....cristiani!!

In molti fanno i furbi, ma in molti non hanno capito.
Pensano che il terrorismo islamico è come quello delle bierre o della Rote Armee Fraktion anni Settanta, come quello basco, come quello irlandese.
Pensano che è una coda di cometa della guerra di classe nel tempo del tramonto delle ideologie o un’eredità dei nazionalismi o una questione regionale: ieri l’impero sovietico che stava per perdere la guerra fredda, e che con i terrorismi intratteneva rapporti filamentosi e mollicci, oggi un islam senza arte né parte, imbarazzato e disperato dall’incontro mancato con la modernità, diviso tra una grande maggioranza moderata e i gruppi combattenti di tagliatori di teste, da isolare.
Ma non è affatto così, e per capire che non è così, per conoscere bene il nemico in guerra, bisogna rovesciare il punto di vista e guardare a noi stessi.

Pensate per un momento alla nozione storica di “cristianità”. Immaginatevi un mondo moderno in cui la cristianità esista ancora nei termini fissati nel medioevo. Non c’è lo scisma d’oriente, fiorito di tutte le sfumature teologiche e rituali possibili. Non c’è né la Riforma, il trionfo dell’individualismo nel cristianesimo, né la Controriforma.
Non c’è la nuova religiosità puritana e post-puritana dell’America evangelica e del suo cristianesimo multiconfessionale.
Non c’è l’anglicanesimo, il cattolicesimo della regina senza il papa.
Non c’è la rivoluzione francese né quella americana, due forme diverse di costituzionalismo che hanno decretato la fine di ogni alleanza tra il trono e l’altare e hanno elevato “un muro di separazione” tra chiesa e stato.
Concentratevi bene e pensate a un mondo fatto così, con cultura istituzioni modi di vita e di pensiero legati a un unico sostrato, che attraversa le nazioni e le coscienze individuali, ed è fissato in una ortodossia dottrinale come quella stabilita dal Sant’Uffizio, valida per tutti in tutto il mondo cristianizzato.
E’ la umma cristiana quella che abbiamo descritto.
E’ il corrispettivo a specchio (o paolinamente “per speculum, in aenigmate”) di ciò che è effettivamente oggi la umma musulmana nostra dirimpettaia, la comunità islamica all’interno della quale, dopo istruzioni religiose secolari (il wahabismo, cioè il purismo islamico, comincia nel Settecento) e predicazioni moderne di inimicizia e di guerra santa agli infedeli, alligna il jihadismo con la sua tecnica del terrorismo.
E’ chiaro?
Basta pensare a come sarebbe il mondo se fosse sopravvissuta senza metamorfosi la cristianità per capire com’è oggi il mondo musulmano. Che certo ha le sue tendenze moderniste e moderate, piccole schegge; certo ha la sua scissione sciita sospetta di politeismo, la sperimentazione mistica del sufismo, le sue diversità e sfumature, ma è uno, uno e fisso nella sua particolare idea ultra-monoteista del divino e nella sua dottrina sacra, dettata direttamente da Dio al Profeta.

La umma cristiana e l’altra
Noi siamo quel che siamo, e cioè occidente tolleranza relativo gioco delle libertà e dei diritti umani e laicità della politica, perché non siamo più quel che i musulmani sono oggi, sono tuttora. Abbiamo quel che Max Weber chiamava il “politeismo dei valori”, siamo figli di riforme e controriforme che hanno reso plurale perfino il nostro concetto del divino e certamente quello dell’umano.
Loro sono quel che sono, e agiscono di conseguenza, perché non hanno introdotto la divisione, dunque la tolleranza e la pluralità dei valori, nel loro mondo materiale e mentale, religioso e giuridico.
Hanno mantenuto intatta una dimensione e una sola dimensione dell’esistenza, sono l’opposto esatto della grande diaspora giudaicocristiana, ed è forte e autorevole tra loro l’appello profetico binladenista o khomeinista, un appello che attraversa roboante e disperato nazioni dette laiche o moderate, stati falliti e stati robusti alla vigilia della conquista del nucleare, tutti uniti alfine nella umma, di cui fa parte integrante, con alcune caratteristiche minori di differenziazione, la diaspora occidentale dell’emigrazione islamica.

E’ roba forte, signore e signori. E parole come guerra di religione e scontro di civiltà sono ancora eufemismi per descrivere il fenomeno che l’11 settembre ha solo rivelato a un mondo occidentale e infedele che voltava regolarmente la faccia dall’altra parte.
E per affrontare questa roba forte, visto che non si può ricostruire la cristianità e il partito di Lepanto o di Vienna, bisogna trovare una soluzione che rompa l’asimmetria: loro con una identità che spinge all’assalto proselitista, noi morbidi come il burro nella nostra promiscua e confortevole multiculturalità.
La soluzione provvisoria è quella della politica, dimensione alta dell’uomo quando guarda in faccia le cose e affronta il problema della forza e della guerra, non la politica intellettualmente fiacca, fondata sull’ignoranza e la rincorsa degli interessi particolari, di cui sta dando prova gran parte del fragile mondo post cristiano.

Ferrara su il Foglio del 23 settembre

saluti