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Discussione: Nazionalbolscevismo

  1. #1
    smrt fašismu
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    Predefinito Nazionalbolscevismo

    Dopo aver chiuso il 3d sui nazionalbolscevichi russi per evitare le solite provocazioni nazistoidi, direi di tornare sull'argomento riferendosi in particolare al nazionalbolscevismo storico, quello tedesco, e sull'influenza che può aver esercitato sul nazionalbolscevismo russo. Confesso di non saperne molto e spero in un dibattito interessante.

    dico subito che i nazionalbolscevichi russi mi sembrano molto sospetti, al di là della commistione di simboli sovietici e nazisti, non c'è uno straccio di analisi marxista e di classe.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito un primo contributo al dibattito

    L'Internazionale comunista nel 1924: la questione delle minoranze nazionali nei Balcani



    La guerra imperialistica, a cui i lavoratori erano stati trascinati dalla borghesia con la prospettiva ingannevole della difesa delle minoranze nazionali e del loro diritto di autodeterminazione, in realtà, in conseguenza della vittoria di un gruppo di Stati capitalistici, ha portato all'inasprimento dei contrasti nazionali e dell'oppressione delle minoranze nazionali nell'Europa centrale e nei Balcani.

    I trattati di pace di Versailles, di Saint-Germain ecc., imposti con la forza dall'Intesa vittoriosa, hanno creato, allo scopo di combattere la rivoluzione proletaria, nuovi piccoli Stati imperialistici (Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania, Grecia), costituiti mediante l'annessione di rilevanti territori con popolazioni allogene e focolai quindi di oppressione nazionale e di reazione sociale. La questione del l'oppressione nazionale è diventata attuale soprattutto per quei grandi Stati nazionali, che prima della guerra non erano oggetto ma soggetto della politica oppressiva. Un esempio evidente ne è la Germania. Nei riguardi di questa l'Intesa imperialistica non si è accontentata dell'annessione completa di territori di popolazione tedesca in base ai trattati di pace, ma si è sforzata di smembrarla avvalendosi di forme raffinate di annessione mascherata, tramite "autodeterminazioni nazionali" da commedia (occupazione della Renania) o scoperte rapine non previste nel quadro dei trattati di pace, rapine di cui la Ruhr può fornire l'esempio.

    La questione nazionale in Europa ha quindi assunto dopo la guerra mondiale un nuovo significato ed è diventata attualmente uno dei problemi politici più importanti per l'Europa centrale e per i Balcani. La lotta dei popoli oppressi contro l'oppressione nazionale diventa allo stesso tempo una lotta contro il potere della borghesia imperialistica vittoriosa, esattamente come il consolidarsi dei nuovi Stati imperialistici significa il rafforzarsi dell'imperialismo mondiale.

    L'importanza della lotta contro l'oppressione nazionale è accresciuta inoltre dal fatto che le minoranze nazionali oppresse dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia, dalla Jugoslavia, dalla Romania e dalla Grecia, per la loro composizione sociale sono in prevalenza popolazioni contadine e la loro lotta per la libertà nazionale è al tempo stesso una lotta di masse rurali contro i grandi proprietari terrieri e i capitalisti stranieri. Conseguentemente i partiti comunisti dell'Europa centrale e dei Balcani si trovano dinnanzi al compito di appoggiare con ogni mezzo i movimenti rivoluzionari nazionali delle popolazioni oppresse. La parola d'ordine "autodeterminazione per tutti i popoli, incluso il diritto alla separazione" nell'attuale periodo prerivoluzionario nei nuovi Stati imperialisti deve intendersi come "separazione delle popolazioni oppresse dal corpo statale della Polonia, della Romania, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia e della Grecia".

    Il congresso riscontra all'interno dei singoli partiti una deviazione nel fatto che singoli compagni e gruppi definiscono la loro posizione verso i movimenti rivoluzionari nazionali dei loro paesi sulla base delle conseguenze delle formazioni statali create dai trattati di Saint-Germain ecc. Le parole d'ordine di questi compagni e di questi gruppi relativamente al movimento rivoluzionario nazionale non sono dirette contro questi Stati fondati sull'oppressione nazionale e creati per combattere la rivoluzione proletaria, ma sono per una riforma parziale di tali Stati, in cui le direttive riguardanti l'autonomia delle popolazioni oppresse vengano dettate nel quadro dello Stato imperialista.

    Il congresso condanna recisamente tale deviazione socialdemocratica grande-statuale, così come rifiuta la deviazione del nazionalbolscevismo che trasforma l'appoggio del partito comunista al movimento nazionale rivoluzionario in un incoraggiamento alle classi abbienti ad assumere la guida del movimento stesso, la qual cosa porterebbe le masse dei lavoratori a sottostare all'influenza e all'egemonia della borghesia sciovinista.

    Il congresso assegna a tutti i partiti comunisti il compito di creare cellule comuniste nelle organizzazioni rivoluzionarie nazionali, appoggiando incondizionatamente il movimento rivoluzionario nazionale dei popoli oppressi contro il potere della borghesia dominante, e di cercare di mettersi alla testa della lotta rivoluzionaria nazionale delle popolazioni oppresse e di guidarle sulla via chiara e sicura della lotta rivoluzionaria contro il potere della borghesia sulla base di una stretta solidarietà fra tutti i lavoratori e della lotta comune in ogni Stato per il conseguimento del potere da parte degli operai e dei contadini. Soltanto un'unione siffatta degli elementi comunisti all'interno delle organizzazioni rivoluzionarie nazionali può assicurare alle masse dei lavoratori una posizione di primo piano in antitesi con gli elementi borghesi, con i grandi proprietari terrieri e con gli avventurieri che spesso si servono di tali organizzazioni per gli scopi della loro classe, o nei paesi capitalistici, spesso ne fanno uno strumento per i loro fini imperialistici.

