Cresce il degrado sociale nella nostra società consumistica, sempre più povera di valori: “eutanasia” e “disperazione” sono gli ambiti in cui sono maturati, negli ultimi quattro anni, 54 omicidi in Italia, secondo la banca dati Eures, che lancia un vero e proprio allarme in questo senso, legato in particolare al Nord del Paese. Movente di tali delitti, spiega il rapporto 2004, sono situazioni di “grave disagio fisico, mentale o sociale della vittima”. In altre parole, le vittime sono malati gravi e disabili.
Il contesto, sottolinea, è familiare e quasi esclusivamente legato al rapporto coniugale o genitore-figlio. Un fenomeno che, aggiunge l’Eures, appare in “forte crescita”: si è infatti passati da 10 casi nel 2000, a 12 nel 2001, a 14 nel 2002, a 18 nel 2003 (+80% nell’intero periodo). In particolare, un incremento di “notevoli dimensioni” ha riguardato il Nord dove, prosegue il rapporto Eures, si registra la maggiore incidenza del fenomeno, con il 66,7% delle vittime (36 in valori assoluti), a fronte del 14,8% del Centro (con 8 vittime) e del 18,5% del Sud (10 vittime). La grave malattia fisica risulta, con 21 vittime tra il 2000 e il 2003 (pari al 38,9%), insieme all’handicap fisico (ancora con 21 vittime) - spiega il rapporto - la condizione più frequentemente rilevata tra le vittime di omicidio in condizioni di grave disagio; seguono le situazioni di disagio mentale (9 vittime nel quadriennio, pari al 16,7%) e l’abuso di alcool e droga (3 vittime, pari al 5,6%). Più numerose sono le vittime donne, con una incidenza del 66,7% (36 in valori assoluti) a fronte del 33,3% (18 vittime) degli uomini. La fascia anziana la più colpita. Il rapporto Eures sottolinea inoltre il rapporto tra vittima e autore.
La maggioranza degli omicidi di vittime in situazione di grave disagio (42,6%) è avvenuta per mano di un coniuge (in 23 casi sui 54 complessivi); seguono i delitti commessi dai genitori nei confronti dei figli (17, pari al 31,5%) e quelli dei figli a danno dei genitori (9 vittime, pari al 16,7%); infine, in 4 casi, vittima e autore sono fratelli o sorelle e in un solo caso un altro familiare. Successivamente all’omicidio la maggior parte degli autori realizzano o tentano il suicidio: tra il 2000 e il 2003, il 38,9% degli autori (21 in valori assoluti) si è suicidato, mentre il 18,5% ha tentato il suicidio; il rimanente 42,6% si è consegnato o, comunque, è stato immediatamente assicurato alla giustizia.
[Data pubblicazione: 18/09/2004]




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