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  1. #1
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    Predefinito Carteggio Churchill - Mussolini

    Una considerazione logica: il recupero della lettere scambiate tra Churchill e Mussolini prima e durante la guerra ( usando la logica come chiave di interpretazione dei fatti ) appare del tutto funzionale alla uccisione di Mussolini decisa dagli inglesi.

    Infatti una volta fatto sparire Mussolini era ANCORA piu' necessario che i documenti sparissero in quanto unici testimoni di quanto accaduto.

    Se infatti Mussolini fosse scampato e avesse potuto difendersi i documenti avrebbero perso parecchio della loro importanza
    in quanto Mussolioni avrebbe potuto rivelare particolari e dettagli tali da schiacciare Churchill solo con le sue parole.

    Dunque: l 'accanimento degli inglesi ( se ne e' parlato dettagliatamente nello trasmissione di RAI 3 di ieri sera ) nel recuperare i documenti e' una controprova logica delle necessita' per loro di eliminare fisicamente Mussolini.

    Un saluto

    •   Alt 

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  2. #2
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito Re: Carteggio Churchill - Mussolini

    In Origine postato da Ferruccio
    Una considerazione logica: il recupero della lettere scambiate tra Churchill e Mussolini prima e durante la guerra ( usando la logica come chiave di interpretazione dei fatti ) appare del tutto funzionale alla uccisione di Mussolini decisa dagli inglesi.

    Infatti una volta fatto sparire Mussolini era ANCORA piu' necessario che i documenti sparissero in quanto unici testimoni di quanto accaduto.

    Se infatti Mussolini fosse scampato e avesse potuto difendersi i documenti avrebbero perso parecchio della loro importanza
    in quanto Mussolioni avrebbe potuto rivelare particolari e dettagli tali da schiacciare Churchill solo con le sue parole.

    Dunque: l 'accanimento degli inglesi ( se ne e' parlato dettagliatamente nello trasmissione di RAI 3 di ieri sera ) nel recuperare i documenti e' una controprova logica delle necessita' per loro di eliminare fisicamente Mussolini.

    Un saluto
    Se quei documenti potevano e possono ancora, se salteranno fuori al completo (a proposito quelli pubblicati dal settimanale OGGI, che fine hanno fatto?) cambiare la storia ufficiale, dovevano per forza sparire e con loro la memoria storica (Mussolini). Non sono stati solo gli inglesi, molti avevano interesse a far passare Mussolini come il "cattivaccio" della situazione, l'unico a cui addossare tutte le tragedie della guerra. Molti storici e/o pseudo storici si sono adagiati su questo leit motiv, pur non essendo necessariamente di sinistra. Certo che sarebbe eccezionale ripescarli, quel trafficone di Churcill era disposto a concedere (come se fossero sue) Nizza, la Savoia e la Corsica ed in più l'entrata in guerra dell'Italia, a fianco della Germania, era perorata da Lui proprio per ammorbidire le pretese tedesche in un eventuale tavolo della pace. Incredibile e sconvolgente, ma sarà vero?
    Prosit


  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Carteggio Churchill - Mussolini

    In Origine postato da Fernando
    Se quei documenti potevano e possono ancora, se salteranno fuori al completo (a proposito quelli pubblicati dal settimanale OGGI, che fine hanno fatto?) cambiare la storia ufficiale, dovevano per forza sparire e con loro la memoria storica (Mussolini). Non sono stati solo gli inglesi, molti avevano interesse a far passare Mussolini come il "cattivaccio" della situazione, l'unico a cui addossare tutte le tragedie della guerra. Molti storici e/o pseudo storici si sono adagiati su questo leit motiv, pur non essendo necessariamente di sinistra. Certo che sarebbe eccezionale ripescarli, quel trafficone di Churcill era disposto a concedere (come se fossero sue) Nizza, la Savoia e la Corsica ed in più l'entrata in guerra dell'Italia, a fianco della Germania, era perorata da Lui proprio per ammorbidire le pretese tedesche in un eventuale tavolo della pace. Incredibile e sconvolgente, ma sarà vero?
    Se e' vero, non si puo' fare che un commento: Mussolini fu preso per i fondelli da Churchill.....
    una democrazia GOVERNA la paura. Un regime la DIFFONDE

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Carteggio Churchill - Mussolini

    In Origine postato da maurinal
    Se e' vero, non si puo' fare che un commento: Mussolini fu preso per i fondelli da Churchill.....
    e Churchill porto' Mussolini fino a Dongo !

    leggete per piacere di Fabio Andriola : Appuntamento sul Lago !
    E' il libro piu' importante sull'argomento.

