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    Smile Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan
    di Duccio Canestrini - 02/11/2009


    Ritorno nella mitica arcadia d'oriente

    Sulle montagne tra il Pakistan e l'Afghanistan, vive un popolo le cui origini hanno radici nella mitologia greca. Gli Dei e l'amore scandiscono le vicende di questa etnia, isola pagana nel mondo islamico, che attrasse negli anni sessanta i giovani giramondo: vent'anni dopo il nostro fotografo l'ha rivisitata.
    C’è una misteriosa isola etnica, nel cuore del continente asiatico, che per noi europei costituisce da sempre una specie di mito. L’antico Kafiristan rappresenta infatti l’ebbrezza, l’amore, la poesia e tutti i sentimenti pagani che abbiamo ereditato dalla civiltà del dio Pan. Questa mitica terra alle pendici della imponente catena montuosa dell’Hindukush, popolata dalle genti kalash, doveva esistere, necessariamente. Non fosse altro che per il nostro etnocentrismo, teso a proiettare schemi e valori che ci appartengono anche sulle culture più lontane. E a interpretarne i tratti distintivi, alla luce della nostra storia.

    Vuole il mito che il dio greco Dioniso, durante il suo viaggio nelle Indie accompagnato da un corteo di festose baccanti e di silenti (spiriti dei boschi e della natura selvaggia immaginati in forma umana e con orecchie, coda e zampe equine) abbia posto le basi di un insediamento.

    Si dice che Alessandro Magno, nel corso della sua grandiosa spedizione in Oriente (IV secolo avanti Cristo), fosse passato da questo avamposto ellenico, e che ebbe a pentirsene. Perché il fascino di quell’isola di grecità, con gli effluvi di mosto che ne emanavano, catturò non pochi suoi soldati, che disertarono. E qui il mito mette radici in terra, Si comincia così a favoleggiare di una terra d’Oriente abitata da gente bionda, di carnagione chiara, con occhi cerulei, che passa il tempo a bere e a cantare, e che sacrifica giovani maschi di capra a un ventaglio di dèi . Con questo mito in mente, partono i primi antropologi armati di strumenti craniometrici, per misurare le caratteristiche fisiche di questi nostri cugini levantini.

    Partono scrittori per ambientare, tra quelle mitiche valli, racconti come “L’uomo che voleva essere re” di Rudyard Kipling. Partono cercatori di verità come Georges I. Gurdijeff, alla ricerca di personaggi illuminati (da leggere i suoi “Incontri con uomini straordinari”, pubblicato da Adelphi nel 1987). Partono, verso la fine degli anni Sessanta, anche gli hippy. Sono giovani un po’ stufi di seguire le tracce indiane già battute dalla “generazione bruciata” americana, e che desiderano invece vivere una utopia libertaria, che li conduca a scoprire le loro radici profonde.

    L’orientalista Fosco Maraini, anch’egli vittima di una cotta per i kalash, che visitò nel 1959, al ritorno da una spedizione del Club alpino italiano sul Sarahgrar dell’Hindukush (7.349 metri), oggi commenta: “La presenza del tralcio sacro a Dioniso dava subito un carattere sottilmente mitologico alla valle. Una fanciulla, appoggiata a un muretto di sassi, stava suonando un flauto. Non si scompose per nulla al nostro passaggio, e continuò a riempire l’aria di una musichina lieve, commento perfetto a quanto vedevamo intorno a noi. Pareva impossibile non ci scappasse la parola arcadico’. Tanto infatti risultò adatta al luogo e alla gente, che la usammo, a proposito e a sproposito, per due o tre giorni: ‘Hai visto l’arcadico vecchio?’. ‘Ecco le arcadiche fanciulle!’. ‘Dov’è l’arcadica capanna?’. ‘Buttami l’arcadica pentola”’.

    Qual è la vera storia dei kalash? I linguisti hanno individuato nel loro idioma, il kalashwar, preponderanti influenze sanscrite. I paletnologi li definiscono indo-ariani. Gli storici delle religioni vedono nel loro pantheon indiscutibili affinità con gli dèi vedici. Gli antropologi culturali, infine, sottolineano la somiglianza di alcune caratteristiche della cultura kalash (come la figura dello sciamano, l’uso del tamburo nelle feste e la stessa vinificazione) con elementi tribali del Turkestan orientale, oggi politicamente cinese.

    Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan, Duccio Canestrini

    Seguendo il collegamento potete accedere anche alla visione di splendide foto e altri articoli sullo stesso soggeto,un caro saluto.

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  2. #2
    Baron Samedi
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    Predefinito Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    Lo stesso discorso vale per i pamiri.Con la differenza che sono diventati ismaeliti.....

  3. #3
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    Predefinito Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    Affascinanti.
    Su la filiale canadese di Radio Bandiera Nera ha dedicato uno speciale sui Kalash.

