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    Predefinito Il difficile rapporto tra sinistra e libertari

    IL DIFFICILE RAPPORTO TRA SINISTRA ED AUTORI LIBERTARI

    di William Longhi

    La sinistra (quella più liberal) non si rende conto del grande contributo che i teorici del libertarismo potrebbero dare per la costruzione di un nuovo paradigma centrato sulla preminenza dell’individuo.


    Il libertarismo, questo oggetto misterioso. Almeno a sinistra. Curioso, perché l’idea dell’uomo libero dai poteri coercitivi dello stato dovrebbe rappresentare l’inarrestabile spinta propulsiva, l’ispirazione più solida e la visione più concreta di una forza di sinistra. Eppure nisba, niente. Centocinquantanni di idee libertarie non riescono a scalfire l’indifferenza snobistica dei progressisti. Impermeabile a visioni non esplicitamente sociali, egualitarie e solidali, il centrosinistra italiano – innanzitutto nelle sue retroguardie culturali - preferisce occuparsi delle eteree circonvoluzioni di pensatori oscuri piuttosto che aprire le finestre per cambiare l’aria, e dare magari un’occhiata in giro per cercare nuove idee da metabolizzare. Neanche la nascita di qualche iniziativa culturale posizionata in maniera critica (Il Riformista, il periodico Reset, il sito accademico www.lavoce.info) è in effetti riuscita a imprimere un’autentica svolta ideologica all’area di centrosinistra. Fastidio e rancore sembrano anzi i sentimenti espressi più frequentemente dalla stessa parte che dovrebbe assorbire le nuove idee. Ma c’è di più: queste stesse iniziative editoriali non presentano arditi riferimenti anarco-capitalisti, ma si ispirano ad un più civile ed educato riformismo appena appena inumidito nella letteratura liberale “light”, più digeribile per il popolo di sinistra. Sfortunatamente dietro questo liberalismo ingentilito ritroviamo un puzzle scomposto e arruffato di contributi diversi e spesso incompatibili, dal comunitarismo democratico di Walzer all’equità neocontrattualista di Rawls e i suoi epigoni, dall’egualitarismo liberale di Sen fino al buon vecchio liberalsocialismo dei fratelli Rosselli e di Calogero, con spruzzatine di liberismo sociale a la Ernesto Rossi e saggezza social-democratica bobbiana. Darendhorf andava di moda dieci o quindici anni fa, ora è un po’ in ombra, mentre il terzismo di Giddens va e viene secondo le alterne fortune del suo braccio esecutivo Blair.
    I nuovi keynesiani non mancano mai, capeggiati dal globalismo con i se e i ma di Stiglitz. Difficile insomma riuscire a ricostruire un quadro coerente. Ma è soprattutto difficile rintracciare autori dallo spirito libertarian tra tanto egualitarismo sparso: persino il classico liberalismo, anche in queste declinazioni soft e progressiste, continua ad essere percepito dalla classe politica del centrosinistra come un avversario filosofico, portatore di immoralità e indifferenza alle questioni della convivenza civile. E chi (Debenedetti, Salvati, Morando, Polito...) cerca faticosamente di importare il liberalismo e tradurlo in un linguaggio vicino alle più classiche sensibilità della sinistra, si ritrova ad essere isolato e dileggiato, accusato di intelligenza col nemico o di criptoberlusconismo.
    In un ambiente così ostile per i liberali all’acqua di rose figuriamoci che vita sarebbe per liberali duri e puri. Per i libertari, per intenderci. La conseguenza più malinconica è quindi la totale assenza tra i nuovi contributi teorici progressisti di elementi autenticamente innovativi e, perché no? rivoluzionari. E se la sinistra non è almeno un po’ rivoluzionaria, rischia di spegnere i suoi tradizionali ardori riformisti in quel brodo stucchevole di conformismo buonista, ben educato e un tantinello saccente dell’ulivismo prodiano.
    Dalla liquefazione del marxismo-leninismo sembra essere emersa una stretta collaborazione tra il conservatorismo socio-economico del cattolicesimo democratico e il pragmatismo arido del socialismo non più marxista; una collaborazione che tende ad escludere l’emersione di idee che si oppongano al piatto e bolso moderatismo botanico del nuovo Ulivo. E gli apporti provenienti dalla cultura individualista e libertaria, già poco orientati a confrontarsi con la cultura di sinistra, trovano una diga quasi più politica che non filosofica. La destra affonda a piene mani in questo cesto pieno di prelibatezze intellettuali, provocatorie e razionali al contempo. La libertà dell’individuo come valore di riferimento per l’azione politica svolge da tempo un ruolo da finto protagonista nella retorica - e solo in quella - della destra di governo italica e delle destre anglosassoni. Ma quel che più conta, i nomi di Hayek e Mises, di Rothbard e del nostro Leoni, di Nozick e Block invadono sempre più frequentemente le letture di chi compra il Domenicale o il Giornale, L’Opinione o Libero, Ideazione di Mennitti e Liberal di Adornato.
    Questi stessi nomi sono invece tabù tra le pubblicazioni di sinistra, anche della sinistra più liberal, al netto di qualche comparsata di Mingardi su Il Riformista. Se poi si passa ai militanti e alla base, l’intera cultura libertaria o è ignota (ed è un caso fortunato) oppure è disprezzata e rigettata a destra con sdegno. La dimensione “sociale” pare essere il destino ineluttabile del fronte progressista. L’individuo e la sua carica autenticamente rivoluzionaria non trova spazio tra le anime dell’ulivismo, e coloro che più dovrebbero essere interessati a veicolarla e diffonderla, i giovani, preferiscono farsi uno spinello con gli amici e infilarsi la maglietta ormai lisa del Che, ereditata dal fratellone che negli anni settanta cavalcava una scrambler e inneggiava al sesso libero col pugno chiuso. Di giovani e battitori liberi capaci di trasmettere nuove idee sotto le fronde uliviste non se ne scorgono, mentre i pochi ragazzi ancora politicamente impegnati continuano ad essere o burocraticamente allineati e coperti nelle sezioni, o tristemente affascinati dai miti della sinistra eternamente adolescenziale, intimorita da libertà e responsabilità, e alla ricerca di licenza e protezioni.
    Una forza progressista dovrebbe vivere dell’energia provocatoria e visionaria che solo può scaturire dall’idea di libertà individuale. Possibile che a sinistra nessuno si renda conto del grande contributo che i teorici del libertarismo potrebbero dare per la costruzione di un nuovo paradigma centrato sulla preminenza dell’individuo? Possibile che per leggere articoli sui teorici più noti del pensiero libertarian si debbano necessariamente acquistare riviste dell’area di centrodestra?
    C’è forse una necessità logica e filosofica che imparenta il libertarismo all’area conservatrice? Intellettuali come Lottieri, Antiseri, Infantino, e case editrici come Facco, Liberilibri e Rubbettino stanno offrendo al mondo cattolico-conservatore spunti per un ammodernamento dei propri riferimenti e delle proprie riflessioni. A sinistra per il libertarismo c’è solo il vuoto pneumatico. In questo modo si regala una intera galassia di autori e una gran messe di teorie sulla libertà a chi in futuro vorrà tradurlo in un linguaggio conservatore. Eppure vi è uno spazio enorme per una inclinazione progressista, laica e repubblicana del libertarismo. Ma si sa, la sinistra è troppo presa dalla primarie. Chissà chi le vince?

