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  1. #1
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    Predefinito I rischi del federalismo per la sanità..

    L’attuazione del federalismo fiscale ha preso avvio con l’aumento dell’addizionale IRPEF introdotto da alcune regioni (Lombardia, Piemonte, Puglia, Marche, Umbria e Veneto) nonche’ da molti comuni, e con l'imposizione dei ticket sui prodotti farmaceutici.



    La pubblicazione dei dati a livello regionale sul gettito dell’addizionale IRPEF comunale per il primo semestre 2002 (cf. Il Sole24 Ore del 9 Agosto, pag. 5) consente di evidenziare alcuni aspetti economici insiti nella riforma federalista. I dati, , mostrano come il gettito pro-capite risulti essere molto diverso da regione a regione: ad esempio nel 2001 varia dai 32 euro della Lombardia ai 15 euro della Calabria, ai 18 della Campania e di Puglia e Molise. In altri termini, la Lombardia riesce a generare un gettito pro-capite pressoché doppio rispetto a quello della maggior parte delle regioni del Sud. Per il 2002 le previsioni mostrano che questi divari rimarranno sostanzialmente invariati.

    . Come vedremo, il punto chiave e’ che le differenze di gettito fra le regioni derivano in larghissima parte dalla disparita’ del reddito e quindi dalla base imponibile. Secondo l’indagine sui redditi delle famiglie italiane condotta dalla Banca d’Italia nel 1998, la Lombardia registra il reddito imponibile medio familiare (e pro-capite) più alto d’Italia, mentre la Calabria è quella con i livelli più bassi. . Quindi, se si applicasse un’ aliquota regionale uniforme, il gettito sarebbe estremamente diverso da regione a regione in virtu’ delle diverse basi imponibili esistenti.


    Un esercizio di simulazione

    Per dare un’ idea ancora piu’ precisa sull’ordine di grandezza della ridistribuzione di risorse che sara’ influenzata dalla riforma federalista abbiamo condotto un semplice esercizio di simulazione. Per pura ipotesi abbiamo immaginato che venissero eliminati tutti i trasferimenti effettuati nel 2001 dallo Stato alle regioni e che queste ultime dovessero coprirne l’ammontare attraverso l’imposizione di una tassa regionale sui redditi delle persone fisiche. Ci siamo quindi chiesti: “Di quanto dovrebbe aumentare l’aliquota IRPEF in ogni regione per ottenere lo stesso ammontare di risorse che lo Stato centrale garantisce attraverso i trasferimenti?”.




    Per esempio la Lombardia potrebbe coprire i mancati trasferimenti dello Stato centrale imponendo un’aliquota IRPEF regionale di appena lo 0.66%, mentre la Calabria sarebbe costretta a introdurre un’ IRPEF regionale del 24%. Queste cifre servono essenzialmente a dare una misura delle disparità e degli ammontari in gioco quando si parla di federalismo fiscale. Inoltre, queste stime sono a funzioni date; quando le Regioni otterranno anche le nuove funzioni attribuite dalla nuova Costituzione il divario sarà ancora più marcato, perché la spesa pro-capite delle funzioni statali devolute è molto più alta al Sud che al Nord.



    Difficile che il nuovo sistema possa reggere sul piano economico

    Naturalmente, la nuova Costituzione prevede anche che venga mantenuto un meccanismo perequativo che dovrebbe avvicinare le dotazioni finanziarie delle diverse Regioni, controbilanciando così questo effetto. Tuttavia, non è specificato l’ammontare. La nuova Costituzione potrebbe anche essere compatibile, in alcune interpretazioni, con un livello basso di perequazione, che darebbe adito a offerte nei servizi differenziati tra le Regioni. Ma anche ipotizzando che l’esistenza di forti disparità tra regioni nell’erogazione dei pubblici servizi sia politicamente accettabile, è dubbio che un sistema di questa natura possa reggere sul piano economico.

    In primo luogo, occorrerebbe stabilire i criteri in base ai quali, ad esempio, i cittadini possano essere curati in un ospedale o frequentare un’università di loro scelta su tutto il territorio nazionale. In altre parole bisognerebbe instaurare dei divieti per impedire ad esempio che malati gravi residenti in regioni povere possano accedere alle cure più sofisticate fornite dagli ospedali pubblici ubicati in regioni ricche.