    Il discorso sui Kalash si intreccia a storia e leggenda. La leggenda, degli stessi Kalasha, ipotizza che essi possano essere i discendenti dei soldati di Alessandro il Grande. La storia ci riporta che in realtà quando Alessandro arrivò in queste terre nel 327 ac, essi già esistevano, e vennero descritti come una "razza dalla pelle chiara di tipo europeo".
    Una recente ricerca genetica sul mtdna, ci restituisce in ogni caso un risultato unico riguardo questa popolazione del nord pakistan: infatti al contrario delle popolazioni circostanti, non è possibile rintracciare influenze nè sud-asiatiche (dravidiche) nè est-asiatiche (mongolidi) nella popolazione.

    Questo particolare ci suggerisce l'immagine di un popolo fiero, legato alle proprie tradizioni e alla propria cultura, capace di conservare la propria religione nonostante le forti, e a volte anche violente, pressioni islamiche.
    Questo ultimo aspetto richiede una notazione.
    Molti Kalashi sono stati nel tempo convertiti all'Islam (credo la forma verbale passiva sia oltremodo opportuna). Ma, contestualmente alla conversione, non solo sono usciti dalla comunità kalashi ma hanno anche (tranne alcune eccezioni) iniziato a parlare il Khowar (la lingua di quella zona del Pakistan) integrandosi con la comunità circostanti, e cessando di parlare la loro lingua, il Kalasha-mum.
    Ecco perchè religione, lingua, etnia, sono irrimediabilmente connesse: chi parla il Kalusha-mum sono oggi per lo più i 3000 pagani politeisti che hanno deciso di non recidere i propri legami ancestrali.

    La religione dei Kalash, come detto, è una religione politeista indoeuropea.
    Vengono celebrate tre feste annuali, Joshui in primavera, Prum in autunno, Choimos in Inverno.



    "Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."

  4. #4
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    Arrow Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    I Kalash sono un piccolo grande popolo di lontana origine indoeuropea-ariana (alcuni dicono greco-macedone collegandoli ad Alessandro Magno, loro stessi in primis ne sono convinti, ma probabilmente sono indo-iranici) decisamente interessante: uno degli ultimi più o meno puri e culturalmente omogenei rimasti in Eurasia e Medio-Oriente (si aggiungano i resti dei Tagiki e dei Pashtun in Afghanistan, anche se la maggioranza é ormai meticciata da secoli se non da millenni, più una minoranza di Iraniani e di Indiani del nord appartenente agli strati superiori)…
    Anche biologicamente questi bianchi afghani/pakistani/iraniani/indiani sono molto vicini agli europei odierni , é ben visibile tuttora una forte impronta nordica (ma anche mediterranea, pare evidente la dolicocefalia), però in certe persone leggermente mischiata con qualcosa di mongolico , levantino od affine.
    Nel complesso é impressionante nonché stupefacente vedere come si siano mantenuti abbastanza bene conservando la propria razza e cultura per millenni pur vivendo circondati da popolazioni molto differenti da loro.
    Sono riusciti a mentenersi in un isolamento abbastanza rigido , per via della loro posizione ambientale e per la loro tenace caparbietà , garandendo così la sopravvivenza di una tradizione pagana ed europea nel cuore di una parte dell'Asia in prevalenza musulmana e fra popolazioni arabe, mongoliche e di altro tipo.
    Ecco qui vari 3d e video su di loro e su popoli affini - come i Pashtun afghani , i curdi , pure gli stessi Berberi nord-africani , ecc. - molto interessanti per approfondire meglio...
    Per vedere le loro caratteristiche somatiche di questi ariani superstiti- addirittura ancora oggi prevalentemente nordiche in alcuni casi , a riprova della tipologia nordica originaria dei primi Indoeuropei che molti negano per partito preso e cecità ideologica nonché in omaggio alla vulgata antirazzista di regime- ecco queste foto significative...




    The Kalash, a lost white tribe? - Stormfront
    The Kalash, a lost white tribe? - Stormfront
    The Kalash, a lost white tribe? - Page 5 - Stormfront
    Kalash, the purest tribe in C.Asia - Pan Aryan National front
    Kalash, the purest tribe in C.Asia - Pan Aryan National front - No Rats! Just Right!
    The Kalash Peoples Ancient Culture - part one
    YouTube - Kalash Peoples Anceint Culture under threat of extinction 1
    part two
    YouTube - Kalash Peoples Anceint Culture under threat of extinction 2
    www.thealphabetbook.com/Kalash
    Vi presento i Kalash - Metaforum.it

    Ewald Banse: nordic race in Armenia and northern Iran Mölders
    panaryan.com
    Are the Pashto of Afghanistan, "Aryan?" - Stormfront
    Stormfront
    Afganistan, Pakistan, and northern India all have varying amounts of heritage from the Indo-Europeans, who conquered the area about 4000 years ago.
    www.wforw.it
    “Le migrazioni ariane indoeuropee in Afghanistan si sono susseguite nell'arco di tre millenni. Oltre a quelle provenienti dalle regioni turaniche del centro dell'Asia, ci sono state le migrazioni di "risalita" di popoli ariani approdati in Iran o in India attraversando l'Afghanistan, e da questi paesi poi "ritornati" in Afghanistan. E' naturale che in un paese così articolato orograficamente questi popoli abbiano preso direzioni diverse e in alcuni casi si siano stanziati in vallate remote, come i Kafiri nel Nuristan.
    Il grosso della popolazione, circa 13 milioni di abitanti, è costituito da due ceppi culturali ariani: i Pashtuni , che provenivano dall'est (Pakistan e India), e i Tagichi, che venivano dall'ovest (Iran) e sono considerati la popolazione aborigena.” dell'Afghanistan
    Amazon.com: The Mummies of Urumchi: Books: Elizabeth Wayland Barber http://www.countercurrents.org/dalit...beef050703.htm
    http://users.cyberone.com.au/myers/eth-civ.html
    The Kurds

