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  1. #121
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    Predefinito Articolo di Monti sul Corriere



    Il dibattito sul bipolarismo in difficoltà.
    Le riforme al centro

    di Mario Monti


    «Forse un Centro, se esistesse, avrebbe una più credibile affinità con un progetto del genere (lo sviluppo in Italia di una moderna economia di mercato), ma una simile ipotesi sembra sollevare una serie di altri problemi (che superano la mia capacità di comprensione) ». Questa frase sul Corriere della Sera del 12 agosto, brevemente sviluppata in un'intervista sulla Stampa del 21 agosto, ha dato luogo a un dibattito molto ampio. E' impossibile riprendere qui i numerosi commenti. A questo stadio vorrei limitarmi ad alcune considerazioni. E' sorprendente che un'ottantina di righe in tutto, formulate in modo problematico e da un osservatore che non è una personalità politica, possano avere suscitato reazioni così numerose e vivaci nel mondo politico e tra i cultori di scienza della politica. Mi hanno anche colpito, devo dire, le tante manifestazioni di interesse da parte di privati cittadini. Il problema dell'adeguatezza del sistema politico italiano a produrre le riforme necessarie per ridare slancio all'economia sembra essere molto più sentito di quanto fosse finora apparso nel dibattito pubblico. Non ho indicato formule politiche o costituzionali. Non mi sfuggono i meriti del bipolarismo. In particolare dopo i lucidi interventi su queste colonne di Ernesto Galli della Loggia, Angelo Panebianco, Piero Ostellino, Michele Salvati, Giovanni Sartori e Paolo Franchi, è chiaro che il sistema bipolare rappresenta comunque, a giudizio dei competenti, un passo avanti, anche se ognuno di loro individua la necessità di migliorarlo e ha idee in proposito. Forse i miglioramenti necessari non sono marginali se, come scrive Giovanni Sartori, «siamo riusciti a trasformare il nostro bipolarismo in una grande frittata che non funziona e che non può funzionare». Sotto il profilo della capacità di governare l'economia, mi sembra particolarmente penalizzante una caratteristica del bi-pseudopolarismo come l'abbiamo visto all' opera in Italia. In un Paese nel quale la cultura politica non attribuisce alle visioni in materia economica un ruolo «polarizzante », i poli si formano prevalentemente sulla base di altri, pur importanti, criteri ordinatori di natura politica e ideologica. Contengono, sia l'uno che l'altro polo, partiti con visioni economiche eterogenee e talora antitetiche. Su rilevanti questioni economiche, è frequente che vi siano impostazioni più simili tra i due poli che entro ciascun polo. Come si può riuscire amettere in campo tutta la determinazione che occorre per superare le resistenze corporative di ogni tipo, se non si può coinvolgere l'appoggio dei «simili dell'altro polo» e si deve fare i conti con i «diversi del proprio polo»? Non so — altri avranno certamente le loro idee—se a questa situazione paralizzante si possa rimediare con un solido partito di Centro liberale, che l'Italia non ha mai avuto, o con una Grande Coalizione temporanea per rilanciare l'economia, o con un governo di uno dei due poli, capace però di ricercare e ottenere, su decisioni necessarie a tale scopo, l'appoggio di una parte del polo antagonista anche contro l'opposizione di una parte del proprio polo. E' una diagnosi troppo pessimistica, osservano alcuni. Dopo tutto, il governo Prodi del 1996, con il decisivo apporto di Carlo Azeglio Ciampi, riuscì a imprimere un'accelerazione al risanamento finanziario e a condurre l'Italia nell'euro.E' vero. E si trattò di un risultato di grande importanza, verso il quale il governo riuscì a mobilitare gli sforzi di larga parte del mondo politico, sindacale, imprenditoriale. Ma allora c'erano circostanze eccezionali: l'obiettivo (l'euro), la scadenza (i conti del 1997), la sanzione in caso di insuccesso (l'esclusione dall'Europa della moneta), il giudice (l'Unione europea). Ciò è tanto vero che, appena conseguito il successo e perciò al venir meno di questo sistema di pressioni, il governo Prodi venne messo in difficoltà da alcune componenti del suo stesso polo. Nei prossimi anni, la capacità dell'Unione europea di indicare obiettivi, suscitare slanci, sanzionare ritardi sarà—temo—sensibilmente minore. Ancor più necessario sarà perciò, per le classi dirigenti e in particolare per il governo, trovare al proprio interno, nei propri convincimenti, la determinazione per prospettare un disegno per il rilancio dell'economia e la forza per realizzarlo. Se il sistema politico entro il quale l'Italia dovrà produrre questo sforzo deve essere il bipolarismo, speriamo che i suoi difetti vengano emendati rapidamente. Credo risulti chiaro da queste considerazioni che non ho «nostalgia» del vecchio Centro, dell'era pre-bi-polare. Quel Centro, che pure non ha prodotto solo danni, era dedito al consociativismo più che alla costruzione di una ordinata economia sociale di mercato. A quel consociativismo partecipavano, dal governo e dall' opposizione, anche uomini politici che oggi guardano sdegnati a chi dia l'impressione di mettere in dubbio il bipolarismo. Consociativismo che, da queste colonne, ho cercato di mettere in luce nei suoi vari aspetti e di denunciare a partire dagli anni Settanta in numerosi articoli (raccolti in «Il governo dell'economia e della moneta: contributi per un'Italia europea (1970-1992)», Longanesi, 1992). E i poteri forti? Me ne stavo quasi dimenticando! Secondo Franco Giordano, di Rifondazione comunista, con le mie riflessioni di queste settimane starei «tramando a favore dei poteri forti, preoccupati di perdere privilegi e profitti».E La Padania scrive: «Sembrava che non aspettassero altro che l'ordine dei poteri forti. Appena Mario Monti, a nome dei padroni del vapore, ha espresso il bisogno del grande centro per "fare le riforme", ecc. ecc.». Devo deludere, ma anche tranquillizzare, questi fantasiosi osservatori. Di «poteri forti» mi sono molto occupato, è vero. Poteri forti italiani, europei e mondiali. Me ne sono occupato nelle mie funzioni di commissario europeo per la concorrenza. Non credo di averli aiutati a mantenere privilegi.28 agosto 2005
    omar proietti