    In secondo luogo, i residenti delle regioni con tassazione più alta o servizi peggiori (o entrambi) tenderebbero ad emigrare verso le regioni a tassazione più bassa e/o servizi migliori. Tra l’altro non sarebbe neanche necessario emigrare nel vero senso della parola basterebbe cambiare la residenza sulla carta, senza effettivamente andare a vivere altrove. Al momento, di fatto non esistono impedimenti seri ad eleggere la propria residenza legale presso un amico o un parente che viva in un’altra città. Se tali impedimenti venissero introdotti, bisognerebbe farli rispettare attraverso controlli costosi e farraginosi. In parole povere, sarebbe impossibile impedire alla gente di aggirare il sistema. Il risultato ultimo sarebbe che le regioni più povere subirebbero un deflusso di popolazione e comunque di base imponibile, poiché la maggior parte dei tributi regionali (come appunto l’addizionale sull’Irpef) viene ripartita sulla base della residenza legale del percettore e, quindi, avrebbero ancora maggiori difficoltà a coprire le spese, mentre quelle con servizi migliori sarebbero chiamate ad un impegno di spesa maggiore.



    Queste non sono solo ipotesi teoriche. Negli Stati Uniti, per esempio, moltissime persone che lavorano a New York o a Washington risiedono formalmente in stati vicini come il Connecticut o il Maryland per evitare di pagare le altissime aliquote locali tipiche delle città con estese sacche di povertà e usufruire dei servizi pubblici migliori (soprattutto istruzione e sanità) erogati dagli stati più ricchi. Tenere presente queste esperienze consentirebbe di evitare spiacevoli errori nella elaborazione del nuovo sistema finanziario per le regioni riformate.
    Da L'Articolo(inserto campano de L'Unità)

  2. #2
    Ospite

    Predefinito

    Bel casino è stato fatto con questa devolution sulla sanità, si è confuso il decentramento amministrativo delle unità sanitarie locali con la politica sanitaria che deve avere una sua centralità se non si vogliono fare sprechi di risorse.

  3. #3
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    Queste cose già avvengono.

    Avete una pallida idea del numero di persone che dal meridione si trasferiscono a Roma (prima città provenendo dal sud con strutture sanitarie “decenti”) per poter aver essere curati?

    Il numero è elevatissimo! Basta farsi un giro per le corsie degli ospedali della capitale!
    I ricoverati provenienti da altre regioni rappresentano un’alta percentuale.

    Numerosi sono anche i malati che si trasferiscono da Roma anche in alcuni ospedali del nord con specifiche specializzazioni di alto livello o con apparecchiature e strumentazioni superiori alle altre.

    Questa migrazione già in atto è destinata ad accentuarsi con la “devolution”

    La stessa situazione si sta già verificando nel sistema scolastico. Qui addirittura su base locale.

    Il divario fra scuole di elite in zone residenziali e scuole in zone periferiche si accentua con le autonomie scolastiche ogni giorno di più.

    La possibilità di differenziare la formazione su base dipartimentale scolastica crea disparità tra studenti e studenti obbligando le famiglie a vere e proprie trasferte mattutine pur di frequentare la scuola migliore magari distante decine di chilometri.

    Presto grazie anche a questa costituzione avremo cittadini di serie A, che vivono in regioni ricche con scuole efficienti che offrono formazione qualificata, una sanità efficiente e di livello superiore e magari il tutto offerto praticamente gratuitamente e cittadini di serie B che vivono in regioni povere con scuole inefficienti senza risorse economiche per poter offrire una piano formativo moderno ed adeguato, una sanità inefficiente con ospedali senza finanziamenti che si e no riescono a sopravvivere sprovvisti del denaro per comprare strumentazione e pagare i medici.

    La cosa disgustosa è che tutto non è casuale o meritocratico ma solo su base geografica!

