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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Quelle due guardie in carcere: "Non picchiare qui il detenuto"

    • da Il Messaggero del 3 novembre 2009

    di Teodora Poeta

    Un cd audio in busta chiusa recapitata per posta a due redazioni giornalistiche di Teramo. All`interno una lettera scritta in un italiano sgrammaticato da un anonimo che si dichiara un detenuto, stanco delle vessazioni all`interno del carcere di Castrogno. L`audio è sconvolgente. Una conversazione catturata probabilmente con un cellulare dalla quale emergerebbero pestaggi avvenuti proprio all`interno del penitenziario teramano. «Abbiamo rischiato la rivolta in sezione... C`è stato il negro che ha visto tutto... Il detenuto si massacra sotto, non in sezione». Un dialogo concitato tra una persona che spiega come si fa e un`altra che, invece, dice che lui non c`era. La Procura di Teramo ha già da qualche giorno acquisito il cd audio e aperto ufficialmente un`inchiesta. Ieri, durante la visita al carcere del deputato dei Radicali Rita Bernardini e del segretario generale della Uil pubblica amministrazione penitenziari Eugenio Sarno, un comandante in servizio a Castrogno ha ammesso che quella voce registrata sul cd è sua. «Sì. lo ha ammesso - conferma Sarno - E` un linguaggio da caserma che si utilizza durante le aggressioni. Quelle parole sono state dette quando un detenuto ha dato in escandescenze. Non dimentichiamo che a Castrogno si sono verificate undici aggressioni, durante le quali quattordici agenti sono rimasti feriti. Il nostro sta diventando un sistema penitenziario che trasforma il lavoro in tortura e la pena in supplizio. E` ora che il ministro Alfano dismetta questo silenzio offensivo». Si tratta di «parole gravissime» quelle incise sul ed per la Bernardini. che tuttavia sostiene che «il punto principale, a Teramo, è che in questo carcere si marcisce nelle celle. «Non ho riscontato alcun segno di violenza. Ho parlato con moltissimi detenuti e nessuno ha fatto accenno a pestaggi da parte degli agenti penitenziari». Il comandante identificato sembra fosse mosso dalla rabbia quando parlava con il collega e, per questo, avrebbe usato «termini forti», come lui stesso ha dichiarato. «In realtà c`era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti, dopo un`aggressione di questi alle guardie», ha continuato il deputato dei Radicali. Sia la Bernardini che Sarno, ieri, hanno verificato che non ci sono a Teramo detenuti refertati, tranne nei casi di aggressioni denunciate. La Procura, comunque, ha disposto ulteriori indagini. Mentre il coordinatore nazionale della Fgci, Flavio Arzarello, ha chiesto che il ministro Alfano ascolti il cd audio di Castrogno sul presunto pestaggio ai danni di un detenuto «quasi fosse una "prassi"», prima di riferire in Senato sulla morte di Stefano Cucchi. Ma in tutta questa vicenda c`è dell`altro. Ci sono condizioni disastrose. Celle troppo piccole e umide. Pavimenti in cemento, senza mattonelle. Detenuti che possono fare la doccia solo tre volte a settimana e che in inverno la evitano per il troppo freddo. Una struttura che ospita detenuti con malattie mentali, e non potrebbe. Per non parlare della presenza di 400 detenuti anziché dei 250 previsti. Con un solo agente per sezione che deve sorvegliare nei turni notturni anche più di cento detenuti. E a tutto questo bisogna aggiungere le lotte intestine tra gli stessi agenti, tra i quali, ed è l`unica ipotesi plausibile, si nasconde l`autore del cd. come conferma la Bernardini, che poi avverte: «Castrogno è ormai una bomba. Speriamo che la miccia non si accenda».

