Questo notiziario contiene: 1. 25 settembre: giornata internazionale d'azione per la Resistenza irachena - appello di convocazione 2. La Resistenza negata in Italia avanza in Iraq 3. Due mesi senza "svolta" - articolo di Stefano Chiarini sul Manifesto 4. Il 25 settembre in Italia 5. Domenica 5 settembre Awni al-Kalemji alla festa di Liberazione di Reggio Emilia 6. Sono disponibili le bandiere irachene

IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO

http://www.iraqlibero.at

comitato_nazionale@iraqlibero.at

Nel sito http://www.iraqlibero.at potete trovare il diario aggiornato della Resistenza irachena, informazioni, analisi ed altri documenti utili


DOMENICA 5 SETTEMBRE - ORE 10
SMS RIFREDI - Via Vittorio Emanuele II, 303
FIRENZE
Riunione nazionale dei Comitati Iraq Libero

La riunione avrà il seguente ordine del giorno:
* Preparazione delle manifestazioni del 25 settembre
* La situazione in Iraq

per informazioni tel. 347-7815904

Questo notiziario contiene:
1. 25 settembre: giornata internazionale d'azione per la Resistenza irachena - appello di convocazione
2. La Resistenza negata in Italia avanza in Iraq
3. Due mesi senza "svolta" - articolo di Stefano Chiarini sul Manifesto
4. Il 25 settembre in Italia
5. Domenica 5 settembre Awni al-Kalemji alla festa di Liberazione di Reggio Emilia
6. Sono disponibili le bandiere irachene

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Pubblichiamo di seguito l’appello sottoscritto a Mumbai, nel gennaio scorso, e l’elenco delle adesioni raccolte a livello internazionale

25 settembre: giornata internazionale d'azione per la Resistenza irachena

Appello di convocazione – Mumbai, 19 gennaio 2004

In Iraq si sta svolgendo una battaglia d’importanza storica. Dopo due guerre d’aggressione e un embargo genocida che ha fatto due milioni di vittime e ha devastato un intero paese, il popolo iracheno sta affrontando la brutale ed illegittima occupazione degli USA e dei loro alleati. L’eroica resistenza del popolo iracheno contro gli invasori anglo-americani è legittima anche secondo le leggi internazionali e la Carta dell’ONU, incluso il diritto a ricorrere alle armi. Esso rivendica il suo inalienabile diritto all’autodeterminazione nazionale e alla sovranità. Ma la questione è molto più ampia, riguarda cioè il futuro prossimo dell’intento da parte degli USA di costruire il loro impero globale, riguarda quindi l’umanità intera.

La battaglia del popolo iracheno è la battaglia di tutti i movimenti, dei popoli e delle nazioni che combattono per la loro liberazione dal sistema imperialista mondiale guidato dagli USA. Perciò noi dobbiamo fermamente unirci attorno alla Resistenza irachena. Se saremo capaci di sostenere la sua lotta per distruggere il tentativo degli USA di insediare un governo fantoccio e cacciare definitivamente gli invasori, ciò sarebbe una vittoria per il genere umano. Questo non darebbe soltanto un nuovo impulso alla lotta dei popoli palestinese e afghano, ma farebbe da guida per una nuova offensiva per le lotte di liberazione in tutto il mondo.

A tal fine facciamo appello alle forze democratiche del mondo, ai movimenti contro la guerra e antiglobalizzazione ad unirsi in una giornata internazionale d’azione per la vittoria della Resistenza irachena con manifestazioni in tutto il mondo il prossimo 25 settembre, il sabato antecedente l’anniversario dell’Intifada palestinese.

Fine dell’occupazione dell’Iraq e della Palestina!

Fuori le truppe e le basi imperialiste!

Abbasso la guerra preventiva e l’Impero degli USA!