    Physical Anthropology Photo Library - Pan Aryan Alliance
    panaryan.com
    Physical Anthropology and Genetics
    panaryan.com
    Ethnologue report for Indo-Aryan
    Invalid id
    Kashmiri Language: Roots, Evolution and Affinity
    Kashmiri Language: Roots, Evolution and Affinity
    HLA polymorphism in six ethnic groups from Pakistan
    http://www.blackwell-synergy.com/doi...ournalCode=tan

    Were Whites First In America?
    Were Whites First In America? - Stormfront
    Nordic Racial Achievements
    Karl Earlson's Research
    Savitri Devi

    Iraniani ed Iraniane di oggi ancora di prevalente origine ariana (gli antichi conquistatori Persiani che formavano l'aristocrazia erano tipi nordici come gli antichi Indiani vedici , erano descritti dalle fonti come alti di statura , dolicocefali , con capelli biondi o biondo-rossicci , occhi chiari , ecc.) :

    http://img183.imageshack.us/img183/7677/persianslu2.png
    http://img101.imageshack.us/img101/6...rsians2fj8.png
    http://img443.imageshack.us/img443/2...rsians3sw2.png
    http://img128.imageshack.us/img128/4...yangirlbk1.png
    http://img78.imageshack.us/img78/500...anigirlud0.jpg


    Dal libro di Arthur Kemp , “March of the Titans” :
    The Aryans in Afghanistan and India

    Pashtuns or Pathans can be original aryans - History Forum ~ All ...
    Pashtuns or Pathans can be original aryans - History Forum ~ All Empires - Page 1
    Pashtuns or Pathans can be original aryans - History Forum ~ All Empires - Page 2
    Aryan Indians - History Forum ~ All Empires - Page 1

    Qui ho affrontato tematiche riguardanti la questione storica etno-razziale indoeuropea e documentando il tutto con un mucchio di links interessanti a sostegno :

    Gli Indoeuropei nell'antica Cina
    Gli Indoeuropei nell'antica Cina - Stormfront

    Come ho scritto in questo 3d :

    Le affascinanti donne iraniane‎
    http://forum.politicainrete.net/etno...-iraniane.html
    http://forum.politicainrete.net/etno...tml#post421129
    Le più affascinanti donne iraniane sono tali dal momento che discendono dagli antichi Persiani ariani di tipo nordico e dagli Elamiti pre-semitici di tipo indo-mediterraneo , quindi perché sono di razza bianca.
    Questo é il solo motivo che le rende esteticamente fra le migliori - insieme ad una parte delle afgane , indiane , libanesi , siriane - dell’area eurasiatica e del Medio Oriente.
    Allo stesso tempo , certe donne europee meno attraenti e belle hanno probabilmente influssi non-bianchi che le rendono poco gradevoli alla vista (contaminazioni levantine nel sud Europa e mongoliche altrove come quelle del tipo balto-orientale , diffuso in Europa centro-orientale ed in Finlandia soprattutto ma pure in Scandinavia , che é una sorta di antico miscuglio nordico-mongolico. Anche le tipe alpine , con la loro testa tondeggiante , non é che siano chissà quanto belle. Le migliori sono le nordiche e le mediterranee , ed anche certe dinariche , che quando hanno caratteristiche miste nordico-mediterranee uniscono il meglio come é il caso di certe francesi , britanniche od angloamericane).
    In un vecchio numero del “National Geographic” del giugno 1985 diventato celebre c’era un valido esempio di bella donna afgana con magnifici e magnetici occhi grigio-verdi (zone come gli odierni Afghanistan , Pakistan , India e Persia erano in origine abitati da una medesima popolazione , una minoranza ariana di lingua indoeuropea e aspetto fisico nordico o prevalentemente tale)…
    Nelle mie riflessioni sull'estetica femminile sono quindi giunto alla stessa conclusione ben riassunta da Robert (sei Westernationalist di Stormfront , vero?) : più le donne (ma questo vale anche per gli uomini , eh) sono bianche e nordiche e più l’uomo medio (e non solo europeo) le percepisce come belle ed affascinanti ; ad es. , come ha ben spiegato lui , nel caso delle africane le meno sgradevoli sono quelle dell'Africa orientale di paesi come Etiopia , Somalia ed Eritrea , dove di scuro hanno solo il colore della pelle ma morfologicamente parlando sono europoidi (come le migliori fra le bianche hanno il naso stretto e dritto e lineamenti regolari , al contrario delle negre pure che hanno naso largo e camuso , labbroni , prognatismo evidente ed orrende facce da simil-gorilla oltre ad essere di solito schifosamente obese e volgari nella struttura corporea) ; riguardo al mondo genericamente detto arabo (ma più precisamente ‘arabizzato’ , dato che a livello razziale c’è di tutto , da componenti nordiche fino a componenti mongoloidi e negroidi) le più carine sono anche là quelle con maggiori caratteristiche bianche ; in Cina , Corea e Giappone stesso discorso , dato che anche là gli strati superiori hanno almeno un minimo di caratteri europoidi che li distinguono dal puro tipo mongoloide , avendo teste visibilmente più strette ed allungate , nasi più carini e lineamenti più raffinati ; questo vale per tutti i popoli del mondo , più in una donna prevalgono caratteri facciali bianchi (soprattutto nordici e mediterranei che , al di là della diversa pigmentazione , hanno in comune le seguenti caratteristiche : fronte alta e spaziosa , naso dritto a radice alta , testa stretta ed allungata , bei lineamenti) e più sono esteticamente gradevoli.



