FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU - SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE
-Segreteria Nazionale-
Comunicato Stampa
PER IL CENSIS SIAMO ANATRE? E ALLORA...STARNAZZIAMO CONTRO LA POLITICA
COLONIALE ITALIANA!
È stato reso noto oggi il risultato della classifica dei 103 comuni
capoluogo italiani, stilata da Rur-Censis in occasione della "Seconda
Convenzione delle città italiane", cui peraltro non partecipa alcun
sindaco di città meridionali o delle colonie insulari, fatta eccezione
per il sindaco di Casteddu/Cagliari.
Scorrendo l'elenco (reperibile all'url
http://www.censis.it/277/372/4977/52...06/content.asp ), non si
scorge nulla di nuovo all'orizzonte: alle sette "aree metropolitane",
traino dell'economia italiana, indicate simbolicamente da "aquile",
seguono venticinque "falchi" ( e già questo termine porta
comunicativamente ad altri significati...) settentrionali, portatori
di sviluppo, e trentasei fra pellicani e gabbiani del centrosud,
luoghi di produzione e benessere maturo. La funerea rondine indica i
venti "poli della rincorsa" centromeridionali e sardi, ed è solo qui
che scorgiamo il primo capoluogo (peraltro quello storicamente di più
recente istituzione) siciliano, Ragusa. Gli altri otto capoluoghi
delle Province Regionali Siciliane...sono fra le quindici anatre,
«gradevoli ma stagnanti, città arretrate», secondo il Censis. Chissà
come si piazzerebbe Caltagirone, se finalmente la politica degli
interessi eterogeni fosse scavalcata lasciandola divenire capoluogo...
Se già la periferia del meridione italiano è un peso, all'indomani
della visita siciliana del Presidente della Repubblica Italiana Ciampi
con i soliti discorsi di circostanza vecchi decenni, proprio qui in
Sicilia scopriamo ancora una volta di essere un ostacolo allo sviluppo
italiano, un tremendo peso da trascinare si para al di là dello
Stretto. Un coacervo di simpatici ma inutili pennuti (mentre ben altri
farebbero "volare alto" l'Italia). Un terra di anziani inculturati ed
inconcludenti, puri parassiti, leggiamo fra le diplomatiche righe
della suddetta "compilation", quasi a voler riprendere le parole di
chi oggi in Italia governa, o anche sta all' "opposizione". A questo
punto, la soluzione è unica ed irrevocabile. Altro che ponte-mostro
ottimo affare per chi lo farà (se si farà) ma non per chi lo subirà
(Siciliani e Calabresi), quello che ci vuole è un divorzio
consensuale. L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA, insomma. L'unico valido
modo per far veramente partire lo sviluppo socioeconomico della
Sicilia, sfruttata sin dall'annessione, vittima di violenze
psicoculturali che hanno fatto del mercenario Garibaldi un eroe e du
Patri da Patria Siciliana Ruggero Settimo un pavido transfuga, quando
è invece vero il contrario. La Nazione Siciliana è oggi una colonia,
lo dice anche il rapporto Censis, per quanto questo sia parzialmente
inattendibile. Una colonia italiana governata ad ogni livello da
ascari, si prenda ad esempio il Sindaco di Catania nonché showman
televisivo e medico personale del Presidente del Consiglio: il
partenopeo primo cittadino del Capoluogo Etneo preferisce non si sa
quali pomi tropicali ai nostri pomodorini di pachino...e questo è solo
il minimo esempio di come l'enorme potenziale economico siciliano, che
può e deve essere base, origine e motivazione dell'indipendenza anche
culturale e politica. La Sicilia delle "città arretrate" è
economicamente ridotta a mercato di assorbimento dell'altrui
produzione, del superfluo imposto mediaticamente, con i gravi risvolti
psicosociali che ne conseguono. Alla vessazione fiscale rispondiamo
con la proposta, che riprende quella "libertà doganale" nata a
Caltanissetta nel 1921, della Sicilia come "zona franca" del
Mediterraneo e d'Europa di cui possa tornare cardine fondante. Per una
Sicilia economicamente "non-dipendente", che consumi ed esporti ciò di
valore che produce, che sfrutti per l'intero anno le proprie risorse
turistiche, che paghi il giusto gli idrocarburi che produce e raffina
ai danni della salute dei più deboli, che riprenda la propria identità
economica, culturale, linguistica, nazionale. Ma non c'è alternativa
che possa provenire da fuori: la liberazione della Sicilia, per
diventare protagonisti in prima linea del nostro futuro, deve essere
operata dai Siciliani stessi, in prima persona, adesso. A fianco del
FRONTE NAZIONALE SICILIANO, da quarant'anni in lotta senza sconti ed
esitazioni per L'INDIPINNENZA.
Catania, 18 novembre 2004
Roman Henry C.S. Clarke
membro Segreteria Nazionale FNS
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«La Sicilia di domani sarà quale noi la vogliamo: pacifica, ricca,
felice, senza tiranni e senza sfruttatori»
"La Sicilia ai Siciliani" 1942
Beh... Ogni commento è abbastanza... come dire... superfluo.
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