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  2. #12
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Il pestaggio intercettato

    • da Il manifesto del 3 novembre 2009

    di Carlo Lania

    In sezione non si può massacrare un detenuto, si va sotto. Si è rischiata la rivolta perché c`era il negro che ha visto tutto». La voce è arrabbiata, un interlocutore cerca di difendersi, di spiegare, ma il tono perentorio non ammette repliche. Meno di un minuto di dialogo tra due agenti dì polizia penitenziaria, più che sufficiente però a lasciare intravedere lo scenario agghiacciante di un presunto pestaggio di un detenuto avvenuto in un carcere, quello di Castrogno, a Teramo. E l`esistenza di una stanza situata «sotto», lontana da occhi indiscreti, e adibita a questo genere di punizioni. Le parole sono incise su un nastro che nei giorni scorsi è stato spedito in maniera anonima a un giornale locale, La città, e adesso è nelle mani della procura di Teramo che ha aperto un`inchiesta per stabilire se davvero c`è stato un pestaggio nel carcere abruzzese e ai danni di chi. Il tutto in momento in cui, dopo una drammatica sequenza di episodi di violenza e di suicidi, l`attenzione sulle carceri italiane è altissima. Oggi il ministro della Giustizia Angelino Alfano riferirà in parlamento su quanto accaduto nel carcere abruzzese e più in generale sulla situazione negli istituti penitenziari. Ma intanto è polemica. «La situazione in Italia è grave - attacca la segretaria del partito Radicale Rita Bernardini - Teramo non fa eccezione in questo quadro. Bisogna prendere provvedimenti urgenti, credo che il ministro Alfano sotto questo profilo sia un po` addormentato». Intanto, dopo che il nastro è stato reso noto, qualcosa si è scoperto. La voce visibilmente irritata che si sente apparterrebbe al comandante degli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Castrogno, Giovanni Luzi, che se la prende con un sovrintendente che sarebbe stato di turno il giorno del presunto pestaggio. La registrazione sarebbe avvenuta durante una riunione tenuta tra la fine di settembre e la metà di ottobre scorsi tra il comandante e i suoi agenti, uno dei quali ha registrato tutto con il cellulare. Per Luzi però - che secondo il segretario generale della Uil penitenziaria Eugenio Sarno avrebbe riconosciuto come sua la voce incisa nel nastro - dietro le sue parole non ci sarebbe nessuna violenza. «Il contesto è diverso da quello che si può immaginare», spiega Samo. Secondo il comandante la frase incriminata - «in sezione non si può massacrare un detenuto, si va sotto» - non farebbe riferimento a un pestaggio da parte degli agenti di custodia. «Il linguaggio nelle carceri è quello che è - prosegue Sarno - ma quello che Luzi voleva dire è che non si può riprendere un detenuto davanti agli altri. Esiste un codice di comportamento in galera, e i detenuti non vogliono essere sgridati davanti a tutti gli altri». E il riferimento alla stanza di «sotto»? «Sì riferiva alla matricola», è la risposta di Samo. «Il penitenziario di Teramo è connotato dalle caratteri- stiche negative di un sistema alla deriva, che trasforma la pena in supplizio e il lavoro in tortura, e non certo per colpa del personale», conclude il segretario generale della Uil penitenziaria. Ieri Rita Bernardini è entrata nel carcere di Castrogno insieme a Sarno per un lungo sopralluogo durante il quale ha potuto parlare con i detenuti, nessuno dei quali le ha riferito dì particolari violenze che si sarebbe svolte all`interno della struttura. Viceversa nel carcere abruzzese come in quasi tutti quelli italiani, non mancherebbero i problemi. Sovraffollamento (205 posti per 405 detenuti), scarsa igiene, carenza di organico (mancano 45 agenti). Ma sono soprattutto le condizioni dei detenuti a preoccupare. «Nel carcere non c`è nessuna attività trattamentale, i detenuti passano 18-20 ore al giorno chiusi in cella e sono pochi quelli che lavorano», dice Bernardini. «Inoltre c`è una situazione sanitaria molto seria: una buona metà dei detenuti è malata, molti dei quali con patologie psichiatriche incompatibili con il carcere». Dall`inizio dell`anno, inoltre, sono stati ben dieci gli episodi di aggressione contro gli agenti che avrebbero provocato 16 feriti tra il personale del carcere. Una situazione incandescente, nella quale, adesso, si inserisce il sospetto di un pestaggio contro un detenuto. Sulla vicenda ieri è intervenuto anche il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il cui segretario generale Donato Capece ha chiesto alla magistratura di fare chiarezza su quanto avvenuto.

