ROMA - Il tavolo su Alitalia a palazzo Chigi non è stato ancora convocato, ma da ieri il governo sembra essere sceso in campo per tentare la strada della mediazione e puntare a una soluzione condivisa con azienda e sindacati. Niente braccio di ferro, dunque. In queste ore i tecnici starebbero lavorando, a stretto contatto con i sindacati, a un piano di ristrutturazione in due tempi: subito un nuovo assetto societario che salvaguardi l’unità del gruppo; poi, prima di marzo, a ridosso della privatizzazione, lo scorporo di ulteriori attività in cambio di forti garanzie per i lavoratori.

Oggi, alle 17.30, è previsto l’incontro decisivo tra l’amministratore delegato Giancarlo Cimoli e i sindacati.

L’INTERVENTO - La svolta si è avuta ieri, a palazzo Chigi, dove Cimoli ha incontrato l’azionista, cioè il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, e il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ma a fare la differenza, in un vertice che sembrava tutto in salita, sarebbe stato l’intervento del sottosegretario Gianni Letta che avrebbe espresso la volontà del governo di evitare uno scontro sociale, considerando anche che oggi l’esecutivo incontrerà le parti sociali sulla Finanziaria.
Insomma il governo avrebbe preso atto dell’impossibilità dei sindacati di reggere, oltre al peso dei difficili rinnovi contrattuali e al fardello degli esuberi, anche il carico di una ristrutturazione radicale immediata.

LA HOLDING - Da parte sua, Siniscalco avrebbe insistito con forza sulla necessità di procedere a una ristrutturazione di Alitalia che ne agevoli la privatizzazione a marzo. Come conciliare le due esigenze? L’idea potrebbe essere quella di realizzare subito un nuovo assetto societario che preservi l’integrità del gruppo. Per i sindacati l’ideale sarebbe una holding che controlli al 51% la società del volo (Az Fly) e quella dei servizi (Az Service). La struttura, che appare all’azionista un po’ pesante, potrebbe essere semplificata: Az Fly potrebbe controllare Az Service, azionista di minoranza sarebbe Fintecna. Tutto questo in un primo momento.

IL PARACADUTE - A ridosso della privatizzazione, tra pochi mesi, la struttura, secondo l’azionista, dovrebbe mutare: Az Fly dovrebbe poter scendere sotto il 51% per risultare appetibile ai mercati. Sul punto i sindacati non sono d’accordo: «Riteniamo - ha ripetuto anche ieri Sandro Degni (Uilt) - di poter dimostrare nei prossimi mesi che Alitalia va salvaguardata per intero». Ma se così non fosse, Az Fly potrebbe «sganciare» le attività di servizio solo in cambio di forti garanzie per i lavoratori della Service. Si parla di patti parasociali di garanzia, di comitato di sorveglianza. Ma soprattutto di tre anni di moratoria, durante i quali i lavoratori della Service manterrebbero il contratto del trasporto aereo, i benefit (biglietti aerei) e il marchio Alitalia. Tutto questo anche nel caso in cui le singole divisioni (manutenzione, informatica, ecc) venissero acquistate da altre società.

AMMORTIZZATORI - Poi c’è tutto il capitolo degli ammortizzatori sociali per i 3.679 lavoratori in esubero. Che in realtà sarebbero un migliaio in più, considerando i lavoratori delle sedi estere il cui esodo sarà incentivato. «Noi siamo pronti - ha detto ieri Maroni - già nel Consiglio dei ministri di venerdì, se ci saranno le condizioni, ad approvare un provvedimento che salvaguardando le regole, senza creare privilegi né aiuti di Stato, serva a far uscire Alitalia dalla crisi». Lo strumento potrebbe essere il decreto per estendere gli ammortizzatori sociali nelle piccole e medie imprese che hanno firmato l’intesa entro il 30 giugno scorso.


Antonella Baccaro
Corriere della Sera