Qualcuno spieghi alla "signora" che siamo a Drezzo,provincia di Como,e non a Kabul.![]()


Qualcuno spieghi alla "signora" che siamo a Drezzo,provincia di Como,e non a Kabul.![]()


Quando si dice che una donna non c'è con la testa....


ahhh... quindi?In Origine Postato da Dragonball
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Qualcuno spieghi alla "signora" che siamo a Drezzo,provincia di Como,e non a Kabul.![]()


è più stupida la donna con il velo o chi gli fa la multa perchè porta il velo?
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Probabilmente è più stupido chi fa domande stupide visto che il travisamento delle proprie sembianze e il mascheramento in pubblico è vietato dalla Legge e il tutore dell'ordine non fa altro che il suo dovere.In Origine Postato da catilina71
è più stupida la donna con il velo o chi gli fa la multa perchè porta il velo?
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Ovviamente una stupida Legge Italiana...


Come al solito non hai capito un cazzo, ma non mi meraviglio. Non è che la multa si prende perchè porta il velo, ma perchè non si è riconoscibili e a loro è proibito toglierselo anche su richiesta di un pubblico ufficiale e ti ricordo che rifiutare un ordine di un pubblico ufficiale è reato.In Origine Postato da catilina71
è più stupida la donna con il velo o chi gli fa la multa perchè porta il velo?
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Tu che odi dio e la vita cristiana
Senti la sua presenza come un doloroso cancro
Vengano profanate e profanate aspramente
Le praterie del cielo bagnate di sangue
Odiatore di dio
E della peste della luce
Guarda negli occhi paralizzati di dio
E sputa al suo cospetto
Colpisci a morte il suo miserevole agnello
Con la clava
Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
Hai distrutto con la tua orrida parola
Ora vai via dalla nostra terra!


ah perchè secondo te è una cosa normale, da sottoscrivere andare in giro con il burka?In Origine Postato da catilina71
è più stupida la donna con il velo o chi gli fa la multa perchè porta il velo?
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a questo livello siamo arrivati?


la donna con il burkaIn Origine Postato da catilina71
è più stupida la donna con il velo o chi gli fa la multa perchè porta il velo?
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vediamo se glielo dice un giornalista non di parte, lo capisce, ma c'hanno gli occhi offuscati dall'odio nei confronti dei leghisti shay![]()
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La legge non è un optional Il volto coperto e i mulini a vento Antonio Marino
Cosa sta accadendo a Drezzo, dove il sindaco Cristian Tolettini cerca di impedire a suon di multe a una donna, Sabrina Varroni, di girare per le strade del paese indossando un burqa che la ricopre totalmente, volto compreso? A sentire il senatore Gianfranco Pagliarulo, membro della segreteria nazionale del Pdci, è in atto «una persecuzione ignobile che aumenta le distanze fra culture diverse». Di più: è stata lanciata «una devastante sfida verso una comunità di credenti: la sfida dell'intolleranza». Addirittura - secondo la deputata dei verdi Luana Zanella - il risultato dell'iniziativa è quello di «aizzare intolleranze, in particolare contro l'islamismo e avviare uno scontro di civiltà». Ecco, quello che mancava, in questa tempesta in un bicchier d'acqua, era proprio il sacramentale scontro di civiltà. Ma, se solo per un momento ripiegassimo gli stendardi e trattenessimo i cavalli, prima di partire al galoppo contro i mulini a vento, ci accorgeremmo facilmente che il contrasto in atto a Drezzo è molto meno devastante e assai più semplice di quanto possa sembrare. Il primo passo da compiere è quello di dimenticare che il sindaco Tolettini è un esponente della Lega ed esaminare i fatti, che non sarebbero diversi se il primo cittadino fosse un fedele seguace di qualche partito dichiaratamente progressista. E i fatti sono questi: c'è in paese una persona che appare in pubblico con il volto coperto e quindi irriconoscibile, ciò che è vietato dalla legge. Anzi - a quanto sostiene il senatore leghista Cesarino Monti - da almeno due leggi: la 152, che prevede l'arresto, e l'articolo 85 di un regio decreto del 1932, che punisce solo con l'ammenda chi appare mascherato in luogo pubblico. Comunque mascherato: con un cappuccio nero, con un passamontagna calato sul volto, con un casco integrale o in qualunque altro modo che ne renda impossibile l'identificazione. A quest'ultima norma si è attenuto il sindaco, che se avesse voluto perseguitare la donna avrebbe probabilmente fatto ricorso invece alla prima. Resta il fatto che Sabrina Varroni - cittadina italiana - pur avvertita che il suo è un comportamento che viola la legge, persevera nell'indossare il burqa per asseriti motivi religiosi. Ma, se nel diritto italiano non è cambiato qualcosa negli ultimi tempi, i motivi religiosi non sono mai stati (e speriamo che mai lo siano) una ragione valida per non osservare la legge. E se le cose stanno in questi termini, la vicenda di Drezzo rischierebbe di diventare ben altro che una polemica paesana nel momento in cui chi è tenuto a far rispettare la legge, così com'è, introducesse una singolare "eccezione" per i fedeli di questo o quel culto. Senonché, già mi fischiano le orecchie per le prevedibilissime accuse di formalismo giuridico. E tuttavia, chiediamoci anche se la legge in questione ha, in concreto, una ragione e un senso. Io credo di sì. Chi si cela, esattamente, dietro il burqa: una donna o un uomo, e quale donna? Come è possibile in queste condizioni consegnare una raccomandata, accogliere la richiesta di un certificato, riconsegnare i bambini dall'asilo nido a una madre solo presunta? Chi di noi - varcata una certa soglia d'età - non si è visto invitare cortesemente da un agente della stradale o da un carabiniere a rifare la foto della patente, perché gli anni passano per tutti e noi, ormai, al giovanotto della fotografia non assomigliamo più? Tutto giusto, dirà qualcuno, ma la motivazione religiosa merita comunque un certo riguardo. Ho già detto che sarebbe pericolosissimo cedere a un meccanismo di questo tipo, ma aggiungo che, nella fattispecie, non esiste alcuna motivazione religiosa. O comunque, di sicuro non riferibile all'Islam, visto che il Corano - lo conferma la vice presidente dell'Associazione donne musulmane in Italia, Soudeir Katkhouda - impone alle donne il velo sul capo, ma consente di mostrare il viso e le mani. Seppellirsi viva in un burqua è dunque una scelta personale, non un precetto religioso. E le scelte personali sono rispettabilissime fino a quando non vanno contro la legge. Lasciamo stare, perciò, le persecuzioni, che sono altra cosa, e riflettiamo magari sul fatto che se lo «scontro di civiltà» va evitato sempre e comunque, anche l'eccesso di cialtroneria rischia di avere effetti non meno devastanti.
http://www.laprovinciadicomo.it/online/