    Un saluto

  5. #5
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito Lo posto perchè può interessare

    http://newsgroup.notizie.virgilio.it...01421&tstart=0
    DAL MATTINO DI NAPOLI ONLINE
    http://ilmattino.caltanet.it/

    INDICE EDIZIONI Lunedì 30 Agosto 2004

    Mussolini...
    Certo in Inghilterra ci saranno reazioni furibonde, perché emergono da
    questa storia notizie assai scomode che andrebbero a collocarsi nella
    biografia del grande statista britannico. Perché l'ordine di uccidere
    Mussolini sarebbe venuto proprio da Churchill e assieme a questo l'
    assillante ricerca del carteggio che egli aveva intrattenuto con Mussolini,
    a partire dagli anni '30, fino allo scoppio della guerra ed anche durante
    Salò. Quel carteggio, è certo, Mussolini lo portava con sé al momento del
    suo arresto. Ne aveva fatto fare anche più copie, consegnandole a suoi
    referenti sicuri. Una di queste copie, in possesso di Tommaso David, capo
    dei servizi segreti di Salò, fu da questi consegnata a Londra nel '50, con
    la mediazione del governo italiano, ricevendone in cambio una onorificenza
    della Repubblica. Le altre sono ancora uccel di bosco. Renzo De Felice, che
    dava la caccia a questo carteggio, convinto della sua importanza, si diceva
    sicuro che prima o poi sarebbe saltato fuori. Una sua versione uscì nel
    1951, sul settimanale Oggi, con contenuti pesanti, ma la sua autenticità fu
    messa in dubbio. Gli originali posseduti da Mussolini passarono di mano in
    mano per approdare probabilmente anch'essi a Londra, da cui erano
    attivamente ricercati, probabilmente sotto la diretta regia dello stesso
    Churchill che venne, subito dopo la guerra, a dipingere i suoi acquarelli
    sul lago di Como.
    Le due storie nel documentario di Tompkins e Forenza si intrecciano l'una
    nell'altra, ricostruendo un mosaico plausibile. Ci sono molte prove e
    testimonianze a favore, sebbene nessuna veramente decisiva, e molte di
    queste confermano le ricerche che a suo tempo aveva fatto Giorgio Pisanò,
    che nel libro «Gli ultimi dieci secondi di Mussolini» contestava la versione
    ufficiale della morte, senza che ancora la versione di Lonati fosse entrata
    in scena.
    La leggenda del colonnello Valerio così verrebbe meno, perché avrebbe
    trovato Mussolini già morto. C'è materia per polemiche anche in Italia.
    Questo documentario mette certamente in discussione la versione ufficiale
    della storia, come finora non era stato ancora fatto. E c'è materia per
    farlo. La cosiddetta pista inglese era già all'ordine del giorno della
    storiografia. De Felice la considerava un punto fermo. La si incrociava con
    la versione ufficiale. La condanna e la esecuzione di Mussolini, si sa,
    venne deliberata dal Clnai con urgenza. Se ne era fatto promotore Leo
    Valiani, che era anche il tramite tra il Comitato di liberazione nazionale e
    l'Intelligence service inglese, e a Milano c'era già in quei giorni il
    colonnello Silvestri (alias Max Salvadori), incaricato di tenere per conto
    degli inglesi i rapporti proprio con il Cln. Che gli inglesi si siano
    serviti di un altro comando, bruciando i tempi, è possibile. L'evento è poi
    certamente intrecciato con la questione del carteggio Mussolini-Churchill e
    probabilmente anche con il mistero dell'oro di Dongo.
    Uno degli elementi che emergono dalla contestata versione delle lettere di
    Churchill a Mussolini è che questi avrebbe avuto in mente di utilizzare le
    forze di Salò in funzione anticomunista. Tesi che mal si combina con l'
    impegno sottoscritto a Casablanca dell'«uncoditional surrender». Tuttavia
    quel che è certo è che i prodromi della guerra fredda datano dal 1944. Del
    resto è noto che il problema di fermare l'avanzata russa in Europa fu una
    preoccupazione costante dello statista inglese. Preoccupazione che doveva
    serpeggiare anche tra gli americani, se non fosse per gli orientamenti
    strategici del presidente Roosevelt.
    Quello che il documentario ha poi l'ulteriore merito di ripercorrere è come
    da questo intreccio ne è venuta fuori una impressionante catena di morti
    eccellenti, alcuni anche partigiani comunisti, tutti testimoni che non hanno
    più potuto dire la loro verità. Non c'è probabilmente ancora materia per un
    conclusivo saggio accademico, ma per un documentario televisivo certamente
    sì, un lavoro che costituisce una necessaria apertura di discussione.
    Piero Craveri
    Prosit