  3. #13
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Detenuto pestato in cella, spuntano le prove audio

    • da Il Giornale del 3 novembre 2009

    Frasi che sembrano non lasciare molti dubbi quelle registrate in un ufficio nel settore del personale del carcere di Castrogno a Teramo. Costituirebbero testimonianza del pestaggio di un detenuto. «È vero che il detenuto ha fatto così ma è anche vero che lo ha massacrato in sezione. E in sezione non si può massacrare un detenuto, si massacra sotto. Abbiamo rischiato la rivolta perché c`era il negretto, il negro che ha visto tutto...». La voce è del comandante delle guardie penitenziarie, Giovanni Luzi. Che avrebbe ammesso di essere lui a parlare. Il sostituto procuratore Mancini ha aperto un`inchiesta e ha acquisito il cd su cui qualcuno ha riversato l`audio catturato con un telefonino e spedito in busta anonima al direttore del quotidiano locale La Città. E ora il mondo che vive attorno e dentro alle carceri è in subbuglio. La radicale Rita Bernardini, oggi a Teramo come «vedetta» di Marco Pannella, impegnato a Marrakech: «Bisogna prendere provvedimenti urgenti, il ritmo di crescita dei detenuti è di 800-1000 l`anno, la situazione è grave e Teramo non fa eccezione». L`appello a identificare e punire gli eventuali responsabili ma a non strumentalizzare, è lanciato dal Sappe, il sindacato autonomo, il cui segretario Donato Capece parla del Corpo, come «istituzione sana, con una onorabilità da difendere da inaccettabili strumentalizzazioni». Il penitenziario di Teramo è - per Eugenio Sarno, segretario generale Uil penitenziari, anche lui oggi nel capoluogo abruzzese -, «connotato dalle caratteristiche negative del sistema carcerario italiano, sistema che trasforma la pena in supplizio e il lavoro in tortura, e non certo per colpa del personale».

  4. #14
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Detenuto pestato inchiesta a Teramo

