anche se qualcosa della sua intervista non è che mi sia piaciuto più di tanto, apprezzo quanto ha avuto il coraggio di dire, sapendo bene il casino che avrebbe provocato...cosa che nei giornali del Veneto di oggi non manca di certo....credo che le cifre sui disoccupati sia molto più alta, visto che la Zanussi ha tutta l'intenzione di delocalizzare tutti gli stabilimenti e non solo una parte...
Zaia insiste: «Lavoro ai trevigiani»
Agli stranieri precari non dovrebbe essere rinnovato il contratto alla scadenza
Una volta gettato il sasso nello stagno il presidente della Provincia Luca Zaia è rimasto ad osservare le reazioni, che non sono mancate. La sua proposta di non rinnovare i contratti di lavoro ai cittadini extracomunitari in Italia grazie alla Bossi-Fini per sostituirli con disoccupati trevigiani ha sollevato un polverone. Ma il presidente non fa passi indietro, anzi rincara la dose.
"Ripeto che mi riferisco solo ai lavoratori stranieri che hanno contratti da precari e sono qui con la Bossi-Fini - ripete Zaia - non agli altri: da noi c'è chi è qui perchè ha bisogno di assistenza e di aiuto o che si è integrato e fatto una famiglia e chi invece arriva in Italia per guadagnare di più o per farsi la casa nel suo paese in cinque anni invece che in dieci". Secondo lo Zaia -pensiero queste persone, una volta scaduto il contratto e quindi il permesso di soggiorno garantito dalla legge, dovrebbero essere reimpatriate e sostituite con lavoratori trevigiani. "Sono seimila i trevigiani che, dall'inizio dell'anno, hanno perso il posto di lavoro: loro devono avere la precedenza su tutto", precisa.
Zaia evita anche l'insidiosa palude rappresentata dall'osservazione più ovvia che potrebbe mandare in frantumi la sua teoria: i trevigiani non vogliono più fare il tipo di lavori solitamente svolti dagli stranieri. "E' vero che gli extracomunitari sono stati impiegati in un periodo in cui c'era più offerta di lavoro che lavoratori - ammette - ma finiamola di dire che tutti gli immigrati lavano i piatti; inoltre la storia dimostra che i trevigiani quando l'acqua arriva al sedere cominciano a nuotare. Adesso sta iniziando un periodo di crisi e si stanno licenziando tanti trevigiani che non sono manager, ma gente che lavora al fianco degli immigrati e che chiede di continuare a lavorare nelle linee di produzione. Mi sembra quindi giusto almeno chiedersi se sia più opportuno occuparsi in primo luogo di loro, dei nostri disoccupati. E' inaccettabile dire che siamo costretti a tenerci gli stranieri perchè i trevigiani non vogliono più fare certi lavori: a Treviso non abbiamo mica le miniere ma fabbriche. Se è vero che i lavoratori stranieri sono il 4\% del totale allora vuol dire che tutto il resto è rappresentato da trevigiani. Quindi: o esiste un 96\% di soli manager o qualcuno ha in testa idee un po' di confusione. Inoltre non mi sento di dire ai lavoratori licenziati dall'Irca o dalla Aprilia che bastano corsi di formazione o concertazione per ricollocarsi facendo altro: gli indicatori economici non ci mostrano nuovi settori emergenti e l'innovazione non ha bloccato la delocalizzazione in Cina. Ma se qualcuno sa su quale settore investire per una nuova occupazione, ce lo dica..".
Paolo Calia




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