  6. #6
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    http://www.amicigiornaleopinione.191...7/Chiarle.html
    L'opinione della domenica on-line

    --------------------------------------------------------------------------------

    Un altro grande mistero italiano

    Se il carteggio Mussolini-Churchill
    è realmente esistito, dove è finito?
    di Aldo Chiarle

    Oltre al mistero della borsa che l’on. Giacomo Matteotti aveva con sé al momento della tragica aggressione del 10 giugno 1924, contenente una serie di documenti che accusavano Vittorio Emanuele III in un affare di petrolio (documenti peraltro che non sono mai apparsi) vi è un altro mistero che ad intervalli regolari affiora sulla stampa: è il mistero del carteggio Mussolini-Churchill, un mistero destinato a non avere soluzione ancora per molti anni.
    Il problema appassiona giornalisti e storici da oltre cinquanta anni: esisteva davvero un carteggio fra il duce del fascismo ed il premier dell’Inghilterra, e se esisteva dove è finito?
    Lo storico Renzo De Felice ha sempre sostenuto l’esistenza di una nutrita corrispondenza fra Mussolini e Churchill, mentre molti storici inglesi – compreso Denis Mack Smith – l’hanno sempre negato.
    Qualche anno fa, su una interpellanza di un parlamentare, l’on. Giovanna Melandri, allora Ministro, annunciava che il Ministero dei Beni Culturali voleva mettere finalmente in chiaro questo mistero e che l’archivio di Stato avrebbe chiesto a Palazzo Chigi di poter accedere agli archivi della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    A dare il via a questo ultimo atto di una questione alla quale si sono interessati decine di storici e non solo storici, dal 1945 ad oggi, sono state le rivelazioni di un capo partigiano, Luigi Carissimi Prioli, che sulla rivista “Nuova Storica contemporanea” affermava che il carteggio Mussolini-Churchill esisteva e che lui l’aveva visto.
    Si trattava di 62 lettere, tutte autografe e datate prima della entrata in guerra dell’Italia, giugno 1940.
    Di questo carteggio – scriveva il Prioli – ne furono fatte due copie e consegnate una ad Alcide De Gasperi e l’altra finita negli archivi del Pci. Dove è finito l’originale è un mistero.
    Il senatore Giulio Andreotti, una delle memorie storiche della vita politica italiana, che fu per lungo tempo sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, assicura che nessuna copia del carteggio è mai giunta nelle mani di De Gasperi. Io penso abbia ragione.
    Sono convinto che neppure il Pci ha mai avuto copia del carteggio, unicamente per il fatto che non è mai stato trovato.
    Se prendiamo in considerazione tutte le ipotesi fatte dagli storici e dai giornali in queste decine di anni, non basterebbero pagine intere per pubblicarle tutte.
    Da quella che vuole che i documenti fossero nella borsa di Mussolini quando fu catturato dai partigiani ed il carteggio venduto agli emissari di Churchill dal Pci per essere distrutto o per finire in qualche archivio inglese a futura memoria; ed altre ancora più fantasiose che ipotizzavano il carteggio sul tavolo di Stalin.
    Altra versione sostiene che Mussolini abbia consegnato le lettere ad una persona di sua fiducia, per servirsene per un’eventuale difesa in un processo.
    Tante persone, troppe, affermano di aver visto l’epistolario, ma con ogni probabilità queste, quasi tutte in buona fede, hanno avuto per le mani lettere, risultate un falso clamoroso.
    Il dossier è certamente esistito, forse per invitare Mussolini a non entrare in guerra e successivamente per consigliarlo ad una pace separata.
    E questo potrebbe avere un punto di appoggio sul come è terminato l’ultimo Gran Consiglio del Fascismo e la posizione di Mussolini che non ha tentato nulla per impedire la fine del fascismo.
    Lettere che avrebbero potuto cambiare tante ipotesi e far apparire molti fatti con una luce diversa.
    Ma la “vera” verità può anche essere la seguente. Mussolini non era certo uno sprovveduto e se fosse stato realmente in possesso del carteggio con Churchill e del contenuto della borsa di Giacomo Matteotti non avrebbe rischiato e prima di fuggire su un camion travestito da tedesco, avrebbe sistemato la documentazione in un luogo sicuro.
    Sappiamo che poche ore prima della fuga da Milano, si è incontrato con il cardinale Schuster, con il quale ha avuto un colloquio.
    Testimoni oculari hanno affermato che Mussolini ha salito le scale con una enorme borsa e che quando è sceso, più non la aveva.
    Probabilmente, per quando si riferisce al carteggio Mussolini-Churchill, l’avrà consegnato agli inglesi, dopo naturalmente averne fatto una copia (i preti sono sempre previdenti…) finita, con tutto il resto della borsa, negli archivi del Vaticano.
    Purtroppo, per nostra sfortuna, la Santa Sede ha aperto i suoi archivi segreti solo fino al 1939… e per avere la soluzione di questo mistero non ci resta quindi che attendere. E attenderò.



