franchismo non è più tabù: Zapatero istituisce una commissione sui crimini del regime
di red.
È la fine di un tabù. Un tabù pesante, quasi impronunciabile, sepolto dal silenzio. Il governo socialista spagnolo ha istituito una commissione d’inchiesta ministeriale sulle vittime della Guerra Civile (1936-1939) e del regime franchista (1939-1975). L’obiettivo è quello di «risarcire la dignità e restituire la memoria» di coloro che subirono l'ostracismo, il carcere, la repressione o anche la morte per difendere i valori di una società democratica. Zapatero aveva messo in conto di istituire questa commissione già prima che vincesse le elezioni del 13 marzo. Infatti, oltre ad aver promesso di ritirare le truppe dall'Iraq, aveva anche annunciato che la Spagna avrebbe definitivamente affrontato il proprio passato e la lunga e immacolata dittatura di Francisco Franco.
Il primo giugno scorso, la Camera dei Deputati spagnoli aveva approvato una mozione con la quale si chiedeva al governo di indennizzare le vittime del franchismo e coloro che subirono persecuzioni anche nella fase di transizione alla piena democrazia, cioè tra gli anni 1977-1982. La proposta era stata fatta dai deputati del Partito Nacional Vasco e del gruppo misto. Ma era stata cassata, perché si spingeva oltre il franchismo e si proponeva anche di fare luce sul periodo in cui Suarez governò la Spagna. Ciò equivaleva a mettere in discussione lo stesso Suarez e peggio ancora, significava tirare nella mischia il re, Juan Carlos di Borbone. Le ragioni sono evidenti: il premier Saurez era stato un uomo di Franco e aveva vinto le elezioni, grazie a una politica di distensione e pacificazione il cui primo atto fu la legalizzazione del partito comunista. La politica di Suarez rifletteva il dibattito presente nel franchismo negli ultimi anni della dittatura. Sia nel generalissimo che nei suoi più stretti collaboratori c’era la consapevolezza che il regime non sarebbe sopravvissuto alla morte del suo leader. Franco decise di mettere il futuro della Spagna nelle mani del re, che d’accordo con Suarez, uno dei franchisti “moderati”, optò per il ripristino progressivo delle libertà. Risalire fino a quel periodo avrebbe determinato un trauma nazionale, visto che il sovrano spagnolo è unanimemente ritenuto come il garante del ritorno alla democrazia. Almeno su questo Partido Popular e socialisti sono d’accordo.
Ma ci sono anche altre ragioni storiche e politiche che hanno indotto a frenare continuamente il tentativo di fare i conti con il passato. Era lo stesso partito socialista di Felipe Gonzales a glissare sull’argomento. L’avvocato di Siviglia, leader storico del Psoe e quattro volte presidente del Consiglio prima di essere travolto dallo scandalo tangenti e da José Maria Aznar, giunse alla Moncloa (sede del governo spagnolo) nel 1982, in un periodo storico in cui le ferite erano ancora aperte e il paese era attraversato da strascichi di giustizialismo. Complice anche il tentato golpe militare del 1981, al quale Juan Carlos si oppose con fermezza, facendosi ancora una volte garante del ritorno alle libertà. Felipe Gonzales doveva scegliere tra governare una Spagna pacificata o dare vita a un cataclisma. Ma essendo un accorto politico e un ottimo calcolatore, non si pose nemmeno il dubbio. L’unica cosa da fare era andare avanti, ricostruire l’economia, rendere il paese credibile e affidabile a livello internazionale e purificare le coscienze.
Venne poi Aznar. Nei suoi otto anni di governo il Pp si è sempre rifiutato di indagare sul passato. Il motivo è ovvio, essendo i popolari i discendenti del franchismo. Eppure il dibattito storico aveva fatto ulteriori passi avanti, anche durante i due mandati di Aznar. Nel 1999 per la prima volta nella storia, il Parlamento ha condannato il colpo di Stato del 1936, che portò Franco al potere. La decisione ha fatto storia. E anche i “nipotini” del generalissimo, seppure timidamente, avevano accettato questa decisione, dato che piuttosto di votare contro, avevano preferito astenersi. Una scelta, questa, politicamente rilevante.
Ora, la decisione del governo Zapatero (il cui nonno per esempio fu fucilato dai franchisti) di istituire una commissione ad hoc sui crimini del regime, presieduta da Maria Teresa Fernandez de la Vega, vice premier spagnola, indica che la Spagna è matura per voltarsi indietro e togliere la sordina al franchismo. Anche se i membri della commissione dovranno fare i conti con la scarsità di materiale a loro disposizione. Infatti, la distruzione degli archivi dei servizi segreti di Franco rende estremamente difficile quantificare il numero delle vittime della repressione




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