquistato l'amministrazione dell'impresa, questi stessi comitati potevano esercitare il veto sulle decisioni dei capi).

    In ogni luogo di lavoro, l'assemblea dei lavoratori era l'unità di base. Nelle fabbriche, i lavoratori eleggevano delegati a rappresentarli nelle questioni quotidiane, ma ogni cosa di rilievo generale doveva passare per l'assemblea. Questa eleggeva un comitato costituito da un numero variabile da 5 a 15 lavoratori che eleggeva a sua volta un manager per controllare la gestione quotidiana. All'interno di ciascuna industria si costituiva un Consiglio industriale con rappresentanti dei maggiori sindacati (Cnt e Ugt) e rappresentanti dei comitati. Questi comitati vedevano la partecipazione anche di tecnici che fornivano i loro pareri. Il compito del Consiglio industriale era mettere a punto un piano complessivo per l'industria.

    Nei luoghi di lavoro i salari erano equalizzati e si migliorarano molto le condizioni di lavoro. Vediamo in dettaglio in che modo la collettivizzazione migliorò le cose. Prendiamo ad esempio i tram. Dei circa 7 mila lavoratori, circa seimilacinquecento erano della Cnt. A causa degli scontri di strada tutti i trasporti erano stati bloccati. Il sindacato dei trasporti nominò una commissione di sette persone che occupassero gli uffici amministrativi mentre altri ispezionassero i binari e definissero un piano dei lavori necessari. Cinque giorni dopo che gli scontri avevano bloccato i trasporti, 700 tram, contro gli usuali 600, tutti dipinti di rosso e nero, i colori della Cnt, erano in funzione per le strade di Barcellona.

    Con la scomparsa del profitto, la sicurezza divenne più importante e si ridusse il numero di incidenti. I biglietti divennero più economici ed il servizio migliorò. Nel 1936, furono trasportati 183.543.516 passeggeri; nel 1937 50 milioni di più. I tram erano così efficienti da poter finanziare altri settori del trasporto urbano. I salari erano equalizzati tra tutti i lavoratori e aumentarono. Per la prima volta si offrì assistenza medica gratuita alla forza lavoro.

    Oltre a garantire un servizio migliore, i lavoratori trovarono il tempo di produrre missili e obici per sostenere lo sforzo di guerra. Lavoravano oltre l'orario normale e di domenica per contribuire alla lotta antifascista. Per sottolineare ancora come l'eliminazione dei boss e dei comandanti non condusse alla distruzione dell'ordine sociale, si può osservare che nei due anni di collettivizzazione ci furono soltanto sei casi di lavoratori sorpresi a rubare.

    Per rendere l'industria più efficiente, si mise in atto una riorganizzazione profonda. Molte piccole fabbriche antieconomiche, che erano anche dannose alla salute, furono chiuse e la produzione fu concentrata in quegli stabilimenti dotati delle migliori dotazioni. In Catalogna, furono chiuse 70 fonderie. Il numero di impianti per la lavorazione delle pelli passo da 71 a 40 e l'intera industria del legno fu riorganizzata dal sindacato dei lavoratori del legno della Cnt.

    Nel 1937 il governo centrale ammise che l'industria di guerra catalana produceva dieci volte di più che il resto dell'industria spagnola e che questo risultato si sarebbe potuto quadruplicare se la Catalogna avesse avuto accesso ai mezzi necessari per l'acquisto delle materie prime.

    Non fu solo la produzione ad essere messa sotto controllo. Molti "intermediari" parassitici furono messi fuori gioco. Il commercio all'ingrosso di pesce e uova come pure i principali mercati di frutta e vegetali furono messi sotto controllo e il commercio del latte collettivizzato, ciò che comportò la chiusura di 70 stabilimenti di pastorizzazione che non rispettavano le norme igieniche. In ogni dove si crearono comitati per il controllo delle forniture. Tutto ciò rese la classe media molto insoddisfatta; per loro, convinti della nozione di diventare capi, la rivoluzione era un grosso passo indietro.

    Anche in questo caso si istituirono fondi di equalizzazione per aiutare i collettivi più poveri. Ma c'erano anche molti problemi. Molti mercati furono chiusi nella zona fascista e si persero anche alcuni mercati stranieri. Le materie prime scarseggiavano e i finanziamenti erano trattenuti dal governo centrale. Questo era un imprevisto della collettivizzazione.

    Le banche non erano state prese e la riserva aurea rimase nelle mani del governo (la Cnt elaborò un piano per impossessarsi della banche, ma alla fine rinunciò).

    Nonostante tutto questo, la produzione crebbe e gli standard di vita per molti lavoratori migliorarono. Nell'ottobre del 1936 il governo fu costretto a riconoscere la collettivizzazione approvando un decreto che riconosceva il fatto compiuto. Si trattò anche di un tentativo di controllare le collettivizzazioni future.

    La rivoluzione sociale

    Questo è solo un sguardo superficiale alla collettivizzazione. In accordo con le convinzioni anarchiche, la rivoluzione non si fermò qui. Per la prima volta in Spagna molti lavoratori ebbero diritto ad un servizio sanitario - organizzato dalla Federazione dei lavoratori sanitari della Cnt. La federazione consisteva in 40 mila operatori - infermiere, dottori, amministratori e assistenti. Ancora una volta il successo maggiore si ebbe in Catalogna, dove si assicurò la copertura sanitaria a tutti gli abitanti, due milioni e mezzo di persone.

