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  1. #1
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    Predefinito l'11 settembre e Israele

    da www.israele.net

    " 10-09-2004
    11 settembre: famiglia israeliana chiede riconoscimento vittima terrorismo

    La famiglia di Hagai Shefi, ucciso l’11 settembre 2001 nell’attentato alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York, chiede che lo Stato di Israele riconosca ufficialmente il proprio congiunto come una vittima del terrorismo anti-israeliano.
    La richiesta della famiglia, respinta in primo grado, è stata ora sottoposta alla Corte Distrettuale di Tel Aviv.
    “Non stiamo inseguendo nessun compenso economico - ha spiegato Dov Shefi, padre di Hagai, un tempo in servizio come consulente legale della Difesa - Vogliamo solo che le circostanze in cui ha trovato la morte mio figlio vengano riconosciute ufficialmente da un tribunale israeliano”.
    Hagai, 34 al momento dellaa morte, stava conducendo una brillante carriera negli Stati Uniti nel settore hi-tech. Era particolarmente conosciuto negli ambienti di Wall Street per la sua competenza in fatto di sistemi software per istituti bancari. L’11 settembre di tre anni fa era stato invitato a parlare davanti a un convegno di circa cento operatori bancari al 106esimo piano della Torre Nord.
    Hagai riuscì a chiamare la moglie col cellulare poco dopo che l’aereo dirottato dai terroristi aveva colpito l’edificio. Le disse: “La situazione è gravissima, senza possibilità di uscire”, e le diede il suo addio. Il corpo venne ritrovato due giorni dopo, alla vigilia di Rosh Hashana (capodanno ebraico) e venne sepolto in un cimitero ebraico nel New Jersey. Un anno dopo le spoglie di Hagai vennero trasportate e inumate in Israele.
    Hagai lasciò la moglie e due figli di 3 e 5 anni.
    Secondo la legge israeliana, lo Stato riconosce ufficialmente una persona come vittima del terrorismo se viene colpita in un attentato perpetrato da un gruppo ostile il cui scopo è attaccare lo Stato di Israele, sia direttamente che indirettamente. Lo Stato d'Israele e la famiglia Shefi naturalmente concordano sul fatto che gli attentati dell’11 settembre vennero realizzati da un gruppo dichiaratamente ostile a Israele. Il punto in discussione è se quegli attentati in particolare possano essere considerati come rivolti anche contro Israele.
    A sostegno di questa tesi, Dov Shefi presenta fra l’altro il rapporto della Commissione d’inchiesta americana sull’11 settembre dove si afferma che gli attentati vennero fatti anche per colpire l’amicizia tra Stati Uniti e Israele.
    “Non chiediamo altro che il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato di Israele che nostro figlio è caduto vittima del terrorismo anti-israeliano, e questo solo per poter incidere il suo nome su un memoriale e partecipare agli eventi e alle attività dei famigliari delle vittime del terrorismo”, conclude il signor Shefi.
    Vale la pena ricordare che, ancora oggi, in alcuni ambienti circola una feroce menzogna antisemita secondo la quale "gli ebrei, avvertiti dal Mossad, sarebbero sfuggiti al massacro delle Twin Towers" (con allusione antisemita al solito "complotto giudaico-sionista" contro l'umanità). In realtà furono molto numerosi gli ebrei, di varie nazionalità, che morirono negli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Fra questi, anche cinque cittadini israeliani: oltre a Hagai Shefi, perirono Daniel Lewin (31 anni), Alona Avraham (30 anni), Shai Levinhar (29 anni), Hagai Shefi (34 anni) e Leon Lebor (51 anni).

    (Da: Ma’ariv, israele.net, 7.09.04)
    "


    Shalom

  2. #2
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    " I terroristi bisogna chiamarli nazisti

    di Antimo Marandola

    Siamo tutti costernati per la strage di Beslan, e non poteva essere altrimenti, ma proprio avvenimenti di questa efferatezza costringono a meditare sulla natura e sulle matrici di tanta violenza analizzando il corredo di vigliaccheria, ignavia e di disinformazione che sta caratterizzando gli episodi recenti e la cronaca relativa dei nostri tempi in cui “l’iniquo è un abominio per i giusti e gli uomini retti sono in abominio ai malvagi” (Proverbi, 29 27).
    Nessuno – tranne gli ebrei – ha ricordato la strage di Maalot Tarshicha dove i macellai di Arafat il 15 maggio 1974 attaccarono una scuola elementare e massacrarono 22 bambini e 5 insegnanti, inseguendo fin sotto i lettini e sotto i banchi i poveri bambini che cercavano istintivamente di nascondersi. Furono scovati uno per uno e massacrati a raffiche di mitra. La campagna di stampa che ne seguì, come al solito, fu di unanime condanna per l’esercito Israeliano che intervenne cercando di fermare la strage e nel conflitto a fuoco uccise i terroristi massacratori, sul modello del vergognoso boiardo Prodi che nonostante il quadro orrendo non ha trovato di meglio che “chiedere spiegazioni ai Russi”. Fosse stato in carica durante la Shoà avrebbe chiesto spiegazioni agli ebrei!!