    Il congresso considera dovere di tutti i partiti comunisti condurre una lotta energica contro i partiti borghesi e socialtraditori, che scatenano gli odi fra le nazioni e lo sciovinismo, e spiegare chiaramente alle masse dei lavoratori - sia alle popolazioni oppresse che ai popoli oppressori - il carattere sociale dell'oppressione nazionale e della lotta rivoluzionaria nazionale e la dipendenza di tale lotta dalla lotta del proletariato mondiale per un completo affrancamento sociale e nazionale dei lavoratori.

    Il congresso condanna parimenti la deviazione particolaristica nella soluzione della questione nazionale ed è del parere che la realizzazione del diritto di autodeterminazione dei popoli, inclusa la separazione, non ha nulla in comune con il particolarismo e non è in contrasto con l'evoluzione delle forze di produzione.

    Il congresso sottolinea il significato controrivoluzionario della spinta colonizzatrice che informa le classi dominanti dei piccoli Stati imperialistici, la quale inasprisce al massimo i contrasti nazionali. Il congresso ritiene che sia un dovere dei partiti comunisti polacco, rumeno, jugoslavo, cecoslovacco e greco condurre una lotta energica contro il colonialismo.

    Il congresso approva la direttiva emanata dai partiti comunisti dei paesi balcanici per una federazione balcanica di repubbliche di operai e contadini indipendenti ed equiparate nei diritti.

    Constatato lo straordinario sviluppo dell'antisemitismo anche negli Stati imperialistici di recente costituzione e in particolare in Polonia, in Romania ed in Ungheria ed avendo rilevato gli sforzi delle classi dominanti per distogliere mediante l'antisemitismo l'attenzione delle classi lavoratrici dai veri responsabili delle loro condizioni miserabili e impedire loro di gettarsi nella lotta rivoluzionaria, il congresso ritiene dovere di tutti i partiti comunisti condurre una lotta decisa ed energica contro l'antisemitismo e stabilire nelle loro direttive l'accantonamento incondizionato di qualsiasi limitazione giuridica delle popolazioni ebraiche e la garanzia del loro libero sviluppo culturale.

    [Il congresso ritiene giuste le parole d'ordine lanciate dalla Federazione balcanica per l'unità e l'indipendenza della Macedonia e della Tracia, considera invece sbagliata e opportunista la rivendicazione dell'autonomia delle singole parti della Macedonia e della Tracia entro i confini degli Stati borghesi artificialmente creati dal trattato di Sèvres.

    La questione ucraina, che è una delle questioni nazionali più importanti in Europa centrale, può essere risolta solo attraverso la riunione in una repubblica sovietica di operai e contadini di tutti i territori ucraini ora divisi fra Polonia, Cecoslovacchia e Romania. I partiti comunisti di questi ultimi paesi dovranno appoggiare il consolidamento dei partiti e delle organizzazioni comuniste delle regioni ucraine.

    La questione nazionale in Jugoslavia non potrà essere risolta attraverso una revisione della Costituzione, ma soltanto lottando a fondo contro l'oppressione nazionale in tutte le sue forme, per il diritto delle nazionalità di disporre liberamente di se medesime. La teoria di una nazione serbo-croato-slovena non è altro che una maschera dell'imperialismo serbo.

    Anche in Cecoslovacchia il partito comunista deve sostenere la lotta delle minoranze nazionali, in particolare di quella slovacca, per la propria indipendenza. La parola d'ordine dell'autonomia mira a ridurre in schiavitù i lavoratori di tutte le nazionalità a vantaggio delle rispettive borghesie alleate con la borghesia ceca. In questo come negli altri casi sopra esaminati la liberazione nazionale delle minoranze sarà ottenuta solo se i lavoratori di tutte le nazionalità lotteranno uniti per abbattere il dominio del capitale.

    Il plebiscito del 1921 che ha portato alla spartizione dell'Alta Slesia non ha risolto nulla. Il Partito comunista tedesco e quello polacco devono lottare in comune contro ogni forma di oppressione nazionale.

    Il congresso approva la rivendicazione formulata dal Kpp di un'unione dei territori separati della Russia bianca in una Repubblica sovietica operaia e contadina della Bielorussia.

    Il Kpp deve proclamare altresì il diritto delle popolazioni lituane delle regioni annesse alla Polonia a disporre di se medesime.

    Dev'essere intensificata l'attività comunista fra le popolazioni ungheresi delle regioni annesse alla Romania, alla Jugoslavia e alla Cecoslovacchia. Si approvano le rivendicazioni dei comunisti romeni circa la separazione della Transilvania e della Dobrugia dalla Romania e la loro costituzione in regioni indipendenti. Dev'essere infine appoggiata la lotta che il popolo albanese conduce contro la Jugoslavia, la Grecia e l'Italia in difesa della propria indipendenza.]

    [Risoluzione del V Congresso dell'Internazionale comunista sulle questioni nazionali nell'Europa centrale e nei Balcani, luglio 1924; da Aldo Agosti, La Terza Internazionale. Storia documentaria - II 1924-1928, Feltrinelli Milano 1976, pp. 159-162]

  3. #3
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    Predefinito il KAPD ed i nazionalcomunisti tedeschi

    Nascita del K.A.P.D.



    Il punto principale che caratterizzava il movimento operaio tedesco negli anni 1918-1923 era rappresentato dal nodo teorico dei consigli operai come strumento di partecipazione o di gestione del potere: il punto è il controllo del processo di produzione e le posizioni variano dalla formula cogestiva della SPD (doppio potere capitale lavoro) alla rivendicazione della pienezza del potere ai consigli, propria della KPD(s).

    In tutti i casi si tratta della volontà di gestione da parte delle avanguardie che compongono il quadro dei partiti della sinistra tedesca all’interno di un processo di razionalizzazione produttiva che tende a ridurre il potere delle maestranze qualificata all’interno della fabbrica. Già durante la guerra la partenza per il fronte di una buon’aliquota di questo soggetto e l’immissione nel processo produttivo di manodopera meno qualificata aveva accelerato questa tendenza.