    • da il gazzettino del 3 novembre 2009

    di Teodora Poeta

    Un cd audio in busta chiusa recapitata per posta a due redazioni giornalistiche di Teramo. All`interno una lettera scritta in un italiano sgrammaticato da un anonimo che si dichiara un detenuto, stanco delle vessazioni all`interno del carcere di Castrogno. L`audio è sconvolgente. Una conversazione catturata probabilmente con un cellulare .dalla quale emergerebbero pestaggi avvenuti proprio all`interno del penitenziario teramano. «Abbiamo rischiato la rivolta in sezione... C`è stato il negro che ha visto tutto... Il detenuto si massacra sotto, non in sezione». Un dialogo concitato tra una persona che spiega come si fa e un`altra che, invece, dice che lui non c`era. La Procura di Teramo ha già da qualche giorno acquisito il cd audio e aperto ufficialmente un`inchiesta. Ieri, durante la visita al carcere del deputato dei Radicali Rita Bernardini e del segretario generale della Uil pubblica amministrazione penitenziari Eugenio Sarno, un comandante in servizio a Castrogno ha ammesso che quella voce registrata sul cd è sua. «Sì, lo ha ammesso - conferma Sarno - E` un linguaggio da caserma che si utilizza durante le aggressioni. Quelle parole sono state dette quando un detenuto ha dato in escandescenze. Non dimentichiamo che a Castrogno si sono verificate undici aggressioni, durante le quali quattordici agenti sono rimasti feriti. Il nostro sta diventando un sistema penitenziario che trasforma il lavoro in tortura e la pena in supplizio. E` ora che il ministro Alfano dismetta questo silenzio offensivo». Si tratta di «parole gravissime» quelle incise sul cd -per la Bernardini, che tuttavia sostiene che «il punto principale, a Teramo, è che in questo carcere si marcisce nelle celle. «Non ho riscontrato alcun segno di violenza. Ho parlato con moltissimi detenuti e nessuno ha fatto accenno a pestaggi da parte degli agenti penitenziari». Il comandante identificato sembra fosse mosso dalla rabbia quando parlava con il collega e, per questo, avrebbe usato «termini forti», come lui stesso ha dichiarato. «In realtà c`era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti, dopo un`aggressione di questi alle guardie», ha continuato il deputato dei Radicali. Sia la Bernardini che Sarno, ieri, hanno verificato che non ci sono a Teramo detenuti refertati, tranne nei casi di aggressioni denunciate. La Procura, comunque, ha disposto ulteriori indagini. Mentre il coordinatore nazionale della Fgci, Flavio Arzarello, ha chiesto che il ministro Alfano ascolti il cd audio di Castrogno sul presunto pestaggio ai danni di un detenuto «quasi fosse una "prassi"», prima di riferire in Senato sulla morte di Stefano Cucchi. Ma in tutta questa vicenda c`è dell`altro. Ci sono condizioni disastrose. Celle troppo piccole e umide. Pavimenti in cemento, senza mattonelle. Detenuti che possono fare la doccia solo tre volte a settimana e che in inverno la evitano per il troppo freddo. Una struttura che ospita detenuti con malattie mentali, e non potrebbe. Per non parlare della presenza di 400 detenuti anziché dei 250 previsti. Con un solo agente per sezione che deve sorvegliare nei turni notturni anche più di cento detenuti. E a tutto questo bisogna aggiungere le lotte intestine tra gli stessi agenti, tra i quali, ed è l`unica ipotesi plausibile, si nasconde l`autore del cd, come conferma la Bernardini, che poi avverte: «Castrogno è ormai una bomba. Speriamo che la miccia non si accenda». «Senza ombra di dubbio si pone al di fuori della legittimità e deve essere penalmente e. disciplinarmente punito chi eventualmente pone in essere atti violenti nei confronti di detenuti». Lo ha detto il segretario del sindacato autonomi di polizia penitenziaria (Sappe), Donato Capece, in relazione al presunto pestaggio ai danni di un detenuto nel carcere di Teramo e dalla conseguente inchieste della Procura. «Chiediamo noi per primi, ai magistrati che hanno disposto l`acquisizione dei supporti magnetici» su cui sarebbe stato registrato il racconto del pestaggio «di identificare le persone e di accertare se sono stati o meno posti in essere comportamenti contrari alla legge», ha aggiunto Capece. «E però necessario e doveroso ribadire ancora una volta che il Corpo di Polizia penitenziaria è una Istituzione sana - conclude ed è quindi nostro dovere difendere l`onorabilità della. Polizia penitenziaria da inaccettabili strumentalizzazioni che rigettiamo in toto».

  5. #15
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Audio choc la voce è del comandante

    • da Il Fatto Quotidiano del 3 novembre 2009

    di Silvia D'Onghia

    La voce del cd è mia, ma non mi riferivo a un pestaggio. Ero mosso dalla rabbia e forse ho usato termini forti. In realtà c`era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti dopo un`aggressione da parte di questi ultimi alle guardie". Si è difeso così, davanti alla deputata radicale Rita Bernardini, il comandante della polizia penitenziaria di Teramo, Giuseppe Luzi. Ha riconosciuto, dunque, come sua, una delle voci che si sentono nell`audio fatto pervenire al quotidiano "La Città", nel quale si ascoltano due voci che commentano un pestaggio all`interno del carcere. Un documento, reso pubblico ieri, sul quale la Procura ha aperto un`inchiesta la scorsa settimana. Scioccanti le parole che si comprendono: "Non si massacra un detenuto in sezione, un detenuto si massacra di sotto. Abbiamo rischiato la rivolta - dice una delle voci comprensibili - perché un negro ha visto tutto". Come se "massacrare" un detenuto sia una cosa assolutamente normale, da evitare però quando si è visibili. Dopo aver visitato la struttura, ieri pomeriggio Rita Bernardini ha lanciato un nuovo appello al ministro della Giustizia, Angelino Alfano: "Bisogna prendere provvedimenti urgenti, credo che il ministro sotto questo profilo sia un po’ addormentato". Insieme a lei, c`era il segretario generale della Uil penitenziari, Eugenio Sarno: "Il penitenziario di Teramo è connotato dalle caratteristiche negative di un sistema alla deriva, che trasforma la pena in supplizio e il lavoro in tortura e non certo per colpa del personale". Secondo Sarno, nell`istituto ci sarebbero almeno 160 detenuti in più e 30 agenti in meno. Insieme al cd con l`audio, la settimana scorsa era pervenuta alla redazione del quotidiano anche una lettera firmata da un detenuto "stanco delle continue vessazioni"; in realtà potrebbe trattarsi di un altro agente penitenziario.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Pestaggio a Teramo? Aperte due inchieste