    Allora come oggi i cosidetti opinion maker, nuovi epigoni del “1984” di Orwell, sono proni al principio secondo cui “quando i fatti smentiscono le parole del Partito, sono i fatti che devono piegarsi”, per cui si scervellarono nel ricercare le giustificazioni più cervellotiche e stendere un velo pietoso sulle responsabilità di coloro che hanno elevato la morte a religione di vita perché analizzare con onestà mentale il comportamento dei terroristi di tutte le risme, dai Ceceni ai Palestinesi, avrebbe dovuto portare alla scientifica e storica conseguenza di chiamarli con il loro vero nome: nazisti. Tremendamente attuale risuona il monito di Karl Kraus che disse: “peggiore del delitto è il delitto accompagnato dalla menzogna, e ancora peggiore è la menzogna di chi sa: pretesto di un’incredulità che non vuol credere ai fatti ma alle bugie; compiacenza nel farsi tonto così come vuole il potere; idiozia crudele. No, non ci può essere nulla di più stupido e di più menzognero di questo concetto di “propaganda degli orrori”; e ogni volta che affiora, si stia pur certi che nessun orrore poteva essere così mal inventato così come questa difesa di cattiva coscienza, superato solo dall’impulso di non credere a quel che si sa”.

    La parola nazisti dalla fine della seconda guerra mondiale non viene quasi più usata anche per un colpevole atteggiamento mentale di una parte del mondo ebraico che intende preservare l’unicità della Shoà e ritiene di non ammettere l’uso di tale terminologia per qualsivoglia manifestazione di violenza cieca collegando uno stato mentale ad un singolo periodo storico e solo a quello. Scrivere, parlare o solo nominare Hitler rischia, secondo il “teologo della Shoà” Fackenheim, di magnificarlo, di coferirgli una vita postuma.
    Il ragionamento è decisamente corretto e il dolore indicibile che accompagna il ricordo della Shoà lo rende sacro alla memoria di tutti coloro che nell’aria in cui respiriamo e viviamo tutti i giorni, avvertono la cappa dolce e amara delle ceneri uscite dai camini dei campi di sterminio. Ma altrettanto doverosa, per gli stessi identici motivi, è la seicentoquattordicesima mitzvà di non “concedere a Hitler vittorie postume” e non far passare mai più sotto silenzio il manifestarsi nel nazismo perché proprio le vittime della Shoà ci impongono questo dovere.

    E allora chiamiamoli con il loro vero nome: coloro che accettano di superare senza battere ciglio il confine dell’amore per la vita con l’amore per la morte sono nazisti. E nazisti sono tutti coloro che massacrano civili nelle scuole, nei bar, sugli autobus, nelle discoteche, per le strade o che abbattono i grattaceli con gli aerei, perché sono hostis generis humani a prescindere dal fatto che non hanno i baffetti o gli stivaloni con cui fare il passo dell’oca ma sono solamente dei cenciosi che si nascondono dietro luride kefie. E kapò sono i giornalisti e i politici che per amore di qualche petrodollaro leccano vigliaccamente le mani sporche di sangue.

    Il nazismo sta riportando nuove insperate vittorie da quando l’imperativo “senza se e senza ma” non è più opposto alla violenza terroristica ma le stragi da esso compiute hanno incominciato ad avere sempre meno timide giustificazioni. Se i terroristi ammazzano e buttano in mare un paralitico con la sola colpa di essere ebreo si trova subito il delinquente Bettino Craxi che fa schierare a difesa del terrorista i poveri carabinieri che lo devono pure scortare nella fuga dalla giustizia internazionale.
    Se viene messa una bomba in una pizzeria si dice che poveretto doveva sentirsi umiliato e di questo passo si è arrivati a dare il Premio Nobel della Pace al capo di una delle organizzazioni terroristiche più sanguinarie.

    Tutto ciò succede perché artatamente il nazismo è stato congelato nella sua messa in scena fatta di passo dell’oca e non lo si vuole far riconoscere sotto le nuove sembianze della kefia. Ma il terrorismo di oggi e il nazismo sono la stessa cosa. Sono il male praticato senza neppure essere riconosciuto come tale.

    I nazisti erano dei mostri o erano uomini “normali”? Come è possibile che un popolo di poeti e di pensatori sia diventato un popolo di boia? Bisogna riflettere e dare le risposte più attente alla riproduzione dello stesso universo mentale senza correre il pericolo della banalizzazione del male e della sua relativizzazione e quindi di attenuazione della responsabilità dei crimini perché “pensare ad Aushwitz è non concedere Auschwitz al mistero e all’irrazionale” (Tigano). Bisogna evitare che la teoria della banalità del male possa diventare una difesa contro l’orrore e quindi una negazione.