PROMOTORI:
1. Iraqi Patriotic Alliance, 2. Iraqi Communist Party (Cadre), 3. Patriotic Democratic Communist Current, Iraq, 4. Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP), 5. Left Radical of Afghanistan (LRA), 6. National Liberation Council, Bangladesh, 7. Socialist Thought Forum, Jordan, 8. Askapena, Basque Country, 9. Anti-imperialist Camp, 10. Kenya Socialist Democratic Alliance (KSDA), 11. Communist Mazdor Kisan Party (CMKP), Pakistan, 12. Stop the War Action Coalition, Japan, 13. National Alliance for Democracy & Reunification of Korea (NADRK), 14. Co-ordination Simón Bolívar, Venezuela, 15. Left Front, Hungary, 16. Free Iraq, Committees for the Resistance of the Iraq People, Italy, 17. Revolutionary People's Liberation Front (DHKC International), Turkey, 18. Danish Committee for a Free Iraq, 19. Iraqi Resistance Solidarity Network, USA, 20. Anti-Imperialist Solidarity Committee, USA, 21. Anti US & Israeli Globalization & Hegemony Movement, Lebanon, 22. International Leninist Current, 23. Action Circle, 24 March, Jena, Germany, 24. Yugoslav Austrian Solidarity Movement, 25. Revolutionary Communist League, Thuringia, Germany, 26. Sierra Leone People's Democratic League (PDL), 27. Arab Palestinian Club (APC) Vienna, Austria, 28. Action for Unity and Socialism, Chad, 29. Initiativ e.V., Duisburg, Germany, 30. North East Coordination Committee on Human Rights (NECOHR), Seven North-eastern Indian States, 31. Pro Defense of Life and Liberty Association (APRODEVIL), Perù, 32. Graduates of Iraqi Universities and Colleges Club in Jordan, 33. Kana'an editorial board, Palestine, 34. Kana'an online editorial board, Palestine, 35. The Arab Muntada - Ramallah, Palestine, 36. Al-Wehda Weekly Newspaper, Jordan, 37. Damascus Centre for Theoretical Studies and Civil Rights, Syria, 38. National Union of the Students of Jordan, 39. Jordanian Democratic Youth Union, 40. Students and Youth Office of the Jordanian Workers Communist Party, 41. National Democratic Front of South Korea, 42. Freedom Socialist Party, USA, 43. Free Iraq Committee, Austria, 44. Support Committee for the Palestinian People and the Struggle against the Normalisation with the Zionist Enemy, Tunisia, 45. Front for Rights and Liberties (HÖC), Turkey, 46. Mothers against War, Berlin-Brandenburg, Germany, 47. Association of Syrian doctors and pharmacist, Austria 48. Palestinian Community Austria

Altri promotori:

1. Shayhka Maulani Aeisha Muhammad, USA, 2. Ahmed Karim, Iraq, 3. Noori Al-Muradi, Iraq, 4. Djimadoum Ley-Ngardigal, Chad, 5. Blagovesta Doncheva Georgieva, Sofia, Bulgaria, 6. Harsh Thakor, Human rights activist, Bombay, India, 7. Serguei Novikov, Member of the Central Committee of the Communist Workers' Party of Russia - Party of Revolutionary Communists (RKRP-RPK), 8. Awni Al-Kalemji, Spokesman of the Iraqi Patriotic Alliance, 9. Andrew Kahn, Student, New York City, USA, 10. Dr. Hisham Bustani, Jordan, 11. Dr. Abdel-Sattar Kasem, Runner-up for the President elections, Palestine, 12. Sarah Al-Qudah, Journalist, Jordan, 13. Farhan Al-Matar, Journalist, Syria, 14. Jamal A. Rasheed, Cameraman, Palestine, 15. Nidal Hashem, Cartoonist, Jordan, 16. Zeina Sfeir, Filmmaker, Lebanon, 17. Muwaffaq Mahadin, Writer, Jordan, 18. Stevan Mirkovic, retired general and chief of staff of the Yugoslav People's Army, 19. Degaulle Adili, Arab Jordanian Activist, USA, 20. Chokri Latif, Support Committee for the Palestinian People and the Struggle against the Normalisation with the Zionist Enemy, Tunisia, 21. Marjorie Broadbent, retired Life Member of Australian Education Union, 22. Elias Davidsson, composer, Reykjavik, Island, 23. Brigitte Queck, Berlin, Germany, 24. Mirka Czerna, viva.palestyna.pl, Polish-Palestinian Friendship Society, Poland, 25. Farid Hannah, Former employee of an international organisation, Vienna, Austria, 26. Dr. George Nicola, Vice president of the Palestinian Community of Austria, 27. Wilfried Bader, Communal Councillor, Alternative Liste Angerberg, Tirol, Austria

