I proverbi sono la saggezza dei popoli e anche tante “frasi fatte” sono collegate a sentimenti di saggezza e di comune sentire. Se tutti, dalle Alpi alla Sicilia, dicono «piove, governo ladro», chiunque sia al governo, destra, sinistra, Berlusconi, D’Alema, Ciampi o qualche altro democristiano, ci sarà pure un motivo. Profondo e radicato.
Lo stesso vale per «Roma ladrona». Il primo motivo è che il nostro Paese è organizzato in un modo assurdo. Le gente paga le tasse, ma poi non sa che fine fanno i suoi soldi, perché vanno quasi tutti a Roma. Poi da Roma una piccolissima parte delle tasse torna indietro a Regioni, Comuni, Province e altri Enti locali. Questo succede con un meccanismo che si chiama della ”finanza derivata”. Ma la maggior parte dei quattrini rappresenta il tesoro dell’assalto alla diligenza cui assistiamo ogni anno con la poco edificante prassi della legge finanziaria. Con queste regole mi sembra ovvio che si dica ”Roma ladrona”. Naturalmente se la capitale invece che a Roma fosse a Siracusa o ad Abbiategrasso la gente direbbe ”Siracusa ladrona” o “Abbiategrasso ladrona”.
Questo è una prima spiegazione. Ma ci sono anche altri motivi, più concreti e con nome e cognome. Basta pensare alle continue perdite dell’Alitalia o a quelle della siderurgia negli anni 70, o a quello che è costato l’Efim a ogni cittadino italiano, o alle modalità della vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat. Tutte cose decise e gestite a Roma dall’esercito di statalisti di destra e di sinistra che occupa i palazzi del potere di Roma.
Molto bello l’articolo a pagina 12 del Corriere della Sera di domenica 1 agosto: c’è un’intervista a don Verzé, il fondatore dell’ospedale San Raffaele e del Dibit, il più grande istituto di ricerca italiano. Scrive Aldo Cazzullo: anche se la Bindi l’ha costretto a vendere il San Raffaele di Roma «per poche lire... a me hai mandato la Bindi, che è stata solo il magatello di ben altri poteri, di Roma ladrona - perché con me è stata così - anche se solo Bossi ha il coraggio di dirlo...». Don Verzé, quando se ne andrà, spero il più tardi possibile, potrà dire al padreterno di essere stato un buon prete. Da lui si impara sempre qualcosa: entusiasmo, amore, fede, la misura delle cose e la smisurata grandezza degli uomini. Ma in quell’intervista c’è una piccola imprecisione: è vero che Bossi è stato il primo ad avere il coraggio di parlare di “Roma ladrona”, ma non è più il solo. A dire e a pensare “Roma ladrona” ormai siamo veramente in tanti, ivi inclusi tantissimi romani.
Ecco una prima serie di motivi per “Roma ladrona”. Ma se guardiamo ai resoconti dei lavori parlamentari di questi anni ne troviamo tantissimi altri.
Per esempio nel Novembre del 2002 durante la discussione della legge finanziaria l’onorevole Fiori di Alleanza Nazionale aveva depositato assieme ad altri deputati, se ricordo bene tutti della ”opposizione”, un emendamento alla legge finanziaria che il Governo aveva presentato al Parlamento, che prevedeva: ”Al fine di adeguare il concorso dello Stato agli oneri finanziari che il Comune di Roma sostiene in ragione delle esigenze cui deve provvedere quale sede della capitale della Repubblica per l’erogazione dei servizi di trasporto pubblico locale, a decorrere dall’anno 2003, i trasferimenti erariali correnti allo stesso spettanti sono incrementati di 60 milioni di Euro“.
Vi ricordo che l’onorevole Fiori, di Alleanza Nazionale, è quel vicepresidente della Camera dei deputati che il 31 Marzo di quest’anno ha espulso Alessandro Cé, il capogruppo della Lega Nord, perché durante un intervento nell’aula di Montecitorio aveva osato dire «Signor Presidente, siamo qui a discutere sulla questione di fiducia posta su un provvedimento che - lo voglio dire subito - è un pessimo provvedimento: riguarda la svendita non la vendita del patrimonio immobiliare pubblico. È un vero e proprio regalo ai partiti di Roma padrona, sprecona, ladrona (chiamiamola come volete), alle lobby romane, ai partiti...».