    • da Avvenire del 3 novembre 2009

    «Abbiamo rischiato la rivolta: un detenuto non si massacra in sezione, si massacra di sotto». È questa la frase shock contenuta in cd audio recapitato al quotidiano di Teramo, « La Città», che fa riferimento a un colloquio tra due agenti di polizia penitenziaria del carcere di Castrogno a Teramo. Frase inquietante che ha indotto la Procura e il ministro della giustizia ad aprire due inchieste. Un cd autentico, posto che lo stesso comandante dei carcere, Giuseppe Luzi, avrebbe riconosciuto la sua voce. Episodio, però, tutto da verificare, visto che gli stessi reclusi, avvicinati ieri mattina nella sua visita da Rita Bernardini, parlamentare radicale, sembrano non aver confermato l`effettiva aggressione a uno dei 400 ospiti della struttura carceraria. Il solo sospetto della violenza consumata, d`altra parte, ha fatto scattare l`allarme. Proprio la Bernardini, al termine dell`ispezione, è scura in volto e si rivolge dritto al Gurdasigilli: «Cosa aspetta Alfano? Le rivolte? Aspetta forse che i detenuti mettano le carceri a ferro e fuoco? Qui a Teramo, a fronte di 250 posti ci sono 400 detenuti , mi dicono senza uno straccio di progetto di studio o lavoro. La situazione è grave a Teramo e lo è in Italia, dove 61 reclusi si sono tolti la vita e la popolazione carceraria cresce al ritmo di 800, 1000 all`anno. Bisogna prendere provvedimenti urgenti - conclude la Bernardini - e credo che, da questo punto di vista, il ministro Alfano si sia un po` addormentato». Castrogno come una polveriera, insomma, anche se a gettare acqua sul fuoco è Eugenio Sarno, segretario generale Uil Penitenziari: «Una frase da caserma, sicuramente, ma soltanto un eccesso verbale nei confronti di un detenuto che dava in escandescenze. Non dimentichiamoci che gli agenti, a Teramo come altrove, lavorano in condizioni pesantissime e dove già in 14 hanno riportato ferite in altrettante aggressioni». Un altro appello rivolto alle istituzioni e al ministro Alfano è stato lanciato da Sulmona: «La situazione del carcere è preoccupante - dice l`assessore provinciale, Teresa Nannarone - il susseguirsi di fatti gravi e inquietanti come le continue aggressioni ai danni degli agenti e i tentativi di suicidio, hanno aggravato una situazione già tesa». Un detenuto, sabato, aveva tentato di togliersi la vita cercando di incendiare la celle e 7 agenti sono rimasti intossicati.

  7. #17
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Dentro il carcere, fuori dalla Costituzione
    Sempre più affollate, incapaci di rieducare, ma soprattutto luogo in cui si muore. Per suicidio o per cause da accertare. "Centocinquanta decessi in meno di un anno sono la prova che la pena di morte non è stata abolita" ci spiega la parlamentare Rita Ber

    • da Viaemilianet.it del 5 novembre 2009

    di Andrea Bassi

    Il carcere in Italia è fuori dalla Costituzione. Lo ha affermato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Lui probabilmente si riferiva a quella parte dell'articolo 27 in cui si dice che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ma il carcere a volte diventa incostituzionale anche perché viola l'ultimo comma dell'articolo: “non è ammessa la pena di morte”. Stefano Cucchi e Diana Blefari Melazzi sono soltanto gli ultimi due episodi di morti avvenute all'interno di un istituto penitenziario.

