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  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Nella terra dei disoccupati, nessuno vuol lavorare

    Come volevasi dimostrare, una volta di più....



    Nella terra dei disoccupati nessuno vuole vendemmiare


    di Carmelo Abbate
    1/9/2004





    Sono sempre meno i giovani che accettano di continuare a lavorare in campagna: la maggior parte dei proprietari di vigneti in questo periodo assume temporaneamente operai stranieri a giornata.
    In un paesino a pochi chilometri da Palermo uno su cinque non lavora. Ma non ci sono operai per raccogliere l'uva. Perché, tra sussidi e precariato, alla fine tutti si arrangiano.



    A parole vogliono tutti il lavoro. Protestano, si incatenano, di tanto in tanto dormono sui tetti delle chiese e minacciano di buttarsi giù. Poi però, quando succede che il «travagghiu» si ricorda di loro e li va a cercare fino a casa, alcuni disoccupati siciliani si nascondono per non farsi trovare. Accade così che, un paio di settimane fa, Calogero Trupiano, sindaco di San Cipirello, 5 mila abitanti a una trentina di chilometri da Palermo, oasi agricola in cui si raccolgono 500 mila quintali di uva ogni anno, lanci l'allarme. La vendemmia è alle porte, però non ci sono gli operai: «C'è poca gente disposta a raccogliere l'uva e manca del tutto il ricambio generazionale». Insomma, quei 44 euro di paga giornaliera molti non li vogliono. Meglio restare disoccupati. E non è certo la prima volta che nella terra di Leonardo Sciascia si registrano casi del genere: qualche tempo fa a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, all'appello del sindaco che cercava operatori ecologici avevano risposto solo una manciata di donne. Di uomini neanche l'ombra.

    Siamo in Sicilia, nella regione in cui, secondo il primo rapporto sull'isola presentato dall'Eurispes nella primavera scorsa, il tasso stimato di disoccupazione è del 20 per cento. Nella provincia palermitana, addirittura, stando all'istituto Tagliacarne, il dato sale al 22,9 per cento. Quasi il triplo rispetto al resto d'Italia, dove la percentuale di non occupati è di poco inferiore al 9 per cento, media europea. Che succede dunque ai 211 signor Randazzo, 134 Maniscalco e 103 Micciché, cognomi più diffusi di un paese che una frana, nel 1838, staccò da San Giuseppe Jato e che venne intitolato a uno dei più grossi proprietari terrieri della zona, lo spagnolo Sancio Pirrello? Sono semplicemente dei «lagnusi», gente che non ha un briciolo di operosità o, piuttosto, non possono lavorare perché sono già occupati a fare altro?

    La risposta non potrebbe venire da una persona più qualificata del governatore della Regione Siciliana Totò Cuffaro, l'uomo che l'anno scorso confidò il segreto del successo a oltre mille studenti delle scuole medie: «Bisogna sapere baciare più gente possibile. È un modo simpatico per avvicinarsi alle persone. Sono convinto di avere vinto le elezioni proprio per questo». Ebbene, quando a marzo gli hanno messo sotto il naso il rapporto Oro nero sul sommerso nell'isola che ha raggiunto il 28 per cento, Cuffaro ha sentenziato: «Piangiamo con un occhio, perché se c'è questo alto tasso di lavoratori irregolari, vuol dire che la percentuale ufficiale di disoccupati in Sicilia in realtà è minore».

    Ecco il punto: quanti sono i veri disoccupati siciliani? Prendiamo nel dettaglio proprio la situazione di San Cipirello. Su 5 mila abitanti, quelli senza un lavoro iscritti negli uffici di collocamento o in qualche agenzia di lavoro interinale della zona sono un migliaio, il 20 per cento. In questo dato però non c'è gente che sta con le mani in mano: 66 sono i cosiddetti ex articolisti, dall'articolo 23 della legge del 1988 che li ha creati. Lavorano 20 ore settimanali negli uffici comunali, dove i dipendenti di ruolo sono 39, per 473 euro al mese. Ci sono poi un centinaio di lavoratori forestali, che sono impiegati nei boschi o nei servizi antincendio per un periodo annuale che va da 51 a 151 giorni.