Ma anche la Cassazione vieta il mascheramento
Luigi Fagetti L'art. 85 del Regolamento di Pubblica Sicurezza introduce due divieti: il primo riguarda il «comparire mascherato in luogo pubblico» ed il secondo «l'uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico». E' evidente che si tratti di due situazioni diverse: una cosa è il mascheramento, ed una cosa è l'uso della maschera. Il concetto di mascheramento, che è poi l'azione del mascherare, secondo la stessa etimologia del verbo, include sia il travestimento, sia ogni azione che intenda coprire la persona alla vista con particolari accorgimenti, con il risultato di o dissimulare o camuffare la persona ma anche soltanto di impedirne il riconoscimento o la individuazione. Ai fini dell'ordine pubblico, quello che interessa è appunto che si utilizzino accorgimenti i quali abbiano come risultato di impedire il riconoscimento della persona. La Cassazione Penale in una sentenza del 1976 ha interpretato il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico come avente carattere assoluto e, proprio per ciò, interpellandolo in senso lato; esso ricorrerebbe ogni qualvolta sia tale, il «comparire mascherato», da precludere «l'immediato e sicuro riconoscimento del soggetto». Dal questa angolazione parrebbe non sussistere dubbio che un accorgimento, come quello del burqa, che impedisce di vedere il volto di una persona, è di per sé tale da precludere l'immediato e sicuro riconoscimento della stessa. Questo da un punto di vista strettamente giuridico. Le cose si complicano se si va ad interpretare il divieto in una situazione in cui l'indumento che, oggettivamente non rende possibile questo riconoscimento, rappresenta il mezzo di espressione o di pratica di una religione. E qui vedo due aspetti di problematicità. Il primo riguarda la sussistenza della contravvenzione non nel suo elemento oggettivo ma nel suo elemento soggettivo (poiché la finalità della persona non è indirizzata a violare un precetto di legge, ma ad esternare la appartenenza ad una determinata fede religiosa). Vero è però che, al di là della non intenzionalità, una norma che presiede a garantire l'ordine e la sicurezza sul territorio, deve essere rispettata da tutti i residenti nello Stato; sicchè chiunque è tenuto ad osservare questa norma al pari di tutte le altre che formano il Regolamento di Pubblica Sicurezza (almeno una volta che sia stato avvertito e diffidato sulla cogenza del divieto). L'altro aspetto riguarda un possibile conflitto di diritti tra esigenze di ordine pubblico e libertà di professare la propria religione. Qui potrebbe sorgere una questione di costituzionalità, peraltro, a mio avviso, destinato a risolversi in favore e nell'interesse pubblicistico e quindi del dovere tener conto del prioritario rispetto del divieto sancito nell'interesse dell'ordine pubblico. * avvocato