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    Giacobino 1799
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    Predefinito Tommaso Fiore, un intellettuale dimenticato

    L'intellettuale dimenticato. L'antagonista di Benedetto Croce




    NAPOLI - “Ma tu poi, in fondo, in questi cafoni cosa ci trovi?”. A quella precisa domanda di Benedetto Croce, con il quale si era confrontato per anni, Tommaso Fiore non ebbe più alcun dubbio: “Da quel momento ho capito che Benedetto Croce, il mio grande maestro, non aveva più niente da insegnarmi.” Il contrasto con Benedetto Croce, che aveva incontrato per anni nella villa degli editori Laterza, divenne per Tommaso Fiore insanabile quando, sul finire della II guerra mondiale, le loro posizioni sul mondo dei cafoni e sulle possibilità di riscatto apparvero in tutta la loro divergenza. Infatti, Croce restava un intellettuale latifondista incapace di comprendere le ragioni profonde del mondo contadino . Tommaso Fiore è stato testimone e interprete tra i più efficaci della cultura contadina del Mezzogiorno. E’ l’intellettuale dimenticato, l’antagonista di Benedetto Croce dalla cui cultura si era alimentato. Tommaso Fiore è soprattutto un umanista che diventa critico, scrittore, politico, senza mai perdere la tensione morale e civile che alimenta un alto senso della storia.

    Con Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Ernesto De Martino e altri, restituirà dignità ad un mondo, quello contadino, emarginato da secoli, ma che con il movimento dell’occupazione delle terre assurgerà a punto di riferimento per i giovani intellettuali grazie alle lotte contro il blocco agrario. Quelle lotte furono non solo battaglie per la conquista della riforma agraria, ma anche un veicolo per l’affermazione di una nuova classe dirigente per il Mezzogiorno. Fiore nacque ad Altamura,cia di Bari, il 7 marzo 1884. Di famiglia operaia, fu indirizzato agli studi classici. All'Università divorava i saggi di Labriola su Marx che lo aiutarono ad interpretare, in termini socio-economici, la situazione dei "cafoni di Puglia" e finì, irrimediabilmente, per occuparsi delle condizioni del Mezzogiorno, ed in special modo dei contadini, il mondo a lui più vicino, e al riscatto dei quali dedicò l’intera sua vita. Le opere di Benedetto Croce gli fornirono invece il senso dell'operare storico.

    Fu per questo che, ritornato al suo paese dopo l’esperienza bellica, si impegnò a fianco dei suoi “cafoni” e divenne sindaco di Altamura nel 1920. Pagò un tributo alto al fascismo. L'antifascismo più radicale si organizzò attorno alla sua figura durante il ventennio. Questo costò a lui ea due dei suoi figli, Enzo e Vittore, l'arresto ed il confino. Caduto il fascismo, nel 1943 il figlio Graziano, da poco diciottenne. si mise alla testa dei dimostranti che andavano a liberare dal carcere i prigionieri politici. Tra essi c’era anche Tommaso Fiore. Il giovane figlio cadde sotto i colpi dei soldati di Roatta e di Badoglio che volevano impedire la sollevazione popolare. Fiore divenne poi collaboratore dell'Unità di Salvemini, ma si impegnò anche con “la Rivoluzione liberale” di Gobetti.

    E fu proprio su richiesta di quest’ultimo che scrisse le "Lettere Pugliesi", nelle quali descriveva l’operosita dei piccoli proprietari, braccianti agricoli giornalieri, contadini, fittavoli, paragonandoli a delle formiche. Come le formiche, lavorando instancabilmente, con sangue e sudore, hanno trasformato la fascia della costa pugliese, da un ammasso di sterili sassi in un rigoglioso giardino di mandorli, ulivi e viti. Ma vi è prima di tutto una minuziosa analisi del contrasto secolare tra i proprietari ed i contadini e braccianti. Ventisette anni dopo quelle lettere vennero ripubblicate sotto il titolo di "Un popolo di formiche" e gli valsero il premio Viareggio. L’altro suo capolavoro, invece “Il cafone all’inferno” è del 1955. In questo lavoro tornano a coniugarsi l'inchiesta sociale e la descrizione letteraria in un nuovo viaggio tra le terre della sua Puglia, dove viene fuori tutto il suo amore per il mondo contadino.

    “Il cafone all’inferno”, prende spunto da un racconto popolare che narra di un “cafone” che dopo morto si ritrovò davanti alla porta del Paradiso. Bussò per entrare, ma gli dissero che non c’era posto. Allora scese in Purgatorio. Ma anche qui non c’era posto per lui. Scese ancora e si ritrovò a bussare alla porta dell’inferno. Qui il posto c’era e lo fecero entrare. Dopo un periodo di permanenza in quel luogo di punizione, Lucifero, il capo dei diavoli, volle sapere dal nuovo arrivato come si trovasse. “Bene” disse il cafone. “Mi trovo molto bene”. E Lucifero sorpreso e preoccupato da quella risposta gli chiese: “Ma da dove vieni?”. “Dal Tavoliere delle Puglie. Quello si che è un inferno”. Lucifero, però, non volle credere alle parole del cafone. Chiamò un diavolo e gli disse di andare in missione nel Tavoliere delle Puglie per verificare le parole del nuovo arrivato. “Vai e fammi sapere”. Dopo un po’ di tempo il diavolo ritornò con le ali bruciacchiate, con la faccia combinata male e con il corpo che non si riconosceva. “Allora?” Gli chiese Lucifero. “Aveva ragione il cafone. Quel posto sulla terra è un vero inferno. Qui da noi sono rose e fiori”. E Luciferò: “Radunate armi e bagagli, da domani ci trasferiamo nel Tavoliere delle Puglie”.