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  2. #122
    brescianofobo
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    Predefinito Re: Articolo di Monti sul Corriere

    Originally posted by Lincoln
    Me ne stavo quasi dimenticando! Secondo Franco Giordano, di Rifondazione comunista, con le mie riflessioni di queste settimane starei «tramando a favore dei poteri forti, preoccupati di perdere privilegi e profitti».E La Padania scrive: «Sembrava che non aspettassero altro che l'ordine dei poteri forti. Appena Mario Monti, a nome dei padroni del vapore, ha espresso il bisogno del grande centro per "fare le riforme", ecc. ecc.». Devo deludere, ma anche tranquillizzare, questi fantasiosi osservatori. Di «poteri forti» mi sono molto occupato, è vero. Poteri forti italiani, europei e mondiali. Me ne sono occupato nelle mie funzioni di commissario europeo per la concorrenza. Non credo di averli aiutati a mantenere privilegi.28 agosto 2005


    amici, questo e' proprio l'uomo giusto per ridurre in brandelli il cancro Fininvest nel futuro Governo Prodi, si adatta perfettamente al programma del Professore, che ne dite?


    UNIONE/ PRODI: PRIMA IL PROGRAMMA POI GLI UOMINI
    28/08/2005 - 21:45
    Chi sarà nel governo dovrà identificarsi con il programma

    Reggio Emilia, 28 ago. (Apcom) - Il leader dell'Unione, Romano Prodi, non ha dubbi: "Prima il programma, gli uomini vengono dopo, in funzione del programma stesso". Parlando alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia, il Professore ha risposto così a chi gli chiedeva se vede Mario Monti meglio come ministro dell'Economia o governatore della Banca d'Italia. "Non stiamo mica decidendo l'organigramma, adesso - ha detto Prodi - stiamo lavorando sul programma. E' chiaro che, se vinceremo le elezioni, il governo, i ministri e in generale tutti quelli che avranno responsabilità di guida dovranno identificarsi con il nostro programma".

