Sui giornali arabi - anche quelli meno moderati - cominciano a serpeggiare espressioni di disapprovazione per atti di terrorismo condotto sotto la bandiera dell'Islam: la tendenza era emersa gia' dopo il sequestro dei giornalisti francesi in Iraq e si e' rafforzato con il tragico attacco alla scuola di Belsan e il rapimento delle due volontarie italiane.
Abdel Bari Atwan, direttore del quotidiano pan-arabo 'Al Quds-Al Arabi', inizia il suo editoriale ''L'Islam e la sfida difficile'' con una ''condanna incondizionata di tutto quello che viene fatto, in diverse parti del mondo, ingiustamente nel nome dell'islam'' e che provoca - secondo Atwan- ''in primo luogo, un danno enorme all'Islam e ai musulmani stessi'', oltre a ''fornire un'immagine del tutto diversa da quella che noi generalmente associamo con la religione islamica''. Riproponendo una argomentazione 'classica', Atwan identifica la causa della disperazione dei ''guerrieri islamici'' nello ''strapotere tecnologico, economico e militare dell'Occidente''. ''Sappiamo tutti - continua il giornalista - che ''i musulmani sono sistematicamente soggetti a sottomissioni e umiliazioni, come dimostra il caso di Palestina, Afghanistan, Iraq e dell'ultima minaccia di un intervento armato nel Darfur (Sudan occidentale, n.d.r.)''. Attwan, tuttavia, ammette che ''tutto ciò non giustifica, ad esempio, il sequestro di bambini indifesi in una scuola russa che ha prodotto quattrocento vittime , e nemmeno prendere come ostaggi giornalisti (francesi e non) che hanno l'unica colpa di rompere l'oscuramento mediatico da parte americana della guerra in Iraq''.
Critiche ai media invece arrivano da un editoriale del giornale egiziano ''Al-Ahram'' che contesta il ''punto di vista arabo sul terrorismo'' prendendo come spunto il caso della copertura in diretta del tragico sequestro dei bambini russi, dove i cronisti di alcune TV satellitari (che non sono citate, ma con un chiaro riferimento ad 'Al Jazeera', ndr) ''non hanno esitato ad accusare la Russia evitando di condannare i sequestratori, provocando l'ira degli analisti e dei responsabili russi intervistati''. 'Al-Ahram', suggerisce che ''è giunto il momento che gli arabi, sia come governi o come società civile, assumano una posizione chiara e universale per quanto concerne la lotta al terrorismo'' e aggiunge che ''gli esperti e i giornalisti arabi devono smettere di giustificare gli ingiustificabile atti di terrore''.
Anche il quotidiano del Bahrain 'Al-Ayyam' prende di mira i canali satellitari arabi, specializzati - secondo il giornale - nel ''mostrare cassette di persone sgozzate e teste decapitate'' con la scusa di compiere il proprio dovere giornalistico, finendo invece con il fare da ''megafono a bande di criminali''. ''Questo atteggiamento - aggiunge - ci spinge a sospettare che quei canali televisivi abbiano contribuito nell'allargamento dei sequestri''
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