Ma torniamo alla richiesta di 60 milioni di Euro. Per me non è facile capire e digerire il concetto che in una città, siccome è la capitale, il trasporto pubblico locale deve funzionare bene mentre nelle altre città i cittadini possono attaccarsi al tram o andare a piedi. A me sembra più logico che i cittadini possano organizzare come meglio credono i loro trasporti pubblici locali usando le tasse che pagano ai loro Comuni. La mano pubblica dovrebbe intervenire solo in casi straordinari e veramente eccezionali, fermo restando che se non intervenisse del tutto sarebbe comunque meglio e i trasporti pubblici funzionerebbero sicuramente meglio. Ma andiamo avanti. Nel 1992 quell’emendamento era stato sostituito dall’ordine del giorno che vedete nella pagina accanto e che vale la pena commentare.
Primo punto: nell’ordine del giorno c’è scritto che il ruolo di capitale della Repubblica comporta per Roma ”alti compiti di rappresentanza politica, istituzionale, religiosa ed internazionale che pesano sulla spesa corrente di Roma per oltre 50 milioni di euro all’anno“. Questo è interessante perché significa che invece di dare 60 milioni di Euro a Roma, dovremmo farcene restituire 208. Infatti nel mese di Novembre 2002, quando si è svolta quella discussione, Roma in quanto Capitale riceveva 155 milioni di Euro per la legge N° 396 del 1990 intitolata ”Interventi per Roma capitale“. Inoltre Roma, sempre in quanto Capitale, riceveva altri 103 milioni di Euro all’anno previsti dalla legge finanziaria approvata l’anno prima, nel mese di Dicembre 2001 (articolo 27, comma 3). In totale dunque Roma, oltre ai trasferimenti ordinari, riceveva 258 milioni di Euro (155 più 103). Poiché grazie all’ordine del giorno dell’onorevole Fiori siamo venuti a sapere che gli ”alti compiti di rappresentanza politica, istituzionale, religiosa ed internazionale pesano sulla spesa corrente di Roma per oltre 50 milioni di euro all’anno” ai parlamentari della Lega è sembrato logico che invece di stanziare altri 60 milioni il Parlamento avrebbe dovuto chiedere a Roma di restituirne 208 (155 più 103 che riceve in quanto Capitale, in aggiunta ai trasferimenti erariali correnti, meno 50 che sono invece quelli che gli servono per finanziare i suoi alti compiti di rappresentanza politica, istituzionale, religiosa e internazionale).
Secondo punto: nell’ordine del giorno c’era anche scritto che «il Comune di Roma ancora oggi riceve meno trasferimenti pro-capite dallo Stato rispetto a tutte le principali città italiane ed è collocato al di sotto della media nazionale». Confesso che questa dichiarazione mi era sembrata piuttosto strana, e così ho pensato di documentarmi. I dati dei trasferimenti dallo Stato centrale ai Comuni si trovano agevolmente sul sito del Ministero degli interni, alla voce ”spettanze, assegnazioni e decurtazioni“. Da esso risultavano, per l’anno 2002, i trasferimenti pro-capite che voi potete vedere nella tabella a lato. Si vede che non è per niente vero che “il Comune di Roma ancora oggi riceve meno trasferimenti pro-capite dallo Stato rispetto a tutte le principali città italiane ed è collocato al di sotto della media nazionale“. Anzi, è vero il contrario. All’epoca di questa discussione per ogni 100 euro incassati dal Comune di Roma, i Comuni di Bergamo e Brescia ne ricevevano 62, Taranto 77, Bari 87 eccetera. Il dettaglio di questi trasferimenti per i Comuni di Milano e di Roma li potete vedere nella tabella a destra. Oltre a questi trasferimenti Roma riceveva i 258 milioni di Euro che abbiamo discusso in precedenza. E inoltre ne chiedeva altri 60.
Capite perché nella circostanza i Parlamentari della Lega Nord avevano parlato di “Roma ladrona”. Solo per la cronaca, in quella occasione io e Sergio Rossi avevamo depositato l’ordine del giorno che potete vedere sotto, con l’obiettivo di fare amare e rispettare Roma. Quell’ordine del giorno era stato considerato “pericoloso“ o comunque scomodo. Era stato dichiarato “irricevibile“. Non ci è stato possibile presentarlo e commentarlo. Non è neppure stato posto in votazione. Nel mio diario quella sera ho scritto che forse qualcuno ha ragionato così: «Devolvere i soldi che riceviamo per Roma Capitale alla Regione Molise per interventi a favore delle zone e delle persone danneggiate dal recente terremoto? Uè, siamo matti? Magari qualcuno lo vota. Meglio non correre rischi: dobbiamo convincere tutti che questo testo è estraneo alla materia che stiamo discutendo e quindi non è ricevibile e non può essere votato». E così è stato.

Di Giancarlo Pagliarini
Fonte: Il Federalismo