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    Predefinito democrazia nella federazione russa

    INTRODUZIONE


    a Federazione Russa è in un periodo di transizione. Dal 1991, profondi mutamenti hanno interessato quasi tutti gli aspetti della vita dei suoi 144 milioni di abitanti.

    Dal 1970 ad oggi, la situazione dei diritti umani in Russia si è radicalmente trasformata. Eppure, le violazioni dei diritti umani sono ancora diffuse, e le vittime hanno pochissime probabilità di vedere i responsabili degli abusi davanti alla giustizia. La tortura e i maltrattamenti fanno parte della routine nelle stazioni di polizia. Le condizioni carcerarie e gli affollatissimi e malsani centri di custodia cautelare sono così terrificanti da costituire di per sé trattamento crudele, inumano e degradante.

    Il conflitto in Cecenia è stato caratterizzato da rapporti diffusi ed attendibili su gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate russe, come "sparizioni", tortura, stupro, uccisioni extragiudiziali. Le forze russe hanno anche attaccato civili e ucciso i militari prigionieri, violando così il diritto internazionale umanitario.

    I responsabili delle violazioni dei diritti umani sono raramente portati in giudizio, e le vittime spesso non hanno diritto ad alcun risarcimento. Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale per chiedere al governo della Federazione Russa di mantenere il proprio impegno a proteggere e promuovere i diritti umani, in modo che ci possa essere giustizia per tutti.

  2. #2
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    Predefinito diritti dei minori

    minori in carcere hanno diritto a una protezione speciale contro tortura e maltrattamenti, poiché la loro giovane età li rende maggiormente vulnerabili. Eppure, i bambini detenuti in Russia non godono di tale protezione.

    I minori vengono interrogati dalla polizia senza la presenza di un genitore o di un avvocato. Amnesty International è a conoscenza di un gran numero di minori torturati o maltrattati in tali circostanze. Tali casi sono particolarmente preoccupanti, dato l'elevato numero di minori arrestati ogni anno. I minori sono inoltre vittime di tortura in carcere o nei centri di carcerazione preventiva. Coloro che commettono tali abusi sui minori sono molto raramente portati in giudizio.

    E' necessaria una revisione radicale del sistema giudiziario per garantire il rispetto della libertà del fanciullo, per rendere il carcere minorile un luogo di recupero e riabilitazione, piuttosto che un luogo di crudeli punizioni, e per proteggere tutti i bambini in carcere dalla tortura e dai maltrattamenti, in conformità agli impegni presi dalla Russia.

    Decine di migliaia di bambini in Russia sono in carcere anche se le autorità sono obbligate, secondo la Convenzione ONU dei diritti del fanciullo, ad assicurare che "l'arresto, la detenzione e l'incarcerazione di un bambino siano usati solo come ultima misura e solo per il più breve periodo di tempo possibile". I bambini sono invece tenuti per mesi o persino per anni in carcere prima del processo, e sono condannati a lunghi periodi di prigione per reati minori.

    Secondo il Ministero della Giustizia, alla metà del 2001 c'erano più di 17.000 bambini in carcere, nelle 64 "colonie speciali" per i minori. Un ulteriore elevato numero di minori è nelle strutture di carcerazione preventiva, dove le condizioni di reclusione costituiscono "trattamento crudele, inumano e degradante".

    Nelle carceri e nei centri di carcerazione preventiva, i minori sono a rischio di abusi da parte delle guardie e dei loro stessi compagni. Tuttavia, le autorità fanno pochissimo per proteggerli dagli abusi, e le denunce di tortura e maltrattamenti raramente conducono ad indagini, o ancor meno a procedimenti giudiziari.

    E' necessaria una revisione radicale del sistema giudiziario per garantire il rispetto della libertà del fanciullo, e per proteggere tutti i bambini in carcere dalla tortura e dai maltrattamenti.

  3. #3
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    Predefinito testimonianza di un minore che ha subito abusi

    Sergei Kalinin, (si tratta di uno pseudonimo), di 16 anni, venne arrestato a Fili-Davidkovo, nel distretto di Mosca, il 14 settembre 2000, a quanto pare dopo il furto di una macchina.

    La legge russa prevede che il procuratore e i genitori siano immediatamente informati dell'arresto di un minore. Eppure, Sergei Kalinin è stato tenuto per 24 ore in carcere presso la locale centrale di polizia, senza che né il procuratore né i genitori ne fossero informati. Durante questo periodo di tempo il ragazzo è stato torturato.