    Chi è povero (e vive in zone povere) è destinato ad essere più povero su TUTTO compresa scuola e sanità. Chi è ricco è destinato ad essere sempre più ricco con strutture e servizi efficienti.

    Ovvia l’ingiustizia!

    Tra l’altro quei dubbi sulle entità delle compensazione sollevati dal primo intervento sono gli stessi che ricordo rivolti a Bossi dagli altri partiti di maggioranza ed opposizione. Dubbi ai quali non seppe o non volle rispondere!!!

    Furbescamente una minoranza del paese continua a ripetere: intanto approviamo la costituzione poi le entità e la consistenza delle compensazione le approviamo con una legge apposita.

    Intuibile il ricorso selvaggio all’ostruzionismo di tale minoranza per invalidare qualsiasi forma compensativa!

    Saluti

  4. #4
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    In Origine Postato da il Pasquino
    Queste cose già avvengono.

    Avete una pallida idea del numero di persone che dal meridione si trasferiscono a Roma (prima città provenendo dal sud con strutture sanitarie “decenti”) per poter aver essere curati?

    Il numero è elevatissimo! Basta farsi un giro per le corsie degli ospedali della capitale!
    I ricoverati provenienti da altre regioni rappresentano un’alta percentuale.

    Numerosi sono anche i malati che si trasferiscono da Roma anche in alcuni ospedali del nord con specifiche specializzazioni di alto livello o con apparecchiature e strumentazioni superiori alle altre.

    Questa migrazione già in atto è destinata ad accentuarsi con la “devolution”

    La stessa situazione si sta già verificando nel sistema scolastico. Qui addirittura su base locale.

    Il divario fra scuole di elite in zone residenziali e scuole in zone periferiche si accentua con le autonomie scolastiche ogni giorno di più.

    La possibilità di differenziare la formazione su base dipartimentale scolastica crea disparità tra studenti e studenti obbligando le famiglie a vere e proprie trasferte mattutine pur di frequentare la scuola migliore magari distante decine di chilometri.

    Presto grazie anche a questa costituzione avremo cittadini di serie A, che vivono in regioni ricche con scuole efficienti che offrono formazione qualificata, una sanità efficiente e di livello superiore e magari il tutto offerto praticamente gratuitamente e cittadini di serie B che vivono in regioni povere con scuole inefficienti senza risorse economiche per poter offrire una piano formativo moderno ed adeguato, una sanità inefficiente con ospedali senza finanziamenti che si e no riescono a sopravvivere sprovvisti del denaro per comprare strumentazione e pagare i medici.

    La cosa disgustosa è che tutto non è casuale o meritocratico ma solo su base geografica!

    Chi è povero (e vive in zone povere) è destinato ad essere più povero su TUTTO compresa scuola e sanità. Chi è ricco è destinato ad essere sempre più ricco con strutture e servizi efficienti.

    Ovvia l’ingiustizia!

    Tra l’altro quei dubbi sulle entità delle compensazione sollevati dal primo intervento sono gli stessi che ricordo rivolti a Bossi dagli altri partiti di maggioranza ed opposizione. Dubbi ai quali non seppe o non volle rispondere!!!

    Furbescamente una minoranza del paese continua a ripetere: intanto approviamo la costituzione poi le entità e la consistenza delle compensazione le approviamo con una legge apposita.

    Intuibile il ricorso selvaggio all’ostruzionismo di tale minoranza per invalidare qualsiasi forma compensativa!

    Saluti
    non offenderti ma non ho letto che l'inizio di questo tuo post e poi ho lasciato perdere in quanto la solita manfrina di chi da sempre si piange addosso per i propri guai....in ogni caso volevo chiederti se è colpa della devolution anche la chiusura di settori ospedalieri per sporcizia e robe simili, sempre al sudde.....no perchè sarebbe interessante saperlo se anche essere puliti o sporchi è colpa della devolution....