    Peccato che questi popoli siano troppo pochi numericamente e che ciò li condanni prima o poi all’estinzione: per denatalità, mescolanza o sterminio magari…State sicuri che nessun fautore dei diritti umani li difenderà, perché sono colpevoli di essere bianchi ovviamente…I resti degli ultimi ariani e bianchi in genere in Asia sono destinati a scomparire per essere assorbiti come é successo ai primi medio-orientali bianchi che crearono le civiltà di Sumer, di Harappa e Moenjo Daro, ecc., agli Ainu in Giappone, agli Ittiti, ai Mitanni e ai Tocari ugualmente indoeuropei in Cina e a tantissime altre stirpi oggi defunte; purtroppo anche l’Europa si appresta a fare la stessa fine…
    Fra l’altro, proprio in un mercatino a Bologna sabato scorso ho sfogliato il seguente libro che ne parla (era interessante, volevo comprarlo ma non ho potuto perché avevo già speso troppo in cd alla fiera del disco!):


    Fosco Maraini, Gli ultimi pagani, 1997; ult. ed. Milano 2001.


    Gli ultimi pagani
    scrittorincorso - Fosco Maraini - BIBLIOGRAFIA
    “Gli ultimi pagani presenta tre avventure di Fosco Maraini, precedute da un "Breve discorso su Somiglianze e Differenze" e concluse da una lunga intervista-ritratto. Tre incontri con popoli marginali dell'Asia, visitati in anni in cui ancora vive erano le loro tradizioni. Come la "cerimonia dell'orso" degli Ainu, antica popolazione giapponese dalle origini oscure; la pesca sui fondali marini a largo dell'isola giapponese di Hikura, compito importantissimo per tutte le comunità Aima e riservato alle giovani donne; i costumi e le attività religiose dei Cafiri, i pagani del Chitral pakistano. Ogni incontro è la scoperta di un mondo a sé, dotato di regole rituali, abitudini che l'occhio dell'antropologo coglie con precisione e la penna dello scrittore vividamente descrive. Come nei migliori libri di etnologia, infatti, il valore scientifico degli Ultimi pagani è pari solo alla sua qualità letteraria.”
    Kalash - Wikipedia
    http://forum.politicainrete.net/paga...ghanistan.html



    SALVIAMO GLI ULTIMI BIANCHI IN TUTTO IL MONDO!!!
    14 Words! - Holuxar
    Ultima modifica di Holuxar; 14-11-09 alle 20:19
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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  5. #5
    Christianita
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    Predefinito Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    bel topic!

  6. #6
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    Arrow Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    Altri video molto interessanti (fatti da iraniani, curdi, afghani, ecc. fieri di essere bianchi) che mostrano la presenza di bianchi (alcuni in realtà un po’ misti, ma altri decisamente puri con tratti somatici davvero belli che provano la loro origine indoeuropea) in quei territori geograficamente extraeuropei (la razza ovviamente é indipendente dalla collocazione geografica, ci sono bianchi in tutto il mondo) :

    Kurdish European Aryan Race
    YouTube - Kurdish European Aryan Race
    Persians The True Aryans
    YouTube - Persians The True Aryans
    One of the Most Beautiful Women in the World-Mahtab Keramati
    YouTube - One of the Most Beautiful Women in the World-Mahtab Keramati
    The real Aryans live in: Kurdistan, Iran, Afghanistan, Pakistan, Tajikistan and India!
    YouTube - The real Aryans live in: Kurdistan, Iran, Afghanistan, Pakistan, Tajikistan and India!

    I Curdi sono un popolo di lingua e ceppo etnico iranico, che ancora adesso conserva certi tratti somatici degli antichi ariani Iranici come i lineamenti regolari, la testa stretta ed allungata, i capelli e gli occhi chiari, la statura medio-alta, ecc.
    I Kalash poi sono uno fra gli ultimi ammirevoli esempi di popoli bianchi Ariani fedeli alla propria identità etnico-culturale-religiosa che resistono disperatamente contro il genocidio in Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Medio-Oriente: fino a quando ci riusciranno?