  3. #123
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Lincoln ... questa nota si riferisce all'articolo da te riportato ...
    .................................................. ............................
    Le due metà del centro

    L'intervista di Monti ha agitato le acque all'interno dell'Unione

    "E' sorprendente che un'ottantina di righe in tutto, formulate in modo problematico e da un osservatore che non è una personalità politica, possano avere suscitato reazioni così numerose e vivaci nel mondo politico e tra i cultori di scienza della politica". Con questa distaccata ironia Mario Monti ha commentato domenica sul "Corriere della sera" il dibattito scatenatosi da una sua intervista in cui sostanzialmente si denunciavano le difficoltà economiche del Paese e la debolezza di ricette per affrontarle.

    L'opinione di Monti è, sostanzialmente, che tanto il centrodestra, quanto il centrosinistra, così come sono strutturati, non siano in grado di fare le riforme di cui necessita urgentemente il Paese. La sua è un'osservazione legittima. Più discutibile, invece, che possano essere proprio le forze centriste dei due schieramenti capaci di dare il necessario slancio riformatore. Un dubbio a proposito lo ha evidenziato anche Michele Salvati, secondo il quale "posizioni antiriformistiche e antiliberali sono ampiamente rappresentate nelle componenti più centriste e più moderate dei due schieramenti". Per questo "il centro" invocato da Monti è tutto da definire. Poi, per quel che sappiamo dell'impegno personale dell'ex rettore della Bocconi ed ex commissario europeo, non lo accuseremmo certo di nostalgie tardo democristiane.

    Piuttosto la sua esternazione, da economista, prima che da uomo politico, come lui stesso ha sottolineato, denuncia un problema profondo, perché essa evidenzia come l'Unione di Romano Prodi non sembri in grado di fornire un programma utile al Paese all'indomani di una eventuale vittoria elettorale e, di converso, che l'attuale maggioranza abbia segnato il passo, deludendo molte aspettative. Che poi i centristi dell'Unione non si fidino programmaticamente della sinistra, è altra cosa. Magari a furia di polemiche, si finirà per produrre dei sommovimenti, ma è ancora presto per sapere in che direzione. A nostro avviso la maggioranza può ancora, oltre che preoccuparsi di problemi importanti - la leadership, o progetti di partito unitario - assicurare una sterzata indispensabile per far rialzare al Paese la testa. Nel loro piccolo, i repubblicani, sono impegnati in questa prioritaria soluzione.

    Roma, 29 agosto 2005
    [mid]http://www.rhost.it/Luli/Midi/Italiani/Gianni%20Morandi/In%20ginocchio%20da%20te.mid[/mid]

  4. #124
    brescianofobo
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    Predefinito Re: tratto da http://www.pri.it

    Originally posted by nuvolarossa
    Lincoln ... questa nota si riferisce all'articolo da te riportato ...
    .................................................. ............................
    Le due metà del centro

    L'intervista di Monti ha agitato le acque all'interno dell'Unione



    Piuttosto la sua esternazione, da economista, prima che da uomo politico, come lui stesso ha sottolineato, denuncia un problema profondo, perché essa evidenzia come l'Unione di Romano Prodi non sembri in grado di fornire un programma utile al Paese all'indomani di una eventuale vittoria elettorale.


    Roma, 29 agosto 2005
    [mid]http://www.rhost.it/Luli/Midi/Italiani/Gianni%20Morandi/In%20ginocchio%20da%20te.mid[/mid]
    Questo passaggio notato dalla Pravda Repubblicana nell'articolo di Monti deve essermi proprio sfuggito, si vede che sto invecchiando.

    Nuvolarossa, me lo potresti quotare?

    Grazie.

  5. #125
    kid
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    Predefinito te lo quota ostellino

    sul corriere di qualche giorno fa: "In tale contesto, è corretta la convinzione di Mario Monti che centrodestra e centrosinistra, così come sono strutturati, non riusciranno mai a fare le riforme di cui necessita urgentemente il Paese".

  6. #126
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    Predefinito Re: te lo quota ostellino

    Originally posted by calvin
    sul corriere di qualche giorno fa: "In tale contesto, è corretta la convinzione di Mario Monti che centrodestra e centrosinistra, così come sono strutturati, non riusciranno mai a fare le riforme di cui necessita urgentemente il Paese".
    E' proprio così,ma è talmente evidente...
    omar proietti

  7. #127
    brescianofobo
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    Predefinito Re: te lo quota ostellino

    Originally posted by calvin
    sul corriere di qualche giorno fa: "In tale contesto, è corretta la convinzione di Mario Monti che centrodestra e centrosinistra, così come sono strutturati, non riusciranno mai a fare le riforme di cui necessita urgentemente il Paese".
    Chisesenefrega di quello che dice Ostellino, quello mica sara' ministro di Prodi, quello che dice Ostellino vale come quello che dice Brunik, o, al limite, addirittura Calvin.