    Tra i terroristi, come tra i nazisti, l’avviamento a compiere stragi anestetizzate avviene dai primi anni dell’infanzia. Daniel Gottlieb Moritz Schreber introdusse nelle scuole tedesche il rigore militare per realizzare l’assassinio dell’anima del bambino che abituato precocemente ad una obbedienza inconscia, la stessa obbedienza sarebbe diventata un’abitudine che si sarebbe gradualmente trasformata in un atto di libera volontà trovando naturale quanto diceva Lutero: “Nulla è migliore che obbedire e servire tutti quelli che sono i nostri superiori. Per questa ragione la disobbedienza è peccato maggiore di qualsiasi altro: dell’omicidio, dell’impudicizia, del furto, della disonestà”.
    Stritolata la mente in questo meccanismo diabolico il bambino diviene un oggetto narcisistico atto a lenire le ferite dei suoi genitori quando percepisce ripetutamente il messaggio di non apprezzamento della sua parte autentica a favore di quella adeguata, pseudoadulta. Oltre a sviluppare un falso sé disporrà di un modello relazionale perverso in grado di dominare l’intera area delle relazioni interne ed esterne avviandosi verso il “mondo alla rovescia” e all’assassinio del sé. Gli individui che ne derivano sono degli “Io chiusi nella pelle” (Laing) con mancanza di intenzionalità, incapacità di avere rapporti interpersonali, difficoltà di sperimentare affetti, costante coscienza annebiata, dipendenza esasperata nei confronti degli altri, ricerca di rapporti fondati sulla scarsa differenziazione con la conseguente mancanza di limiti: il kamikaze perfetto!

    L’educazione e la formazione dell’individuo con le strategie della “pedagogia nera” che viene oggi copiata nelle scuole palestinesi con il culto del martire e della strage, conducono al tipo umano dei nazisti cioè “uomini che hanno eguagliato se stessi alle cose. Allora, quando è loro possibile, essi rendono gli altri pari alle cose” (Adorno) realizzando l’obiettivo della “pace delle tombe” come “gli operai della morte, gli industriali della morte, gli stakhanovisti della morte, talvolta gli artisti della morte” (Devoto).

    Nelle scuole palestinesi come nelle comunità tedesche negli anni ’30 si procede con una pratica pedagogica aberrante e violenta che mira a trasformare i bambini, fin dai primi mesi di vita, in automi ben addstrati per giungere all’ideologia dell’obbedienza totale “come quella di un cadavere” ed alla “colonizzazione della mente” (Schreber). Si provvede a favoleggiare di una nobile origine guerriera che risulta efficace per placare le ansie di impotenza di un popolo entrato superbamente in guerra ed uscitone rovinosamente sconfitto nella prima guerra mondiale i tedeschi, o nella nakba i palestinesi o a Bisanzio nel 717 o Poitiers nel 732 gli arabi. Viene enfatizzata l’identificazione eroica (Lagache) con la urgenza dell’immediatezza perché le teorie razziali, sono un credo, un particolare tipo di fede che a differenza delle religioni tradizionali, non sono in grado di promettere un paradiso dopo la morte perciò devono realizzare le loro promesse su questa terra e subito attraverso l’identificazione perversa e maniacale con il vendicatore Hart und Rein (duro e puro) che ha l’accesso segreto al mondo degli dei abbondando nell’offrire soluzioni precotte al fondamentale bisogno dell’uomo di farsi la più alta opinione di sé svalutando i gruppi di persone diversi da sé e la convinzione che le proprie sventure debbano essere necessariamente causate non dall’incapacità propria o da una errata impostazione, ma da un malevolo complotto di qualche altro gruppo (Cecil) di cui si nega la natura umana.

    Il nemico quindi, come nell’equazione simbolica di Segal, è costretto nella “biocrazia” nazista: “se i parassiti dovevano essere debellati con mezzi chimici e i rifiuti dovevano essere eliminati con l’incenerimento, lo stesso destino, seguendo il pensiero concreto dei nazisti, andava riservato a coloro, esseri umani, che erano stati classificati come “parassiti” o “rifiuti”. Infatti il noto razzista Land von Liebenfelds definì i nemici degli ariani “uomini scimmia” fornendo la base per la medesima disumanizzazione degli ebrei da parte dei palestinesi che sono rimasti sullo stesso stereotipo di “figli di maiali e di scimmie” e di malattia che bisogna estirpare ad ogni costo perché “non basta distruggere la propria esperienza e quella altrui, occorre poi ricoprire questa devastazione con una falsa consapevolezza assuefatta alla sua stessa falsità” (Laing). Tale “superiorità” è dura a morire e la ritroviamo ancora oggi appena girato l’angolo della nostra casa ormai globale. In Afganistan i Talebani, il cui intento finale dichiarato era la purificazione religiosa, avevano dato disposizione affinchè gli Indù recassero ben visibile applicato al petto un nastro di stoffa gialla.