    Come mai i vari quartomondisti che solidarizzano con gli indios del Sud America, con i pigmei africani, con gli aborigeni australiani ed allogeni vari poi tacciono sulla sorte dei Kalash e gli ultimi bianchi nei territori extraeuropei?! Per non parlare dei Boeri e dei farmer ex-rhodesiani poi…Ah già, proprio perché si tratta di bianchi e quindi di colpevoli per definizione non meritevoli di aiuto né di solidarietà; del fatto che loro sono a rischio etnocidio non frega niente a nessuno, non va di moda parlare di loro, non fanno tendenza nel mondo culturale egemonizzato dalle anime belle che si nutrono di stereotipi e di odio anti-bianchi facendo di questo la loro bandiera ideologica…
    Adesso, giusto per chiarire le idee a questi vili e viscidi rinnegati nonché ignoranti in questioni storico-antropologiche, riassumerò le vicende della storia della razza bianca nei continenti extraeuropei…

    Le grandi civiltà dell’Eurasia, del Vicino e Medio-Oriente e del Nord Africa (Sumeria, Harappa e Moenjo Daro, Egitto, ecc.) furono originariamente create vari millenni fa dalla razza bianca (in particolare nelle sue varianti mediterranea e cromagnoide prima, cioè pre-indoeuropea, ed indoeuropea/nordica dopo) che era autoctona in tutta quella zona, ma decaddero a causa delle invasioni di popoli di lingua semitica (di tipo orientalide) e del successivo miscuglio biologico con levantini, mongolici ed infine negroidi che le face scomparire dalla faccia della storia lasciandone solo i rimasugli che ancora oggi sono visibili. I primi medio-orientali e nord-africani erano in larga parte bianchi, ma furono spodestati in seguito ad invasioni e conquiste, mischiandosi poi fino ad essere ridotti ad una minoranza nelle proprie terre, destino analogo che presto (a meno di radicali cambiamenti) toccherà ai bianchi europei di oggi!
    I Bianchi giunsero fino in Cina (già i crogmagnoidi millenni fa, poi in epoca più recente gli Indoeuropei Tokari, Saka-Sciti, ecc. che gli annali cinesi descrivevano come bianchi, alti e biondo-rossicci…l’archeologo Victor Mair ne ha trovato i resti), in Giappone (Gli Ainu pre-mongolici erano gli autoctoni, mentre i mongolici arrivarono dopo. Ormai gli Ainu puri saranno solo l’1% del totale, perché in parte si sono mischiati sia con gli australoidi che i mongoloidi e perché il governo giapponese per decenni impose l’assimilazione forzata ed il loro genocidio etnico-culturale) e Polinesia. Perfino in Oceania poi, l’aristocrazia dei Maori definiva se stessa “arya”!
    Anche il Nord America, millenni prima dell’arrivo dei ‘pellerossa’ (che in realtà erano chiari di pelle, solo che si dipingevano il corpo) probabilmente dall’Asia mongolica, era abitato da bianchi cromagnoidi come ha dimostrato la scoperta dell’uomo di Kennewick! I pellerossa sterminarono in parte i bianchi cromagnoidi ed in parte li assimilarono creando un tipo fisico misto con una forte eredità bianca (il famoso Cavallo Pazzo era notoriamente biondo!); inoltre ci furono poi le esplorazioni dei Vichinghi che là si stabilirono nei secoli del Medioevo (infatti certe tribù di ‘pellerossa’ scoperte da esploratori europei e dai pionieri anglo germanici del Far West erano composte da uomini bianchi, di alta statura , con capelli castano-chiari, rossicci o biondi!). I bianchi nord-americani ripresero una terra che era già stata abitata dalla razza bianca diversi millenni prima! In Sud America pure ci sono prove dell’arcaica presenza della razza bianca, infatti certi indios veneravano divinità bianche ed avevano il ricordo di antichi civilizzatori bianchi e biondi giunti dall’Occidente. Ecco perché i conquistadores castigliani furono inizialmente accolti come liberatori (alcune tribù locali si schiararono con loro) e discendenti di quegli déi bianchi che avevano promesso agli indios che sarebbero ritornati! Le cronache spagole dell’epoca inoltre confermano l’esistenza di alcune rare tribù ancora composte da uomini bianchi e biondi “più bianchi dei tedeschi” (così si dice). Insomma i bianchi crearono grandi culture in tutto il mondo.

    Cfr. ad es. gli scritti essenziali dell’antropologo ed archeologo franco-argentino De Mahieu, l’ottimo libro Herbert Tischner, Etnologia, 1963 (consiglio di leggerlo, pieno di informazioni interessanti, tradotto e pubblicato da Feltrinelli alcuni decenni fa), poi Gli Indoeuropei di Romualdi, March Of The Titans di Arthur Kemp ed altri.