    “Duemila anni di storia italiana in quartine”, una grande lezione di bontà
    L’on. Luigi Preti, uno dei due grandi vecchi del socialismo italiano (l’altro è l’on. Giancarlo Matteotti che ho visto giorni fa più arzillo che mai) nel suo ultimo libro “Duemila anni di storia italiana in quartine”, mi ha stupito profondamente e mi ha fatto aumentare, se fosse possibile, la grande stima ed amicizia che ho per lui. Di solito i vecchi diventano cattivi, maligni e antipatici; sono gli unici depositari della verità e dato che l’età fa crollare i freni inibitori, si credono in diritto di parlare male di tutto e di tutti. L’on. Preti, no. Lui che potrebbe dire tutto quello che vuole perché non ha nulla da farsi perdonare, nelle sue 567 quartine del libro si dimostra buono e generoso anche con personaggi che non se lo meritano, come Pio IX, Vittorio Emanuele III, Mussolini e Togliatti. Dalla elezione di Pio IX: “Dall’Italia si innalzano alti voti pel nuovo Papa progressista e buono”; da Mussolini interventista nel 1914: “È crisi di coscienza e non quattrini, con lui D’Annunzio e Marinetti in pista” (e l’oro francese?…); da Vittorio Emanuele III: “Ora il Re Mussolini ha incaricato – Volea inserire i fascisti e ha sbagliato pensando farne la destra di Stato. Non va troppo per l’error condannato”; dal Patto Laterano: “Nel ’29 la grande abilità – Mussolini mostrò col Vaticano. Diè indipendenza alla piccola Città – con l’apprezzato Patto Laterano” (che vendette l’Italia ai preti); dalle leggi razziali: “Antisemita il Duce non fu mai – ma deve accontentare quel nazista – ha creato ai bravi ebrei ingiusti guai – con la legge che ancor oggi ci rattrista” (povero Mussolini, cosa ha fatto per ‘amicizia’!); o da Togliatti: “Ricercava Togliatti un’altra via – con Pietro Nenni la fusion tentò – da ministro avea fatto l’amnistia – per salvare i seguaci di Salò” (in fondo, brav’uomo quel Togliatti…). È un libro bello, pieno di poesia, che vuole essere un messaggio in un domani idealizzato come vorrebbe il grande cuore di Preti. Grazie, Preti, per la tua lezione di bontà. Io che, al contrario di te invecchio male, non avrei sia pure con una grande vena ironica, parlato così di Pio IX, di Vittorio Sciaboletta, di Togliatti e di Mussolini. Ma tu sei un grande vecchio, ed io non lo sarò mai.
    Prosit


