Rapporto Caritas: forte diversificazione geografica nella presenza mussulmana

Giulio Ferrari
--------------------------------------------------------------------------------
Dall’Est europeo non giungono solo gli echi strazianti del terrorismo ceceno, ma anche le ultime “tendenze” religiose dell’immigrazione extracomunitaria in Italia. Questo, almeno, è quanto si ricava dalla ricerca di Fondazione Migrantes e Caritas condotta sugli ultimi dati disponibili relativi agli stranieri regolarizzati.
Lo studio evidenzia i significativi cambiamenti che, a partire dal 2002, si sarebbero verificati nell’eterogeneo ambito dei “fedeli” d’importazione. L’elemento più eclatante riguarda la “forte diversificazione geografica” di culture religiose già esistenti sul territorio nazionale. E, in tale contesto, è l’influsso proveniente dall’Est europeo a fare la differenza.
Una svolta che si coglie nella nuova “colorazione” della presenza islamica e nel notevole aumento di fedeli della Chiesa ortodossa, tutti riconducibili ai Paesi della ex cortina di ferro. Quest’ultimo elemento consente ai ricercatori di “barare” un po’ sulle cifre, addizionando il numero dei nuovi ingressi cattolici a quello di ortodossi e protestanti, come se si trattasse di una sola religione.
Lo scopo dell’ardita quanto sincretistica operazione è quello di minimizzare la presenza e il pericolo islamico e arrivare a sostenere che, «tra i regolarizzati i cristiani superano la maggioranza assoluta (56%)». Peccato che per ottenere tale risultato siano stati arbitrariamente accomunati gli immigrati fedeli a Santa Romana Chiesa e i seguaci di chiese scismatiche che si dicono cristiani ma vanno per la loro strada nella dottrina e considerano il Papa come una sorta di usurpatore.
In realtà, al di là degli “artifizi contabili”, l’islam rimane saldamente al primo posto tra le religioni professate dagli stranieri in Italia. Tra gli immigrati regolari i mussulmani vantano 824.341 adepti, a fronte di 651.000 cattolici e 470.000 ortodossi, tanto per fermarci alle prime posizioni.
Questo senza nulla togliere all’exploit delle cosiddette Chiese d’Oriente. «Se nel 1991 - si legge infatti nel rapporto Caritas-Migrantes - i cattolici erano quasi il 60% di tutti i cristiani e gli ortodossi appena il 14%, nel 2004, dopo più di un decennio dall’apertura delle frontiere dei Paesi dell’Est Europa, gli ortodossi si avvicinano quasi alla metà della presenza cristiana totale, essendo aumentati di ben 11 volte (da 43.000 a 470.000), mentre la popolazione immigrata è solo quadruplicata».
Insomma, sull’immigrazione straniera nel Belpaese soffia forte il vento dell’Est. E neppure l’islam ne è risparmiato. «E’ importante sottolineare - continua il rapporto - che 1 su 4 mussulmani viene dall’Est Europa, dove si fa riferimento prevalentemente al modello islamico turco. Anche i mussulmani hanno conosciuto una forte diversificazione geografica a seguito dei flussi registrati nel corso degli anni ’90 e nell’ultima regolarizzazione. Tra di essi prevale nettamente la confessione sunnita rispetto a quella sciita, diffusa quest’ultima specialmente in Iran (93% dei mussulmani), in Iraq (62%), in Libano (un terzo dei mussulmani locali), in Afghanistan (un quarto) e in Sri Lanka (un quinto)».
In pratica si assiste a un relativamente veloce cambiamento del volto dell’immigrazione maomettana. Se sino a pochi anni fa il fedele della Mezzaluna veniva identificato soprattutto con l’immigrato proveniente dal Maghreb, il classico marocchino, oggi la presenza islamica è assai più variegata.
Ormai «alla componente nordafricana (48%) - continua il dossier - si affianca quella dell’Est Europa (26%); seguono con l’11% l’Africa occidentale e con il 10% il Subcontinente indiano».
I dati Caritas mostrano come dall’Europa nel suo complesso provengano 223.201 immigrati islamici di recente regolarizzazione: un dato importante se paragonato a quello dell’immigrazione africana (495.057), asiatica (104.994) e americana (1.088).
Tra gli arrivi islamici, la parte del leone tocca pur sempre al Marocco (253.238) ma subito dopo si colloca un Paese dell’Europa dell’Est, l’Albania (177.185). E anche la Turchia comincia a “farsi sentire”, contribuendo con oltre 10.000 nuove presenze mussulmane nel nostro Paese.
Quanto agli ortodossi, la gran massa dei “cristiani di ultima generazione” giunti sul territorio nazionale proviene dalla Romania (235.186). Seguono, a grande distanza, Ucraina (43.371) e Moldova (42.383).
Insomma, le novità dell’immigrazione “religiosa” in Italia si chiamano albanesi e rumeni. Presenze che hanno già destato parecchie preoccupazioni, sebbene più sotto il profilo dell’ordine pubblico che sotto l’aspetto dell’estremismo islamico.
Per la nostra società, dunque, le due facce sgradite del fenomeno migratorio sembrano essere sempre quelle del terrorismo e della criminalità. Che, nel caso dell’islam, spesso coincidono.
Significativo, al riguardo, il recente episodio che ha visto per protagonisti un gruppo di giovani marocchini. Gli stranieri avevano aggredito una ragazza italiana, ma hanno desistito dal violentarla quando si sono accorti che era mestruata. Per il buon mussulmano è infatti colpa grave “contaminarsi” con il sangue mestruale, mentre è del tutto lecito stuprare una donna “infedele” che, in quanto tale, è bottino di conquista per i guerrieri di Allah.
La mutata diversificazione geografica della provenienza islamica, tanto enfatizzata nel rapporto della Caritas, migliora forse le prospettive di convivenza tra chi ha comunque per credo i dettami coranici e chi si riconosce nei valori della civiltà europea e della tradizione cristiana?


[Data pubblicazione: 12/09/2004