    •   Alt 

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  2. #2
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    Amen.
    Comunque io, chissà perchè, scommetto su Prodi

  3. #3
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    "Difficile rapporto"!?Diciamo,orgogliosamente:Guerra. Non capisco gli articoli di Longhi ,i suoi,inventatissimi,potenziali "flirts" tra...libertarismo e sinistra..."liberal". Non capisco perche' ce ne dovrebbe fregare qualcosa della sinistra e di trovare alcune somiglianze tra le 2 mentalita' e filosofie piu' diametralmente e totalmente opposte della cultura umana, in ogni punto ,dettaglio o concetto fondamentale. ...Cioe' la cultura "liberal"...contro quella liberista-libertaria.Le 2 ,vere,UNICHE mentalita',opposte della nostra societa'! La vera battaglia sarebbe ,invece, spiegare l'opposizone totale e assoluta di queste 2 visioni e filosofie di vita. Specialmente quando ,sulla confusione semantica di questi 2 termini, si gioca a dare contro al "liberismo-libertarismo" ,e dare le colpe ad esso per gli obbrobri e gli abomini causati dalla mentalita'e filosofia liberal,"libertina",com.o socialdemmogratiga che sia! ( Giochino che fiorisce nell'ignoranza ed e' sempre usatissimo, per esempio proprio qui' su POL nei forum fasci,etno-nazi o comunisti e sinistri vari.Andate sul forum etno-nazi a vedere un articolo di..etno-nazi...Padanik:..."(in)civilta'...LIBERISTA",ogni mio tentativo di spiegare e differenziare...cancellato,con mio grande orgoglio e divertimento,per vedere e capire a COSA,liberismo-libertarismo viene collegato.....((cioe'..uno dei tanti prodotti della "visione" liberal)),dategli un'occhiata per avere un esempio, fra i tanti possibili,di cio'a cui mi riferisco.) .A mio parere tra libertarismo e.."mentalita' liberal" e' GUERRA. Punto.Ti diro di piu': E' l'UNICA VERA "guerra", politico-filosofica, che abbia un qualche senso!(Il resto ..sono solo falsi "distinguo",giochi delle parti)Guerra.Una guerra..."santa" perche'difficilissima,si naviga in un mare di luoghi comunissimi, idee piu' fisse del cemento armato,un impresa titanica,gia' di per se' talmente difficile che non vedo proprio perche' dovremmo ,proprio noi, perdere tempo a cercare di capire..."perche' i sinistri non capiscono un kakkio?"Non capisco perche' dovremmo essere proprio noi ad aiutare la confusione sulle parole e l'ignoranza sull'argomento.Ma sopratutto...non capisco,e mi preoccupa MOLTO, questo:...........

