Nascono polizze scontate per i cattolici che si impegnano
a non utilizzare le pratiche mediche proibite
I VESCOVI USA DAL PULPITO: «IL VOTO PER KERRY E' PECCATO»
Massimo Gaggi, "Corriere della Sera" del 13 Ottobre
NEW YORK - Non è visibile come il bombardamento di spot elettorali in tv
al quale da settimane sono sottoposti gli americani, soprattutto negli Stati
in bilico tra democratici e repubblicani, ma lo scontro tra Bush e Kerry
per conquistare il voto cattolico - un bacino potenziale di sessanta milioni
di cittadini, circa un quarto di quelli con diritto al voto - è ormai di
un'asprezza senza precedenti.
Il partito del presidente ha addirittura istituito il sito Internet
KerryWrongFor Catholics.com per convincere i seguaci della Chiesa di Roma
che votare per il senatore del Massachusetts è sbagliato e dannoso. Alcuni
vescovi sono andati molto più in là: non si sono limitati a condannare le
posizioni del candidato democratico, ma hanno addirittura sostenuto che chi
lo vota commette un peccato che va confessato prima di fare la Comunione. I
democratici chiedono a Bush di arrestare quella che considerano
un'aggressione e chiedono che vengano dichiarati illegali gli sforzi degli
attivisti repubblicani per ottenere dalle parrocchie un elenco aggiornato
dei loro fedeli, in modo da poterli contattare direttamente.
Nel 1960 John Kennedy, ultimo politico della costa atlantica ad essere
eletto presidente degli Stati Uniti, la spuntò per un soffio su Richard
Nixon anche grazie al voto dei cattolici che lo sostennero in larga
maggioranza (il settantotto per cento, secondo le stime più attendibili).
Per Kennedy il problema principale non fu catturare il voto cattolico ma
convincere gli altri elettori che la sua politica non sarebbe stata
condizionata dal Vaticano. Quarantaquattro anni dopo John Kerry ha
tutt'altro problema: evitare che la posizione laica, tollerante, da lui
assunta sull'aborto e i matrimoni tra gay («sono un cattolico e da ragazzo
ho fatto anche il chierichetto, ma non posso pretendere di imporre agli
altri per legge ciò che per me è un atto di fede» ha spiegato durante il
dibattito televisivo di venerdì scorso) e la durissima campagna condotta dai
repubblicani, facciano trasmigrare la maggioranza dei voti cattolici nel
campo di un presidente di religione metodista. Un tema che probabilmente
tornerà anche stasera nell'ultimo confronto tra Bush e Kerry, quello
dedicato alle questioni interne dell'America.
In realtà molti sondaggisti negano addirittura che si possa parlare dei
cattolici come di un gruppo con un contorno elettorale ben definito:
storicamente hanno votato soprattutto per i democratici, ma valutando
di volta in volte le piattaforme. E a volte hanno scelto i repubblicani:
per esempio votarono per Bush-padre nel 1988. La loro articolazione
interna rispecchia divisioni che si registrano anche al di fuori
delle varie confessioni: i cattolici ispanici sono ad esempio
in larga misura democratici, mentre i tradizionalisti si sentono
più garantiti da un presidente che, soprattutto sulla bioetica,
ha scelto posizioni molto rigide.
In realtà gli strateghi elettorali della Casa Bianca concentrano i loro
sforzi su sette, otto milioni di cattolici tradizionalisti che sperano
possano essere decisivi sia perché dovrebbero votare in modo abbastanza
compatto per il presidente, sia perché sono abbastanza concentrati negli
Stati - come l'Ohio e il Missouri - in cui la battaglia è più incerta.
Negli ultimi anni lo sforzo dell'Amministrazione è stato quello di creare un
clima favorevole alla diffusione dei valori sostenuti da Bush: non solo il
no ad aborto e matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma anche i limiti
alla ricerca basata sulle cellule staminali, all'inseminazione artificiale,
la sterilizzazione, la contraccezione. Un'azione che ha portato perfino alla
nascita di assicurazioni sanitarie con una polizza scontata per cattolici di
stretta osservanza che si impegnano a non utilizzare le pratiche mediche
proibite dalla loro religione. Ma anche un'azione che sta condizionando
l'attività di molti laboratori nel campo della genetica.
Bush ha incassato le dure critiche degli scienziati ed anche dei
repubblicani che non accettano condizionamenti religiosi alla ricerca
medica. Il caso più clamoroso è quello di Nancy Reagan, impegnata da anni a
sostenere la ricerca contro la malattia che dieci anni fa colpì l'ex
presidente repubblicano, scomparso pochi mesi fa. Ma Bush pensa di aver
fatto una buona "semina". Ed ora ha incaricato della raccolta l'esercito dei
cinquantaduemila "team leader" cattolici, volontari reclutati già da molti
mesi e sparpagliati in tutto il Paese per convincere gli elettori di questa
fede a registrarsi e a votarlo.
Un lavoro che in alcune realtà è stato oggettivamente agevolato da
esponenti della Chiesa che hanno assunto posizioni di chiusura totale nei
confronti di Kerry: «Se voti per lui cooperi con le forze del male. Non è
questo un peccato da confessare?», ha dichiarato al "New York Times"
l'arcivescovo Charles Chaput, la più alta autorità cattolica del Colorado.
Affermazioni analoghe sono venute da prelati di altri Stati, dal Missouri
all'Ohio al West Virginia.
Altre voci nel mondo cattolico si sono levate per contestare queste
posizioni integraliste e per sostenere che se Kerry è criticabile
sull'aborto, Bush lo è per la pena di morte e la guerra in Iraq.
Difficile dire chi la spunterà, anche perché la battaglia non si decide
nelle grandi città dove forse prevalgono posizioni laiche anche tra i
cattolici. I sondaggi di fine settembre vedevano favorito il presidente tra
l'elettorato cattolico (il Pew Research Center gli attribuiva un margine di
sette punti percentuali, più che raddoppiato rispetto ai dati di agosto), ma
i dibattiti televisivi possono aver cambiato la situazione.




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Nobis ardua 