    ..."Sergei Kalinin afferma che i poliziotti lo avevano picchiato sulla testa e sulla schiena, sbattendogli la testa contro il muro per fargli confessare di aver rubato la macchina. Dopo il rilascio, gli venne diagnosticata la frattura delle vertebre presso un locale centro medico.

    Il 28 maggio 2001, il Tribunale di Kuntsevskii dichiarò Sergei Kalinin colpevole del furto e lo condannò a tre anni di carcere minorile. La pena venne sospesa per via del ricorso in appello presso il Tribunale di Mosca il 17 luglio 2001.

    Nonostante Sergei Kalinin avesse dichiarato alla corte e alla procura di essere stato torturato dalla polizia, nessuna indagine è stata avviata sulla base delle sue denunce.

    Secondo sua madre, Sergei Kalinin soffre tuttora di disturbi per via delle torture subite.



    Quando andrai in procura, dì che avevi portato tuo figlio a casa, dove è caduto e si è rotto una vertebra"...

  4. #4
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    Predefinito Violenza contro le donne

    autorità in Russia non garantiscono protezione alle donne dagli agenti statali. Ci sono rapporti continui di maltrattamenti e tortura, compresi lo stupro e la violenza sessuale, di donne nelle centrali di polizia e in carcere. Tali abusi sono facilitati dal fatto che le autorità non garantiscono che per le donne in carcere vi sia uno staff di agenti di sesso femminile, e che vi sia un avvocato presente agli interrogatori. Gli abusi si ripetono anche grazie all'impunità di cui godono i responsabili.

    Molte delle donne che hanno subito abusi non chiedono giustizia, sia perché temono ulteriori rapporti con le autorità, sia per via dei pregiudizi sociali nei confronti delle donne violentate. Le donne che invece denunciano gli abusi devono scontrarsi con un sistema giudiziario che ignora la violenza sulle donne e che protegge i responsabili degli abusi: ne risulta che gli agenti credono di poter continuare a fare violenza sulle donne in custodia senza rischio di essere puniti.

    Lo Stato non protegge le donne neanche dalla violenza domestica. Le autorità russe sono consapevoli della gravità del fenomeno nel loro paese. All'inizio del 2002, è stato dichiarato che circa 14.000 donne in Russia muoiono ogni anno per mano dei propri mariti o dei parenti. Eppure, è stato fatto ben poco per risolvere il problema. Le quasi 50 versioni di una proposta di legge nazionale sulla violenza domestica hanno fatto poca strada in Parlamento.

    Ci sono pochissime probabilità che gli uomini che picchiano o violentano le loro mogli o che commettono atti di violenza domestica siano portati in giudizio nella Federazione Russa. Uno dei motivi di tale impunità risiede nel fatto che la legge non riconosce la violenza domestica come uno specifico reato, e non vengono così inflitte neanche sanzioni amministrative o multe a coloro che commettono tali abusi.

  5. #5
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    Predefinito la testimonianza di Marina T.

    caso di Marina T.


    all’interno di un centro ufficiale per alcolisti a Mosca, 1999. © Reuters Il 5 marzo 1999, Marina T. (pseudonimo), di venti anni, venne fermata dalla polizia mentre guidava nella città di Yaroslavl'. Gli agenti l'accusarono di essere ubriaca, e la condussero presso un'apposita struttura della polizia per guida in stato di ebbrezza. Marina T. ha dichiarato che gli agenti la spogliarono, le sbatterono la testa contro il muro e la picchiarono sul volto. I quattro uomini la violentarono, e a turno la costrinsero a rapporti orali.

    “Mi picchiarono sulla testa, e sul collo,da dietro,così che non riuscivo a muovere la testa.
    Fui colpita alle costole costantemente.
    Mentre uno di loro mi violentava l ’altro mi teneva ferma spingendomi la testa sul letto ”.
    Marina T. La mattina dopo Marina T. dovette presentarsi presso il Tribunale di Zavolzhskii, dove venne multata di 800 rubli (circa US$25) per guida in stato di ebbrezza e per resistenza a pubblico ufficiale.

    Successivamente, la ragazza sporse denuncia presso la locale procura, dove gli agenti notarono i segni della violenza sul suo volto.

    Un'indagine di reato venne aperta il 9 marzo 1999 contro i tre agenti per tortura e maltrattamenti, ma le accuse vennero fatte cadere il 18 maggio 2000 per "insufficienza di prove". Il caso rimase aperto, tuttavia, per le accuse di abuso di ufficio, per lesioni e per negligenza - capi d'imputazione che prevedono condanne più lievi di quelle per stupro e maltrattamenti.