  7. #7
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito parola di Carissimi-Priori di Gonzaga

    http://www.istrid.difesa.it/sec_riso.../carteggio.htm
    Gli americani volevano, secondo De Felice, catturare vivo Mussolini e sottoporlo ad un processo internazionale, una sorta di Norimberga italiana, come del resto si ebbe in Germania e in Giappone, alfine di chiarire una volta per tutte di chi erano le responsabilità della II guerra mondiale. Con Mussolini si sarebbe giudicato tutto il vertice italiano, forse anche la monarchia,
    e tutto il fascismo, sia movimento che regime.Gli inglesi erano sulla stessa linea, ma prudenti, convinti che "nella famosa borsa difensiva che aveva con sé al momento della cattura aveva raccolto (Mussolini) non per caso, una scelta ragionata del suo carteggio con Winston Churchill". Le asserzioni di De Felice non hanno trovato e non trovano, per la prematura scomparsa dello studioso, il conforto di una base documentaria e quindi si ignorano le fonti che gli permisero di fare queste asserzioni. Nel suo articolo di introduzione, da cui si prendono spunti per questa nota, Festorazzi respinge l'ipotesi di Richard Lamb, il quale sostiene che "quando scrisse Rosso e Nero, (De Felice) era già graveremente ammalato" e che "forse fu il suo stato di salute ad offuscare il giudizio" o addirittura" che "fu sviato da personaggi di pochi scrupoli che millantavano il possesso e la disponibilità di documenti che non furono poi esibiti o che si rilevarono inautentici" (R. Lamb, Mussolini e gli Inglesi, Milano 1988, pag. 476). Il fatto che il carteggio possa esistere ha molti indizi. Prime fra tutte le frequenti vacanze in Italia di Churchill, effettuate nel settembre 1945 e nell'estate dell'anno successivo.Il carteggio io l'ho avuto per le mani soltanto nei primi mesi del 1946 e non ne ho trattenuto copia, nemmeno parziale. Questo dovrebbe testimoniare il fatto che non avevo la benché minima intenzione di lucrare sul recupero del carteggio. Prova ne sia che, negli anni cinquanta, povero in canna e con mia moglie gravemente ammalata, dovetti espatriare con solo 50 mila lire in tasca per andare a commercializzare all'estero alcuni miei brevetti. Conosco bene il contenuto del carteggio, pur non avendone conservata copia. Certo, erano lettere che potevano contare, alla fine della guerra, e Mussolini stesso ne faceva gran conto come materiale di autodifesa. L'epistolario, dopo il suo fortunoso recupero da parte mia, fu conservato in casa del dottor Antonio Botta. Si tratta di 62 lettere, tutte autografe, che compongono una corrispondenza intercorsa prima - sottolineo prima - che l'Italia entrasse in guerra, il 10 giugno 1940. Non vi erano missive del periodo successivo. Le prime lettere risalgono al 1936-37 e le successive al periodo precedente allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nelle prime lettere il Duce scriveva al premier britannico per ribadire alcune posizioni dell'Italia, nella speranza di ottenere l'appoggio di Churchill e il suo intervento favorevole presso gli ambienti della politica inglese. Insomma, in tempo di pace, prima dello scoppio della guerra, Mussolini premeva su Churchill per uscire dall'isolamento determinato dall'avventura etiopica. Non vi è simmetria perfetta nell'epistolario, nel senso che a ciascuna lettera di Mussolini non corrisponde necessariamente una lettera di risposta di Churchill, o viceversa. In altre parole, Mussolini scriveva di più di quanto non faces guerra. Non chiedeva a Mussolini- un'alleanza, ma soltanto di mante- nere la neutralità. Se l'Italia fossese Churchill, che a volte non rispondeva nemmeno alle missive del capo del fascismo. L'equilibrio si ribaltò a partire dal 1939, fino al giugno 1940, allorché si intensificarono le pressioni esercitate da Churchill su Mussolini. L'ultima lettera è datata 9 giugno 1940, ossia il giomo precedente l'entrata in guerra dell'Italia. Una sorta di estremo e tardivo appello fatto da Churchill, che sapeva tuttavia che tutti i giochi ormai erano fatti. Dal carteggio emerge chiaramente il tentativo di Churchill di indurre Mussolini a non entrare in guerra. Non chiedeva a Mussolini un'alleanza, ma soltanto di mantenere la neutralità. Se l'Italia fosse rimasta estranea al conflitto, come la Spagna, la sua posizione sarebbe stata tollerata anche dalla Germania. Hitler, infatti, non nutriva particolari preoccupazioni al riguardo, perché mai gli Alleati avrebbero occupato l'Italia o la Spagna. Le contropartite territoriali offerte all'Italia in cambio del mantenimento della neutralità erano tutte concessioni che avrebbero penalizzato la Francia. Churchill infatti prometteva all'Italia l'acquisizione di Nizza, della Corsica, della Tunisia del nord, della Savoia francese (il Delfinato), il possesso definitivo della Dalmazia e dell'Istria, del Dodecanneso e delle colonie africane, compresa ovviamente l'Etiopia. Forse l'epistolario conteneva anche un accenno all'incorporazione di Malta. Merita una precisazione la