  4. #4
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    Originally posted by ARI6
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    KE SENZO SKUSA?!

  5. #5
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    Originally posted by Steppen
    "Difficile rapporto"!?Diciamo,orgogliosamente:Guerra. Non capisco gli articoli di Longhi ,i suoi,inventatissimi,potenziali "flirts" tra...libertarismo e sinistra..."liberal". Non capisco perche' ce ne dovrebbe fregare qualcosa della sinistra e di trovare alcune somiglianze tra le 2 mentalita' e filosofie piu' diametralmente e totalmente opposte della cultura umana, in ogni punto ,dettaglio o concetto fondamentale. ...Cioe' la cultura "liberal"...contro quella liberista-libertaria.Le 2 ,vere,mentalita',opposte della nostra societa'! La vera battaglia sarebbe ,invece, spiegare l'opposizone totale e assoluta di queste 2 visioni e filosofie di vita. Quando ,sulla, confusione semantica di questi 2 termini, si gioca'a dare contro al "liberismo-libertarismo' ,e dare le colpe ad esso per gli obbrobri e gli abomini causati dalla mentalita'e filosofia liberal,"libertina"o socialdemmogratiga che sia! ( Giochino che,fiorisce nell'ignoranza ed e' sempre usatissimo, per esempio proprio qui' su POL nei forum fasci,etno-nazi o comunisti e sinistri vari.Andate sul forum etno-nazi a vedere un articolo di..etno-nazi...Padanik..."(in)civilta'...LIBERISTA",ogni mio tentativo di spiegare e differenziare...cancellato,con mio grande orgoglio,per vedere a COSA,liberismo-libertarismo viene collegato.....((cioe'..uno dei tanti prodotti della "visione" liberal)),come esempio fra i tanti per capire a cosa mi riferisco.) .A mio parere tra libertarismo e.."mentalita' liberal" e' GUERRA. Punto.Ti diro di piu': E' l'UNICA vera "guerra", politico-filosofica, che abbia un qualche senso!Non capisco perche' dovremmo essere proprio noi ad aiutare la confusione e l'ignoranza sull'argomento.Ma sopratutto...non capisco,e mi preoccupa MOLTO, questo:...........
    Perfettamente d'accordo Steppen.Non riesco a capire perchè Longhi sostenga la necessità che il mondo libertarian dialoghi con la sinistra.O pensa forse che si possa dialogare con chi spinge per il protocollo di Kyoto o per il mantenimento della scuola pubblica nelle mani dello stato-predone?Il fatto è che la corrente che oggi domina all'interno della sinistra non è per nulla quella libertaria a cui penso Longhi voglia far riferimento.All'interno della sinistra,spiega Rothbard, sono sempre esistite due anime,quella libertaria di Marx(non fu forse il filosofo di Treviri a pronunciare un discorso,in occasione della battaglia per l'abolizione dei dazi sul commercio di cereali,in cui sosteneva i liberoscambisti e la necessità dell'abolizione del protezionismo?)e degli anarco-comunisti,Proudhon ecc..e quella più influenzata dal conservatorismo reazionario,quella che sosteneva la necessità della pianificazione centralizzata e dello stato onnipotente,esemplificata negli scritti,per esempio,di Beatrice e Sidney Webb.Questi ultimi hanno prevalso e,bisogna constatarlo,non c'è nessuna possibilità di dialogo con loro.