    Il caso venne riaperto e chiuso diverse volte, prima che finalmente potesse esser discusso nel marzo 2002 presso il Tribunale distrettuale di Zavolzhskii. Il Tribunale dichiarò colpevole uno degli agenti per aver premeditato lesioni alla ragazza: ma venne rilasciato subito grazie ad un'amnistia prevista per i reati minori. Due altri agenti furono dichiarati colpevoli di abuso di ufficio, minacce e uso di violenza. Ricevettero la sospensione della pena e sospensione dal lavoro per due anni.

    La procura e l'avvocato di Marina T. fecero appello contro il verdetto. Nell'aprile 2002 il Tribunale Regionale di Yaroslavl ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso presso il Tribunale di Zavolzhskii. Alla metà del 2002, il processo era ancora pendente.

  6. #6
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    Predefinito Le minoranze etniche

    Amnesty International continua a ricevere denunce di violenza per motivi razziali da parte di individui e di gangs (si tratta quindi di attori non statali) a Mosca, San Pietroburgo, e in altre città della Federazione Russa.

    Le vittime sono spesso studenti e rifugiati dall'Africa. Altre vittime comprendono persone provenienti dal Caucaso (compresi i ceceni), dall'Asia Centrale, dal Medio Oriente e dall'America Latina. Anche gli ebrei sono stati vittime di aggressioni verbali e fisiche.

    Alcune delle vittime, in particolare i richiedenti asilo e i rifugiati, i cui documenti non erano stati accettati o convalidati dalla polizia, hanno dichiarato ad Amnesty International di aver paura a denunciare tali aggressioni, temendo che la polizia possa sottoporli a minacce ed estorsioni di denaro.

    In molti dei casi documentati da Amnesty International, la polizia si è mostrata riluttante a classificare gli attacchi come di stampo razzista, insistendo sul fatto che la vittima aveva dichiarato che gli aggressori erano ubriachi.

    E' cruciale ritenere le autorità responsabili di tali abusi anche se compiuti da attori non statali, nella battaglia per la difesa dei diritti umani delle minoranze etniche che subiscono discriminazioni.

    Il governo russo è obbligato, secondo i trattati internazionali, a combattere la discriminazione di tutte le sue forme. Ha inoltre il dovere di intraprendere misure efficaci per assicurare il diritto di tutti alla libertà dalla tortura e dai maltrattamenti. Tali misure devono prevedere anche l'abrogazione di leggi discriminanti che facilitano la tortura e negano il diritto ad un accesso per tutti alla giustizia, fornendo protezione efficace contro la violenza nella società. Ciò significa anche che le leggi e le istituzioni dello stato dovrebbero affrontare ciò che è alla radice del problema della discriminazione.



  7. #7
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    Predefinito

    Sultan Akhmedova e suo marito Begzadi sono Meskhetiani, un gruppo formato in gran parte da musulmani deportati dal sud - ovest della Georgia nel 1944. Molti di coloro, stabilitisi in Uzbekistan, furono successIvamente costretti a fuggire in Russia nel 1989. Essi erano per legge cittadini russi, in quanto cittadini della vecchia Unione Sovietica, residenti per-manentemente nella Federazione Russa, secondo la legge sulla cittadinanza adottata nel 1992. Tuttavia, le autorità della Regione del Krymsk, del territorio Krasnodar, hanno ostinatamente negato ai Meskhetiani locali i loro diritti e la cittadinanza. L’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite li ha definiti come “cittadini de jure, apolidi de facto”. In pratica ciò significa che le persone come Begzadi e Sultan Akhmedov hanno negati il diritto alla pensione, all’assistenza sanitaria statale e ad un impiego lavo-rativo legale, e non possono ufficialmente registrare a proprio nome una casa, l’acquisto di un terreno, il matrimonio o la morte.

  8. #8
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    Predefinito Joseph Peter

    oseph Peter, di nazionalità sudanese, venne aggredito e picchiato con spranghe di ferro il 16 giugno 2001, da un gruppo di una ventina di "skinheads". Stava facendo riprese con una videocamera nel parco di Mosca, quando venne aggredito e gettato in uno stagno. Spaventato, alla vista di altri skinheads che correvano verso di lui, Joseph Peter aveva cercato di uscire dallo stagno, ed era stato picchiato ancora. Tuttavia, era riuscito a filmare alcuni degli aggressori.

    Grazie all'intervento di un passante, Joseph Peter fu in grado di tornare in albergo e di chiamare un'ambulanza. I dottori dell'ospedale gli diagnosticarono la frattura di una costola e contusioni.