    In questo precipitare della centralità del soggetto preponderante dell’organizzazione operaia, laddove era chiaro che non sarebbe stato in alcun modo possibile impedire questa razionalizzazione, si ha la divaricazione delle scelte politiche con la SPD - ma anche col KPD(s) - che cerca di ritardare al massimo questo sviluppo per ritrovare nel nuovo soggetto creato dalla nuova realtà di fabbrica il continuatore ideale del lavoratore specializzato - quadro sindacale - militante socialista proprio della tradizione organizzativa tedesca.

    Il KAPD accetta invece la situazione di fatto e sposta radicalmente il suo campo d’azione verso il manovale dequalificato - disoccupato - o marginale comunque nel processo organizzativo della fabbrica - individuando in questo nuovo operaio massa il soggetto principale dello scontro di classe, di conseguenza individuando nel progetto comunista come obiettivo minimo la molla che fa di questo soggetto la figura principale di militante del KAPD e delle AAU.

    Per inciso notiamo come questo processo sia stato ripreso dalla scuola operaista italiana ed abbia formato l’impianto teorico su cui si è sviluppata tutta la parabola politico - organizzativa dell’autonomia operaia italiana degli anni ’70: analoghe sono anche le parole d’ordine pur se la vera differenza riposa - probabilmente - nella percentuale di leninismo che la sinistra radicale italiana portava in se, frutto della lezione di Panzieri e dei Quaderni Rossi.

    Per tornare all’argomento principale va sottolineato con forza che le differenze di tattica e di impianto teorico fra la KPD e la KAPD più che sull’ideologia e il piano teorico fondano profondamente su questa differenza di base sociale organizzata, sulle oggettive differenze e divaricazioni di interessi che ne conseguono, prova né sia l’atteggiamento tenuto dai militanti dei due partiti durante l’Azione di Marzo quando gli operai della KPD si asserragliano nelle fabbriche - come a Leuma organizzandone la difesa ad oltranza - ed i gruppi di combattimento della KAPD agiscono fuori delle fabbriche direttamente contro le istituzioni ed i simboli dello stato.

    Il vero problema della KAPD risiede nella contraddizione di possedere la coscienza della necessità del comunismo in un momento nel quale le masse proletarie non conoscevano la forza necessaria per quest’obiettivo, o ancora meglio, mentre il processo di riorganizzazione della razionalità capitalista aveva messo in moto la disgregazione - lenta - dell’organizzazione proletaria basata sull’operaio qualificato e non aveva ancora portato a maturazione la necessità di un’organizzazione basata sulla nuova figura dell’operaio massa.

    In virtù di questa contraddizione la politica del KAPD - in generale del partito rivoluzionario - finisce per diventare non già il riflesso dei bisogni di massa ma il riflesso dei bisogni della parte della massa organizzata nel partito trasformandosi in ideologia dottrinaria. Se l’aspetto dottrinario della “parte avversa” - KPD e socialdemocrazia - è quello di lottare per mantenere centrale la figura declinante ed in questo senso attestarsi su un obiettivo arretrato o addirittura regressivo, quello del Linkskommunismus diviene il cercare a tutti i costi di aggredire l’intero delle forme sociali capitaliste per superare il piano della razionalizzazione capitalista.

    La KAPD nasce con la radicata convinzione che il suo compito sarà quello - nel breve periodo - di rendere cosciente al proletariato tedesco la possibilità di una rivoluzione mondiale, l’assunto delle tesi politiche del congresso di fondazione ruotano intorno al “fiasco completo del capitalismo”.

    Al contrario, e in poco tempo, il capitalismo darà prova di un’incredibile capacità di riorganizzazione contenendo prima la marea rivoluzionaria e contrattaccando poi in forma tanto devastante fino a ridurre la classe operaia in una massa di iloti, qual è la posizione che gli è destinata dal fascismo. Vero è che la vittoria del capitale nasce anche dalla sconfitta della Rivoluzione, sconfitta che è opera del capitale solo in parte: non è da credere che la capacità di piano del Capitale sia una forza contro qualsiasi sforzo è vano, questa sarebbe - ed oggi in Italia, ad esempio, concretamente è - un’apologia del capitalismo e della sua onnipotenza, una forma di neo kantismo dove la Volontà (del Capitale e solo di esso) supera e domina necessariamente sulle necessità e sulla dialettica storica... il fatto è che nel 1918 - 1920 in Europa occidentale la rivoluzione è possibile, storicamente matura. Le ragioni della sconfitta sono da indagare completamente ed una parte non secondaria risiedono nell’insufficienza della direzione, nel radicamento che l’evoluzionismo secondinternazionalista aveva nelle masse socialiste e nelle stesse avanguardie radicali che, pure, lo avevano sempre e aspramente combattuto - un esempio è sicuramente Rosa Luxemburg - e nell’insufficienza teorico pratica di chi - i KAPDisti ad esempio - di questa rottura avevano tratto le estreme conseguenze.

    Il KAPD nasce dopo il putsch di Kapp, quando il movimento operaio usciva da una prova pesante ma vittorioso e cosciente della propria forza: a questa forza del movimento tedesco corrisponde una punta di forza della controrivoluzione su scala europea. Controrivoluzione che nasce anche dalla decisione dell’IC - del partito guida russo - di “salvare il salvabile” - appunto l’URSS - abbandonando la rivoluzione europea, tedesca in particolare - ché proprio in Germania la situazione era al punto più alto di maturazione - al suo destino.

    La KAPD nasce come opposizione cosciente a questa scelta ed all’impianto teorico che la sostiene - da una parte - e che questa linea politica crea dall’altra. Questo secondo aspetto di formazione di un’ideologia funzionale alla salvaguardia dell’URSS in quanto stato è forse l’aspetto di più ampio respiro della parabola KAPDista.