  5. #5
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    In Origine Postato da il Pasquino



    Chi è povero (e vive in zone povere) è destinato ad essere più povero su TUTTO compresa scuola e sanità. Chi è ricco è destinato ad essere sempre più ricco con strutture e servizi efficienti.
    Saluti

    leggi dove stanno i furbi:

    Pensioni d’invalidità in crescita del 30%, falsi disabili nel mirino


    ROMA - Falsi invalidi nel mirino del governo in vista della manovra di correzione dei conti pubblici per il 2005. Per ora non c’è nulla di deciso, ma i tecnici stanno studiando come rendere più stringenti i criteri di concessione e controllo delle pensioni d’invalidità civile, in forte crescita negli ultimi anni. Erano 1.527.647 al 31 dicembre 2001 e la previsione dell’Inps è che arrivino a 1.950.243 alla fine del 2004, quasi il 30% in più in tre anni. La spesa è anch’essa in crescita, dagli 8,8 miliari del 2003 ai 9,7 miliardi di euro del 2004 (»3,5%). È bene ricordare che si tratta di prestazioni a favore di persone con gravi handicap (compresi ciechi e sordomuti), non autosufficienti (in questi casi interviene l’indennità di accompagnamento) e che in media valgono appena 4.825 euro all’anno. Per questo ogni volta che si tocca questo tasto si riaccendono le polemiche. La Lega Nord è sempre in prima fila nella richiesta di una stretta. Di recente, poi, il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas (Forza Italia), ha detto che le verifiche sugli invalidi civili andrebbero riportate dalle Asl (Aziende sanitarie locali) alle commissioni mediche militari: più rigore insomma, «anche per tutelare chi ha effettivamente diritto a queste prestazioni». Un’altra ipotesi è quella di passare interamente le competenze all’Inps, visto che l’istituto previdenziale già svolge la funzione di erogatore dell’assegno e sopporta il peso di un forte contenzioso (circa 254 mila ricorsi pendenti) pur non avendo poteri in materia di accertamento dei requisiti (come invece accade per le invalidità dei lavoratori).
    «Una nuova stretta sulle pensioni d’invalidità? Sono misure che vanno bene per una manovra finta - dice Beniamino Lapadula (Cgil) -. Oggi non è più come una volta, queste prestazioni non vengono concesse facilmente e spesso arrivano con colpevole ritardo, quando l’anziano è già morto, e di qui nasce molto del contenzioso. Il fatto che le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento aumentino è normale, visto l’invecchiamento della popolazione e l’incremento degli anziani non autosufficienti». L’Inps sottolinea che a questi fattori va aggiunto anche l’effetto smaltimento delle pratiche arretrate, scattato nel 2001 quando le competenze sulle pensioni d’invalidità civile sono passate dalle prefetture (dove le procedure erano molto lente) alle Regioni, che possono stipulare convenzioni con lo stesso Inps.
    Negli ultimi anni più volte il governo ha tentato di mettere un freno alla crescita delle invalidità civili attraverso campagne di controllo (autocertificazione dei requisiti, verifiche a campione, eccetera), ma, al di là di sporadici casi finiti sulle cronache dei giornali (il cieco che guida, il disabile che fa lavori pesanti), senza successo. Risultati migliori sono stati ottenuti nelle pensioni d’invalidità legate al lavoro, gestite direttamente dall’Inps, che sono circa 2,5 milioni, il 30% in meno rispetto al ’95. Restano però alcune anomalie. Queste pensioni sono concentrate nel Sud: 15 ogni cento abitanti a Catanzaro, 12% a Benevento e Potenza mentre a Milano, Venezia e Bergamo siamo sotto il 2%. E nell’agricoltura: 28 pensioni su 100 erogate dal fondo coltivatori diretti, coloni e mezzadri sono d’invalidità contro le 16 dei lavoratori dipendenti. Inevitabile che, anche qui, si nascondano falsi invalidi.

    Enrico Marro

  6. #6
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    In Origine Postato da pensiero
    non offenderti ma non ho letto che l'inizio di questo tuo post e poi ho lasciato perdere in quanto la solita manfrina di chi da sempre si piange addosso per i propri guai....in ogni caso volevo chiederti se è colpa della devolution anche la chiusura di settori ospedalieri per sporcizia e robe simili, sempre al sudde.....no perchè sarebbe interessante saperlo se anche essere puliti o sporchi è colpa della devolution....
    Un intervento molto strafottente nei confronti di che ha meno di lei!