    Joseph Peter inviò una denuncia scritta sull'aggressione all'ufficiale di polizia competente, presso la locale centrale dei distretti Kuzminki - Liublino. Tre agenti si recarono presso l'hotel dove Jospeh peter alloggiava, dicendogli che per procedere con le indagini egli doveva sottoscrivere una dichiarazione con cui venivano significativamente cambiati alcuni dettagli dell'aggressione, togliendo gli elementi che portassero al sospetto di un'aggressione per motivi razziali.

    Il nastro della registrazione dell'incidente mostrava chiaramente i volti dei tre aggressori. Joseph Peter aveva consegnato l'unica copia in suo possesso agli agenti, che avevano promesso di restituire la cassetta entro due settimane. Tuttavia la polizia non l'ha ancora restituita, e con ci sono stati ulteriori progressi sul suo caso

  9. #9
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    Predefinito CECENIA

    l conflitto in corso in Cecenia è caratterizzato da rapporti diffusi ed attendibili sulle violazioni dei diritti umani: "sparizioni", tortura, stupro, uccisioni extragiudiziali commessi dalle forze russe.

    Uno dei fattori determinanti, che causano il perdurare delle violazioni dei diritti umani, è che le autorità non fanno nulla per portare in giudizio i responsabili di tali abusi.

    La paura è un altro dei fattori che impedisce ai responsabili di affrontare la giustizia. Molti ceceni temono ulteriori abusi se denunciano le violazioni dei diritti umani subite e commesse dalle truppe russe. Le autorità russe non sono riuscite a prendere misure necessarie a combattere la paura delle vittime.

    "...l'attuale livello di distruzione fa pensare che Grozny sia stata il bersaglio di bombardamenti indiscriminati e sproporzionati da parte delle forze russe".
    Lord Judd, membro del Comitato per gli Affari Politici dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio D'Europa, aprile 2000 Secondo i rapporti, le forze russe hanno arrestato arbitrariamente, torturato e ucciso migliaia di civili. Molti di essi sono stati arrestati dalle forze russe ai posti di blocco, durante il tragitto dei convogli in viaggio dalla Cecenia all'Ingushetia, o durante i raid militari (i cosiddetti raid "zachistki," cioè di "pulizia") sulle aree popolate. I civili, comprese le donne e i bambini, sono stati rapiti, violentati o sottoposti ad altre forme di tortura, e uccisi.

    I detenuti in Cecenia vengono tenuti in strutture che talvolta sono veri e propri pozzi nel terreno. on possono vedere né un avvocato né i propri familiari, né possono avere qualsiasi contatto col mondo esterno. I sopravvissuti hanno dichiarato che la tortura è abituale e sistematica. Hanno raccontato dello stupro di detenuti e detenute, percossi con martelli, bastoni, sottoposti ad elettro-shock e esposizione a gas lacrimogeni.

    Centinaia di civili ceceni sono "scomparsi" dopo essere stati arrestati dalle forze russe. Le vittime comprendono donne e ragazze sospettate di avere combattuto o aiutato i combattenti. I corpi di alcuni "scomparsi" sono stati poi ritrovati in discariche abusive. Molti dei cadaveri recano i segni di tortura, stupro, e di morte violenta.

    Indagini su casi di esecuzione extragiudiziale, "sparizioni", tortura e maltrattamenti compiuti dalle forze armate russe sono inadeguate e raramente danno luogo a processi per i responsabili di tali abusi.

  10. #10
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    Predefinito Il caso di Kheda (Elza) Kungaeva

    9 novembre 2001 alcuni soldati russi fecero irruzione in una casa del paese di Kerzhen-Yurt, in Cecenia, dove 5 ragazze e due donne stavano dormendo.

    Le due donne, Aset Yakhiaeva (nota anche come "Zargan"), di 45 anni, e Milana Betirgirieva (nota anche come "Ainat"), di 21, erano in paese per dare aiuto per i preparativi delle nozze della figlia di un vicino.

    I soldati partecipavano a un raid nel paese. Secondo le testimonianze, i soldati tolsero elettricità alla casa. Mentre le ragazze terrorizzate urlavano, i soldati minacciarono di ucciderle, poi puntarono le torce sui loro volti mentre discutevano fra loro su quale dovessero violentare. Una delle ragazze ha dichiarato ad Amnesty International che un ufficiale entrò nella stanza ordinando ai soldati di non toccarle.

    Dopo che i soldati se ne furono andati, le ragazze corsero nella stanza dove dormivano le due donne, Aset Yakhiaeva e Milana Betirgirieva. La stanza era vuota. Le ragazze trovarono alcuni vestiti, una gonna, una camicetta, fuori dalla casa, nella strada. Non ci sono notizie delle due donne da allora. Sono "scomparse

 

 
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