    Le conseguenze in Germania della nuova linea dell’IC sono immediate: con un colpo di mano Paul Levi a pasqua del 1920 espelle la maggioranza del partito che non ha aderito alle tesi congressuali presentate dalla Zentrale, forzando al congresso di Heidelberg il disconoscimento delle deleghe per quei militanti e quei gruppi territoriali che non hanno preventivamente e formalmente accettato le tesi stesse.

    IL KAPD nasce dalla confluenza quattro gruppi - tendenze fondamentali:

    1. il gruppo di Amburgo, i cosiddetti nazional-comunisti raccolti intorno a Wolffreim e Laufemberg.

    2. il gruppo dei Comunisti Internazionali di Brema, in un primo tempo contrari alla creazione di un nuovo partito: alcuni dei militanti più prestigiosi, come Beker, non entreranno neppure nel partito limitandosi a continuare la loro azione nelle AAU.

    3. il gruppo Rühle, anch’esso di Brema, che in un primo momento è contrario alla scissione.

    4. Berlino, roccaforte dell’Opposizione Comunista, rappresentata da Gorter, come teorico e da Schroder come leader riconosciuto, che è la vera anima della costituzione del partito.

    Il congresso di fondazione del KAPD dalla dimensione della profondità della scissione voluta da Levi: con i KAPDisti stanno 38 mila militanti, più della metà degli iscritti alla KPD(s) nel febbraio 1920. A questi si uniscono diversi gruppi locali che erano rimasti ai margini del partito nei suoi primi mesi di vita: fra i più significati il gruppo di Brunswick che fa capo a Merger.

    Politicamente le ragioni dei KAPDisti sono illustrate da Gorter che, nella sua “Risposta al compagno Lenin” insiste sulla necessità di “dare un esempio”:

    Bisognava che in mezzo a questo popolo di schiavi politici, che in questo mondo di oppressi dell’Europa occidentale sorgesse un gruppo che fosse di esempio, un gruppo di liberi lottatori, senza capi, vale a dire senza capi di tipo vecchio, senza deputati in parlamento. E ciò ancora una volta non perché sia buono o bello di per se, perché sia eroico o meraviglioso ma perché il popolo lavoratore tedesco e dell’Europa occidentale è solo in questa terribile lotta e non può aspettare aiuto dalle altre classi o dall’intelligenza dei capi. Una sola cosa può sostenerlo: la volontà e la decisione delle masse. Uomo per uomo, donna per donna: insieme.

    Lo scenario in cui avviene la fondazione del KAPD è disastroso sotto tutti gli aspetti economico e sociali: la guerra ha distrutto incalcolabili energie e la “pace” ha consentito ai vincitori la predazione del rimanente della ricchezza tedesca - impianti, riserve, miniere - “in conto riparazioni”. La classe operaia, ma non solo, è allo stremo e la mattanza dei campi di battaglia ha aggravato il problema. Sotto l’aspetto politico la situazione è altrettanto drammatica: contro la Rivoluzione erano stati creati una serie di stati cuscinetto, come la Polonia, che sono sospinti dall’Intesa contro la Russia bolscevica. Dalla sconfitta polacca nella breve guerra contro la Russia esce chiaro il concetto che sarà la Germania - e solo essa - la diga possibile, l’ultima linea di resistenza del capitale. L’ingerenza dei paesi capitalisti, quindi, si fa sempre più pesante trovando un forte alleato locale, cosa che in Russia non esisteva. Il putsch di Kapp dimostra che non ci sono limiti alla quantità di violenza che il capitale è disposto a mettere in campo per difendere la fortezza Germania, dimostra al proletariato quanto sia matura la decisione capitalista di imporre un governo di destra a qualsiasi costo.

    In questo scenario si muovono i comunisti tedeschi, la KPD(s) e la KAPD: questa, nelle sue svariate contraddizioni, tenta di dare una risposta originale alla realtà di una grande forza quale quella del proletariato tedesco e la sua subalternità politica, costruita nei decenni della socialdemocrazia e del gradualismo. Superata con l’espulsione della frazione Laufemberg la contraddizione del “nazionalbolscevismo” il dibattito si centra sulla divaricazione fra le posizioni di Rühle e quelle della maggioranza del partito.

    Otto Rühle è per la soppressione immediata della forma partito, la sua stessa adesione alla fondazione del KAPD era stata condizionata da fondamentali riserve: la sua concezione politica basa sulla riunificazione fra lotta economica e lotta politica del proletariato a partire dalla fabbrica. Dalla fabbrica perché questa è il luogo dove, per dirla con Rühle stesso il lavoratore è proletario nel senso marxista del termine, soltanto nella produzione, nel suo ruolo di lavoratore salariato. Fuori, nella società, egli vive, abita, agisce come un piccolo borghese.

    Ora: il proletariato è tale “in senso marxista” perché non possiede riserve; nella fabbrica si compie la possibilità della sua spoliazione, del suo non - possesso. Nella fabbrica, per di più, egli ottiene il salario, il mezzo della propria sopravvivenza e della propria riproduzione come forza lavoro. La fabbrica, a partire dal salario e dalla disciplina che genera, è la forma della sua integrazione e neppure la democrazia diretta dei consigli può garantire contro “la corruzione” che questa integrazione genera. Rühle in particolare ma anche tutto il KAPD e la sinistra consiliare, è impregnato della ideologia del produttore: non è un caso né una deviazione quanto piuttosto la reazione riflessa della trasformazione nella composizione di classe che la razionalizzazione capitalista genera.

    E’ per altro un segno politico preciso, la sconfitta della rivoluzione nel 1919 aveva fatto ripiegare i consigli - e con essi l’intero movimento operaio - sul terreno della gestione: da strumenti del potere rivoluzionario si evolvono - o arretrano - in organismi di controllo, in questo senso esaltando la definizione di proletariato in quanto operaio e creando una forte identità che, comunque, non è coscienza.