    Crescendo in simili scuole il prodotto che ne deriva è perfetto: “L’antisemita si è fatto criminale e crimale bianco: anche in ciò rifugge la responsabilità, ha censurato i suoi istinti d’assassino, ma ha trovato il modo di salvarli senza confessarli. Sa di essere perverso, ma poiché fa il Male per il Bene, poiché tutto un popolo attende da lui la liberazione, egli si considera come un perverso sacro. In seguito ad una inversione di tutti i valori […] è incline alla collera, all’odio, al saccheggio, all’assassinio, a tutte le forme di violenza che si collegano secondo lui alla stima, al rispetto, all’entusiasmo; e nel momento stesso in cui la perversità lo ubriaca, sente in sé la leggerezza e la pace che gli danno la coscienza tranquilla e la soddisfazione del dovere compiuto” (Sartre).

    Crescendo negli anni il bambino, già potenzialmente assassino, viene sollecitato con altre stimolazioni attraverso la crudeltà agita e la sofferenza inflitta che producono un eccitamento orgasmico mentale. La distruttività trionfa attraverso l’atto criminale perché in grado di provocare, nelle forme estreme, il piacere perverso del fascino del dominio assoluto e distruttivo sulla vittima inerme: è un piacere stimolante e devastante come una droga” (De Masi) che diventa orgiastico con la promessa delle 70 vergini che si avranno in premio.

    La sensazione di piacere diventa alienazione morale, anestesia affettiva e perdita del senso di realtà e della capacità di pensare con una totale denutrizione spirituale in un sistema torturante in cui un soggetto capace di vivere senza alcun sentimento trasforma il proprio corpo in una forma di acciaio, forma che gli consente di uccidere con indifferenza, senza provare dolore.
    Mentre le produzioni umane danno usualmente vita al proprio oggetto, questi individui producono in modo opposto: è una produzione che trasforma il vitale in morto secondo il rapporto tra necrofilia e distruttività già segnalata nelle ricerche di Fromm e Maccoby secondo i quali la distruzione va di pari passo con l’esclusione del riconoscimento affettivo da quello che si sta facendo. Dopodichè non esiste più alcun limite. Sulla parete di un uffico della V Einstatzgruppe in Polonia era inciso: “Ciò che fai per il popolo e la patria, è sempre ben fatto” sintetizzando un concetto espresso dallo stesso Hitler che ebbe a dire: “Io affranco gli uomini dalla costrizione di una ragione che vorrebbe essere il fine di se stessa: io libero da una avvilente chimera che si chiama coscienza morale[…] la coscienza è un’invenzione ebraica”.

    Tutto questo avviene mentre intorno al nazista viene creato il “mondo a rovescio”. Tutto era falso e rovesciato nella Germania del terzo reich; false le accuse agli ebrei, accusati di essere colpevoli di quelle nefandezze di cui erano nella realtà le vittime. Tutto era come nei Carmina Burana in cui si dice “sarà lo stolto a dare lezione a colui che un tempo era considerato saggio”. Imperversava il Re Mida della menzogna in un “sistema capace di tramutare tutto quello che toccava in falsità” (Klemperer) negando a se stessi che la Germania fosse un enorme carcere ed erigendo a codice il principio secondo cui “tutto ciò che non è vietato è obbligatorio”, quando nulla era vietato nel catalogo delle abiezioni umane… Allo stesso modo oggi, Arafat – Re Mida redivivo – nega l’esistenza del Tempio di Salomone e disserta sulle caramelle avvelenate che i soldati Israeliani regalano ai ragazzini, delle ragazze soldato che si denudano per confondere i palestinesi devirilizzati dalla gomma da masticare israeliana e incapaci di soddisfare le donne palestinesi inebriate dagli allucinogeni contenuti nella zucchine che venderebbero segreti militari in cambio di favori sessuali.

    E’ una tragicomica riproduzione del mondo rovesciato che ad Auschwitz contrabbndava la libertà come frutto del lavoro nei campi e più recentemente in Uruguay chiamava Libertad il carcere in cui venivano “educati” con tutte le sevizie del caso i prigionieri politici.

