dal quotidiano LIBERO di oggi
" IL PROFESSORE TERRORISTA di RENATO FARINA
Siamo tutti ostaggio del terrorismo islamico. Uccide e minaccia di uccidere. Ci avvolge con il mantello livido della paura. In Italia gli fa compagnia la ragnatela dell’oblio: c’è chi non vuole si chiamino le cose con il loro nome. E cerca di impedire o rendere difficili i gesti più semplici: ad esempio di pregare. A Bologna l’arcivescovo Carlo Caffarra ha chiamato bambini e ragazzi, durante la loro prima settimana di scuola, ad un incontro in cattedrale, come omaggio ai piccoli martiri di Beslan. Il provveditore ha dato il suo consenso, ha lasciato libere le singole scuole, le singole classi, ciascun professore e genitore di dire sì o no. Così si usa in Occidente, non c’è per fortuna la teocrazia, neanche cattolica. Viva la laica libertà. Eppure, come testimoniano le cronache locali di Repubblica, si sono levate obiezioni d’ogni genere. Parecchi dirigenti scolastici (così si chiamano oggi direttori didattici e presidi) hanno cercato di dissuadere . Fa scandalo sia il vescovo a educare. Dovunque pulpiti agli imam, ma i monsignori tacciano. Hanno fatto sapere: « Non è opportuno. Non si può fare al mattino un incontro così. E perché poi intervenire ancora sulla tragedia di Beslan? Abbiamo già rispettato le indicazioni di fare un momento di silenzio e riflessione nelle classi. Ora bisogna garantire le lezioni prima di tutto ». Testuale. Il classico ostruzionismo imbastito con il linguaggio “politicamente corretto”. Non è gradito che alunni e studenti possano incontrare, quando la forza degli eventi pone loro domande decisive, la proposta di un vescovo non allineato con la cultura dei maestri del pensiero. Caffarra infatti, nei mesi scorsi, ha osato contestare i professoroni del “nichilismo gaio”, gli Eco e Vattimo, i quali ritengono non esista la possibilità d’attingere la verità, ma tutto sia opinione [ infatti le loro sono ben misere opinioni ndr]. I fatti di Beslan non sono un’opinione, non sono interpretazioni, ma l’innocenza frantumata dal male. Questo dice Caffarra. E domanda: come vivere dopo Beslan? Bisognava mettere la sordina al vescovo. Invece guarda un po’, a Bologna, chiamato in università, arriverà presto l’ideologo delle Brigate Rosse, Enrico Finzi, terrorista emerito. Pluricondannato. Docente di letteratura a Genova, ha confessato che, in una pausa degli allenamenti con la mitraglietta, filava in biblioteca a preparare un saggio sul “Convivio” di Dante. Lo racconta persino con un certo divertimento pensoso nei suoi libri. È stato lui a confezionare - si ritiene - le domande più colte ad Aldo Moro. Poi Finzi ha pagato il suo debito con la giustizia, è un bravo studioso di Petrarca, interviene con ponderose interviste su quotidiani esteri per argomentare su come l’Europa debba distinguersi dall’America nella lotta al terrorismo. A Bologna presiederà una sessione di studi con ogni solennità. I dirigenti scolastici e accademici vedono bene la cosa. Chissà poi perché la cultura che impregna questa nostra Italia non sopporta invece esista una mezz’ora dove gli studenti attingano un’altra voce, forse persino più autorevole di quella di un ideologo della lotta armata. Ragazzi e studenti sono buoni per tutte le celebrazioni mattutine, purché organizzate dal sindacato e dalle istituzioni progressiste. Quando c’è di mezzo chi indica una prospettiva diversa, entra in campo il pacchetto di mischia: bloccare l’intruso. Se proprio non si riesce a impedire la faccenda, almeno così la si sporca un po’. Invece. Invece l'incontro è stato qualcosa di grande e tenero. I ragazzi e i bambini hanno potuto guardare lo scempio dell'Ossezia senza esserne tramortiti o anestetizzati. Caffarra ha spezzato, adoperando il Vangelo, sia la cappa della paura sia la ragnatela della smemoratezza. In tremila si sono assiepati nella cattedrale di San Pietro, un successo mai visto. La città, i ragazzi hanno bisogno di qualcosa d'altro delle parole celebrative o dei silenzi decretati dalle burocrazie. Appena è comparso il vescovo, di rosso vestito, c'è stato uno scroscio di applausi. In momenti come questi si ha bisogno di un padre. Ha dato il benvenuto a tutti, anche a quelli non credenti o di altre religioni. Ha posto la questione decisiva: perché tanto male? Ha stabilito una somiglianza. Gli alunni dell'Ossezia e quelli di Bologna avevano gli stessi sentimenti carichi di attesa del primo giorno di scuola. Ed invece a Beslan gli innocenti si sono imbattuti in coloro dei quali Cristo ha detto: «È meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare Caffarra ha citato il Vangelo di Marco, per mostrare l'orrore dinanzi a chi ferisce i bambini. E perché lo hanno fatto? Qui l'arcivescovo è stato controcorrente. Hanno deciso liberamente. «L'uomo è libero», ha detto. Non credete a coloro i quali spiegano e in fondo giustificano il male con l'ingiustizia patita, con cause sociali, con i meccanicismi della natura. Il male è il male. E l'uomo misteriosamente sceglie di compierlo. Chi ci protegge da questa ondata infame che ha spazzato via le creature di Beslan, i bambini-soldato dell'Africa, quelli rapiti e adoperati come deposito di organi per trapianti? Caffarra ha depositato sull'altare l'elenco dello sfruttamento dei piccoli, fino alla tortura perché chiedano la carità ai semafori con gli occhietti pesti. A questo punto Caffarra s è girato e ha indicato un legno. Ha detto: «Guardatelo». Lì è accaduto un fatto strano. Tutti sanno com'è Cristo in Croce, i chiodi e la corona di spine. Eppure dalle navate laterali i ragazzi si sono spostati verso quella centrale per vedere quell'uomo come fosse la prima volta. E il vescovo, quasi piangendo, ha pronunciato la verità cristiana: s'è caricato delle sofferenze dei bambini di Beslan e di qualsiasi tragedia della storia. «Il bene è più forte dell'orrore, la misericordia sconfigge il male». Qui c'è l'essenza del cristianesimo, e beato chi può credervi, e intanto c'erano la testimonianza di un mondo adulto che invece di dare ai ragazzini la morte, oppure di fornire parole zuccherose o disperate, ha proposto una possibilità. In tremila hanno pronunciato il Padre nostro. Caffarra ha proposto un gesto che i bambini conoscono bene: tenersi per mano. Perché qualcuno non gradisce che la Chiesa aiuti l'umanità a guardare la nuda realtà e persino indichi la speranza? Boh, misteri del conformismo italiano che ci tiene ostaggi in compagnia dei terroristi mesopotamici. "
Shalom




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