Come un prestito, poco vantaggioso.
Sandro Gronchi & Raimondo Manca


Notoriamente, nell’attesa del 2008, il Governo ha adottato provvedimenti transitori destinati a contenere da subito le pensioni di anzianità.

In particolare, a chi accetti di proseguire l'attività lavorativa è offerto l'esonero dalla contribuzione previdenziale a suo carico mentre la contribuzione a carico del datore di lavoro è, per così dire, "trasformata" in retribuzione .

Inoltre, l'intero bonus contributivo, come ormai viene chiamato, è esente da Irpef e dalla restante contribuzione sociale (diversa da quella previdenziale).


Per riassumere i i termini di discussione circa la convenienza del bonus, occorre preliminarmente ricordare che l’incentivo a ritardare il pensionamento era già implicito nella formula di calcolo della pensione in base alla quale quest’ultima cresce con l’anzianità contributiva.

Ma le preferenze rivelate dai comportamenti dei lavoratori (la grande maggioranza dei quali va in pensione non appena maturato il diritto) indicano che i “supplementi di pensione”, in futuro fruibili dal pensionato e dal suo superstite nel caso che il rinvio del pensionamento sia accettato, non riescono a essere più appetibili delle annualità di pensione altrimenti fruibili immediatamente. Occorreva perciò offrire qualcosa di più....

Sfortunatamente il bonus contributivo non è migliore dei supplementi, anzi è più piccolo del loro valore attuale. Si deve quindi concludere che un lavoratore informato e razionale non dovrebbe accettare l’uovo (il bonus) dopo aver respinto la gallina (i supplementi di pensione). In casi come questi l’informazione è tuttavia difficile da acquisire, richiedendo essa complicati calcoli attuariali. Perciò è possibile che, non riuscendo a quantificare la gallina, alcuni cadano nell’errore di pensare che l’uovo è più grande. Ciò farebbe la fortuna del sistema pensionistico perché il vantaggio di elevare l’età di pensionamento sarebbe ottenuto a un costo perfino minore.


La capacità persuasiva del bonus è anche valutabile con un esercizio di tipo diverso che lo reinterpreta come un “prestito” e i supplementi di pensione (netti da imposta) come i relativi “rimborsi”.

In altri termini, è come se il Governo avesse aggiunto, alla prospettiva dei supplementi, l’offerta di un prestito in forma di bonus restituibile “retrocedendo” i supplementi stessi.

L’analisi finanziario‑attuariale ( le aliquote marginali assunte dall’esercizio sono tratte da R. Paladini, L'imposta progressiva e la Finanziaria 2003, Quaderno n. 383 del Dipartimento di Economia dell'università di Siena. Esse sono derivate da quelle in vigore tenendo conto degli effetti generati dalla no tax area.)
rivela che le condizioni del prestito non sono vantaggiose e perciò che il piatto degli incentivi risulta tutt’altro che arricchito.


La tabella acclusa mostra infatti che l’interesse è generalmente superiore a quello chiesto dalle banche sui mutui fondiari.



Essa indica chiaramente altresì che tale interesse diminuisce sia col numero di anni per i quali il pensionamento è rinviato (e perciò col numero di bonus presi a prestito) sia, soprattutto, con l’aliquota marginale del futuro pensionato (che determina la misura dei rimborsi).