    Sartre si è chiesto: “Come mai si può scegliere di ragionare falsamente? Perché si ha la nostalgia della impermeabilità […] L’uomo sensato cerca penosamente […] è aperto, può passare per esitante. Ma ci sono invece alcuni che sono attratti dalla stabilità della pietra. Vogliono essere massicci ed impenetrabili, non vogliono cambiare: dove li condurrebbe mai un cambiamento? Si tratta di una originaria paura di se stessi e di una paura della verità […] Ma essi vogliono esistere tutto in una volta e subito. Non ne vogliono sapere di opinioni acquisite, le desiderano innate, perché hanno paura del ragionamento […]vogliono adottare un modo di vita in cui il ragionamento e la ricerca non abbiano una parte subordinata, dove si cerchi solo quello che si è già trovato, dove si diventi solo ciò che si era”.

    Al vertice della piramide a dispensare a piene mani miti e velleità siede sempre un capo che sarà un totem. “Il capo sarà solo colui che mette in moto l’antico desiderio di unione dell’Io e dell’Ideale: sarà il promotore dell’illusione, colui che fa balenare davanti agli occhi abbagliati degli uomini, colui che le permetterà di realizzarsi.
    La folla, meno assetata di una guida che di un illusione, sceglie sempre per guida colui che le promette l’unione dell’Io e dell’ideale” (Chasseguet). Bion ci ha insegnato che nelle situazioni di crisi il gruppo sceglie sempre come capo il più malato dei suoi membri – Hitler, Bin Laden, Arafat - capace di proporre una soluzione semplice e rapida in grado di diventare l’oggetto-sé onnipresente e assumendo le caratteristiche del capo di una associazione mafiosa in cui fascismo e mafia si pongono su posizioni antitetiche ma finiscono per incontrarsi nell’alchimia tra potere e morte in una apologia di un immaginario mortifero (Di Forti).

    Oggi come allora non mancano le schiere di coloro che non vogliono capire e non vogliono vedere e che un giorno speriamo potranno ancora dire “non sapevamo”.

    Quale meccanismo ha indotto e induce tanti a voltare la testa dall’altra parte, a non voler vedere? I responsabili della Shoà non furono solo le SS o i membri del partito nazista, ma molti tedeschi comuni di ogni estrazione sociale, che brutalizzarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, spesso con zelo e sadismo gratito. Anche allora la “giusta causa” forniva certezze e permetteva di evitare il conflitto interiore per cui bisogna evitare di essere “pericolosamente compiacenti spiegando il fascismo nascondendolo in una corsia di ospedale psichiatrico” (O’Sullivan). Oggi avviene la stessa cosa sotto la spessa coltre del pacifismo e del buonismo che ha cancellato il girone infernale dedicato agli ignavi e vi ha aperto un villaggio vacanze per le Ong, per Amnesty International, per l’Onu, per i vaticanisti pontieri, per Moni Ovadia e per gli ebrei contro l’occupazione.

    Ma anche l’omertosa passività delle tante persone “per bene” che oggi si commuovono e mandano la pelliccetta spelacchiata in dono alle mamme russe entrano a pieno titolo nell’universo mentale nazista perché volontariamente impassibili dinanzi alla vera manifestazione dei totalitarismi criminali del nostro tempo lanciano un ponte empatico tra le SS e i terroristi di oggi: si ricordino le signore con le candeline alle finestre che Hermann Pfannmuller, criminale nazista e direttore dell’ospedale di stato di Eglging Haat, al suo processo non fu neppure capace di quantificare il numero dei bambini che aveva ucciso e fu condannato a … sei anni di reclusione!!
    "
    http://www.ebraismoedintorni.it/

    Shalom

  3. #3
    memoria storica di PoL
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    Thumbs up ... un sentito 'grazie' per le utili informazioni!...



    Hagay Shefi, 34, Tenafly, N.J. Founder, GoldTier Technologies. Confirmed dead, World Trade Center, at/in building.
    Victim of WTC



    cari amici
    ritengo quanto meno doveroso ringraziare di tutto cuore il nostro stimatissimo ragionier PierFrancesco per la sua instancabile attivita’ di taglia-incolla della stampa israeliana, la quale ci consente di avere qualche piccolo barlume di informazione su di un argomento assai doloroso sul quale da tre anni regna il buio pressoche’ totale, ossia gli ebrei morti il giorno 11 settembre 2001 alle Twin Towers. I pochi dati riguardanti Hagai Sahefi e gli altri tre cittadini di Israele morti in seguito all’attentato sono stati da me riportati un anno fa’ in http://www.politicaonline.net/forum/...&pagenumber=2. Allora mi ero permesso l’ardire di osservare [cosa che sapevo mi avrebbe esposto ai piu’ feroci anatemi e maledizioni…] che i dati su di essi non permettevano di stabilire se la loro presenza nelle Twin Towers quella tragica mattina fosse ‘prassi comune’ [ossia li’ lavoravano abitualmente…] oppure ‘occasionale’. Ora granzie al nostro ragioniere tale dubbio, almeno per quanto riguarda Hagai Shefi e’ stato risolto. La sua presenza al WTC quel giorno era occasionale, come risulta chiaramente dalle seguenti righe…


