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  1. #1
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Frutti velenosi della Legge 30

    La tanto strombazzata Legge 30 sul lavoro, impostata ai tempi del centrosinistra e completata e attuata dal centrodestra, sta dando i suoi frutti velenosi. La cosiddetta "Legge D'Antona-Biagi" non risolve il problema della disoccupazione, crea soltanto un' occupazione falsa e precaria, senza alcun futuro.
    Da statistiche rese note pochi giorni orsono, si evince infatti che:
    a) solo il 3% dei lavoratori co.co.co. ottiene un posto fisso da dipendente alla scadenza del contratto;
    b) il 26% è costretto ad aprirsi una partita Iva pur di continuare il rapporto lavorativo;
    c) il 41% proroga il co.co.co.;
    d) il 23% passa al cosiddetto "lavoro a progetto", ossia ad un' altra forma di precariato.
    I lavoratori atipici sono ormai quasi tre milioni, che vivono di proroghe, senza diritti e tutele.
    L' Italia è una Repubblica (af)fondata sul lavoro.
    Che i Repubblicani Europei facciano sentire la loro voce, con la protesta contro questa situazione e con una proposta alternativa, che ponga fine allo scempio delle nuove generazioni. Poi qualche commentatore "liberademocratico riformista moderato di centro" ipocritamente si chiede, rammaricandosi, perchè mai i giovani Italiani non mettono più su famiglia e non fanno più figli!
    Lucio Sergio Catilina

  2. #2
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    Predefinito lavoce.info

    28-09-2004
    Un anno di Legge Biagi
    Armando Tursi


    La ex baby sitter dei miei figli, che ancora oggi si occupa di loro di tanto in tanto, mi ha chiesto di spiegarle cos'è il lavoro a chiamata. Gliel'ho spiegato, e lei, confermando la mia idea che l'intuizione giuridica non è prerogativa dei giuristi, mi ha detto: "ma allora io sono una lavoratrice a chiamata!". Devo confessare che non ci avevo pensato, ma, in effetti, ci sono tutti gli elementi previsti dall’articolo 34 della nuova legge: ha meno di 25 anni, è disoccupata, e l'intesa è stata, finora, che io la chiamassi con un certo preavviso in caso di necessità. Dunque, in virtù della "legge barbara" che mercifica il lavoro, alla mia baby sitter spetterebbe l'indennità di disponibilità (il 20 per cento della retribuzione contrattuale) per i periodi di "attesa" della chiamata. Per fortuna, lei stessa si è subito affrettata a tranquillizzarmi, chiarendo che non sa che farsene del lavoro a chiamata.

    Gli obiettivi della legge

    I mali da attaccare erano noti: il tasso di occupazione più basso d’Europa, la seconda peggiore performance (dopo il Belgio) nell’occupazione dei lavoratori anziani, la più elevata incidenza europea del lavoro illegale, i più intensi squilibri territoriali del mercato del lavoro.
    La "riforma Biagi" è partita dall’assunto che, per curare quei mali, fosse necessario massimizzare la flessibilità dell’offerta di lavoro, e lo ha fatto a partire dall’anello più debole della catena: non già la regolazione del rapporto di lavoro, bensì la diversificazione dei modelli o tipi contrattuali attraverso i quali è possibile procacciarsi lavoro (la cosiddetta "flessibilità tipologica" o "in entrata"). Operazione accompagnata, poi, dal completamento del processo di decentramento e razionalizzazione organizzativa dei servizi per l’impiego, già avviato dal Governo di centrosinistra.
    Su questo secondo fronte, la riforma ha prodotto forse gli sforzi più apprezzabili, per comune riconoscimento bipartisan; benché debba constatarsi che sul piano operativo e dei risultati ottenuti siamo ancora quasi all’anno zero.