    Ovviamente questa realtà storica viene completamente ignorata dalla vulgata ufficiale imposta a partire dagli anni ’60-’70 del ‘900, la quale continua a tenere gli europei nell’ignoranza facendo credere che sia la civiltà europea ad essere debitrice dai popoli non-bianchi (il famoso pseudo-mito dell’ex-oriente lux) mentre invece furono intere stirpi – o almeno aristocrazie dominanti – bianche ad aver sviluppato le culture euroasiatiche, nord-africane, vicino-medio-orientali, americane e così via!! Sarebbe ora di ristabilire la realtà storica e di comprendere l’importanza della questione razziale per le sorti della civiltà e dell’umanità intera.
    Speriamo che i bianchi europei di oggi si sveglino prima di ridursi ad una esigua minoranza numerica nelle proprie nazioni, sommersi dalle orde allogene di invasori, riducendosi come i Kalash ed altri piccoli popoli folkloristici dispersi nel mondo…

    14 Words! - Holuxar
    Ultima modifica di Holuxar; 21-11-09 alle 13:42
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  7. #7
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    Predefinito Ragazza del "Kalash".


  8. #8
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    Predefinito Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    Dunque la versione di Alessandro Magno sarebbe da scartare. Se, come sembra, la loro origine è molto più antica, un lavoro comparativo su ciò che sappiamo della loro religione potrebbe forse dirci qualcosa anche sull'ondata Indoiranica.
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  9. #9
    Christianita
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    Predefinito Rif: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    questo è un gran topic, me lo sono riletto or ora...onore ai fratelli indoeuropei che non si sono piegati ai monoteismi abramitici













    Ultima modifica di dedelind; 11-10-10 alle 16:13
    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

  10. #10
    Christianita
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    Predefinito Re: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell' Afghanistan

    FAR FESTA CON I KALASH

    Di Oscar Rickett
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    Una vista dell’Afghanistan dalle alture di Bumburet, la più ampia delle tre valli in cui sono stanziati i kalash.

    Su uno sfondo di imperi, pazzia e idolatria, “L’uomo che volle essere re” di Rudyard Kipling è un racconto incentrato sul viaggio di due scaltri soldati inglesi in Kafiristan, ostile regione montagnosa popolata da pagani che uccidono e derubano qualsiasi folle osi avventurarvisi. La zona deriva il suo nome da kafir, termine arabo per “miscredente” o “infedele”, e si allunga tra parte degli odierni Pakistan e Afghanistan. Non è un gran bel posto in cui vivere, ma, come ho scoperto, quando si tratta di divertimento le cose cambiano completamente.

    Per quasi settant’anni, fino al 1896, l’emiro dell’Afghanistan offrì tangenti alla gente del Kafiristan al fine di dissuaderli dal derubare i forestieri e gettarne i corpi giù dalle montagne. Inizialmente i kafiri presero il denaro, senza però rinunciare ai saccheggi. Tale mancanza di rispetto finì per spazientire l’Emiro di Ferro Abdur Rahman Khan, che decise di inviare delle truppe nell’area sotto il suo controllo. La popolazione fu radunata e messa di fronte a una scelta: l’Islam o la morte. Naturalmente la maggior parte si convertì, e di lì a poco la porzione afghana del Kafiristan divenne nota come Nuristan, o “terra della luce”. Le conversioni forzate e il cambiamento nella toponomastica non comportarono tuttavia alcun mutamento nella natura di quel popolo. In A Short Walk in the Hindu Kush del 1958, l’autore Eric Newby presenta un glossario della lingua nuristana catalogando alcune espressioni comuni: “Stamattina in un campo ho visto un cadavere,” “Ho nove dita; tu nei hai dieci,” “Ho intenzione di ucciderti.” Alla fine l’Emiro di Ferrò riuscì a convertire soltanto la popolazione del versante afghano, e oltre le montagne dell’Hindu Kush, in Pakistan, si continuò a praticare un turbolento animismo pagano.

    Oggi, i discendenti di questi pagani vivono nelle Kalasha Desh, le tre valli Bumburet, Birir e Rumbur. Rappresentano l’ultima tribù animista dell’Asia Centrale, un’isola di devozione alla natura in un mare-Islam che si allunga in tutte le direzioni.

    I kalash respingono la religione islamica bevendo alcol, assumendo sostanze stupefacenti e abbandonandosi ai divertimenti. Per decenni, musulmani in cerca di trasgressioni si sono avventurati nelle valli per ubriacarsi col vino kalash, dal sapore simile allo sherry, e il tara, un distillato locale. Le droghe più consumate sono l’oppio e, in misura maggiore, il nazar, un tabacco da masticare derivato dall’oppio che provoca stordimento e nausea. Proprio come molti giovani americani vanno in Florida o a Las Vegas in cerca di sballo, molti pakistani devoti compiono gite periodiche sulle montagne per un assaggio della dissoluta vita pagana kalash.


    L’autore e il suo gruppo, la scorta e Wali Khan, il padrone di casa (che indossa abiti civili e un cappello tradizionale)— preside della scuola elementare autodichiaratosi “uomo più affascinante” delle Kalasha Desh.