    … l’11 settembre di tre anni fa era stato invitato a parlare davanti a un convegno di circa cento operatori bancari al 106-esimo piano della Torre Nord…

    Certo a distanza di un anno da allora non e’ molto come aggiornamento di informazione, ma e’ pur sempre qualcosa. E’ ovvio che siamo in fiduciosa attesa che il nostro ragioniere ci riveli i nomi dei ‘molto numerosi ebrei di varie nazionalita’ che morirono negli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti’ [parole testuali tratte dall’articolo riportato dal nostro esimio …]. Nel frattempo pero’ mi si perdonera’ se prendero’ per buono il numero a tutt’oggi stabilito con certezza a tre anni di distanza dai fatti, vale a dire cinque, quattro dei quali aventi cittadinanza israeliana [teniamo presente che negli Stati Unjti la doppia cittadinanza israelo-americana e’ abbastanza comune…]. Ora alla luce di questo mi si concedera’ il fatto che qualche perplessita’ buon ben nascere dalla lettura delle seguenti righe, sempre tratte dal citato articolo…

    … lo stato d'Israele e la famiglia Shefi naturalmente concordano sul fatto che gli attentati dell’11 settembre vennero realizzati da un gruppo dichiaratamente ostile a Israele. Il punto in discussione è se quegli attentati in particolare possano essere considerati come rivolti anche contro Israele. A sostegno di questa tesi, Dov Shefi presenta fra l’altro il rapporto della commissione d’inchiesta americana sull’11 settembre dove si afferma che gli attentati vennero fatti anche per colpire l’amicizia tra Stati Uniti e Israele

    Ora, ragionando in termini esclusivamente di numeri, mi pare che cinque su un totale di circa duemilaottocento [stiamo parlando dei deceduti alle Twin Towers ovviamente…] rappresenti una quota inferiore al due per mille. Non e’ azzardato ipotizzare che nella classifica delle nazionalita’ delle vittime ‘non americane’ Isralele sia preceduto da numerosi paesi come Gran Bretagna, Canada. Germania, Italia, Messico, Spagna e chissa’ quanti altri. Per caso vi risulta che la commissione d’inchiesta dell’11 settembre abbia stabilito che obiettivo di Al Qaeda fosse quello di ‘colpire l’amicizia’ degli Stati Uniti anche con questi paesi?…


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Non ci sono aggiornamenti da fare. Tutto come previsto.....


    Shalom

  5. #5
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    " Il terrorismo visto da Israele

    A pagina 6 di La Stampa del 2004-09-11, Fiamma Nirenstein firma un articolo dal titolo «L'orrore sorprende il mondo, non Israele»

    Durezza militare e dialogo politico. Così Israele, il paese che da sempre conosce il terrorismo. Nell'analisi di Fiamma Nirenstein sulla Stampa del 11-9-2004

