chissà che magari non si trovi qualche copia.....
Il titolo doveva essere "Per la resurrezione della Patria", l’aveva curato lo stesso Duce e raccoglieva gli scritti e discorsi del periodo repubblicano: L’intera tiratura di diecimila copie, ultimata alla fine di aprile del 1945, fu data alle fiamme e non se ne seppe più nulla. In un articolo scritto per il bimestrale "StoriaVerità", Franz Maria D’Asaro ha ricostruito la vicenda dell’ultimo libro di Mussolini, il libro che non poté mai vedere la luce perché la fine della guerra mondiale, della RSI e del suo stesso autore ne impedirono l’uscita e la diffusione. Per gentile concessione dell’editore della rivista, riproduciamo l’articolo di D’Asaro, pubblicato sul numero 28 anno V (gennaio-febbraio 2001).
Fine ’44, inizio ’45. Per il complicarsi degli avvenimenti, uno scrittore versigliese, Krimer (pseudonimo di Cristoforo Mercati), discepolo di Lorenzo Viani, e da lui arruolato nella sgangherata e rumorosa banda tosco-viareggina dei "Vageri" ("i pazzi di Dio"), già "bambino prodigio" del futurismo e vincitore di un premio Viareggio con il romanzo "Un uomo sul molo", si trovò nell’inattesa condizione, al tempo della Repubblica Sociale, di diventare l’editore di Mussolini in quanto direttore editoriale della Mondadori.
Nell’immediato dopoguerra Krimer fu l’animatore di quel gruppo di audaci intellettuali, scrittori, poeti e commediografi - quasi tutti superstiti non rassegnati dell’esaltante avventura nella Repubblica Sociale - che nei sotterranei della tipografia del coraggioso signor Sestili in Largo Nazareno pubblicavano "Cronache Nuove", il primo periodico di battaglie culturali controcorrente, finanziato da uno dei gestori del Casinò di S. Remo, Aldo Aytano. Molte le firme di prestigio: Papini, Settimelli, Gallian, Civinini, Lipparini, Vettori, Mirko Giobbe, Giuseppe Garibaldi, Traglia, Guglielmotti, Scardaoni, Papo, Romersa.
Chi scrive era la "mascotte" del gruppo, ai primi passi di un’esistenza poi interamente dedicata al giornalismo. Mi trovai pertanto a stretto contatto con grandi maestri e, fra tante preziose testimonianze, anche questa sull’ultimo libro di Mussolini, raccolta dalla viva voce di Krimer. Il quale era stato il suggeritore di quell’opera che poi, purtroppo, vide la luce alla vigilia del 25 aprile, e in pochissime copie di cui non si seppe più nulla.
L’idea era venuta al direttore editoriale della Mondadori dopo lo straordinario successo del precedente "Storia di un anno" (ventimila copie vendute in tre mesi). Sulla base di quella felice esperienza, Krimer propose a Mussolini - considerata la carenza del suo editore abituale, Hoepli - di raccogliere in volume i discorsi da lui pronunciati a partire da quello del 18 settembre 1943 trasmesso dai microfoni di Radio Monaco, per ripercorrere le tappe delle sue disavventure iniziate il 25 luglio 1943 sino all’annuncio del ritorno alla guida del nuovo Stato repubblicano ("non fascista, ma sociale", come aveva replicato a Pavolini).
Mussolini approvò l’idea di Krimer e affidò a Umberto Guglielmotti l’incarico di riordinare il materiale, coordinarlo, e di scriverne la prefazione.
I testi, man mano trasmessi dall’autore, rivelarono ai curatori dell’opera discorsi abbondantemente rielaborati rispetto a quelli effettivamente pronunciati. Alcuni, brevi, ma ai quali evidentemente Mussolini attribuiva particolare importanza, erano del tutto inediti. Si trattava in genere di direttive impartire nel corso di "rapporti" ai collaboratori, di interventi nelle periodiche riunioni dei responsabili di settore, che erano stati trasmessi in riassunti dalle agenzie di stampa.
Titolo suggerito da Mussolini: "Per la resurrezione della Patria".
L’iniziativa consigliava però qualche cautela nei confronti dei tedeschi che avevano già mostrato segni di fastidio, anzi di esplicita riprovazione per "Storia di un anno". Diffidenti verso la "socializzazione" - che consideravano una specie di strategia di tipo bolscevico all’interno del fascismo repubblicano - avevano ritenuto quel libro propagandisticamente controproducente, non certo idoneo a galvanizzare le depresse coscienze degli italiani. Da qui tutta un’ovattata manovra per ostacolare la diffusione in Germania di "Storia di un anno", nonostante gli accordi stipulati con un editore di Lipsia che si era impegnato a pubblicare l’edizione tedesca.