questione di Nizza. Nel carteggio, infatti, Churchill offriva una rettifica territoriale del confine occidentale italiano ("your westem borderline", affermava testualmente in una missiva), in direzione della Costa Azzurra, fino alla città di Nizza. Risalendo verso l'interno delle Alpi marittime, ciò avrebbe significato anche l'annessione definitiva della fascia di territorio fino al Colle di Tenda e a Briga. La rilevanza della partita, a spese della Francia, dimostra che Churchill garantiva personalmente per l'atteggiamento favorevole di Parigi. L'ultima lettera è del 9 giugno 1940. In essa Churchill dice in sostanza rivolgendosi a Mussolini: "Non entrando nel conflitto, eccellenza, voi non tradireste il vostro alleato perché noi sappiamo che la Gerinania non vi obbliga affatto a intervenire nella guerra. E questa loro posizione è anche la nostra". In pratica, Churchill sapeva benissimo che la Germania non premeva affatto perché l'Italia entrasse in guerra e che, anzi, Hitler non lo desiderava affatto. Era solo Mussolini che smaniava di partecipare al conflitto, sicuro del fatto che i successi ottenuti dai tedeschi in Europa in quel maggio-giugno del 1940 avrebbero garantito all'Italia vantaggi territoriali ben maggiori delle pur vaste compensazioni che avrebbe potuto incassare grazie all'offerta di Churchill. Fu Mussolini, e soltanto lui, a volere l'entrata in guerra dell'Italia. La responsabilità dell'avventura bellica pesa interamente sul Duce del fascismo, che non si rese conto del rischio immane che stava facendo correre all'Italia. Fu invece Ciano ad avvedersene, come risulta dalla lettura dei suoi diari. Il carteggio era interamente composto da lettere autografe dei due statisti che si scrivevano come "amici": risulta infatti chiaro che non si trattava di una corrispondenza ufficiale. Nessuno mi ha mai chiesto giustificazione del fatto che nel carteggio che Mussolini teneva con sé a Dongo - le famose 62 lettere - vi fossero anche le missive che il Duce spediva a Churchill. Di queste non avrebbe dovuto essere conservata traccia, perché semmai avrebbero dovuto essere in possesso dello statista britannico. Invece, i testi dei messaggi inviati Oltremanica ci sono rimasti perché Mussolini effettuava una trascrizione autografa di ciascuna lettera della sua corrispondenza riservata con Churchill, destinandola al suo archivio. Ecco perché io affermo che un secondo originale fu recuperato da Churchill in Italia. lo venni in possesso di copie di quegli autografi, recuperai cioè le riproduzioni fotografiche dei testi manoscritti del Duce, conformi agli originali spediti. Sia le lettere di Churchill che quelle di Mussolini contenevano interpolazioni scritte di pugno dal Duce stesso. Mussolini, cioé, aggiungeva successivamente nelle sue lettere annotazioni frutto dell'analisi delle missive inviate da Churchill in risposta a quelle stesse lettere; e inoltre chiosava i messaggi di Churchill, ad esempio traducendo questa o quell'impressione scritta dallo statista britannico in lingua inglese. Tutte le lettere dell'epistolario vennero da noi dattilografate per evitare sforzi di decifrazione e le missive di Churchill furono tradotte dal dottor Antonio Botta, che conosceva bene l'inglese. Perciò, nel plico dove è conservato il carteggio dovrebbero tuttora trovarsi i dattiloscritti allegati ai documenti. Di recente è emerso un particolare curioso. Un ricercatore comasco, Gavino Puggioni, ha scoperto un testo edito a Busto Arsizio nel 1958, scritto da un tale Nino Tramonti e intitolato: Dizionario delle sigle e delle abbreviazioni. Ebbene, in questo volume è contenuta anche la sigla W.S.C. (iniziali di Winston Spencer Churchill), indicata come sigla usata nel "famoso carteggio Mussolini". La circostanza è vera, perché ricordo che, effettivamente, nel carteggio veniva usata l'abbreviazione W.S.C. per indicare lo statista britannico. Allora io mi domando: come faceva l'autore di questo libro a sapere dell'esistenza del carteggio e conoscere la sigla utilizzata in quei documenti per indicare Churchill? Evidentemente era stato bene informato al proposito. Tutto ciò dovrebbe spalancare occhi ed orecchie a coloro che, ancora oggi, sostengono che il carteggio non è mai esistito e che l'argomento è frutto della fantasia malata di qualche mitomane, rincorso da storici e giornalisti di dubbia serietà e di ancor più dubbia attendibilità. Desidero concludere con un ricordo. Nel maggio del 1949, quando il presidente De Gasperi venne a Como in visita ufficiale, ero presente anch'io tra le autorità, come assessore del Comune. Quando mi presentai a lui De Gasperi disse: "Ah, Carissimi..." ricordandosi perfettamente di me. Poi soggiunse: "E il conte Annoni questa sera non c'è?". "No, non è presente", gli risposi. De Gasperi mi sembrò dispiaciuto: "Ah, peccato, peccato...". Avevo ricavato l'impressione che lo statista democristiano avesse avuto piacere di discorrere rivatamente con noi due, probabilmente accennando anche alla questione del carteggio.