    C’E’ un mondo di scuole, famiglie, soldati, che si esercita da circa cinquant’anni, con un evidente peggioramento negli ultimi quattro, a affrontare tutto quello che il mondo sta fronteggiando in questi mesi, da quando, è entrato nel mirino dei terroristi. Atrocità contro gli innocenti, scoppi, crudeltà, ricatti. Questa encicolopedia del terrorismo la possiede suo malgrado la società israeliana. La testimonianza più dura di questa mesta prescienza l’abbiamo letta nella missiva di un gruppo di ragazzi della scuola Sheva Mofet scampati al massacro della discoteca Dolphinarium di Tel Aviv (21 uccisi da un terrorista suicida): «La vostra pena ci è vicina in modo molto speciale - scrivono sette sopravvissuti -, da tre anni ci accompagna lo strazio dell’attacco terroristico in cui i nostri compagni hanno avuto la vita spezzata in mezzo secondo, mentre altri sono stati rimasti invalidi e non torneranno più alla vita normale. Fino ad oggi ci è difficile entrare nella classe dove studiavano i ragazzi uccisi e guardare negli occhi quelli che continuano la loro strada. Ma non possiamo arrenderci. Il terrorismo ci deve rendere più forti. Siamo con voi, colleghi della nostra età, in questo momento difficile, con voi piangiamo e auguriamo ai feriti di guarire in fretta».
    I bambini sono un obiettivo prelibato del terrorismo sin dall’inizio del suo agguato alla società: nel maggio 1974 il liceo di Maalot fu invaso dai terroristi che presero in ostaggio i quasi duecento ragazzi delle medie di Safed in gita che vi avevano pernottato; le scene che si svolsero fuori, con i genitori disperati che assediavano l’edificio, e dentro, dove i terroristi inseguivano i ragazzi per le aule e li scannavano ridendo davanti agli altri alunni, ricorda molto Beslan. Furono uccisi 21 ragazzi e cinque insegnanti, i tentativi di irrompere furono tre, i feriti furono 134, la trattativa iniziata subito all’inizio del sequestro fallì. I bambini, a detta dei rappresentanti delle varie organizzazioni terroristiche, altro non sono che gli adulti di domani, soldati invasori e colonialisti che devono essere uccisi secondo i progetti di Hamas, delle Brigate di Al Aqsa, della Jihad.
    Gli altri elementi della guerra terrorista che Israele ha sperimentato sono la forzata modificazione della società civile cercando di mantenere un modo di vita aperto e una struttura democratica, la criminalizzazione, la spaccatura politica sulle soluzioni, e l’esperienza del terrore come variabile indipendente, qualsiasi cosa faccia. L’attacco alla società civile, stupefacente nella sua disfunzionalità rispetto alla nostra morale occidentale, la corsa a uccidere donne vecchi e bambini ha portato Israele all’esperienza decennale di una rete di sicurezza che ti fruga sempre nella borsa, ti interroga all’aereoporto, ti tiene sempre in pena quando metti i bambini sull’autobus verso la scuola o quando ti salutano per andare in gita; ma che nello stesso tempo costringe a una grande vitalità, per cui esci da casa subito dopo un attentato e vai al cinema o al caffè perchè altrimenti vince la morte a la dittatura del terrore. Vitalità e stato di guardia vanno paradossalmente insieme nella vita di un Paese che sa cos’è il terrore.
    L’eperienza ha modificato incessantemente le tecniche dei servizi di sicurezza, ha creato tecniche nuove e nuove unità oltre alla Sayeret Matkal, (lo Shaldag e il Commando 13),ha affinato le tecniche di check point e dei servizi segreti. Ha creato molta sorveglianza verso gli eccessi dei soldati. Pochi giorni fa nella scuola di Matzeret Batya, prima di Beslan, la polizia ha tenuto un’esercitazione intitolata «Dalla Russia con amore» pensando all’attacco di massa dei terroristi ceceni a Mosca due anni fa. Ha usato nuove tecniche segrete.
    Importante la lunga esperienza di resistenza morale all’essere criminalizzati, messi sotto accusa, vilipesi su tutta la stampa araba, a discutere di sè senza impazzire e tenere per il nemico. L’incitamento parte in quarta quando, nel 1931, il Grande Mufti di Gerusalemme, Haj Amin al Husseini teorico anche dell’eliminazione degli ebrei nemici dell’Islam (grande amico della Germania nazista) indisse il congresso mondiale islamico che avviò la tendenza che dall’«esame per esaminare la situazione dell’Islam in modo da decidere le misure necessarie ai suoi interessi». Era l’aggancio, molto auspicato dai movimenti nazionalisti arabi, con un Islamismo antiebraico nuovo per l’Islam, e che è quello che oggi porta a gridare «Uccidete gli ebrei assassini del profeta» o «Uccidete i porci ebrei» (funerali di Gaza, mercoledì scorso).
    Israele è il primo Paese che con enorme sconcerto ha sperimentato il terrorismo suicida di massa, che ha visto una donna suicida afferrare la carrozzina di un neonato prima di azionare la cintura. E’ anche il primo che ha osservato, stupefatto, che pure offrendo il massimo richiesto (Rabin, Peres, Barak questo fecero con Arafat a Oslo, Camp David, Taba) pure si trovarono di fronte una sventagliata di attacchi terroristici senza precedenti, misurando così la variabile indipendente del terrore, che non accetta compromessi. Ha rischiato di vedere i suoi media mezzo di propaganda del terrore. Ha ceduto molto contro i vivi e i morti rapiti dagli Hezbollah, in cambio di tre soldati uccisi e di un commerciante, (Tennembaum) del tutto irrelato al conflitto ha liberato centinania di prigionieri pericolosi. La lezione generale che si può leggere da questo libro vivente della storia del terrorismo viene dalla gestione del recinto di sicurezza: misura di difesa molto determinata, presa con fatica, ci mostra decisione a difendere se stessi. Pure la Corte Suprema Israeliana cerca di spostare il recinto e le sue parti in muratura al fine di tener conto della legalità internazionale. Inoltre, Sharon che ha portato guerra a casa dei terroristi, prepara uno sgombero delle colonie che pur parziale e guardingo onora le richieste di fondo dei palestinesi, che sono territoriali, dimostrando che c’è una porta aperta. Durezza militare e mano politica tesa: questa sembra l’indicazione del veterano del terrore, Israele.
    "

    Shalom

  6. #6
    memoria storica di PoL
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    Talking ... idea!...



    caro il mio bel ragioniere
    perche' non suggerisci a Fiamma Nirenstein [quella dall'espressione assai sveglia e intelligente che puoi ammirare qui sopra e che qualcuno, non mi ricordo chi, voleva candidare sindaco a Firenze ...] di scrivere per noi su La Stampa, al posto delle solite tiritere idiote che ormai conosciamo a memoria, l'elenco dettagliato e completo degli ebrei deceduti alle Twin Towers la mattina dell'11 settembre 2001?...

