...confermare o smentire questo?
[I]La depressione mondiale del 1929 derivò da crisi grave e perdurante della domanda interna e da speculazioni finanziarie che sfociarono nella bolla di Wall Street, entrambe prodotte da un decennio di politiche fiscali e sociali, messe in atto dai governi repubblicani, che produssero diseguaglianze crescenti nella popolazione: in un decennio 4 punti della ricchezza dei cittadini americani si spostarono dalle classi medie e povere verso le classi ricche.
Anche in Italia è successo la stessa cosa, dal 1993 al 2003 ben 4 punti di Pil, 50 miliardi di euro del Pil di oggi, si sono spostati dal lavoro dipendente ai redditi d'impresa. Le diseguaglianze conseguenti sono state scandalosamente alte come evidenziano i Conti nazionali: dal 1993 al 2003 il Pil è aumentato del 61% ma i redditi per testa dei lavoratori dipendenti sono aumentati solo del 35%, come l'inflazione, mentre i redditi da capitale aumentavano dell'87%. In 10 anni, malgrado il forte aumento di occupazione dipendente, la quota dei redditi da lavoro dipendente sul Pil (ai prezzi di mercato) è passata dal 45,8% al 41,8%, mentre la quota dei redditi da capitale (al netto dei redditi da lavoro autonomo) è passata dal 23,8% al 27,6%. Un travaso di queste dimensioni dal lavoro al capitale, quasi 4 punti di Pil, 50 miliardi di euro, cioè 3000 euro in base annua per ognuno dei 17 milioni di lavoratori dipendenti non poteva non avere l'effetto deprimente sui consumi che ha avuto, indipendentemente dall'inflazione e dalle speculazioni sull'euro.
La compressione dei guadagni delle masse, causa prima della crisi, non ha effetti negativi solo sulla domanda, cioè sui consumi. Nessuno produce se non riesce a vendere.
Depressione e sperequazioni di redditi hanno effetto indiretto anche sulla produzione.
Come scrive P.L. Ciocca (L'economia italiana, un problema di crescita, relazione alla Società italiana degli economisti, 25.10.03) "In conseguenza della sperequazione dei redditi e della ricchezza, una buona parte dei cittadini scarseggia delle risorse di risparmio da investire in capitale umano, su se stessi e sui figli, oltre che per salire nella scala dei consumi verso quelli a maggior contenuto anche culturale… L'accentuarsi delle sperequazioni, già alte nel confronto con altri paesi industriali, concorre a frenare la crescita, limitando l'apporto dei meno abbienti alla produttività oltre che ai consumi ed al risparmio… In un contesto non concorrenziale, profitti facili come quelli degli anni novanta possono non generare crescita ma stagnazione ed esaurirsi nel consolidamento meramente finanziario dell'impresa …Profitti colti in un contesto più concorrenziale generano invece crescita, come nella storia economica italiana è avvenuto nella prosperità giolittiana e nel cosiddetto miracolo post-bellico".
Grazie...




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