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Mercoledi 08 settembre 2004
Maria SS. Bambina
I NUOVI TERRORISTI
La brigatista Cinzia Banelli rivela che l’esecutore di entrambi i delitti fu il br ucciso l’anno scorso durante una sparatoria con la polizia ferroviaria ad Arezzo
«Galesi sparò a D’Antona e Biagi»
La pentita grossetana ammette: «Ero presente in entrambi i casi, dovevo controllare la zona, ma fu lui a premere il grilletto»
Secondo la «compagna So» gli omicidi dei consulenti del governo impegnarono 7 terroristi
Da Milano
«Fu Mario Galesi a sparare a Massimo D'Antona e a Marco Biagi». Cinzia Banelli, la 41enne grossetana arrestata a ottobre per banda armata e per l'ideazione degli omicidi Biagi e D'Antona, che dagli inizi di agosto ha iniziato a collaborare con la magistratura, ha indicato la composizione dei due commandi di fuoco. E stando alle sue parole, sia nel maggio del '99 in via Salaria a Roma sia in via Valdonica a Bologna nel marzo del 2001, i protagonisti erano gli stessi. Per l'assistente radiologa, infatti, in entrambi gli attentati fu Galesi a premere il grilletto. Non solo: come avevano confermato i primi rilievi, «la pistola usata negli omicidi era la stessa e nei due agguati agirono tra i cinque e i sette militanti», ha aggiunto a verbale la prima pentita delle nuove Brigate rosse. Galesi è morto il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze all'altezza di Arezzo. Durante un controllo della Polfer, il neobrigatista, prima di morire uccise il sovrintendente Emanuele Petri. Al termine della sparatoria la polizia riuscì ad arrestare la compagna di viaggio del brigatista: Nadia Desdemona Lioce.
Cinzia Banelli, madre da cinque mesi, ha scelto la Procura di Roma per fare tutte le sue ammissioni e ieri è entrata nel vivo delle sue ricostruzioni. Dopo aver tentato di convincere i magistrati romani del suo ruolo «marginale» nei due attentati, ieri ha invece ammesso di aver preso parte ai due omicidi. «Ero presente quando uccisero Massimo D'Antona e Marco Biagi. Avevo il ruolo di staffetta e avvistamento, dovevo presidiare il territorio, cioè la zona dove si dovevano svolgere le due azioni». In sostanza la donna doveva vigilare che sui posti scelti per l'agguato non arrivassero le forze dell'ordine.
Le ammissioni della Banelli, condite da dettagli sull'agguato, sono state fatte ai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti nel corso dell'interrogatorio, durato oltre sette ore nel carcere fiorentino di Sollicciano e interrotto un paio di volte per permettere alla donna di allattare il figli o. La «compagna So», stando alle indiscrezioni, ha quindi confermato l'impianto accusatorio dei magistrati romani, ma c'è grande riserbo sui dettagli del suo resoconto, in particolare se abbia fornito particolari sulla dinamica dell'agguato e sui ruoli dei componenti del commando, al di là dell'indicazione di Galesi come il killer delle due vittime delle Br. I magistrati romani avrebbero lasciato il carcere visibilmente soddisfatti. «Con le sue dichiarazioni, Cinzia Banelli ha sostanzialmente confermato l'impianto accusatorio» e ha «fornito una serie di dettagli» che saranno oggetto di approfondimento con ulteriori accertamenti. È quanto si sottolinea negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio Questa mattina la Banelli, assistita dall'avvocato Grazia Volo, sarà interrogata dai magistrati bolognesi che indagano sull'omicidio di Marco Biagi.





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