    A me interessa molto sapere se Monti davvero pensa che il Centrosinistra non e' in grado di rattoppare i buchi vertiginosi lasciati dal cav. Patacca.

    E' la traduzione della Pravda Repubblicana che mi sembra un pochino, diciamo, falsata, non mi sembra che il Monti abbia proprio detto quello. Siete sempre i soliti faziosi.

    Redimetevi e pregate per Prodi Presidente come faccio io tutte le mattine, ne va della Patria.

  8. #128
    brescianofobo
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    Predefinito Re: Re: te lo quota ostellino

    Originally posted by Lincoln
    E' proprio così,ma è talmente evidente...
    L'unica cosa evidente e' che i problemi che ci trasciniamo ancora nel 2005 coi sono stati lasciati in eredita' dal sistema proporzionale e Unipolare, e che nella storia d'Italia solo il bipolarismo col Centrodestra all'opposizione e il Centrosinistra al governo aveva avviato la loro soluzione, purtroppo troncata dal maledetto e sciagurato avvento del Pollismo.

    Studiatevi questo grafico ad hoc e ditemi se non ho mica ragione.

    Fatti ulivisti, non pugnette bananas, amici.





  9. #129
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 5 settembre 2005

    Monti, ovvero il fallimento della politica

    di Arturo Diaconale

    Mario Monti, una risorsa o un guaio? All’interno del centro sinistra tutti gli esponenti dell’area centrista si affannano a spiegare che l’ex commissario europeo deve essere considerato una risorsa dell’Unione. Nei fatti, però, ognuno degli incensatori tenta di utilizzare la “risorsa” in un’arma personale da sbandierare sotto il naso di Romano Prodi. Per ricordargli che la sua è una leadership precaria e provvisoria. E che può perderla da un momento all’altro, magari in favore proprio di Mario Monti o di qualche altro personaggio caro ai centristi del centro sinistra. In questa chiave si comprende come la risposta all’interrogativo di partenza stabilisca che Monti sia al tempo stesso una risorsa ed un guaio. È utile all’Udeur, a quella parte della Margherita ed a tutti i dirigenti dei Ds che farebbero volentieri a meno del “professore”.È un problema per lo stesso Prodi che prima ancora di aver tenuto le primarie e guidato l’Unione alle elezioni deve vedersela con un personaggio che potrebbe sfilargli il posto di leader e di premier fin dai primi mesi della prossima legislatura.
    Anche nel centro destra il nome di Monti provoca lo stesso effetto. Molti centristi dell’Udc lo utilizzano per ricordare a Silvio Berlusconi che la sua non può essere una leadership immutabile ed eterna. E molti altri, a partire da alcuni esponenti di An, lo considerano talmente un guaio per i suoi appelli al centrismo che non nascondo l’intenzione di disinnescarne la pericolosità mettendolo al posto di Antonio Fazio alla Banca d’Italia. Tutto questo fermento dei due poli per un esponente di quella nomenklatura burocratica che non si è mai misurata con il consenso popolare e con il voto democratico, è la dimostrazione più lampante del perdurare della crisi della politica italiana iniziata con la rivoluzione giudiziaria della metà degli anni ’90. Siamo ancora in piena fase di transizione. Cinque anni di governi di centro sinistra e quattro anni di governi del centro destra non sono riusciti a produrre una classe dirigente degna di questo nome. Al punto che, come è capitato per Ciampi, per Dini, per Prodi e per lo stesso Berlusconi, se la classe politica vuole indicare una possibile alternativa agli attuali leader del centro destra e del centro sinistra si trova costretta a ricorrere ad un personaggio proveniente da un altro e diverso ambiente. Monti, dunque, è una risorsa ed un guaio. Ma è soprattutto la cartina di tornasole del fallimento della classe politica italiana. Sia quella di centro sinistra che quella di centro destra. Se l’unica alternativa al “professore” ed al “cavaliere” è il burocrate vuol dire che la transizione italiana è ancora in atto. E che la politica continua drammaticamente a latitare con conseguenze drammatiche per il futuro del paese.