    Nella visione marxiana il Capitale nel suo processo di valorizzazione è causa della separazione fra produttore e mezzi di produzione e, al contempo, agente della riunificazione dell’operaio collettivo e mezzo di produzione socializzato. Attraverso il salario avviene questa riunificazione mistificata: il salario appare come certificazione attestante la riunificazione fra uomo e mezzo di produzione perché passa da remunerazione del tempo a compenso per la funzione espletata dal lavoratore singolo all’interno del processo generale di produzione.

    Fino a quando questo processo non è arrivato a maturazione l’operaio è rivoluzionario per sua natura in quanto tende a sottrarsi al dominio del capitale, alla sua disciplina: in questo essere oggettivamente rivoluzionario si dialettizza al capitale, costringendolo a rendersi indipendente dalla forza lavoro, a diventare il mostro automatizzato di cui parla Marx nei Grundrisse.

    La dirigenza del KAPD ha chiara la pericolosità di questo movimento laddove alla organizzazione dei consigli affianca i soviet politici e, a questi, il partito: all’organizzazione di fabbrica il compito di essere la base della identificazione comunista, per aderirvi non serve condividere il programma comunista ma soltanto rifiutare la logica collaborativa dei sindacati. Al partito invece compete il ruolo di elaborare la strategia e la tattica della rivoluzione che è imminente e, per questo, non può aspettare la maturazione della capacità completa di autodirezione degli organismi di massa. In questa dimensione è intuitivo come l’accento sia posto sulla esemplarità del comportamento del partito e dei singoli militanti ai quali, scrive il Programma, si richiede un’acuta intellettualità perché un partito come la KAPD progredisce e muta in fretta in rapporto al processo rivoluzionario mondiale.

    Il dibattito interno al partito sugli statuti si esprime per una forma che consenta alle masse la più ampia libertà di espressione mentre rifiuta le posizioni di Rühle che, portando alle estreme conseguenze il ragionamento della “classe per sé”, vorrebbe eliminare l’esistenza stessa del partito come organizzazione esterna.

    Tutto il KAPD, la sua teoria, la sua azione, il suo dibattito interno e le soluzioni organizzative che adotta, sono orientati dall’idea che la rivoluzione è imminente: la guerra russo polacca ha accelerato un processo che sembra inarrestabile di espansione a ovest della rivoluzione. L’Intesa usa la Germania come base per il rifornimento dei polacchi controrivoluzionari: KAPD, AAU e FAUD lanciano una campagna di sabotaggio che ottiene risultati talmente buoni da far ritenere matura un’azione insurrezionale. Sabotaggio e insurrezione non sono per la KAPD azioni di solidarietà verso i Russi ma, insieme e al pari della Russia stessa, momenti di quella rivoluzione mondiale senza la quale non sarebbe sopravvissuta neppure l’URSS: in questo scorcio della primavera 1920 questa idea è condivisa anche dalla dirigenza del PC(b)R e dalla IC che seguono i progressi dell’Armata Rossa verso Varsavia con gli occhi puntati su Berlino.

    Il II congresso della KAPD ha come argomenti principali la discussione degli statuti e, per convergenza oggettiva, le differenziazioni con Rühle: su questo punto la discussione - e la rottura conseguente - avviene tutta utilizzando i rapporti con l’IC come argomento di riferimento.

    La questione dei rapporti fra la sinistra comunista tedesca e la Terza Internazionale necessita di un passo indietro negli anni, fino alla Spartakusbund.

    La posizione dell'organizzazione, dopo la rottura della SPD e la nascita della USPD - alla quale avevano aderito gli spartachisti più noti - oscilla fra l’idea di una riconquista della Seconda Internazionale dopo la guerra, tramite l’epurazione dei socialsciovinisti (idea sostenuta dalla Luxemburg) e quella della creazione di una nuova internazionale che partisse dal gruppo costituito durante la guerra intorno alla conferenza di Zimmerwald.

    Al congresso di fondazione della IC, quando esistono, di fatto, solo i PC russo e tedesco - gli altri congressisti rappresentano frazioni all’interno dei partiti socialisti -, il delegato KPD interviene addirittura contro l’ipotesi di fondazione immediata della internazionale. Il clima del congresso del 1919 è talmente segnato dalla imprecisione teorica e politica che vi aderiscono anche formazioni che niente hanno a che vedere col bolscevismo come gli IWW americani e la CNT spagnola: niente di strano se in un clima simile i punti fondamentali della divisione interna del partito tedesco - parlamentarismo, adesione ai sindacati, organizzazione interna dei partiti - hanno specificazioni talmente tenui da consentire a tutti di richiamarsi senza tema di smentite alla idea internazionalista. C’è di più. Forse, a leggere i deliberati e le carte del congresso è la sinistra, molto più della Zentrale, ad essere in linea con l’IC: sia teoricamente sia - e non è secondario - perché il grosso dei rapporti che i bolscevichi hanno mantenuto durante la guerra sono con esponenti della sinistra, sia tedesca sia olandese trapiantata in Germania (Pannekoek, Gorter, la Roland-Horst, gli IKD).

    Da parte loro le sinistre nascondono a se stesse molti e fondamentali punti di divergenza che presto diventeranno insormontabili: solo l’entusiasmo provocato dalla vittoria rivoluzionaria del 1917 può spiegare perché un personaggio come Anton Pannekoek nel 1919 possa scrivere in un testo fondamentale come “Rivoluzione mondiale e tattica del comunismo” lodi sperticate per il potere sovietico che, nell’aspetto dei fondamenti teorici del leninismo, allo stesso tempo bolla pesantemente.

    I veli dell’equivoco cadono su questioni pratiche: la politica di Krassin e quella di Radek. Di questi fatti la sinistra darà immediatamente una corretta interpretazione di cambio della rotta del partito russo rispetto alla rivoluzione mondiale e, di conseguenza, dei ruoli assegnati alla IC.

