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  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

  2. #2

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Lista delle perdite al 5 giugno, secondo la CNN.

    http://www.cnn.com/SPECIALS/2003/ira...es/casualties/

    Qualcuno ha dati sulle perdite in Afghanistan?

  4. #4
    Paul Atreides
    Ospite

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    Arrestati 400 iracheni comprese donne e bambini

    NEW YORK Sarà anche finita la guerra in Iraq. Ma i soldati Usa combattono
    ancora, muoiono con una cadenza regolare, uno al giorno negli ultimi 40
    giorni, la resistenza dei fedelissimi di Saddam cresce insieme al
    malcontento della popolazione. Ed intanto, all’orizzonte, si profila la
    resa dei conti con l’Iran, accusato dal Ministro della Difesa Rumsfeld di
    essere ad un passo dalle armi atomiche, e da fonti della Casa Bianca di
    rappresentare la culla del terrorismo islamico. In Iraq, nel corso di una
    massiccia operazione di ”bonifica Baathista”, destinata cioè a rimuovere
    ciò che rimane del partito di Saddam Hussein, è stato abbattuto un
    elicottero Apache, mentre un caccia F-16 è precipitato per un guasto
    meccanico. L’elicottero è stato colpito da fuoco ostile a 150 chilometri a
    nord ovest di Bagdad. Una gigantesca retata che ha visto in azione 4000
    soldati Usa sul fiume Tigri, un’ora a nord di Bagdad, ha portato
    all’arresto di quasi 400 persone, tra le quali donne e bambini.
    Nonostante la mobilitazione militare, la situazione nel paese rimane
    fortemente instabile anche nella regione di Nassirya, dove è dispiegato il
    contingente italiano. Lo ha sottolineato indirettamente il ministero degli
    esteri iracheno, controllato dalla coalizione anglo-americana, informando
    il personale diplomatico straniero in Iraq di non poter garantire
    l'incolumità e la sicurezza delle ambasciate. Una circolare del ministero
    inviata a tutti gli Uffici di Collegamento stranieri a Bagdad ha fatto
    rilevare come «i membri di questi uffici che entrano e restano in Iraq lo
    fanno a proprio rischio e pericolo». La coalizione, afferma la nota, «non
    è in grado di offrire loro i privilegi e le immunità normalmente accordate
    alle missioni diplomatiche».
    A Bagdad sono una trentina le rappresentanze diplomatiche che hanno
    riaperto i battenti dalla fine della guerra, ha spiegato Ghassan Hussain,
    un funzionario del Ministero. Per quanto riguarda la protezione delle sedi
    diplomatiche, il ministero consiglia a ciascun paese di «inviare o
    assumere proprie forze di sicurezza in coordinamento e accordo con le
    forze della coalizione».
    La precarietà della situazione è stata confermata da Paul Bremer,
    responsabile dell’amministrazione civile provvisoria americana in Iraq.
    Nel corso di una videoconferenza con Washington, Bremer ha detto che
    «stiamo ancora cercando di contrastare le attività dei fedelissimi del
    regime, ed è nostra intenzione sconfiggerli definitivamente». E’ questo
    l’obiettivo, ha aggiunto, della Operazione Penisola, che ieri ha
    mobilitato uomini, velivoli e mezzi blindati nella battaglia contro una
    presunta roccaforte del regime.
    Secondo il comando americano, proprio da questa enclave a nord di Bagdad
    sarebbero partiti gli attacchi che dalla fine della guerra sono costati la
    vita a circa 40 militari Usa. Delle 400 persone arrestate, donne e bambini
    sono stati rilasciati dopo un rapido controllo, mentre quasi 300 individui
    sono ancora in stato di fermo. L’elicottero Apache con due piloti a bordo
    è stato invece abbattuto nel corso di un attacco contro un campo di
    addestramento terroristico gestito da uomini della milizia di Saddam. I
    piloti Usa sono stati tratti in salvo.
    Mentre al Congresso Usa sono cominciati i lavori della commissione di
    inchiesta sulle armi di distruzione di massa irachene, finora introvabili,
    il Pentagono e la Casa Bianca hanno spostato l’obiettivo sull’Iran.
    Secondo Michael Leeden, analista politico molto vicino all’amministrazione
    Bush, il regime di Teheran è lo sponsor principale del terrorismo
    islamico. Mentre il Ministro della Difesa Rumsfeld ha esplicitamente
    accusato l’Iran di essere ad un passo dalle armi nucleari e di stare
    collaborando con la Corea del Nord per uno scambio di tecnologia e di
    materiale fissile.

