I nostri punti cardinali: Dio, Padania e famiglia
Da questo assioma dovrebbero derivare le proposte del Movimento

Quando parliamo di "pensiero" leghista (etno-nazionalismo o autonomismo padano-alpino) dobbiamo tenere presente che ogni teoria politica in quanto tale non è un dogma, un “universo completo ed autosufficiente” chiuso in se stesso e “bastante a sé”, un idolo fisso da adorare ma, in quanto prodotto della (limitata ed imperfetta) mentalità umana, è un insieme di idee che sono (e devono essere) modificabili ed aggiornabili in quanto “fallibili”, sempre all’interno, ovviamente (altrimenti sarebbe squallido trasformismo), di “paletti politici” ben precisi che ne determinino una cornice di coerenza, affidabilità e stabilità. In sintesi l’etno-nazionalismo è “espressione di volontà di resistenza al sistema”. Sistema inteso come modello di omologazione ad un certo modo di vita (materialista), ad una certa concezione di società (laica e anti-identitaria) e un certo tipo di istituzioni (in particolar modo a quella idea di Stato centralista e massificante partorita dalla Rivoluzione Francese). Al contrario di quanto sostiene, infatti, la sinistra, il liberalismo o gli ultimi residui dell’ammuffita destra tricolore il nostro pensiero non parte da una idea del “contro” ma da una idea del “per”. Non pone solo in evidenza dei problemi ma dà una serie di risposte-proposte chiare ed attuabili. Non propone utopie o sogni da rincorrere. L’etno-nazionalismo parte dunque come affermazione positiva in risposta a della negazioni e privazioni istituzionali, sociali, religiose, identitarie ed economiche contingenti (legate cioè al presente) ma in realtà quale pensiero è fenomeno meta-politico che appare e riappare (come un fiume carsico) nella storia (certo sotto varie forme e in varie longitudini) sempre con una precisa fisionomia che lo contraddistingue. Non possiamo infatti che richiamare come riferimento costante il vasto filone contro-rivoluzionario ed in particolare fenomeni quali il Carlismo spagnolo, le Insorgenze, e, perché no, i Cristeros messicani. Le coordinate del pensiero etno-nazionalista padano-alpino (nella speranza che si sviluppi un pensiero “gemello” in ambito duo-siciliano visto che, in quelle terre, il retaggio controrivoluzionario non è sicuramente da meno che in Padania) poggiano dunque su di una precisa visione del mondo, una concezione spirituale della vita. No al materialismo dunque: in ogni sua forma. Sia quello liberale che quello socialista. Se infatti grattiamo sotto la diversa vernice che colora e copre questi pensieri politici (il rosso ed il nero) alla fine troviamo una stessa concezione materialista dell’uomo e della società. Il pensiero etno-nazionalista al contrario è lo strumento per superare sia l'individualismo di matrice liberale (che nega il valore e l'importanza sociale ed istituzionale delle società naturali quali la famiglia, le identità etniche e comunitarie) , sia il centralismo e la statolatria (che schiaccia le comunità reali in nome di stati inventati a tavolino), che annullano l’individuo nella massa anonima: è la ricerca di un equilibrio vitale ed armonico tra l’individuo e la comunità. Il leader del Carlismo spagnolo affermava: “(...) lo Stato non può essere composto da un pulviscolo di individui, bensì da un tessuto di società organiche, da famiglie di famiglie prodotte non tanto dall’astratta natura sociale degli uomini quanto dai concreti legami storici che uniscono gerarchicamente tra loro individui, famiglie, clan, gruppi, professioni, associazioni di vario genere... Nell’universo c’è ordine perché c'è diversità. L’unità è diversità gerarchizzata di beni, fini e nature nel mondo creato”; per questo occorre “restaurare le libertà concrete, le uniche realmente esistenti”. Infatti “il principio pagano della confusione delle due potestà, civile e religiosa, in una stessa sovranità, e l’assolutismo conseguente, trasmesso, attraverso tutti i cesarismi dall’età media, ai tiranni protestanti del nord, e da questi alle monarchie assolute, è raccolto poi dall’unitarismo collettivo della volontà generale, da cui si faceva dipendere perfino l’esistenza sociale, ed elevato a dottrina nel panteismo che considera lo Stato la più alta manifestazione dello Spirito (...)” (F.Elias de Tejada, Il Carlismo, Thule). Una bussola, la nostra, i cui punti cardinali sono dunque la Religione Cattolica, la Terra degli Avi, e la comunità organica di base e cioè la famiglia tradizionale. Dio, Nazioni Padane, Famiglia potremmo sintetizzare, aggiornando un vecchio slogan. È da questo assioma devono derivare (a cascata) le proposte principali del Movimento:
- Istituzioni: federalismo che preveda la “frantumazione” dello Stato unitario italiano così come fu partorito dal Risorgimento massonico e la sua trasformazione in una moderna federazione di comunità organiche. Questo, non per non avere “nessuno stato” come propongono certi libertari, ma per superare “questo tipo” di Stato (nato dalla Rivoluzione) ed avere un “nuovo” tipo di Stato. Federalismo, attenti bene, considerato non “valore in sé” ma mero strumento tecnico per ridare ai nostri popoli istituzioni che siano espressione della nostra sostanza etnica e della nostra cultura. Federalismo per affermare le identità. Sussidiarietà (il cui perno dovrà essere la famiglia tradizionale) per ritrovare il giusto equilibrio nel rapporto tra individuo, società e Stato.
- Società: difesa della vita sin dal concepimento e della famiglia tradizionale. La famiglia tradizionale (uomo-donna uniti in stabile vincolo di matrimonio) è il cardine di ogni società che si voglia duratura. No, quindi, ad aborto, droga libera, eutanasia, “matrimoni gay” e ad ogni azione che possa danneggiare la santità della famiglia. Al contrario un poderoso sostegno alla natalità ed alle giovani coppie autoctone sia per quanto riguarda le case che il lavoro. Promozione nelle scuole di una visione “positiva” della famiglia quale antidoto al veleno femminista e pornografico diffuso nell’ultimo mezzo secolo dalla cultura comunista e liberale.
- Identità e Fede: identità non sono solo le nostre lingue, la nostra storia, i nostri cibi, la nostra cultura oggi minacciate dalla micidiale tenaglia mondialista e che necessitano pertanto di essere diffuse, tutelate e affermate capillarmente. Non è solo il nostro corpo che deve essere disintossicato dalle tossine mondialiste ma è soprattutto la nostra anima di uomini e di popoli che deve essere rigenerata nella fucina della Tradizione. La Fede Cattolica deve rifiorire per portarci alla consapevolezza della necessità di riaffermare la regalità di Cristo nella società da cui oggi è stato scacciato per la miopia degli uomini. Al laicismo massonico-pagano oggi imperante noi dobbiamo contrapporre la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Quella stessa croce che nelle bandiere dei nostri Padri sventolò a Lepanto, a Gerusalemme liberata, a Vienna e nei più significativi momenti della storia dei nostri popoli. La Fede cattolica ha plasmato la nostra società ed è il Bene supremo perché ci ha dato la promessa di salvezza eterna per la nostra anima e una preziosa fonte di acqua pura cui attingere nella lunga traversata del deserto che i nostri popoli hanno iniziato molti anni fa per affermare se stessi quale comunità libera e sovrana.
*Sezione della Lega Nord Trentino di Riva del Garda
--------------------------------------------------------------------------------


[Data pubblicazione: 16/09/2004]