Anche per la nuova opera erano palesi atteggiamenti ostruzionistici da parte dei tedeschi. Ma Krimer era pronto a fronteggiarli come aveva fatto in occasione della precedente esperienza quando, vistosi ostacolare con mille pretesti l’edizione tedesca di "Storia di un anno", aveva deciso di stamparla a Milano, valendosi dell’ottima traduzione del dr. Ellwenger, già noto in Italia per aver pubblicato un libro di grande successo: "La lingua di Mussolini".
La lingua di Mussolini
Da questi precedenti l’opportunità di muoversi con accortezza, considerata l’ingombrante presenza e pretese di ingerenze (sempre bloccate) degli uomini della propaganda nazista. Tanto più che il precipitare degli eventi - siamo già ai primissimi giorni del fatale aprile 1945 - aveva determinato serie complicazioni nei collegamenti fra le officine della Mondadori a Verona e Milano. Preoccupato di accelerare i tempi e di garantire un minimo di sicurezza intorno all’impresa, Krimer decise di stampare il libro a Milano, presso le Arti Grafiche Moneta.
Il giorno 10 le bozze di stampa furono sul tavolo di Mussolini che volle rivederle con il solito puntiglioso scrupolo. Le restituì, fitte di annotazioni, pochi giorni dopo. Il 21, nonostante il susseguirsi dei bombardamenti e la situazione ormai caotica, l’iniziale tiratura preventivata era pronta: diecimila copie. Alle 18 Krimer ebbe le prime 20 copie e subito raggiungeva Mussolini in Prefettura. Presente il ministro alla Cultura Mezzasoma, gli consegnava il pacco.
"Era calmo" - mi raccontò Krimer - "aveva finito di ascoltare in quel momento il discorso che, per la celebrazione della Festa del Lavoro nella ricorrenza del XXI Aprile, il ministro Spinelli aveva pronunciato alla radio. Un discorso appassionato, con forti sottolineature sociali, praticamente un riepilogo dell’intera politica sociale del fascismo, accentuata sensibilmente nei programmi dello Stato Repubblicano. Questo discorso di Spinelli - è sempre Krimer che parla - sarà un documento inoppugnabile per la storia, disse Mussolini a Mezzasoma e a me". Delle 20 copie di "Per la resurrezione della Patria" l’autore ne donò due seduta stante, una a Mezzasoma e l’altra a Krimer. Una terza la trattenne per sé. Le altre 17 furono personalmente sistemate dal prefetto Gatti - ultimo segretario di Mussolini - sul famoso camioncino poi misteriosamente scomparso nel tratto Como-Dongo. Il 22 era domenica. Il 23 Krimer tentò di avere dalla tipografia altre copie. Gli fu assicurato che l’indomani avrebbe potuto farne ritirare un certo quantitativo per la distribuzione alle librerie.
Troppo tardi.
Nel vortice della sanguinaria bufera che sconvolse Milano nessuno poté o volle più occuparsi delle diecimila copie dell’ultimo libro di Mussolini, ancora odorose di inchiostro e di colla, rimaste nei locali delle Arti Grafiche Moneta.
Furono date alle fiamme. Sul rogo della tragedia italiana.
Eppure è ragionevole pensare che qualche copia deve essere stata salvata. Un tesoro per chi ne è in possesso. Tanto prezioso da non farlo sapere a nessuno. Soprattutto se è finito in mano di chi avrebbe avuto l’antifascistico dovere di distruggerlo...
di Franz Maria D’Asaro
Nota di "Storia In Rete": A integrazione di quanto scritto da D’Asaro, va anche ricordato che in un suo recente saggio ("Mussolini, i gerarchi e la "fuga" in Svizzera (1944-’45)" in "Nuova Storia Contemporanea", anno V, numero 3, maggio-giugno 2001, pp. 47-108), lo storico Marino Viganò ha aggiunto alcuni altri particolari interessanti relativi alla vicenda del volume che Mussolini non fece in tempo a pubblicare. Viagnò, alle pagine 54-55, riporta un dispaccio al Dipartimento politico federale svizzero, classificato "strettamente confidenziale", redatto dal console svizzero a Milano Franco Brenni. Nel documento Brenni riferisce, tra le latre cose, di un incontro avvenuto giorni prima. A Gargnano sul lago di Garda, tra Mussolini e Ulrico Hoepli, cittadino svizzero che da anni viveva in Italia, svolgendo l’attività di editore, pubblicando tra le altre cose tutti i libri del dittatore italiano. Benché, sembra, la visita avesse lo scopo soprattutto di sondare la possibilità di mandare i propri parenti in Svizzera in caso di pericolo, Mussolini accennò anche a Hoepli l’intenzione di pubblicare un nuovo libro contenete suoi scritti e discorsi. Nel corso del colloquio con Hoepli, avvenuto il 29 agosto 1944, Mussolini mostrò di aver pensato ad un titolo differente da quello ricordato da D’Asaro: "Il Calvario di un Popolo".


Rispondi Citando
