Non si dà pace Emhad Wali. Per un mese ha combattuto da solo, nella speranza di veder tornare libero il fratello rapito. Adesso, dopo la spietata esecuzione di Ajad e del collaboratore turco, tutti gli si sono stretti attorno. In pochi giorni ha ricevuto centinaia di telegrammi- amici, imprenditori veneti, persone che hanno vissuto da lontano il suo dramma- l'omaggio dello stato, il messaggio di partecipazione del presidente della repubblica ed è arrivata anche la proposta del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini di onorare con la cittadinanza italiana un uomo che non l'aveva ottenuta, pur vivendo da 25 anni nel nostro paese: “questo è un lavoratore, va premiato, io non sono per le medaglie…”. “Mi fa piacere questo appello, mi da coraggio”, risponde il fratello della vittima. Oggi che è morto tutti si ricordano di mio fratello, dice Ehmad, che accetta le condoglianze, le visite di solidarietà. Restano però la rabbia, e il dolore. Ma sa bene Ehmad che ormai è troppo tardi per le recriminazioni. Ha solo un desiderio, riavere le spoglie del fratello, una tomba su cui piangerlo. Per tutto il resto non c'è più tempo.




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