per adesioni scrivere a: comitato_nazionale@iraqlibero.at

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LA RESISTENZA NEGATA IN ITALIA AVANZA IN IRAQ

Negli ultimi giorni ha ripreso forza il tentativo di negare che in Iraq sia in atto una Resistenza popolare.
Il giornalismo filoamericano è scatenato nel sostenere che non vi è alcuna occupazione e dunque non può esservi guerra di liberazione.
A costoro si aggiungono voci della sinistra, con il caso dell'ex direttore del Manifesto, Barenghi, che è arrivato a dire di preferire l'occupazione americana ad "un Iraq liberato a colpi di teste tagliate".
Per fortuna a questo coro del "politicamente corretto" si oppone una coscienza diffusa a livello popolare, ancorché priva di rappresentanza politica.
Ma a chi nega la Resistenza vogliamo questa volta contrapporre dei dati nudi e crudi, un bilancio della cosiddetta "svolta" a due mesi dal 1° luglio, un bilancio che dimostra che ad opporsi all'occupazione è l'intero popolo iracheno e non i "tagliatori di teste" tanto cari a Barenghi e a tutta la propaganda filoamericana.

Questo bilancio è ben sintetizzato nell'articolo di Stefano Chiarini, uscito sul "Manifesto" del 1° settembre, dal titolo: DUE MESI SENZA "SVOLTA", Soldati Usa e governo assediati nelle loro basi, che pubblichiamo di seguito.

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Dal Manifesto del 1° settembre