    La pubblicazione, a distanza di molti anni dalle loro ultime edizioni, pressoché sconosciute alle nuove generazioni, degli scritti più importanti e significativi di Tommaso Fiore – Un popolo di formiche e Il cafone all'inferno - rende omaggio ad un intellettuale che ha messo tutto il suo sapere e, soprattutto, la sua vita, nella battaglia per il riscatto del suo “popolo cafone”. In questi scritti Tommaso Fiore si rivela anche un tenace federalista contro il centralismo statale e della riorganizzazione in chiave regionalistica dello Stato. Nel socialismo liberale Fiore vedeva lo strumento di azione più efficace per il raggiungimento del federalismo. Morì a Bari il 4 giugno 1973.

    Alcune opere di Tommaso Fiore sono state raccolte nel volume Tommaso Fiore e la Puglia (Palomar, Bari 1996).


    www.lospettro.it

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  2. #2
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    Tommaso Fiore visto da un altro intellettuale: Sergio Tanzarella



    di Raffaele Sardo


    CASERTA - Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa, Facoltà teologica dell'Italia Meridionale di Napoli, ex parlamentare dell'Ulivo, è uno dei massimi studiosi del pensiero e delle opere di Tommaso Fiore. Tanzarella ha pubblicato alcuni libri proprio su Fiore e in autunno ne uscirà un altro con una serie di documenti inediti, tra cui alcune lettere della corrispondenza privata tra Tommaso Fiore e Sandro Pertini.Altri riferimenti a Fiore sulla vicenda completa del cafone all’inferno si possono trovare ne: "La purificazione della memoria" - S. Tanzarella - EDB, Bologna 2001.

    Perché attorno ad un meridionalista come Tommaso Fiore scende l’oblio della cultura ufficiale, ma soprattutto tra quella di sinistra?

    Fiore è stato anche da vivo un intellettuale non organico ai partiti, nonostante abbia militato - inascoltato – nel PSI. La sua fu una militanza carica di impegni per i quali non ebbe già allora i riconoscimenti che avrebbe meritato. Fiore non aveva orecchiato la condizione del mondo contadino, la aveva vissuta e la conosceva direttamente avendo trasformato la propria preparazione umanistica e classica in tecnico-agricola. Questa competenza e il non avere debiti di carriera gli permetteva di parlare e di denunciare con assoluta libertà, cosa che risultava già allora indigesta agli apparati di partito.


    Fu anche un politico in grado di prevedere l’eclissi dei socialisti?
    Le sue intuizioni sul disfacimento morale del PSI sono straordinarie. Comprese già negli anni ’50 che un centro sinistra frutto di alchimie partitiche avrebbe dissolto le idealità socialiste modellando una parte della sinistra al sistema clientelare della DC meridionale dell’epoca.


    Un intellettuale come Fiore è ancora attuale?
    La funzione dell’intellettuale appare in Fiore totalmente estranea a qualsiasi tentazione di distanza dai problemi sociali e da chi li vive. Fiore resta nel popolo, comprende la miseria per quello che è incontrandola e descrivendola senza alcuna edulcorazione o idealizzazione. Ciò che rende il suo impegno ancora attuale è l’aver restituito alle situazioni di ingiustizia e di sofferenza il proprio nome senza aver paura di turbare i ceti garantiti del Paese. Ma l’attualità più evidente e costituita dalla condizione della miseria nella quale vive ancora oggi una parte considerevole di italiani. Oggi come allora l’impegno dell’intellettuale non è quello di occultare o giustificare la miseria quanto dimostrare la gravità delle condizioni di vita inumane e illustrare sprechi e diseconomie che potrebbero risultare sananti. Infatti in Fiore alla denuncia si accompagnano proposte di soluzione che derivavano dalle sue straordinarie competenze tecniche.

    Se fosse vivo quali sarebbero i temi di cui si occuperebbe?
    Forse continuerebbe ad occuparsi di quel che poco che resta del mondo contadino. Ma certo non potrebbe darsi pace nella cancellazione dell’agricoltura dalle priorità operative dei governi di questi ultimi vent’anni. Soprattutto troverebbe incredibile la dissennata politica italiana a livello europeo con le imposizioni relative p.es. alle quote latte, l’indegno commercio di quelle quote, oppure la distruzione di prodotti agricoli dell’AIMA, o ancora l’affermarsi degli OMG in agricoltura.

    da www.lospettro.it

 

 

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