Qui addirittura gli si vuol dare il voto senza avere la cittadinanza....leggete un pò in Svizzera.....![]()
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Svizzera, il referendum sulla cittadinanza
minaccia il lungo sogno degli italiani
Rischi di nuove delusioni dopo anni di attesa. E spunta l’ombra del razzismo
Vittima di una delle tantissime leggine locali arbitrarie e assurde che dovrebbero finalmente essere regolate da norme valide per tutti se domenica prossima passassero i «sì» a due referendum. «Sì» che solo due mesi fa sembravano sicuri, ma che oggi, dopo una forsennata campagna xenofoba del Partito Popolare Svizzero, sono ad alto rischio. Sono decenni che gli italiani che qui vivono e lavorano e possono vantarsi di aver contribuito al benessere della Confederazione chiedono i diritti politici. E da decenni devono fare i conti con gli strascichi di una ostilità antica. Erede di quelle petizioni oscene («Il Maulbeerweg e la Isteinerstrasse sono diventati invivibili a causa degli italiani che li frequentano») firmate dai «bravi cittadini» di Basilea, dove i nostri non avevano accesso alle sale d’aspetto di terza classe. Di quegli improvvisi scoppi di violenza razzista che, dopo la Grande Caccia all’italiano del 1896, sono stati registrati fino al 1974, quando un tribunale condannò a 18 mesi (dopo un processo di una sola udienza!) l’assassino di Alfredo Zardini, ammazzato a pugni e calci solo perché italiano. Di quel rifiuto di accogliere le mogli e i figli dei nostri lavoratori, arrivati a rappresentare un decimo della popolazione elvetica e costretti a tenere ancora alla metà degli anni Settanta 30 mila bambini clandestini barricati nelle case. Erede infine di 7 referendum xenofobi, quattro dei quali scatenati da James Schwarzenbach, un editore di buone letture che si compiaceva di somigliare a Sartre, ma era razzista fino al midollo. Referendum bocciati, grazie a Dio. E non c’è un italiano che di ciò non renda merito alla saggezza degli svizzeri, che in un recente sondaggio hanno riconosciuto come positivo il nostro contributo economico e culturale spazzando via con l’88% il giudizio negativo d’un sondaggio identico fatto nel ’68, quando diceva di apprezzarci solo il 26%.
Ma insieme fu bocciato nell’81 anche il referendum che estendeva agli immigrati i diritti sul lavoro dei cittadini elvetici. E altre due consultazioni popolari (nel 1983 e nel 1994, quando il sì raccolse il 52% complessivo, ma mancò la doppia maggioranza necessaria per il no di alcuni cantoni) per dare agli immigrati la «cittadinanza agevolata». Lo stesso tema sul quale si vota domenica.
Il cammino, per chi come Armando e Giuseppina Colatrella, originari di Avellino, sono arrivati nel 1960, è stato lunghissimo. Anni di precariato come stagionali, con contratti che prevedevano non solo il divieto di passare da un’azienda all’altra, ma perfino di smettere di fare il tornitore per fare il falegname. Poi il «permesso B» rinnovabile di anno in anno. Poi la concessione di un agognato diritto alla residenza con il «Permesso C». Il quale, però, non dà il diritto al passaporto rosso con la croce bianca. La cittadinanza, infatti, ottenuta fino ad oggi da meno di un terzo dei circa 450 mila italiani che vivono in territorio elvetico, è affidata ancora a un sistema complicatissimo. E viene concessa non dalla stato, ma da ogni comune sulla base di scelte locali che devono solo rispettare tre parametri fissati dalla legge federale: può essere data solo a chi vive in Svizzera da almeno 12 anni, non è pericoloso per la sicurezza dello stato e conosce la realtà in cui vive. Tutte regole che, come si è visto nel caso delle stalle di Thalwil ognuno interpreta a modo suo. Basti dire che dei comuni dei Grigioni chiedono agli aspiranti svizzeri di essere residenti lì da 20 anni.
Armando e Giuseppina Colatrella, come ha denunciato il giornale La Pagina di Zurigo, sono finiti ad esempio nel tritacarne di Emmen, un paesotto vicino a Lucerna dove gli amministratori locali hanno avuto una pensata solo da pochissimo spazzata via: quella di lasciar decidere alla gente (questo sì, questo no...) a chi concedere la cittadinanza. I nostri due pensionati, dopo 44 anni di lavoro nella Confederazione, si sono dunque ritrovati in un opuscolo distribuito a tutti gli abitanti con una scheda di tutti coloro che avevano chiesto il passaporto rosso. Con foto, nome, cognome, attività, giudizio del commissario dopo l’esame: «Io ho fatto solo la prima elementare. Sono un poveraccio. Un operaio», racconta Armando. «Fatico a parlare l’italiano. E’ logico che non leggo bene il tedesco». I compaesani, tra i quali vive e fatica e va al caffè da 27 anni, gli hanno sbattuto la porta: bocciato con 4.796 no e 2.330 sì. Come bocciati in massa sono stati gli slavi, i marocchini...
Una crudeltà stupida e gratuita. Al punto di indignare non solo l’opinione pubblica progressista, ma anche i moderati. I quali, anche sotto la spinta di italo-svizzeri come Fiammetta Montagnani Jahreiss, della Commissione per la naturalizzazione, stanno dando l’anima per far passare i due quesiti di domenica. Col primo «sì», a parte l’abbassamento da 12 a 8 anni del tempo di residenza preteso, potrebbero avere il passaporto i figli di immigrati che, nati o no in Svizzera, hanno assorbito la sua cultura per almeno cinque anni di scuola. Col secondo, lo otterrebbero in automatico i figli dei figli degli immigrati, cioè i neonati della terza generazione.
Pareva fatta, pareva. Ma i sondaggi, che davano fino a poche settimane fa i «sì» al 70%, dicono che ancora una volta gli immigrati potrebbero andare incontro a una delusione. Colpa del terrorismo internazionale. Del conservatorismo svizzero. Di una campagna violentissima scatenata dall’unico partito contrario, quello di Christoph Blocher. Il quale, dopo il trionfo elettorale dell’anno scorso sponsorizzato dalle grandi banche che adorano la sua idea di fare del segreto bancario un cardine costituzionale, è oggi ministro della Giustizia e della Polizia. E ha fatto diffondere manifesti in cui si vedono mani scure e addirittura nere (nere: orrore!) che afferrano la bandierina svizzera. Guai però a dirgli che è razzista. Ma come: un uomo di buone letture come lui?
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