    Krassin, commissario del popolo al commercio estero, negozia con l’Inghilterra un accordo commerciale che porta la clausola di un impegno russo a non svolgere attività sovversiva in Inghilterra né tramite le delegazioni commerciali russe né tramite l’IC. Radek, che agisce in Germania in una veste intermedia fra il fiduciario ed il proconsole, appoggia esplicitamente Paul Levi nella lotta contro la sinistra fino a definire indispensabile l’espulsione del congresso di Heidelberg, proprio sul punto del rifiuto della “tribuna parlamentare” da parte della sinistra.

    Per i futuri dirigenti del KAPD questi episodi non sono casuali o dovuti all’iniziativa dell’uno o l’altro esponente bolscevico ma la dimostrazione che il partito russo non persegue più la linea della generalizzazione rivoluzionaria ma, dopo la vittoria nella guerra civile, cerca un punto di equilibrio con le potenze capitaliste, punto di equilibrio che è disposto a perseguire sulla pelle della rivoluzione mondiale stessa.

    Il percorso che porta il KAPD fuori della internazionale si compie in un periodo ristretto di sedici mesi, dall’aprile 1920 all’agosto 1921.

    Durante il maggio 1920 appare chiaro che l’esecutivo IC ha deciso definitivamente la battaglia contro le tendenze di sinistra: sciolto il BdA di autorità e senza nessuna consultazione con gli altri partiti, Lenin si dedica alla stesura de “L’estremismo”, della copertura ideologica di una battaglia politica e ne legge in anteprima alcuni brani ai delegati KAPDisti presenti a Mosca per il congresso della IC. La preoccupazione di Lenin sta tutta nel fatto che la frazione radicale non è presente soltanto in Germania o nella secondaria Olanda ma va espandendo la sua influenza: a Londra ha coinvolto l’elemento più rappresentativo del nascente movimento comunista inglese, Silvya Pankhurst. A Vienna il bureau incaricato del coordinamento per l’Europa sud orientale sta avendo un percorso politico similare all’omologo olandese e la sua rivista ufficiale, Kommunismus, diretta dal giovane ex commissario alla cultura della Repubblica Ungherese dei Consigli - Geoghy Lukacs -, diventa sempre più influente in senso radicale in tutta l’area Balcanica.

    Il 26.6.1920 parte l’offensiva: la CEIC pubblica una “lettera aperta agli operai del KAPD” che dovrebbe in teoria favorire la riconciliazione del movimento tedesco ma che in pratica - come tutte le lettere aperte CEIC - è un vero e proprio diktat. Per rientrare nel movimento comunista gli operai KAPD - che sono tanti, molti di più di quelli che hanno seguito la linea centrista di Levi - devono espellere Laufemberg, Wolffstein e Rühle, accettare la lotta parlamentare e il lavoro nei sindacati. Cioè devono rinnegare tutte le ragioni della scissione.

    Su Rühle la CEIC è pesante, definendolo nemico dell’internazionale: su questo c’è un poco di verità perché Rühle era davvero contrario alla IC, alla sua formazione prima ed alla sua pratica poi tanto che, inviato del partito al II congresso, trovando inaccettabile la situazione politica in cui si svolge, rifiuta di partecipare ai lavori e torna in Germania. Nel corso dell’avventuroso viaggio verso Mosca Rühle matura la convinzione radicale che il potere bolscevico non ha niente a che fare con la rivoluzione comunista: lo pensa e, cosa imperdonabile per la dirigenza bolscevica, lo scrive.

    “...I Consigli in Russia sono solo ombre. Una foglia di fico per la burocrazia di partito. Per la KAPD il partito non è un’organizzazione autoritaria, i capi non sono superiori militari e le masse un esercito condannato ad una cadaverica obbedienza; il comunismo non è il trampolino di lancio per la nuova borghesia sovietica...”

    Come Rühle la Direzione del KAPD vede con preoccupazione i segni della involuzione bolscevica e del potere sovietico ma al contrario di Rühle persegue l’obiettivo politico di usare gli spazi ancora esistenti nella IC per unificare e dare riferimento alle varie tendenze di sinistra del movimento comunista oltre che - e non è da stupirsi - si pone un problema economico perché la rottura con l’IC sarebbe stata anche la fine di una linea di finanziamento alla quale, in quel momento, il partito non poteva rinunciare.

    Gli spazi di ambiguità su cui la KAPD pensa di poter giocare sono sostanzialmente i tempi necessari al partito russo per convertire definitivamente l’IC in uno strumento della politica estera dello stato sovietico e il compromesso che ne viene fuori è lo status di “organizzazione simpatizzante”.

    Il gruppo dirigente russo si va convincendo che la Russia sovietica può sopravvivere anche al di fuori della rivoluzione mondiale a patto che nell’occidente esistano partiti in grado di contrastare, rendere difficoltoso ed insicuro un intervento militare restauratore: per questa politica sono necessari partiti di massa, interni ai parlamenti borghesi, in grado di esercitare una forma di lobbismo a favore della Russia. Per questo non c’è bisogno di essere rivoluzionari (dopo il VII congresso IC si dirà addirittura che essere rivoluzionari nei fatti è dannoso e si invieranno i proconsoli staliniani a organizzare la controrivoluzione in Spagna) e non c’è bisogno di una internazionale “stato maggiore dell’esercito proletario mondiale”... serve una professione di russofilia, serve un’accettazione dei tempi della diplomazia: per questo il II congresso delibera le 21 condizioni che servono a tagliare fuori i russofobi (Turati e tutta la socialdemocrazia non in quanto socialsciovinista ma in quanto antisovietica) e gli antiparlamentari della sinistra.

    Questa analisi porta il KAPD a rifiutare il diktat della lettera aperta e l’ingiunzione di confluenza nella VKPD e, al contempo, a accelerare il lavoro di costituzione della frazione di sinistra nella IC: si tratta quindi di rimanere nella internazionale ancora per il tempo concesso dallo sviluppo delle contraddizioni.