    Te lo chiedo perche' il marito costei, nel caso qualcuno lo ignorasse, e' colonnello del Mossad e quindi chi mai puo' essere piu' informato sullo specifico argomento di Fiamma Nirenstein?...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  7. #7
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    La signora in questione è sicuramente una persona intelligente e quindi si occupa di cose serie, tanto è vero che non crede alle cretinate antisemite, che la parte meno intelligente della sinistretta illiberale condivide evidentemente con l'estrema destra oltre che con i suoi amici islamisti.

    Shalom

  8. #8
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    " Bush, congelamento colonie e basta contatti con Arafat
    21/09/2004 - 18:48
    Su ostaggio decapitato, 'nemici spietati' della democrazia
    (ANSA) - NEW YORK, 21 SET - Il presidente Bush chiede il congelamento, da parte di Israele, delle colonie e la fine dei contatti internazionali con Arafat.Bush lo ha detto parlando all'Assemblea generale dell'Onu a New York, dove ha anche proposto un fondo per l'avanzamento della democrazia, esprimendo, in chiusura del discorso, 'fede nel potere di trasformazione della liberta''.Il presidente Usa ha infine definito coloro che hanno ieri decapitato l'ostaggio Usa, 'nemici spietati' della democrazia e dell'Iraq.
    "
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  9. #9
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " « Musulmani, uccidete tutti gli ebrei »

    di MARCO GORRA ROMA

    - Ramallah, studi televisivi dell’Autorità palestinese. Hanan Ashrawi, primo portavoce di Yasser Arafat ed influente quadro dell’Autorità, fissa la telecamera con sguardo solenne ed inizia a parlare in un inglese un po’ stentato. Sta registrando il messaggio ufficiale dei palestinesi per l’International day of prayer for peace, un incontro interconfessionale per il dialogo tra le religioni e la pace tra i popoli. « Non bisogna solo parlare di pace e giustizia tra Israele e Palestina » , sostiene Ashrawi, « ma bisogna darsi da fare su queste basi, perché pace e giustizia non sono un valore astratto, ma un fattore determinante delle nostre vite » . Ramallah, studi televisivi dell’Autorità palestinese. Mentre Ashrawi sta ancora illustrando al suo uditorio i buoni propositi della Palestina e la volontà di Arafat di collaborare con gli israeliani, nello studio accanto lo sceicco Ibrahim Madiras, carismatico leader ufficiale musulmano, si prepara ad immortalare su pellicola il consueto sermone del venerdì. Quando la luce rossa sulla telecamera si accende, lo sceicco fissa dritto davanti a sè ed inizia a parlare: « Il Profeta - la pace su di lui - ha detto: la Resurrezione non avverrà finché i musulmani non avranno ucciso tutti gli ebrei » . Madiras inspira a fondo, poi prosegue: « I m usulmani uccideranno gli ebrei, e loro si nasconderanno. Il Profeta - la grazia di Allah su di lui - ha detto: gli ebrei si nasconderanno dietro la roccia e dietro l’albero, e la roccia e l’albero diranno: “ Oh servi di Allah, c’è un ebreo dietro di me, vieni a ucciderlo!” » . A fugare i dubbi sul perché rocce ed alberi debbano mettersi a parlare ci pensa lo sceicco: « Perché nessuno ama il giudeo » , argomenta, « né l’uomo, né la roccia, né l’albero. Tutti li odiano, tutti vogliono la vendetta contro questi maiali ed il giorno della nostra vittoria, volendo Allah, arriverà » . Ramallah, studi televisivi dell’Autorità palestinese. Lo sceicco Madiras, esaurita la predica, se ne va. A piazzarsi davanti alla telecamera arriva Muhammad Madi, un seguitissimo imam catodico che conduce una striscia settimanale di propaganda religiosa: « Stiamo combattendo una guerra crudele contro i fratelli delle scimmie e dei maiali, contro i giudei e i figli di Sion » , spiega Madi guardando dritto in camera, « e voi li soggiogherete tutti, perchè tutti gli ebrei sono bugiardi, e devono essere massacrati ed uccisi » . Intanto, nello studio accanto, Hanan Ashrawi è arrivato alla fine della propria concione pacifista: « I palestinesi » , conclude in un crescendo di retorica, « hanno un genuino desiderio di pace, e perseguiranno con tutte le forze la costruzione della pace tra Israele e Palestina » . La luce rossa sulla telecamera si spegne, il messaggio edificante per le grandi occasioni è bell’e pronto. È ora che il mondo sappia quali sono le vere intenzioni dell’Autorità palestinese .
    "


    Shalom

 

 

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