  10. #130
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Il patè di Prodi
    Una terapia shock per nascondere le contraddizioni

    Sarebbe anche brillante l'idea del professor Prodi di aggredire la crisi economica del paese in un tempo solo, "l'impulso simultaneo", come ha spiegato in un'intervista per la "Repubblica". Se però non ci fosse una piccola cointroindicazione: la simultaneità è irrealizzabile, per lo meno in una coalizione così composita come la sua, dove le idee di Monti, che a Prodi piacciono, vengono vagliate da Bertinotti, e le riflessioni di Nicola Rossi si scontrano con quelle di Marco Ferrando.

    Allora evitare i due tempi, quello del risanamento e quello dello sviluppo, per procedere con risanamento e sviluppo in una botta sola, appare come il tentativo di non far capire a Bertinotti quello che vuole Monti e a Rossi quello che vuole Ferrando. Perché se Prodi procedesse con il risanamento ed il rigore, si troverebbe immediatamente contro l'estrema sinistra. Se si gettasse sullo sviluppo e gli incentivi, e il rafforzamento del welfare, deluderebbe subito i riformisti. E' vero che le due cose non si escludono, ma non conosciamo società occidentale che - senza aver prima risanato - sia stata in grado di estendere il welfare, e dubitiamo che possa essere l'Italia, in una situazione così delicata, la prima a riuscire a fondere queste diverse istanze, che a nostro modesto avviso vanno tenute ben distinte, per poter avere degli effetti certi e positivi.

    Altrimenti, procedendo con misure che soddisfino politicamente i due estremi della coalizione del professore - conoscendo il peso politico di Bertinotti paragonato a quello di Monti - non ci stupiremmo certo se le misure da adottare in un tempo unico fossero la combinazione fra la metà di un cavallo e la metà di una allodola. Entrambe sarebbero metà, certo, ma un animale è venti volte più grande dell'altro.

    Fuor di metafora, abbiamo visto a Cernobbio il conflitto in nuce che segna le distanze fra Monti e Bertinotti, tanto che Monti ha direttamente escluso la possibilità per il centrosinistra di fare alcunché per risolvere i problemi del paese, mentre la sola parola "sacrifici" e la proposta di una terapia "shock", hanno scatenato l'altolà di quel vecchio trotskista di Ferrando, che pure dovrebbe avere simpatia per provvedimenti destinati a scontentare subito tutti, per lo meno stando alla sua ideologia leninista della primissima ora.

    E' tale l'impasse di questa situazione - tanto che un programma da presentare a tre mesi dal voto sembra più che altro voler evitare di affrontare i nodi del programma - che c'è già chi a sinistra non ha nessuna voglia di raccogliere i frutti di una vittoria annunciata. Scrive Valentino Parlato, sul "Manifesto", che, essendo tanto profonda la crisi italiana, "c'è molta paura di andare al governo e prendersi questa gatta da pelare". Diamo atto al professor Prodi di non voler fuggire dalle sue responsabilità. Ma la nostra impressione è che egli, come nel '96, sopravvaluti le forze che lo sostengono ma che vedono nelle stesse primarie un modo per condizionarlo prima ancora che diventi capo del governo.

    Anche guardando questo stato di disorientamento e di divisione profonda sui temi centrali della vita del Paese, l'attuale maggioranza farebbe bene a valutare le carte che ancora le restano da giocare e fare una scelta precisa sui passi da compiere nei prossimi mesi. Il programma economico la Cdl lo aveva già scritto, su quella base aveva vinto le elezioni, e ora farebbe bene, se non è riuscita a realizzarlo, a indicare con chiarezza le ragioni del perché non l'ha realizzato, ma dare anche un segno tangibile che si potrà realizzare nella prossima legislatura. Servirebbe un Blair all'Italia per affrontare i problemi economici del paese, e nel centrosinistra non può nascere. Ma l'attuale maggioranza dovrebbe poterlo fare operare.

    Roma, 6 settembre 2005

 

 
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