ROMA, 7 SET - Con la nuova manovra finanziaria «arrivano i sacrifici per tutti, anche se finalmente si fa un'operazione di trasparenza. Ora, tutti siamo di fronte alla realtà. Non si era mai fatto nel passato quando si erano create troppe illusioni: si negava anche l'evidenza», sostiene nell'intervista a REPUBBLICA Anna Maria Artoni, presidente dei giovani industriali e vicepresidente della Confindustria.
«Da un governo di destra, con in più un presidente del Consiglio imprenditore, ci si aspettava un'iniezione di libertà nell'attività economica a vantaggio dei consumatori e delle imprese. Così non è stato. Le liberalizzazioni e le privatizzazioni si sono bloccate, soprattutto sul territorio. La cultura di impresa, come generatrice di sviluppo e di benessere, non si è affermata. Non si è visto nulla».
Però - fa notare Repubblica - è stata approvata la riforma del mercato del lavoro che le imprese avevano sempre sollecitato.
«Sì ma è una riforma che non porterà a grandi risultati - dice il presidente dei giovani industriali - Non a caso stiamo assistendo alla proliferazione delle partite Iva al posto dei co.co.co. Si doveva guardare in un'altra direzione. Verso i giovani e ponendo al centro i processi di formazione e di riqualificazione professionale. La partita sulla competitività si gioca sulla formazione della forza lavoro non - o non solo - sui costi, per quanto importanti. L'Italia continua ad avere due primati disastrosi in Europa: l'ultima posizione sia per il tasso di occupazione giovanile sia per quello tra le donne».
«Credo che in molte occasioni ci sia stata un'eccessiva dose di ideologia. Penso, per esempio, all'immigrazione. stata affrontata come un problema di ordine pubblico, anzichè come una opportunità. Come hanno fatto Gran Bretagna e gli Usa che hanno scommesso sull'immigrazione di qualità, attirando i migliori cervelli del mondo. Avremmo dovuto fare così piuttosto che considerare l'immigrato regolare alla stregua di un terrorista. Penso che la responsabilità di questa miopia vada ricercata in un approccio generale della politica tutta orientata al presente. Mentre la politica dovrebbe essere progetto.(...) Certo, anche noi industriali adottiamo lo stesso criterio quando non investiamo sulla crescita delle nostre aziende. Oppure quando guardiamo alla Cina come un pericolo e non come ad una opportunità da cogliere», conclude Anna Maria Artoni.
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