....dei nuovi contratti
Alitalia
Roma. Giancarlo Cimoli non ha niente da perdere.
I più coraggiosi non sono gli animosi, ma coloro che hanno una chiara visione di ciò che li attende sia nella gloria che nel pericolo, e affrontano entrambi.
La responsabilità di un’azienda che perde da anni a bocca di barile non è sua.
Non è nemmeno dei predecessori, che da anni di fronte alle perdite di volta in volta hanno avanzato ricette energiche, per vedersele respingere dall’azionista e dai sindacati.
Di conseguenza, Cimoli insiste e fa bene.
La sua proposta di passaggio a una struttura di gestione e di costo “low fare”, nelle tratte in cui Alitalia non è più al riparo di slot generosamente affidatigli in qualità di ex monopolista pubblico, ha gettato nel piatto una realtà sin qui trascurata e denegata.
In Alitalia non si tratta solo di “spacchettare” l’azienda cedendo a terzi servizi di terra, logistica, manutenzione e gestione del personale.
Anche per coloro che restassero nella compagnia “solo volo”, meno della metà dei dipendenti attuali, il problema non è affrontabile con i contratti attuali, in termini di maggior produttività e di disponibilità a qualche sacrificio in turni, orari, e smagrimento degli equipaggi. I
l problema è che i contratti attuali vanno stracciati, riscritti, sostituiti con contratti diversi: quelli che appunto portano in sé le caratteristiche d’impiego compatibili con i servizi offerti da compagnie che mettono la redditività e il contenimento dei costi avanti a tutto.
Non c’è da stupirsi, che ieri tutti i sindacati abbiano reagito duramente, respingendo l’impostazione.
Che fa della vicenda Alitalia e di Cimoli un banco di prova persino superiore alle stesse perdite della compagnia: è il primo e sin qui unico esempio di grande impresa in difficoltà il cui manager punti i piedi e proponga qualcosa di analogo alle svolte che in queste settimane abbiamo visto realizzarsi persino nella Germania cogestionaria della Mitbestimmung, alla Daimler, alla Bosch, alla Volkswagen.
Piuttosto, la novità è che ieri sia stata An, per bocca di Francesco Storace preoccupato delle conseguenze occupazionali su Fiumicino, a lanciare per prima un altolà a Domenico Siniscalco, diffidandolo dal tenere bordone alle richieste di Cimoli perché in tal caso verrebbe meno alla qualifica di ministro dell’Armonia.
Mentre da noi si attende, ieri Ryanair se la rideva, osservando che i suoi dipendenti sono 2 mila in tutto, meno di quell’11 per cento di assenteisti quotidiani denunciati da Cimoli in Alitalia. Quanto agli Usa, ieri l’autorità federale aeronautica che già aveva respinto la richiesta di United Airlines di un nuovo prestito a garanzia pubblica per 1,6 miliardi di dollari, non solo ha confermato il suo no, ma ha intentato azione alla compagnia, perché il suo piano industriale era falso.
Altri cieli.
saluti




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