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Le cronache ci riprongono quasi ogni giorno re burini col blasone svenuto, regine di clausura, principoni superdotati e contessine in calore, decisamente incapaci di vivere ad un livello di controllabile dignità. E allora, chi è nobile "veramente"? La corona inglese di Elisabetta? Chiedetelo e i nostri snobboni vi risponderanno che negli ultimi secoli l'aristocrazia inglese ha espresso, in quanto a originalità: un abito a quadrettoni divenuto famoso perché lo indossava il principe di Galles, le "english nannies", arpie che educano i vostri figli con piglio militare, e la buonanima di Lady Diana.
Lasciamo perdere, poi, quando si tocca il tasto dei Savoia, liquidati come "usurpatori" della nobiltà papalina, araldicalmente dei "buzziconi" macchiati da una condotta di vita arrapata ("Ah, quella Titti con Maurizio Arena"). Tanto che ogni anno Don Lillio Ruspoli e il principe Domenico Orsini fanno celebrare messe di suffragio per i caduti papalini della Breccia di Porta Pia. E non è un caso che l'ultimo baluardo dell'aristocrazia italiana ha sempre avuto l'immagine luciferina di Elvina Pallavicini Rospigliosi, Ninni per la sua inseparabile dama di compagnia Elika Del Drago.
Ecco perché la scomparsa - avvenuta ieri a Cortina d’Ampezzo - della "principessa nera" della Roma aristocratica segna la fine di un’Epoca, con la “e” maiuscola – come racconta più avanti Olghina di Robilant. Rispettata, anzi temuta, quasi centenaria, inchiodata a una sedia a rotelle per una paralisi progressiva, Elvina ha incarnato “Noblesse et Tradition”, sangue blu temperato dalla Tradizione e distillato dal pedigree.
Raccontava il sommo storico dell’arte Federico Zeri un aneddoto che rende bene la tempra della “Regina” di Roma. Dopo aver lavorato a lungo nel di lei appartamento al fine di catalogare le strabilianti opere d’arte, Zeri rimase di stucco quando la Pallavicini non si degnò di invitarlo alla festa per il catalogo. E il motivo dell’esclusione era semplice: il curatore Zeri era privo di quarti di nobiltà (altri emarginati erano i nobili divorziati). Comunque, testardo, Zeri chiese udienza: voleva sentirselo dire dalla viva voce della principessa. Che, dopo aver sentito le lagnanze, lo congedò con un tono più secco di un cassetto chiuso con un calcio: “Dottor Zeri, mi perdoni, la debbo lasciare: ho un appuntamento col pedicure…”.
Elvina è rimasta celebre per aver ridicolizzato il charity party (per raccogliere fondi contro l'Aids) organizzato alcuni anni fa dai Savoia nel castello di Bracciano controprogrammando un gran ballo nel suo stupendo palazzo di fronte al Quirinale. Abbandonata dalla nobiltà romano-papalina, Marina Doria si segnalò per questa simpatica battuta pronunciata nei riguardi della principessa Pallavicini: "Chissà, forse l'età, forse la malattia... E mi auguro che nessuno della sua famiglia debba ammalarsi di Aids".
E quando ritornarono in Italia, dopo il lungo esilio, Vittorio Emanuele, la consorte Marina e il rampollo Emanuele Filiberto, nel corso di un ricevimento all’ambasciata americana la Pallavicini dichiarò, perentoria: “Quelli, a casa mia mai!”.
Ecco: a differenza delle Caroline che soffrono e delle Stefanie che si offrono, il blasone capitolino di Elvina non ha mai dimenticato l'archetipo reale per perdersi nello stereotipo realistico. Il suo “testamento” lo consegnò alcuni anni fa alle telecamere di Rai3 in una splendida ed unica intervista rilasciata a Ludovica Ripa di Meana. Il più grandioso ritratto di un aristocratico italiano mai realizzato. Dove Elvina racconta anche le sue gesta partigiane e come salvò migliaia di ebrei.
IN MORTE DELLA REGINA DELLA ROMA “NERA”
Olghina di Robilant per Dagospia
http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=117460




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