    Facciamo due conti in tasca a un disoccupato forestale di 151 giorni con moglie e due figli: lavora 6 mesi, guadagna 6 mila euro, ne riceve altrettanti dalla regione tra sussidio di disoccupazione e assegni familiari e per l'altra metà dell'anno si arrangia. In nero. Lo status e il sussidio da disoccupato rimangono, come per tutti gli altri che lavorano nell'Ente di sviluppo agricolo, nel consorzio di bonifica e nella missione archeologica. Un esercito di precari pagati dalla regione tolti i quali, secondo il vicesindaco Tonino Martello, «quelli che non fanno veramente nulla sono pochissimi». Alla fine chi ci rimette è proprio il bilancio di Palazzo dei Normanni, in cui il welfare pesa per 17 milioni di euro l'anno.

    Salvatore Inzerillo, 37 anni, è iscritto al libro paga della regione da più di 15 anni. Lui e sua moglie sono due dei 23 mila ex articolisti a 473 euro al mese. Si sono sposati 5 anni fa e hanno una figlia, con un'altra in arrivo. «Siamo entrati ragazzi e ci siamo ritrovati vecchi senza rendercene conto» dice alla scrivania del suo ufficio in comune. «Sognavamo il posto fisso, invece siamo diventati precari a vita. Per fortuna la casa in cui viviamo è nostra». Difficile trovare qualcuno che viva in affitto. A San Cipirello tutti i disoccupati mangiano e dormono nella loro proprietà.

    Calogero Schirò, 46 anni, lavoratore forestale da 51 giorni l'anno, con moglie e due figlie di 14 e 10 anni, ha avuto una suocera magnanima. «Metà casa ce l'ha lasciata lei, l'altra metà l'ho completata io». Nel 2003 ha ricevuto dall'Inps 2.916 euro, tra assegni familiari e indennità di disoccupazione. Il resto dell'anno si arrangia come può e coltiva il suo orto: «Tutta la frutta e la verdura che mangiamo in casa viene da lì, prugne, pere, uva, meloni. In agosto facciamo la salsa che ci dura tutto l'anno». Vacanze? «Sabato e domenica, quando non lavoro. Andiamo al mare, a Balestrate. Mi porto tutto da casa, brioche e bevande, in modo da non comprare nulla. Se no è finita». Calogero qualche stagione di vendemmia in passato l'ha fatta, quest'anno non può.

    Chi non ne vuole invece sapere nulla è Vincenza Stagna, 28 anni, laureata in scienze politiche a Palermo. Per un po' ha fatto la centralinista in un call center, adesso è disoccupata: «Qui in Sicilia il vero ammortizzatore sociale è la famiglia, ti assicura la copertura dei bisogni essenziali, dalla casa al cinema, alla pizzeria. Ti spingono a stare a casa fino a quando non si presenta l'occasione della vita, il posto fisso». La vendemmia? «Dopo tanti anni di studi e sacrifici non vedo perché dovrei».
    (Ha collaborato Leandro Salvia)


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  2. #2
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    non ci sono più le mezze stagioni....

  3. #3
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    Anche al nord ci sono disoccupati. Potrebbero andare al sud a dare una mano...

  4. #4
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    In origine postato da yurj
    Anche al nord ci sono disoccupati. Potrebbero andare al sud a dare una mano...

    no......si evita di far entrare immigrati e quelli del nord più semplicemente trovano lavoro....

  5. #5
    Veneta sempre itagliana mai
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    la sicilia è mica la regione di quel ictus?

  6. #6
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    In origine postato da yurj
    Anche al nord ci sono disoccupati. Potrebbero andare al sud a dare una mano...
    Le battute sono sempre ben accette, ma quì c'è da piangere più che da ridere.


  7. #7
    Padania libera dai padioti
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    Zitta.La società multirazziale è ormai un fatto inevitabile

  8. #8
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    neanche qui al nord si scherza molto sulla "voglia di lavorare".
    sto cercando da 3 mesi un cane qualsiasi che mi metta a posto un camino che tira poco, e tutti gli "artigiani" che trovo vogliono piazzarmi un monoblocco nuovo, possibilmente ventilato ecc. ecc.
    l'inverno è alle porte e la lancetta del bestemmiometro sta salendo

  9. #9
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    In origine postato da pensiero
    la sicilia è mica la regione di quel ictus?
    hai anche il coraggio di chiamarli scemi ??
    almeno si godono la vita alla faccia dei padani e della loro vita di merda casa-lavoro

  10. #10
    email non funzionante
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    In origine postato da pilone
    hai anche il coraggio di chiamarli scemi ??
    di solito li chiamiamo TERONI

 

 
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