    I punti critici

    Ma è la seconda parte della riforma - quella che moltiplica e rimodula i tipi contrattuali flessibili - che lascia più perplessi.
    I dati che l’Istat ha appena fornito sembrano confermare un’impressione diffusa, che registra non tanto la temuta destrutturazione del nostrano diritto del lavoro, quanto la scarsa efficacia di istituti quali il lavoro a chiamata, il lavoro gemellato, il part time flessibile, lo stesso staff-leasing all’italiana (somministrazione cosiddetta "a tempo indeterminato"), che paiono inadatti non solo a destare in maniera significativa l’attenzione degli imprenditori, ma anche a stimolare l’offerta di lavoro.
    La verità è che la riforma del 2003 ha utilizzato in maniera un po’ confusa strumenti con diversa finalità: andavano infatti meglio distinti gli strumenti di lotta all’esclusione sociale (lavoro a chiamata, contratto di inserimento, prestazioni occasionali di tipo accessorio), da quelli finalizzati a conciliare in maniera ottimale la domanda di flessibilità delle imprese con quella di tutela, ma a sua volta di flessibilità, dei lavoratori (part time, lavoro ripartito, contratto a termine, somministrazione, lavoro parasubordinato, collaborazioni occasionali).
    Se ciò si fosse fatto, sarebbe parso chiaro, intanto, che i primi soffrono della concorrenza insuperabile del lavoro irregolare, la cui eliminazione è precondizione per la loro efficacia, oltre che per l’accertamento effettivo della condizione di debolezza occupazionale.
    Quanto ai secondi, essi avrebbero richiesto una più attenta calibratura tra flessibilità nell’interesse dell’impresa, flessibilità nell’interesse del lavoratore e semplicità regolativa: se infatti il nuovo part time è troppo poco "women friendly" per poter contribuire a innalzare il tasso di occupazione femminile, il lavoro ripartito, il lavoro a progetto e occasionale, la nuova somministrazione di lavoro e lo stesso lavoro a termine, sono inficiati, a seconda dei casi, e spesso assieme, da eccesso o inefficienza regolativi.
    I critici a oltranza della riforma Biagi, peraltro, hanno puntato solo sulle sue reali o presunte iniquità regolative, curandosi ben poco del difetto di fondo, individuabile in una sorta di eccedenza del messaggio politico-mediatico rispetto alla sostanza normativa.

    Verso uno "Statuto dei lavori"?

    Il risultato, è che dopo il varo di un decreto legislativo composto di ben ottantasei lunghi articoli, e di un decreto correttivo di altri ventuno articoli, resta da scrivere lo "Statuto dei lavori" di cui si parla ormai da un decennio. Resta, per esempio, da allestire la rete di sicurezza sociale resa necessaria proprio dal proliferare di rapporti di lavoro instabili e discontinui, guardando, modernamente, al problema della "sotto-occupazione" più che a quello della "disoccupazione".
    Nel contempo, però, sarebbe necessario rimpiazzare, almeno in parte, molte delle flessibilità inutili introdotte nel 2003, con la flessibilità utile e praticabile, che dovrebbe rispondere a due caratteristiche: 1) dovrebbe riguardare direttamente le "modalità d’uso" del lavoro, anche nei rapporti di lavoro "standard" e non precari; 2) dovrebbe operare in funzione non antisindacale.
    Ciò sarebbe possibile se si lasciasse alla contrattazione collettiva la facoltà di decidere in quali casi, a quali condizioni e in quali limiti sarebbe lecito, per i singoli lavoratori e per i singoli datori di lavoro, contrattare individualmente condizioni di lavoro adatte alla situazione specifica, anche se formalmente peggiorative rispetto a quelle stabilite dalle norme inderogabili del diritto del lavoro. Ciò costituirebbe, tra l’altro, anche un arricchimento funzionale della contrattazione collettiva e del sindacato, oggi particolarmente bisognosi di allargare e potenziare le basi della propria legittimazione sociale.

  3. #3
    2 agosto 1554
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    Predefinito

    Nell' Italia della Grande Menzogna Berlusconiana veniamo a sapere che il tasso di disoccupazione scende al 7,9%, cioè ai minimi storici al 1992. E' il solito Istat che dà i numeri. Eh sì, perchè per le sue rilevazioni ha utilizzato un nuovo sistema, basato sui parametri della Legge 30. Ecco allora che gli ex Co.co.co, i lavoratori interinali, quelli in mobilità, tutta gente per intenderci che potrà essere licenziata di qui a qualche settimana o qualche giorno, risultano- nel momento magico della rilevazione-tutti occupati!
    Nel frattempo l' Italia reale è quella dell' elenco delle aziende pronte a licenziare migliaia di lavoratori italiani che avevano un lavoro vero: Alitalia, Fiat di Termini Imerese, Alfa di Arese, Keller elettromeccanica di Palermo (gruppo Ansaldo-Breda), Zoppas, eccetera, eccetera.

  4. #4
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    Predefinito

    Purtoppo le rilevazioni si fanno riguardo allasituazione presente. Negli USA, in Italia, nella CSI e in Cina. Altrimenti si chiamano previsioni, mi pare ovvio. E mi pare ovvio che chi ha un contratto a termine risulta occupato finchè il termine non è scaduto.

 

 

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