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In Origine Postato da Fuori_schema
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L’attacco alle società arabe e musulmane contemporanee per la loro arretratezza, per la mancanza di democrazia e per la negazione dei diritti delle donne è stato talmente massiccio e aggressivo che abbiamo dimenticato una cosa semplice: i concetti di modernità, illuminismo e democrazia non sono così ovvi e condivisi. La disinvoltura sbalorditiva di certi giornalisti, i quali parlano in nome della politica estera senza avere la minima conoscenza della lingua realmente parlata dalla gente, ha creato dal nulla un paesaggio desertico su cui la potenza americana può costruire un finto modello di “democrazia” da libero mercato.
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Le persone che hanno più influito sul Pentagono e sul Consiglio per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Bush sono stati personaggi come Bernard Lewis e Fouad Ajami, i due esperti del mondo arabo e islamico che hanno aiutato i falchi americani a pensare fenomeni ridicoli come la “mentalità araba” e l’ormai secolare declino dell’islam, che soltanto la potenza americana, secondo loro, può arrestare.
Oggi le librerie statunitensi sono piene di mediocri libercoli dai titoli allarmistici che parlano di islam e terrorismo, di minaccia araba e di pericolo musulmano, scritti da polemisti che fanno finta di avere una conoscenza mutuata da esperti che si spacciano per profondi conoscitori di quei bizzarri popoli orientali. La Cnn e la Fox tv, la miriade di commentatori evangelici e di destra ospitati da programmi radiofonici, innumerevoli tabloid e perfino riviste mediocri, hanno riciclato le stesse invenzioni non verificabili e le stesse grossolane generalizzazioni per aizzare l’“America” contro il demone straniero.
La guerra contro l’Iraq non avrebbe avuto luogo se non fosse stata diffusa in modo organizzato l’idea che quelli laggiù non sono come “noi” e non condividono i “nostri” valori: insomma, senza il nocciolo stesso del dogma tradizionale dell’orientalismo.
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Da sempre, nei discorsi ufficiali, ogni impero dichiara di non essere come gli altri, di nascere in condizioni particolari e di avere una missione: illuminare, civilizzare, portare ordine e democrazia. E da sempre sostiene di usare la forza soltanto come ultimo rimedio. Ma ancor più triste è vedere che c’è sempre un coro di volenterosi intellettuali pronti a presentare l’impero sotto una luce benevola o altruistica con parole tranquillizzanti.
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Goethe sosteneva che fosse possibile studiare tutte le letterature del mondo come un insieme sinfonico, leggibile sul piano teorico rispettando l’individualità di ciascuna opera senza perdere di vista l’insieme. È assai ironico dover constatare che, ora che questo nostro mondo globalizzato cancella gradualmente le distanze, stiamo forse avvicinandoci proprio a quella standardizzazione e a quell’uniformità che Goethe cercò di evitare con il suo pensiero.
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Risentimento, rabbia e vane imprecazioni che nulla fanno per rendere più aperte quelle società dove la concezione laica della storia e dello sviluppo umano è stata scalzata dal fallimento e dalla frustrazione, ma anche da un islamismo fatto di apprendimento acritico dei testi e di cancellazione di forme di sapere secolare, considerate “altre” e concorrenziali. La graduale scomparsa della luminosa tradizione dell’ijtihad islamico, cioè del processo di elaborazione delle norme islamiche a partire dal Corano, è uno dei grandi disastri culturali del nostro tempo. Il risultato è che ogni pensiero critico e ogni tentativo individuale di affrontare seriamente i problemi del mondo moderno sono semplicemente tramontati
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Anziché a un artificioso scontro di civiltà, dobbiamo dedicare la nostra attenzione al lento e paziente lavoro comune delle culture che di volta in volta si sovrappongono, prendono in prestito le une dalle altre e coesistono.
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