Rapporto 2002 sulla situazione sociale nell’Ue presentato a Bruxelles.
«Anche un raddoppio dei tassi di immigrazione e il simultaneo raddoppio dei tassi di fertilità - sottolinea una nota della Commissione europea - da soli non fornirebbero un significativo contributo ad assicurare mercati del lavoro e sistemi pensionistici sostenibili». L’immigrazione legale, nel 2000, ha portato all’ingresso nell’Ue di 680 mila extracomunitari, le donne europee fanno in media 1,4 bambini a testa e le aspettative di vita aumentano. Insomma: gli europei vivono più a lungo ma fanno meno figli. In meno di 15 anni, emerge dal rapporto, il numero dei cittadini Ue nella fascia di età fra i 20 e i 29 anni diminuirà del 20% mentre quello della fascia 50-64 anni crescerà del 25% e gli ultraottantenni raddoppieranno. Nel 2015, un terzo di coloro che ora sono in età lavorativa avrà più di 50 anni. Tutto questo, afferma in sostanza Bruxelles, non produce tutti i lavoratori e i contribuenti di cui hanno bisogno le fabbriche e le casse pensionistiche dell’Ue. Anche se l’Italia non viene citata esplicitamente, il riferimento è chiaro, soprattutto sul piano dell’invecchiamento demografico. Assieme alla Svezia, la penisola ha infatti il più alto «rapporto di dipendenza» degli anziani dai giovani: il numero di cittadini italiani di oltre 65 anni corrisponde ben al 27% di quello delle persone fra i 15 e i 64 anni, una quota superiore alla media europea, che è pari al 24%, e al virtuoso 17% dell’Irlanda. Il tasso di occupazione dei cosiddetti «lavoratori anziani» (quelli tra i 55 e i 64 anni cui fa riferimento la Commissaria europea) in Italia è pari solo al 27,3% e risulta il più basso quello del Lussemburgo (27,2%, mentre la media Ue è del 37,5%). In tutta l’Ue, emerge ancora dal «Social situation report 2002», una modifica della struttura demografica non si produrrebbe neanche se il tasso di fertilità passasse da 1,4 a 1,8 e se, attraverso politiche delle “porte aperte”, l'immigrazione crescesse a 1,2 milioni di individui l’anno. La mobilità interna all’Ue, in pratica chi emigra per passare da un paese all’altro dell’Unione, è molto bassa e interessa solo lo 0,1-0,2% della popolazione.




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