  6. #6
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    Ti prego,Steppen,non scrivere con la K,fa troppo Komunista.......

  7. #7
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    Si.Grazie. Ma non e' solo una questione di politica economica. "Libertinismo ,ognuno e' libbero e bbello e io faccio tutto quello che mi pare e non me ne frega niente di niente e di nessuno" e' l'esatto,diametrale, opposto di libertarismo e totale responsabilita' individuale di fronte al proprio prossimo,relazioni, comunita'e se' stesso. L'esatto opposto. Tanto e' vero che,oggi,lo stato, l'educazione statale,la "cultura"cercano di far trangugiare,con l'imbuto, a forza,proprio quella mentalita' li'.(..."sono libbero e bbello ,me nne ffregga gnente"..."Il bene il male,il giusto ,lo sbagliato...non esistono"...si'...ma forse nel mondo dei sogni filosofici ,nella realta',uno impara che paga,e salato, i propri errori e raccoglie i frutti di cio' che ha ben fatto,senza via di fuga.In altre parole e' responsabile per se' stesso , le proprie condizioni,la propria vita,e dopo di cio'...anche per gli altri.) Un modo per rendere quasi nullo l'individuo,la sua forza, la sua iniziativa,il suo naturale senso etico e la sua volonta' di partecipazione produttiva alla comunita' e...quindi , controllarlo.O meglio...kontrollarlo.(...kkkk..).Ciao.

  8. #8
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    Com'era....divide et impera?Quello che dici è sacrosanto Steppen.Lo stato,in particolare quello sociale,esalta il soggettivismo etico più sfrenato e nega qualsiasi responsabilità nei confronti delle relazioni con gli altri,che siano quelle della comunità,dell'impegno religioso o,semplicemente,nella beneficenza.(si vedano gli effetti perversi dello stato sociale nel bel libro di Lottieri,Denaro e comunità,per esempio,o negli scritti di Piombini sul rapporto tra stato sociale e libertinismo culturale).

  9. #9
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    Si',ma ..lo si puo' chiamare anche ...molto meno, o molto di piu',che "esaltare il soggettivismo etico" ,lo si puo chiamare:.."Lasciati pure sopraffarre dalle tue debolezze,incapacita', paure."(In realta' io sono ,personalmente,nella maggioranza dei casi,per esempio, violentemente contrario alla carita'!...Lo si' potrebbe pensare.."soggettivismo etico" ma e'il suo esatto contrario.)ma,qualsiasi sia il titolo,il risultato e' il seguente: "Ognuno,un po' disperato ,per conto suo,completamente introvertito nelle proprie debolezze, nei propri problemi finanziari,nelle proprie incapacita' e paure,a cui ha quasi completamente abbandonato se stesso,lasciando che queste debolezze comandino la sua vita e con uno stato ,ateo o cattolico che sia,talmente ,potente,gigantesco ed apparentemente invincibile ,(a volte quasi.."magnanimo")..da .. apparire come l'unico vero Dio (e quindi diventa,necessariamente, apparentemente,quasi..."buono".).Mentre Il tuo potere,come essere, come spirito, o quello che vogliamo chiamarlo...e',...a puttane.Il tuo naturale ,innato,senso etico,il tuo senso di"cio'che e' giusto o sbagliato",pure.Puoi trovare un po' di conforto,forse, in un ...ambiente o un gruppo politico: C'e'quello che dice che lo stato deve essere un po' piu' ...cosi'. No,un po' meno,ma poco. Piu' padano. Meno riformista-repubblicano-liberalsocialista....e fuffa andante. Ma ,comunque sempre ..STATO,inviolabile,intoccabile,che.."educa"..."re distribuisce"..."cura"....beh,per fare tutto questo "ben di Dio",ovviamente si fa' pagare e quindi....tassa. "Non vorrai micca avere soldi, (potere,energia..) in abbondanza, tutti per te', no?!"`.. "Tutto meno che...ricco ed indipendente!"(Tra parentesi,questo stato...NON e' cosi' potente come dice di essere e come "vende" se' stesso.....dulcis in fundum...lo si puo' battere!Anzi,...quando uno ritrova se' stesso...... "lo stato",questo Moloch, "tenuto su" da giochi di specchi , malcomprensioni e debolezze personali,viene giu' come un castello di sabbia!).

  10. #10
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    Ed è vero.E in questo senso,per quanto paradossale possa sembrare,lo stato si rivela "atomista" mentre il libertarismo si rivela comunitario.

 

 
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