    Non solo si fornivano i servizi usuali ma si curavano anche le vittime della guerra civile. Si istituì anche un programma di medicina preventiva basato su centri sanitari delle comunità locali. Al congresso del 1937 questi lavoratori svilupparono un piano sanitario per una futura Spagna anarchica che si sarebbe implementato se la rivoluzione avesse trionfato.

    Anche il ruolo delle donne cambiò, grazie all'ottenimento di molte vittorie. In relazione al loro ruolo durante la guerra civile, vari osservatori hanno sottolineato come avessero una parte importante nella resistenza antifascista. Erano presenti ovunque, nei comitati, nelle milizie, in prima linea. Nelle prime battaglie della guerra, molte donne combatterono naturalmente accanto agli uomini. Non si trattata semplicemente di donne che ricoprivano il vuoto lasciato da uomini al fronte, che è ciò che accade usualmente in tempo di guerra. (E quando la guerra finisce e le donne non sono più necessarie nella forza lavoro, sono risospinte nelle case).

    Facevano parte delle milizie e combattevano da pari accanto agli uomini. Organizzavano i collettivi e combattevano gli atteggiamenti sessisti ereditati dal passato che non hanno alcun ruolo in ogni rivoluzione reale.

    L'organizzazione delle donne anarchiche, Mujeres libres, aveva trentamila membri ed era stata attiva da prima della guerra civile organizzando le levoratrici e distribuendo informazione sulla contraccezione. Durante la guerra l'aborto fu legalizzato nella 'zona repubblicana', si aprirono centri per le donne, senza escludere madri non sposate e prostitute.

    Da tutti i punti di vista ci furono cambiamenti nell'atteggiamento verso le donna. Una donna che combatté nella guerra civile disse: "era come essere fratelli e sorelle. Mi aveva sempre infastidito il fatto che gli uomini in questo paese non considerassero le donne come esseri dotati di pari diritti. Ma ci fu un grande cambiamento. Credo che si determinò spontaneamente dal movimento rivoluzionario..." (Margarita Balaguer citata in 'Blood of Spain').

    Il cambiamento era evidente dappertutto. Il carattere stesso di Barcellona cambiò. I ristoranti snob non c'erano più, al loro posto mense collettive. Lo spirito di cameratismo si respirava.

    Ovunque i consigli dei lavoratori e dei contadini avevano preso il controllo dell'amministrazione. Il Consiglio della difesa d'Aragona ne era uno delle più alte manifestazioni. Governava la provincia e coordinava il lavoro dei collettivi e delle milizie. Tutte le forze antifasciste vi erano rappresentate, con una maggioranza di anarchici. In Catalogna, il 21 luglio si creò un Comitato centrale delle milizie antifasciste, con cinque membri su quindici anarchici, tre della Ugt, uno del Poum, un del partito comunista e quattro dei repubblicani. Benché gli anarchici fossero in maggioranza, la loro speranza era che condividendo il potere in Catalogna lo stesso acadesse in altre zone dove erano più deboli.

    Questa era la situazione nel 1936. Nonostante esistesse ancora, il governo del Fronte popolare non aveva potere, fu privato degli organi repressivi dello stato. Il potere fu diviso in innumerevoli frammenti e distribuito in migliaia di città e villaggi tra i comitati rivoluzionari che avevano preso il controllo della terra e delle fabbriche, dei mezzi di trasporto e di comunicazione, della polizia e dell'esercito. La lotta militare, economica e politica procedeva in maniera indipendente dal governo e, di fatto, suo malgrado.

    Una simile situazione è nota come "potere duale". Il potere del governo era troppo debole per mettere in discussione quello dei lavoratori e dei contadini. E quest'ultimo non era cosciente della necessità di liberarsi dell'esistenza del governo. Non riuscirvi, permise al governo di ripristinare la sua autorità e riprendere il controllo della situazione. Per cercare di capire come ciò accadde occorre prendere in considerazione il ruolo del partito comunista e quello della dirigenza della Cnt.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Umbria, Terni
    Messaggi
    875
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: L'anarchia in azione

    In effetti anch'io penso che quella del WSM sia una delle forme di marxismo più vicina, a tratti indistinguibile, dall'anarchismo sociale.

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    6,592
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: L'anarchia in azione

    Molto interessante.....

  4. #4
    anarchico
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    5,902
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: L'anarchia in azione

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Molto interessante.....
    Su questo sito troverai molti articoli su questo ed altri temi che potrebbero interessarti.

 

 

Discussioni Simili

  1. Cos'è l'anarchia?
    Di tabaré nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-10-08, 16:46
  2. Azione Giovani e Azione Universitaria contro Castro!
    Di Walter nel forum Destra Radicale
    Risposte: 104
    Ultimo Messaggio: 18-09-06, 13:39
  3. Anarchia......
    Di Danny nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 37
    Ultimo Messaggio: 20-05-06, 10:52
  4. Azione Giovani e Azione Universitaria contro la Borsellino
    Di Giò nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 25-12-05, 13:52
  5. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 06-12-05, 18:52

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226