    Il partito mobilita tutte le sue risorse: intellettuali e di linea, con Gorter che scrive una risposta a Lenin tutta tesa a dimostrare la differenza della situazione tedesca da quella russa; politiche con una missione a Mosca al più alto livello della dirigenza con Gorter, Schroeder e Rash. Il 5.12.1920 la KAPD è ammessa alla IC come organizzazione simpatizzante con diritto di voto consultivo ed un seggio permanente nella CEIC: parallelamente il governo sovietico stacca un assegno di otto milioni di marchi per l’organizzazione del partito. Sembra una vittoria ma si basa su di una serie di concessioni e di compromessi che tutti hanno coscienza dureranno poco: gli avvenimenti ne faranno giustizia sommaria in pochi mesi. Kronstadt, gli scioperi operai di Pietroburgo, l’Opposizione Operaia russa e la sua sconfitta al X congresso ma, soprattutto, l’Azione di Marzo in Germania chiariranno le rispettive posizioni fino alla rottura definitiva.

    Dopo la missione a Mosca giunge finalmente a conclusione un altro equivoco interno al KAPD, la posizione di Otto Rühle: le posizioni antipartito di Rühle erano molto lontane da quelle di Gorter e di Schroeder che, pur vedendo i consigli centrali nella costruzione comunista ritenevano indispensabile il partito come organo di elaborazione e orientamento. Rühle, dopo il viaggio in Russia, radicalizza le sue posizioni arrivando a scrivere che il proletariato “...deve finalmente riconoscere che la rivoluzione non è un affare di partito ma opera della classe nella sua totalità...”e che di conseguenza questa “... deve disfarsi della direzione dei capi e deve altresì compiere l’opera di liberazione attraverso le proprie forze ed i propri mezzi oltre che secondo le proprie iniziative e sotto la propria direzione...”. Organismi di questo processo sono i consigli operai e solo essi.

    Per la direzione KAPD, invece, il partito è necessario per accelerare il processo rivoluzionario, il partito è quindi un atto di volontà, della volontà della parte più cosciente del proletariato - la sua avanguardia di lotta - di accelerare il processo di generalizzazione della coscienza. Senza questa volontà agente la rivoluzione fallisce e col fallimento della missione storica della liberazione proletaria è tutta l’Umanità a ripiombare nella barbarie.

    Le differenze fra la concezione KAPDista del partito e quella di Lenin sta nel fatto che, mentre per Lenin il partito resta comunque sempre più o meno esterno alle masse - anche quando queste sono rivoluzionarie - per la KAPD esiste un movimento ascensionale proprio e specifico della coscienza di classe che si esprime all’interno delle lotte e il partito è una funzione di accelerazione di questo movimento. Allo stesso modo è facile capire quanto le posizioni KAPDista siano lontane da Rühle e come la rottura sia inevitabile.

    Nella sessione del 30-31.10.1920 il CC del Kapd espelle Rühle ma questo non porta ad una spaccatura del partito quanto nelle AAU: Rühle e i suo compagni formano le AAU-E che si prefiggono il coordinamento degli organismi di fabbrica in una struttura che porti avanti la lotta di massa e che possa, dopo la rivoluzione, gestire la società sulla base dei consigli operai.

  4. #4
    legio_taurinensis
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    il nazionalbolscevismo russo è quello MENO fascistoide che c'è, stanne certo.

    NIekisch all'inizio plaudeva a Hitler, dopo quando dichiarò che un'alleanza con i comunisti tedeschi e poi l'appoggio all'URSS era necessario, venne scartato.

    Le SA, erano inizialmente la costola sinistra del nazionalsocialismo, vennero poi tutti giustiziati.

    Stalin, per molto tempo venne definito dai movimenti di estrema sinistra europei, un nazionalcomunista.

  5. #5
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    Angry BASTA CAZZATE!

    In origine postato da Emiliano
    (*)il nazionalbolscevismo russo è quello MENO fascistoide che c'è, stanne certo.

    (*)NIekisch all'inizio plaudeva a Hitler, dopo quando dichiarò che un'alleanza con i comunisti tedeschi e poi l'appoggio all'URSS era necessario, venne scartato.

    (*)Le SA, erano inizialmente la costola sinistra del nazionalsocialismo, vennero poi tutti giustiziati.

    (*)Stalin, per molto tempo venne definito dai movimenti di estrema sinistra europei, un nazionalcomunista.


    ADESSO MI HAI FATTO INCAZZARE!


    TU DICI:

    (*)"...il nazionalbolscevismo russo è quello MENO fascistoide che c'è, stanne certo...."


    QUELLE PORCATE DI SITI LINKATI SONO SOLO VOMITO NAZISTOIDE: PROVOCAZIONI (PROBABILMENTE)FINANZIATE DAGLI STESSI YANKEES IN RUSSIA PER ROMPERE I COGLIONI AL PCFR E LEGITTIMARE L'EQUIVALENZA BORGHESE NAZISMO=COMUNISMO!



    (*)"...NIekisch all'inizio plaudeva a Hitler, dopo quando dichiarò che un'alleanza con i comunisti tedeschi e poi l'appoggio all'URSS era necessario, venne scartato...."

    SENTIMI BENE! QUESTE SONO LE INFAMI MENZOGNE CHE LE BESTIE NEOFASCISTE RACCONTANO IN GIRO PER DIFFAMARE CIO' CHE NON CAPISCONO E APPROPRIARSI DI CIO' CHE NON GLI APPARTIENE! LORO E LE LORO "TERZE VIE" DELLE MIE BALLE!!! ORA LEGGI: ERNEST NIEKISH, LEADER DELLA RIVOLUZIONE COMUNISTA E DELLA "REPUBBLICA DEI CONSIGLI DI MONACO" , FONDATORE DELLA RIVISTA "WINDERSTAND"(RESISTENZA); NEL 1932 PUBBLICA IL PRIMO VERO ATTO DI ACCUSA CONTRO IL NAZISMO: "HITLER, UNA FATALITA' TEDESCA"; QUESTO PAMPHALET ED IL SUO IMPEGNO ANTIFASCISTA GLI VARRANNO L'IMPRIGIONAMENTO DAL 1937 AL 1945! A SEGUITO DELLA LIBERAZIONE DIVENTERA' DIRIGENTE DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA -D.D.R.- DA CUI ANDRA' VIA IN ESILIO PER AVERVI RICONOSCIUTO UN ECCESSIVO BUROCRATISMO TOTALITARIO!!!PENSA UN PO!! BASTA BESTIALITA' FASCISTE SU COSE CHE NON CONOSCI! PER DIO! LEGGI PRIMA DI SPARARE VACCATE!