    Le ricordo che le imprese di pulizia vanno pagate e se non ci sono i soldi chi pulisce?

    O dalle sue parti non si sporca mi nulla o non si pagano le imprese di pulizia?

    Saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: I rischi del federalismo per la sanità..

    In Origine Postato da blob21
    L’attuazione del federalismo fiscale ha preso avvio con l’aumento dell’addizionale IRPEF introdotto da alcune regioni (Lombardia, Piemonte, Puglia, Marche, Umbria e Veneto) nonche’ da molti comuni, e con l'imposizione dei ticket sui prodotti farmaceutici.



    ..............

    Un esercizio di simulazione

    Per dare un’ idea ancora piu’ precisa sull’ordine di grandezza della ridistribuzione di risorse che sara’ influenzata dalla riforma federalista abbiamo condotto un semplice esercizio di simulazione. Per pura ipotesi abbiamo immaginato che venissero eliminati tutti i trasferimenti effettuati nel 2001 dallo Stato alle regioni e che queste ultime dovessero coprirne l’ammontare attraverso l’imposizione di una tassa regionale sui redditi delle persone fisiche. Ci siamo quindi chiesti: “Di quanto dovrebbe aumentare l’aliquota IRPEF in ogni regione per ottenere lo stesso ammontare di risorse che lo Stato centrale garantisce attraverso i trasferimenti?”.




    Per esempio la Lombardia potrebbe coprire i mancati trasferimenti dello Stato centrale imponendo un’aliquota IRPEF regionale di appena lo 0.66%, mentre la Calabria sarebbe costretta a introdurre un’ IRPEF regionale del 24%. Queste cifre servono essenzialmente a dare una misura delle disparità e degli ammontari in gioco quando si parla di federalismo fiscale. Inoltre, queste stime sono a funzioni date; quando le Regioni otterranno anche le nuove funzioni attribuite dalla nuova Costituzione il divario sarà ancora più marcato, perché la spesa pro-capite delle funzioni statali devolute è molto più alta al Sud che al Nord.
    ........

    Da L'Articolo(inserto campano de L'Unità)

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: I rischi del federalismo per la sanità..

    In Origine Postato da parmigiano
    Dunque se pur trattenendoti le imposte IRPEF e altre imposte regionali , non siete in grado di soppraVIVERE , MI DITE CHE CAZZO DI POPOLO SIETE?
    Non è ora CHE CRESCIATE, e diventate autonomi? é facile c he ci vò.

  9. #9
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    Predefinito

    In Origine Postato da il Pasquino
    Un intervento molto strafottente nei confronti di che ha meno di lei!

    Le ricordo che le imprese di pulizia vanno pagate e se non ci sono i soldi chi pulisce?

    O dalle sue parti non si sporca mi nulla o non si pagano le imprese di pulizia?

    Saluti
    guardi mio caro.....che dalle mie parti il senso di responsabilità vuole che se io lavoro e non c'è la pulizia adeguata pulisco io....così fanno dalle nostre parti...ho una sorella del settore le assicuro che non una ma più di una volta ha comprato il mocio per lavare con i soldi suoi, anzichè andare a elemosinare dall'economo.....come vede la sua giustificazione non sta in piedi, a menochè uno irresponsabilmente non lavori nella merxxa, allora non c'entra nulla devolutio o non devolution.....diciamo che da certe parti non si fa nulla perchè le cose funzionino

  10. #10
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito Re: Re: Re: I rischi del federalismo per la sanità..

    In Origine Postato da parmigiano
    Dunque se pur trattenendoti le imposte IRPEF e altre imposte regionali , non siete in grado di soppraVIVERE , MI DITE CHE CAZZO DI POPOLO SIETE?
    Non è ora CHE CRESCIATE, e diventate autonomi? é facile c he ci vò.

    appunto...questa dovrebbe essere di stimolo per darsi da fare e non farsi sentire inferiori alle altre regioni...uno stimolo alla competitività...macchè aiutarli vita natural durante per loro è un diritto..ma quand'è che tirate fuori un pò di sano orgoglio?

 

 
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