IRAQ
Due mesi senza «svolta»
Soldati Usa e governo assediati nelle loro basi

STEFANO CHIARINI
Due mesi sono passati dal presunto «passaggio dei poteri» al governo collaborazionista Allawi e nonostante le gran propaganda sulla presunta «svolta» in realtà l'isolamento degli occupanti e dei loro alleati locali in Iraq si è andato approfondendo: la gran parte del territorio del paese è controllato dalla resistenza e rimane off limit alle truppe Usa, il nuovo esecutivo che ha assunto le sue funzioni lo scorso 28 giugno non è altro che una gemmazione del vecchio Consiglio di governo provvisorio nominato da Paul Bremer e lo stesso è avvenuto con il nuovo parlamentino i cui membri sono stati anch'essi designati dai partiti presenti nel governo Allawi senza che in esso vi sia, non solo qualche rappresentante delle aree che fanno riferimento alla resistenza, ma persino qualche esponente delle formazioni politiche moderate indipendenti. In più è stata introdotta di nuovo la pena di morte, le forze di polizia o si alleano con la guerriglia o superano spesso in ferocia gli occupanti per i quali lavorano, migliaia di contractor e di mercenari agiscono con piena licenza di uccidere senza dover rispondere a nessuno, di ricostruzione non si parla ancora, mancano l'acqua, l'elettricità , la benzina. La coalizione multinazionale si sta sfaldando, chi se ne va alla chetichella, chi dimezza la propria presenza, chi annuncia per gli inizi del 2005 il suo ritiro, chi non si muove più dai propri accampamenti. Se tra qualche settimana, alle elezioni australiane, dovessero vincere i laburisti, un altro contingente fedelissimo di Washington farà i bagagli prima della fine dell'anno.
Il bilancio dell'occupazione dell'Iraq si fà ogni giorno più disastroso. La resistenza sunnita, agli inizi, piuttosto localizzata, ha allargato la sua presenza sul territorio e si è estesa anche ai settori sciiti più radicali che fanno riferimento a Moqtada al Sadr. Il rifiuto dell'occupazione da parte della popolazione irachena e la forza della resistenza emergono con chiarezza dal costante crescere del numero degli attacchi e delle perdite americane dal 28 giugno ad oggi. Secondo fonti del Pentagono il numero degli attacchi quotidiani negli ultimi due mesi è salito di circa il 20% attestandosi attorno alle venticinque operazioni al giorno. Questo incremento ha portato all'uccisione di circa 60 soldati americani ogni 30 giorni. Il mese di agosto, con 73 soldati uccisi, è stato così, insieme ai giorni della rivolta di aprile e maggio del 2004, il più sanguinoso dell'anno. In totale i soldati Usa, oltre 150.000, hanno avuto dall'inizio della guerra 975 morti (la gran parte, 837, dopo la fine ufficiale delle ostilità) e 7.000 feriti. Le vittime civili dovrebbero superare le 10.000, ma c'è chi parla anche di 30.000 morti, mentre i caduti tra le varie milizie e forze di polizia locali organizzate dagli Usa oscillerebbero attorno ai 4.000. Il numero dei sospetti guerriglieri finiti nei centri di detenzione, come il tristemente noto carcere di abu Ghraib, sarebbero circa 50.000. Non si conosce molto della resistenza irachena ma fonti Usa in Iraq valutano che i combattenti a tempo pieno dovrebbero essere circa 130.000. Dai particolari e dalle cifre sulle operazioni militari emerge con chiarezza il fatto che il maggior numero di caduti americani dopo il passaggio dei poteri si è registrato ancora nel cosiddetto «triangolo sunnita»: dalla zona sud-ovest di Baghdad, a tutta la strada verso il confine con la Giordania e con la Siria (Falluja, Ramadi), nella capitale, e su verso il nord (Baquba, Samarra) sino a Mossul e ad alcune aree di Kirkuk. Nell'area a nord e a ovest di Baghdad oramai non solo Falluja, ma anche Ramadi, Samarra e Baqouba, come anche le strade che le uniscono alla capitale, sono ormai fuori dal controllo degli occupanti e governate da coalizioni di esponenti tribali locali e dalle organizzazioni, spesso nazionaliste e/o islamiste, della resistenza alle quali obbediscono, volenti o nolenti, anche le forze locali di polizia. Se una svolta c'è stata non è esattamente quella annunciata lo scorso giugno.

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IL 25 SETTEMBRE IN ITALIA

Le vicende degli ultimi giorni richiedono uno sforzo ulteriore per fare del 25 settembre una giornata di mobilitazione ovunque possibile.
Al momento sono previste le seguenti iniziative:

* PERUGIA: corteo il pomeriggio con la partecipazione di esponenti della Resistenza irachena e concerto la sera.
* ROMA: concerto la sera con l'intervento dei compagni iracheni.
* NAPOLI: assemblea pubblica
* SASSARI: assemblea pubblica

Altre iniziative sono in preparazione.
Invitiamo tutte le realtà a comunicare al più presto tutte le attività in programma in vista del 25 settembre, scrivendo a comitato_nazionale@iraqlibero.at

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DOMENICA 5 SETTEMBRE AWNI AL KALEMJI
ALLA FESTA DI LIBERAZIONE DI REGGIO EMILIA

Domenica 5 settembre, alle ore 21, Awni al-Kalemji, portavoce internazionale dell'Alleanza Patriottica Irachena, interverrà alla festa provinciale di Liberazione che si tiene a Montecchio (Reggio Emilia).
Sul tema "La Resistenza irachena risponde", al-Kalemji risponderà alle domande di 4 giornalisti.

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SONO DISPONIBILI LE BANDIERE IRACHENE

Negli ultimi tempi in molti ci hanno chiesto le bandiere irachene, bandiere che sono sempre più il simbolo della Resistenza nelle sue varie componenti.
Le bandiere sono finalmente disponibili.
Chi le vuole richiedere - al prezzo unitario di 7 Euro - deve scrivere a comitato_nazionale@iraqlibero.at

COMITATI IRAQ LIBERO - 2 settembre 2004