    Ma a differenza dello spring break e di altre occasioni per fare baldoria tipiche dei paesi occidentali, le puntate nella valle sono principalmente affare per uomini. Oltre al desiderio di sbronzarsi lontani dallo sguardo vigile di Allah, i giovani pakistani sono mossi dalla speranza di incontrare donne kalash, che non si velano e sono note per la loro bellezza. Un’antica (seppure apocrifa) leggenda vuole che i kalash siano discendenti di una compagnia di disertori dell’esercito di Alessandro il Grande, usciti dai ranghi del re guerriero per congiungersi con le bellissime donne di quelle valli.

    Nell’inverno del 2011 ho lasciato Londra per girare un documentario sui kalash. Uno dei membri del nostro team aveva saputo che lo sport da loro praticato—il chikik gal, una versione montanara di golf estremo—non era mai stato ripreso in video. Avevamo anche appreso che la comunità sta lottando per conservare la propria identità etnica: i kalash rimasti nelle valli sono appena 3.000, ormai superati in numero dai musulmani. Nel tempo gli imam hanno intrapreso innumerevoli crociate per salvare le anime dei pagani infedeli, e nonostante gli sforzi del governo per la salvaguardia del loro sistema di credenze, molti temono per le sorti di questo particolare gruppo.

    Per arrivare a Chitral, la città più grande nell’area delle Kalasha Desh, ci sono volute 22 ore di jeep da Islamabad. Ci siamo inerpicati lungo una strada ripida per poi attraversare il tunnel Lowari, una lunga e celebratissima caverna a malapena illuminata che taglia la montagna.

    La neve ormai sciolta sporcava le strade della città, costeggiate da bancarelle che vendevano ogni bene possibile, da televisori a lana filata e Kalashnikov. Per anni, Chitral e le valli hanno goduto della fama di oasi paradisiache. Nel 2009, però, i talebani hanno rapito un filantropo membro di una ONG greca e l’hanno tenuto prigioniero per sette mesi, in Nuristan. Il sequestro, unito ad altre attività talebane nell’area, ha fatto sì che ogni straniero in visita a Chitral si veda oggi assegnare una squadra di sicurezza composta da soldati e poliziotti nel tentativo di far riguadagnare alla città la reputazione di destinazione sicura e affascinante.


    Una ragazza kalash fuori dalla sua abitazione: indossa un copricapo e collane tradizionali. Le famiglie kalash mangiano e dormono nella stessa stanza.

    Negli anni Novanta erano migliaia gli stranieri che vi si recavano ogni anno, ma da allora il turismo ha assistito a un pesante declino, e al nostro arrivo siamo stati accolti come i primi forestieri nel giro di quasi 12 mesi. A testimoniare questo fatto, sulle pareti dell’ufficio del turismo c’erano dei grafici realizzati a mano. A scortare i quattro gora [“bianchi”, incluso il sottoscritto], c’erano 14 guardie, rimaste al nostro fianco per tutto il mese del soggiorno. Quando la notte ci svegliavamo per usare il bagno loro erano sempre lì, fuori dalla porta, avvolti nelle coperte a vigilare perché nessun talebano si avventurasse giù dalle montagne per rapirci.

    Di giorno lavoravamo alle riprese, e la notte stavamo coi nostri ospiti. Ogni sera nuovi amici kalash ci raggiungevano per consumare insieme un piatto di riso, daal, pomodori e naan e cantare canzoni; loro intonavano splendide arie incantatrici passate di generazione in generazione, noi i Replacements.

    Una notte, all’incirca una settimana dopo l’arrivo, i nostri sorveglianti ci hanno invitati da loro a bere e ballare. In una delle piccole stanze surriscaldate di proprietà delle guardie era stipata una ventina di uomini. C’erano anche un flautista, un percussionista e un piccolo spazio per le danze. Il distillato passava di mano in mano dentro bottiglie di plastica di Coca Cola, insieme a un po’ di nazar per mantenere alti gli spiriti.

    All’inizio di ogni nuova canzone, una guardia si avvicinava e iniziava a danzare con me o uno dei miei amici. Quanto a noi, ci dimenavamo pomposamente tra battiti di mani e schiocchi di dita a ritmo con il suono acuto del flauto, in un modo che nessuno, almeno tra i locali, avrebbe potuto definire omoerotico. La cultura pashtun segue una versione ben precisa del famoso aforisma di Gore Vidal “non esistono gli omosessuali, esistono atti omosessuali.” Per la gente del nord del Pakistan, infatti, non esistono omosessuali né atti omosessuali. Se tra due uomini avviene qualcosa di erotico rimane un fatto, nulla di più.