    “Dall'inizio del 2009 sono 62 i detenuti che si sono tolti la vita. A questi dobbiamo aggiungere numerose altre morti avvenute in circostanze da accertare. 150 morti in meno di un anno sono la prova che in Italia la pena di morte non è stata abolita”. A stilare il triste bilancio della situazione delle carceri italiane è l'onorevole Rita Bernardini, una radicale eletta nelle file del Partito democratico. Una vita, la sua, spesa sempre a favore dei più deboli, da quando nel '76, a soli 24 anni si dedica ai diritti delle persone portatrici di handicap.

    Secondo Rita Bernardini l'attuale situazione di collasso dei penitenziari italiani è solo uno dei tristi capitoli di un problema più generale: una macchina della giustizia da troppi anni in panne. “Nel campo penale ci sono quattro milioni e mezzo di processi arretrati e ogni anno cadono in prescrizione circa 200 mila procedimenti, a causa della loro eccessiva lunghezza. E' una giustizia malata, ridotta a livelli insostenibili per una società civile. I criminali che possono permettersi gli avvocati migliori possono farla franca, mentre tante persone oneste si vedono costrette a mettere una croce sopra alle loro denunce”.

    Un sistema ingiusto, dove si finisce in carcere più facilmente per reati minori, come il possesso di sostanze stupefacenti, piuttosto che per illeciti più impattanti sulla società e sul mercato come lo sfruttamento di manodopera clandestina, l'abusivismo edilizio e il falso in bilancio. “Stefano Cucchi non era un pericoloso delinquente. Era un ragazzo che era stato trovato con pochi grammi di sostanza stupefacente. Casi come questi dovrebbero prevedere gli arresti domiciliari.”

    Cambiare la legge sulle droghe sarebbe un modo per mettere un freno al problema del sovraffollamento delle carceri. Ma in Italia un moralismo eccessivo unito a un'ignoranza diffusa sulla materia, e a una buona dose di interessi a mantenere l'attuale status quo, non permettono di affrontare seriamente il problema. “Come radicali da tempo proponiamo la legalizzazione delle sostanze stupefacenti – ci spiega la parlamentare -, una decisione che dovrebbe essere presa anche in merito al loro potere fortissimo di corruzione, reso evidente dal caso Marrazzo.”

    A restare in vigore è invece una normativa, la Bossi-Fini del 2006, che non distingue nemmeno tra droghe pesanti e droghe più leggere. “Marijuana, eroina e cocaina sono messe tutte sullo stesso piano – continua Rita Bernardini - mentre si tratta di sostanze dagli effetti ben diversi. Molti studi ci dicono che la cannabis e la marijuana sono meno dannose dell'alcol o del tabacco, eppure i problemi sociali che creano sono sicuramente maggiori: sono tante le storie di vite devastate, ragazzi che, semplicemente per il fatto di essere stati denunciati o sbattuti in galera, si sono suicidati per la vergogna. Eppure non avevano fatto nulla di più pericoloso e dannoso di chi si ubriaca. Ciononostante sono stati additati alla stregua dei peggiori criminali”.

    Come membro della Commissione giustizia, Rita Bernardini ha proposto, oltre alle misure alternative al carcere per i detenuti non pericolosi, l'istituzione di un Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà. “Oggi il carcere è un'istituzione opaca. Serve una figura per renderlo più trasparente”. Un'altra proposta ferma in Parlamento è l'anagrafe pubblica e digitale delle carceri, utile a monitorare giorno per giorno tutti i 206 istituti. Chiusa in un cassetto c'è anche la proposta di legge per l'istituzione del reato di tortura. “Consentirebbe all'Italia di adeguarsi finalmente alle normative europee e dell'Onu. Mi piacerebbe sapere con che nome chiama il ministro Alfano quanto capitato a Stefano Cucchi”.

