Siniscalco telefona a Cimoli: per la holding tempo scaduto
L’ipotesi di una capogruppo che detiene solo una partecipazione in Az Service
ROMA - Il silenzio tenuto dal governo sul caso Alitalia, che finora gli ha consentito di apparire compatto, non potrà durare a lungo. La trattativa tra azienda e sindacati sui contratti, destinata a esaurirsi in questi giorni, porterà dritta a Palazzo Chigi. In quella sede l’esecutivo dovrà dimostrare di saper fare quello che al sindacato finora è riuscito benissimo: restare unito e parlare con una sola voce. Sì, ma quale? La voce dell’azionista, il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ieri al telefono con l’amministratore delegato di Alitalia, Giancarlo Cimoli, è apparsa al suo interlocutore assai ferma: «Ingegnere, lei sa meglio di me che a marzo i soldi in cassa finiranno. Non c’è più tempo per fare una holding. Perderemmo 2-3 mesi rispetto al programma. A gennaio le società dovranno essere già due: la Fly e la Service».
Se fosse per Siniscalco, dunque, i sindacati potrebbero anche evitare di passare da Palazzo Chigi. La loro proposta di costituire una holding che, per giunta, controlli sia la Fly che la Service, metterebbe una pietra tombale sulla futura privatizzazione della Fly.
Ma il fatto che il sindacato sia riuscito a condurre finora la trattativa senza un’ora di sciopero mette il governo nella singolare situazione di non potere assumere una linea tanto intransigente. Ecco perché in queste ore circola insistente la voce che l’ultima offerta dell’azionista, in omaggio all’accordo del 6 maggio sottoscritto a Palazzo Chigi, sia la costituzione di una holding che però detenga soltanto una partecipazione di Az Service. «Non capisco perché i sindacati non dovrebbero accettare - confida un membro del governo, che con i confederali dialoga -, tutto sommato anche in Az Fly lo Stato è destinato a scendere in seguito alla privatizzazione».
Sul punto ancora ieri Cgil, Cisl e Uil non sembravano voler concedere nulla, chiedendo all’unanimità una «holding forte». Ma sulla portata dell’aggettivo «forte», affermano fonti sindacali, bisognerà intendersi. Una parte del governo, che sembra far capo all’area di An e Udc, sembra convinta di poter scardinare la resistenza dell’ala più moderata del sindacato concedendo garanzie sul futuro dei 3.500 esuberi di terra. Nel pacchetto, che è stato discusso anche in via XX Settembre, ci sarebbe un fondo di garanzia aggiuntivo per i lavoratori della Service e la cassa integrazione ad hoc per Alitalia. Ma la mossa che potrebbe risultare decisiva è il passaggio di alcuni lavoratori ad aziende pubbliche (Poste e Fs) e presso gli enti locali.
A sorpresa il «governatore» della Regione Lazio, Francesco Storace (An), mette le mani avanti: «Mi pare difficile che gli enti locali possano fare qualcosa su questo. Nella pubblica amministrazione si entra per concorso». Ma non tutti nel suo partito la pensano così. «Per me lo Stato dovrebbe mantenere la maggioranza in Az Service - confessa il responsabile dei Trasporti di An, Antonio Pezzella -. Ma se non fosse possibile, credo almeno che una parte di esuberi potrebbe finire alle Poste che qualche mese fa hanno dato disponibilità. Escluderei invece le Ferrovie: lì Cimoli, quando era manager, ha nascosto un po’ di polvere sotto il tappeto. E ora bisognerà ripulire...».
L’ipotesi di un travaso di dipendenti nel settore pubblico incontra però l’avversione del ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha escluso un tale tipo di «scorciatoia». «Il ministro vuole il fallimento di Alitalia» ha tagliato corto il segretario generale Filt-Cgil Milano, Nino Cortorillo. Accuse che volano anche in seno al governo e che lasciano prefigurare una guerra all’ultimo sangue tra il partito del salvataggio contro quello della liquidazione.
Antonella Baccaro
Corriere della Sera
Alitalia, i piloti voleranno di più. Con meno soldi
Definita una piattaforma sul modello della tedesca Lufthansa. Ma il sindacato vuole il confronto a Palazzo Chigi
ROMA - I piloti di Alitalia guidano il pressing dei sindacati sul governo perché apra un tavolo di trattativa nelle prossime 48 ore. Ieri, dopo l’intersindacale tra Cgil, Cisl e Uil che ha confermato la linea comune sulla vertenza, sono stati i comandanti a raggiungere per primi un accordo unitario da presentare all'azienda. La formula scelta per i limiti d’impiego è quella usata dalla tedesca Lufthansa, adattata alle necessità di Alitalia. Intanto anche gli enti locali, Comune e Provincia di Roma e Regione Lazio, si sono riuniti per fare fronte comune e chiedere di essere convocati dall’azienda e dal governo. A credere a un’intesa imminente c’è la Borsa: ieri il titolo Alitalia ha guadagnato il 7,2%.
VOLERE VOLARE - C’è voluto un intero pomeriggio di discussioni, dopo un’accesa assemblea tenutasi a Fiumicino, per mettere d’accordo tutte le sigle dei piloti sulla proposta da presentare al tavolo. I comandanti alla fine hanno deciso non solo di ridurre la quota fissa della busta paga ma anche di utilizzare i limiti di impiego della Lufthansa: tetto massimo di 13,5-14 ore di lavoro per un massimo di 4.200 miglia con due soli piloti. Il che vuol dire, ad esempio, due soli piloti su tutti i voli che coprono le tratte nel Nord America (tranne Miami), e tre comandanti su tutte le altre. L’accordo, una volta firmato anche dall’azienda, sarà sottoposto a un referendum all’interno della categoria.
IL VERTICE - Il termine perentorio del 15 settembre, imposto dall’azienda per la chiusura della trattativa, sembra ormai superato di fatto. Gli unici a spingere per la stretta finale al momento sembrano i sindacati. Ieri il vertice tra i leader Guglielmo Epifani (Cgil), Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) ha prodotto una convergenza sulla creazione di una holding che detenga il 51% di Az Fly e Az Service e sulla gestione «non traumatica» degli esuberi. Punti considerati «dirimenti» dai tre segretari. «Si avvicina il tempo - hanno detto sia Epifani sia Pezzotta - nel quale azionista e azienda devono darci le risposte che non ci hanno ancora dato». «La nostra volontà - ha aggiunto Angeletti - è quella di risanare l'Alitalia per i prossimi 20 anni non per i prossimi 20 mesi».
I PRECARI - Gli unici a scendere in piazza ieri sono stati i precari del call-center che accusano l’azienda di non averli presi neppure in considerazione nel piano industriale: «Siamo invisibili» hanno detto, chiedendo di essere convocati dal presidente della Repubblica. Per ora sono stati ricevuti dal Comune. Sul futuro degli esuberi è intervenuta l’Ue che ieri ha dato via libera a un possibile travaso di dipendenti da Alitalia a enti pubblici, escludendo che si tratti di «aiuti di Stato». Sempre che però l’azienda si accolli il costo del licenziamento dei lavoratori, ossia il pagamento del trattamento di fine rapporto.
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




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3 piloti in totale credo...giusto?