    Nel corso di quel mese ci furono altre feste. Ogni volta facevano la loro comparsa le bottiglie di plastica, il suonatore di flauto e il percussionista. Ai musulmani presenti bastavano un paio di sorsi di distillato per finire ubriachi a barcollare per la stanza fino a collassare sul pavimento. Una volta, mentre ballavamo su una musica intensa e lamentosa, il capo della polizia, Taj, mi ha detto di aver ucciso 17 talebani nei corso dei due anni trascorsi nel distretto dello Swat. Con gli occhi lucidi per l’alcol ricordava le incursioni notturne nei rifugi talebani—di come temesse per la sua vita, col dubbio che le informazioni riservate su cui si basavano non fossero corrette. A volte facevano irruzione nelle abitazioni per trovare soltanto donne e bambini. Forse il ricercato era fuggito, o forse non era mai stato lì e le informazioni ricevute sul suo conto erano, intenzionalmente o meno, errate. Altre volte l’obiettivo li scongiurava e supplicava, insistendo di non avere niente a che fare coi talebani. Ma spesso c’erano sparatorie, e gli uomini di Taj uccidevano o venivano uccisi. Era costantemente preoccupato per il suo futuro, e ha perso molti amici lungo il cammino. È lo stesso stile di vita che spinge tanti soldati occidentali ad abusare di droga e alcol, ma per Taj non era facile entrare in possesso di quei beni. Così si avventurava nelle valli dei kalash per godere di qualche settimana di sollievo inebriante. Una sera gli ho cantato i Rolling Stones mentre il mio amico Matan suonava l’armonica. Taj ballava sul posto, urlando “Perfetto, perfetto!” È stato un momento decisivo nel nostro rapporto.


    Uno dei viaggiatori occidentali balla con Taj, il capo della polizia.

    Ma non tutti gli uomini che abbiamo incontrato erano interessanti come Taj. In molte occasioni mi sono ritrovato ad assistere con pazienza a ciò che il mio amico Tom chiamava “ubriachezza musulmana” (Tom è musulmano, quindi può dirlo). Il copione prevedeva che uno dei nostri ospiti, barcollante, mi si aggrappasse addosso per biascicare “Gran Bretagna… Pakistan… uguali… numero uno,” per poi passare a “Ragazze, belle ragazze, ti piacciono?” o “Tu, io, grandi amici.” Erano quelle stesse conversazioni tra sbronzi che hanno luogo nei pub e le discoteche di tutto il mondo, con la differenza che noi ci trovavamo stipati in una stanzetta sulla cima delle montagne, con l’odore di ginepro, liquore e oppio che riempiva l’aria rovente. A casa quei ragazzi avevano delle responsabilità; ma lì, potevano abbandonarsi a una bevuta senza preoccupazioni per la testa.

    Ovviamente le fughe hanno anche un lato oscuro. Negli ultimi vent’anni queste valli hanno iniziato a somigliare a uno “zoo,” per usare le parole di un avvocato della zona, in cui pakistani devoti vanno sull’Hindu Kush per occhieggiare in direzione delle pagane nei loro vestiti colorati. Si diceva che alcune ragazze lavorassero come prostitute, e che alcuni uomini organizzassero festicciole costringendo le giovani a dimenarsi per un intero pomeriggio in interminabili danze tradizionali. A spiegarmi la situazione è stato Abdul Sattar, che come molti concittadini si è convertito all’Islam. “Prima, da kalash, ero molto felice. Ma c’erano tanti problemi. Le autorità e persone da tutto il Pakistan venivano qui. Ci facevano ballare, dovevamo esibirci. Non siamo dei pezzi da esposizione, dicevamo. Sono diventato musulmano perché non mi piaceva fare quelle cose per i forestieri.”

    Questo meccanismo di voyeurismo ha fatto sì che nelle tre valli prendesse piede un pregiudizio anti-Pakistan. “Allora, sei andato a vedere le signorine che non indossano il velo,” mi aveva chiesto un funzionario a Islamabad in un tono ricco di doppi sensi. Sono diversi gli studi etnografici comparsi recentemente in cui si parla di giovani musulmani impegnati nel disperato tentativo di abbordare le donne kalash.

    Del resto, la situazione non è del tutto priva di vantaggi per i kalash. Molti contrabbandano alcol e droga, vendendo i prodotti nelle città vicine alle valli. Se fermati dalla polizia riescono solitamente a farla franca, poiché non sottostanno alla legge islamica come tutti gli altri. Come mi ha spiegato Nabaig, “il primo avvocato kalash al mondo,” “Nelle nostre leggi nulla ci vieta di bere, quindi perché dovremmo essere puniti?” È una strategia di difesa piuttosto valida e a cui sembra ricorrere molto spesso, dato che la maggioranza dei suoi casi riguarda i conflitti tra l’apparato legislativo del Pakistan, di base islamica, e quello dei kalash.

    Se pratiche occidentali come lo spring break operano come fuga dalla vita di tutti i giorni e celebrazione dell’edonismo ristretta a un determinato ambiente, le valli dei kalash rappresentano una particolare variazione sul tema. In una zona del mondo sempre meno stabile, ritrovarsi a una festa in mezzo a sconosciuti può essere un’esperienza di trasformazione e di costruzione non sempre agevole di legami. La vita kalash non ha eguali in Pakistan, e pur esercitando una forte attrazione, presenta ovvie insidie. Dopo tutto, nessuno si è mai dato troppo da fare per proteggere le persone con cui si sballa in segreto.

    Far festa con i kalash | VICE Italia

    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

 

 
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