    Dal ministro della giustizia Rita Bernardini vorrebbe sapere anche altre cose. In due interrogazioni diverse ha chiesto un'indagine conoscitiva sulle morti nelle carceri e di chiarire se il maltrattamento dei detenuti in carcere sia una prassi oppure no. “Le risposte fornite dal ministro Alfano sono assolutamente inadeguate, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto della rieducazione e del reinserimento sociale del condannato. Il carcere italiano è il contrario di tutto questo, è ogni giorno di più una scuola di delinquenza. Non si può certo ritenere rieducativo tenere per 20 ore al giorno dei detenuti in cella senza coinvolgerli in nessuna attività”.

  8. #18
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Il capo degli agenti si mette in malattia

    • da Il Riformista del 5 novembre 2009

    Non si è presentato al lavoro, ieri, Giovanni Luzi, comandante di reparto degli agenti di Polizia penitenziaria del carcere di Castrogno, a Teramo. Ha preso quindici giorni di malattia, dopo il polverone sollevato dalla diffusione della registrazione in cui intima a un collega: “In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto”. Una necessità, dice chi gli è vicino, per allentare la tensione accumulata. Mentre proseguono le indagini della magistratura e dell`amministrazione penitenziaria. E’ stato individuato il caso cui si farebbe riferimento nella conversazione incriminata. Una colluttazione tra un agente e un detenuto tossicodipendente dopo l`aggressione da parte di questi. L`agente e ancora in malattia. Il detenuto è stato in questi giorni ascoltato a più riprese (ieri dal magistrato di sorveglianza di Pescara). Nessun nome risulta al momento iscritto nel registro degli indagati. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, deve ancora valutare l`incartamento inviatogli dagli ispettori. Intanto in Parlamento i deputati Rita Bernardini (radicale del Pd) e Augusto Di Stanislato (Idv) hanno presentato due interrogazioni per avere chiarezza su eventuali maltrattamenti a Castrogno. Ma anche sulle condizioni di vita in quel carcere, dove, denuncia Bernardini, manca non solo il riscaldamento, ma anche un cappellano per dire messa.
    Ultima modifica di il Gengis; 07-11-09 alle 17:19

  9. #19
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    Predefinito Carcere: fame di giustizia

    Carceri, 600 nuovi posti non risolvono il problema

    • da Il Gazzettino del 7 settembre 2009, pag. 9

    di Franco Fois

    La sottosegretaria alla Giustizia Elisabetta Casellati nell’articolo apparso su Il Gazzettino del 2 settembre dichiara, a dimostrazione dell’impegno che il governo sta mettendo per risolvere l’emergenza carceri, che ben presto nel nordest saranno disponibili 600 nuovi posti. Peccato però che, come certamente la sottosegrataria sa, che questi 600 nuovi posti corrispondano, ad oggi, a poco più di un terzo del totale dei detenuti in sovrannumero nelle carceri del nordest, che ammontano a oltre 1600 unità. Di fatto, quindi, anche con i nuovi posti il sistema penitenziaro si troverà ancora a fare i conti con l’emergenza sovrapopolamento, continuando a restare in una situazione che lo stesso ministro di Giustizia Alfano ha definito incostituzionale. Le affermazioni della Casellari sono poi estremamente carenti su due aspetti fondamentali, il primo riguarda i reali tempi di messa in disponibiltà di questi nuovi posti. Pare che per il completamento del nuovo carcere di Rovigo, che la Casellati cita relativamente ai nuovi posti, serviranno almeno altri due anni. E nel frattempo, visto che i detenuti continueranno ad aumentare, che si fa? II secondo punto su cui nulla si dice riguarda gli agenti di custodia: ad oggi nel nordest ne mancano più di 500, entro quanto verrà colmata la carenza? Quanti nuovi agenti verranno assunti a fronte dell’apertura di nuove celle? Per quanto riguarda poi il modo di ridurre la presenza di detenuti nelle celle l’unica strada che la Casellati indica come degna di attenzione per l’attuale governo sembra essere, forse per far piacere alla Lega, quella del rimpatrio degli extracomunitari. Totalmente trascurato il fatto che in questi anni si è assistito ad una drammatica riduzione del ricorso alle pene alternative. Uno strumento, quello delle pene alternative, che se fosse potenziato potrebbe consentire, da un lato, di alleggerire le presenze negli istituti penitenziari e dall’altro di soddisfare il dettato costituzionale che prevede un’opera di recupero e reinserimento.