    Luigi Carissimi-Priori di Gonzaga
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  8. #8
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    Predefinito questa è un'altra testimonianza

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  9. #9
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    Predefinito LA MIGLIOR PROVA

    A mio modesto avviso la miglior prova dell'esistenza del famoso carteggio e' data dal fatto che TUTTI indistintamente gli storici inglesi lo negano da Lamb a Smith etc.

    Comunque se il carteggio era pericoloso per gli inglesi ben piu' pericoloso era Mussolini vivo imputato in un pubblico processo.
    Infatti lo fanno fuori o meglio lo fanno far fuori.

    Chi abba sparato alla fine non e' la cosa piu' importante.

    I mandanti furono certamente gli inglesi cioe' i veri responsabili delo scatenamento della seconda guerra mondiale come del resto lo erano stati della prima e Mussolini DOVEVA sparire subito dopo la cattura.Guai se parlava ! Ce n'era per tutti !

    Un saluto

  10. #10
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    Predefinito LA MIGLIOR PROVA

    A mio modesto avviso la miglior prova dell'esistenza del famoso carteggio e' data dal fatto che TUTTI indistintamente gli storici inglesi lo negano da Lamb a Smith etc.

    Comunque se il carteggio era pericoloso per gli inglesi ben piu' pericoloso era Mussolini vivo imputato in un pubblico processo.
    Infatti lo fanno fuori o meglio lo fanno far fuori.

    Chi abba sparato alla fine non e' la cosa piu' importante.

    I mandanti furono certamente gli inglesi cioe' i veri responsabili delo scatenamento della seconda guerra mondiale come del resto lo erano stati della prima e Mussolini DOVEVA sparire subito dopo la cattura.Guai se parlava ! Ce n'era per tutti !

    Un saluto

 

 
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