    (*)"... Le SA, erano inizialmente la costola sinistra del nazionalsocialismo, vennero poi tutti giustiziati."

    LE SA ERANO SQUADRACCE DI VILI ASSASSINI E PICCHIATORI , IMPIEGATE NELLA LOTTA ANTIPROLETARIA CONDOTTA DAI NAZISTI. SONO STATI ELIMINATI(NON TUTTI GIUSTIZIATI: SOLO I CAPI; LA TRUPPA FU INTEGRATA NELLE SS) ESCLUSIVAMENTE IN SEGUITO AD UNO SCONTRO INTERNO AL REGIME, PER RAGIONI DI POTERE. NON CERTO PERCHE' FOSSERO "DI SINISTRA"(MA CHE CAZZO...)! ALTRA LEGGENDA NEOFASCISTA ANNI '70! E' COME DIRE CHE BUSH E' LA DESTRA E KERRY LA SINISTRA DEL REGIME YANKEE....

    (*) "...Stalin, per molto tempo venne definito dai movimenti di estrema sinistra europei, un nazionalcomunista."

    SI PARLAVA DI "SOCIALISMO IN UN PAESE SOLO": PER QUESTO A POSTERIORI E' STATO DEFINITO NAZIONAL-COMUNISTA. IN EFFETTI L'IMPOSTAZIONE DI STALIN, VERTENDO SU UN CAPOVOLGIMENTO DELL'IMPIANTO ANALITICO DI BASE DEL MARXISMO , GLI AVEVA CONSENTITO DI DEFINIRE UNA BIZZARRA GIUSTIFICAZIONE TEORETICA AL CONCRETO DISIMPEGNO DELL'URSS SUL VERSANTE DELL'ESPANSIONE RIVOLUZIONARIA: STALIN, INCARNANDO CON LA SUA REGGENZA IL RUOLO DI UNA "DITTATURA DELLO SVILUPPO", HA PIU' CHE ALTRO PROVVEDUTO ALLA INDUSTRIALIZZAZIONE FORZATA DI UN IMMENSO CONTESTO PRIMA DEL TUTTO RURALE ED ARRETRATO; MA PER CIO' FARE HA ABBANDONATO LA VIA MAESTRA DELL'OFFENSIVA RIVOLUZIONARIA. RESTANO GLI ORRORI(INNEGABILI) DEL SUO REGIME; ESATTAMENTE COME RESTANO QUELLI DEL REGIME STATUNITENSE, CHE A PARTIRE DALLA SUA NASCITA, CONSUMATA SULL'OLOCAUSTO DI DECINE DI MILIONI DI NATIVI AMERICANI, HA DISSEMINATO NEL MONDO MORTE E SOFFERENZA(MOLTO-MOLTO-MOLTO-MOLTO-MOLTO-MOLTO DI PIU' DI QUANTO POTREBBE AVER FATTO STALIN...). DI STALIN RICORDIAMO CHE FU "SUA" LA VITTORIA SUI NAZISTI E I FASCISTI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE: IL "SOLDATO RYAN" NON FECE CHE UNA FUGACE E OPPORTUNISTICA COMPARSA SUL TEATRO BELLICO EUROPEO. PER IL RESTO, SIA LA STORIA A GIUDICARLO: LA STORIA, MA NON CERTO I PERVERSI NEOFASCISTI IN CERCA D'AUTORE.



    SOVIETZKAJA SOIUTZ!

  6. #6
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    Predefinito Re: BASTA CAZZATE!

    Beh le cazzate dette da emiliano su Niekisch sono da manuale...
    emiliano guarda cosa scriveva di Hitler nel 1932:





    Hitler, una disgrazia per la Germania

  7. #7
    smrt fašismu
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    Predefinito X Nemo

    Caro Nemo, scusami se ho ridotto la dimensione dei caratteri del tuo messaggio, ma altrimenti risultava di difficile lettura. Inoltre non vorrei che altri pensino di poter venire sul forum a "urlare".

    fraterni saluti comunisti

  8. #8
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    Predefinito Re: X Nemo

    In origine postato da veterokom
    Caro Nemo, scusami se ho ridotto la dimensione dei caratteri del tuo messaggio, ma altrimenti risultava di difficile lettura. Inoltre non vorrei che altri pensino di poter venire sul forum a "urlare".

    fraterni saluti comunisti
    No problema: ammetto di avere "ecceduto" nel disio di rimarcare, anche graficamente, le distanze tra le mie annotazioni e il di emiliano pensiero.

    ricambio i fraterni saluti comunisti

  9. #9
    legio_taurinensis
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    Predefinito

    parlate di DDR? di comunismo come la salvezza dell'uomo...

    i miei amici rumeni mi dicono che il comunismo li ha resi nullatenenti...chiedete chiedete

  10. #10
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    Invece adesso stanno meglio vero Emiliano? Liberi di andare a cercare fortuna nelle metropoli occidentali a lavare i vetri o a crepare nei cantieri edili al "nero" per qualche euro oppure con le donne ridotte a prostituirsi sulle consolari.A casa loro invece crepano direttamente di fame.Che brutta cosa il Socialismo che gli dava casa e lavoro ....

 

 
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