    [/b]www.ilmessaggero.it

  5. #5
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ormai è un morto yankee al giorno

    Onore alla resistenza irakena


    http://www.repubblica.it/news/ired/u..._n_409880.html

  6. #6
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    cin cin

    Cmq è ancora poco. Speriamo in un bel crescendo nei giorni a venire. Che l'impantanamento vietnamita che ci auguravamo, e che non c'è stato durante la fase diretta dell'aggressione, avvenga ora, quando l'occupante ha ormai venduto la pelle dell'orso ...

  7. #7
    Paul Atreides
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  8. #8
    El Venexian
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    allah akbar !

  9. #9
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    Escalation

    | Mercoledì 25 Giugno 2003 - 18:41 | Paolo Emiliani |

    La guerra chirurgica, quella con le bombe intelligenti, contro il governo di Saddam Hussein per liberare il suo popolo e donargli la democrazia, terminata due mesi fa con la vittoria degli atlantici, si è sempre saputo che di chirurgico ebbe poco o nulla: bombe contro i civili, persino nei mercati.
    Si è anche sempre saputo che gli iracheni non desideravano affatto essere “liberati” e preferivano il socialismo panarabo del partito Ba’ath alla liberal democrazia occidentale.
    Ora si scopre pure che quella guerra non è mai terminata e che gli atlantici per provare a vincerla dovranno ancora combatterla.
    Soprattutto gli atlantici scoprono ora che non controllano che una minima parte dell’Iraq e per dare sostegno alla loro invasione dovranno mobilitare molte altre truppe. Il governo di Londra, che dispone di undicimila uomini sul terreno, ha già esaminato l’ipotesi di incrementare il contingente, in particolare dopo che la resistenza irachena nel sud del Paese, la zona controllata dai britannici, ha intensificato le azioni militari contro gli invasori.
    Abbiamo sempre accostato la spedizione atlantica in Iraq all’avvenura yankee in Vietnam e mai come ora ci accorgiamo di essere stati buoni profeti.
    Quaranta anni fa John F. Kennedy, quello che per oscuri motivi passerà alla storia come il presidente buono, diede impulso all’aggressione contro il Paese indocinese; anche all’epoca tutto si sarebbe dovuto risolvere in poco tempo e con scarso impegno di uomini.
    Il successore di Kennedy alla Casa Bianca, Johnson, dovette incrementare il contingente di invasione fino a quattrocentomila uomini e quella guerra, nonostante i bombardamenti al napalm ed ogni nefandezza, è poi finita come tutti sappiamo.
    Oggi la storia si ripete.
    Washington e Londra dovranno impegnarsi a fondo e questa volta non potranno lasciare la patata bollente ad altri, come per esempio agli italiani in Afghanistan.
    Il contingente italiano in Iraq, quei tremila uomini destinati “al fronte intorno Bassora” non potranno certo evitare l’escalation imprevista da Bush e Blair.
    Come al solito gli atlantici pretendono poi di considerare criminali tutti coloro che si oppongono, giustamente con le armi, alle loro prepotenze. Il tenente colonnello Ronnie McCourt, parlando ai giornalisti fuori dalla base inglese vicino aa Amarah, a sud-est di Baghdad, ha addirittura avuto la sfacciataggine di accusare i patrioti iracheni impegnati in una chiara azione militare colpevoli di omicidio premeditato.
    In una guerra?
    Non vogliono proprio rendersi conto che il terrorismo non c’entra nulla e la resistenza dell’esercito di liberazione dell’Iraq è già legittimato dalla storia.
    Una resistenza che ormai ha la capacità di colpire anche gli elicotteri, l’arma con la quale anche in Vietnam gli invasori cercarono di conquistare la superiorità militare in campo.
    Questa è una guerra di popolo. I civili iracheni sono esasperati dalle perquisizioni operate dai soldati britannici: durante i controlli vengono puntate le armi contro donne e bambini e vengono sistematicamente e provocatoriamente usati i cani (considerati impuri dai musulmani).
    Questo ha portato gli iracheni a uno stato di saturazione.
    L’Italia deve ritirare immediatamente la sua partecipazione dalla missione in Iraq, perché è ormai evidente che non esiste alcuna finalità umanitaria: gli atlantici sono invasori e chi li appoggia condivide le responsabilità dei criminali.
    Il popolo italiano non vuole essere complice di Bush in questo genocidio e se Berlusconi insisterà nel suo sostegno agli atlantici è evidente che non può più rappresentarlo.



    © rinascita - 2002

  10. #10

 

 
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