    Franco Fois Ass. VenetoRadicale
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

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    Predefinito Rif: Radio Carcere

    Misure alternative all'attesa infinita del piano carceri

    • da Il Sole 24 Ore del 7 settembre 2009, pag. 7

    di Donatella Stasio

    Aspettando il «piano carceri», i detenuti italiani hanno raggiunto il record di presenze dal dopoguerra (64mila: 20mila più dei posti regolamentari), anche se i reati, da due anni, sono in calo. Aspettando il «piano carceri», gli ospiti delle patrie galere aumentano al ritmo di 800-1000 al mese. Aspettando il «piano carceri», muore un detenuto ogni due giorni e nei primi sette mesi del 2009 il numero dei suicidi (45) è raddoppiato rispetto all'anno precedente. Aspettando il «piano carceri», lo spazio vitale per ciascun galeotto si riduce progressivamente a poco più di un paio di metri quadrati e gli spazi comuni, teoricamente destinati alle attività riabilitative (lavoro, sport, studio), spariscono.

    Aspettando il «piano carceri», i detenuti trascorrono le giornate nell'ozio, chiusi in cella da 16 a 18 ore, mentre le misure alternative colano a picco, tanto da aver toccato il minimo storico (10mila), a tutto vantaggio della recidiva (il carcere "chiuso" produce il triplo della recidiva rispetto a quello "aperto"). Aspettando il «piano carceri», l'Italia ha subìto la prima condanna della Corte di Strasburgo per «trattamenti inumani e degradanti» e altre se ne profilano, con tanto di risarcimento danni per milioni di euro ai detenuti. Aspettando «il piano carceri», l'amministrazione penitenziaria continua a navigare nei debiti (il sistema costa 3 miliardi di euro l'anno, ma il bilancio è sempre in rosso), con ripercussioni sulla vivibilità delle galere, sulla sicurezza, sulla riabilitazione.

    Può darsi che, a differenza del "signor Godot", il «piano carceri» arrivi in uno dei prossimi consigli dei ministri. Può darsi che il governo trovi quel miliardo e mezzo stimato per realizzare – entro il 2012 – 17mila posti in più. Può anche darsi che trovi i soldi necessari per far fronte a un reclutamento straordinario di poliziotti (oggi ne mancano 5mila) e per assumere tutti gli educatori vincitori di concorso. Nel frattempo, però, i detenuti avranno toccato quota 100mila e gli esuberi 40mila. Un'emergenza continua.

    Al termine del blitz ferragostano nelle carceri, i radicali hanno parlato di «Stato criminale»: parole decisamente forti, e tuttavia non troppo lontane dalla realtà se è vero che a gennaio 2009 fu il ministro della Giustizia Angelino Alfano a parlare di carceri fuorilegge, riferendosi allo scarto esistente tra il dettato costituzionale e la nostra realtà penitenziaria. L'articolo 27 della Costituzione dice infatti che le pene «non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». In sostanza, il carcere – servizio pubblico – dev'essere un luogo che produce sicurezza collettiva, nel rispetto della dignità dei detenuti. Quanto di più lontano dalla realtà. Non da oggi.

    Costruire costa e i soldi non ci sono. Si fa fatica a pagare luce, gas, acqua, riscaldamento, vitto, sapone e finanche la tassa sui rifiuti. «La situazione è drammatica», scrive il Dap (dipartimento delle carceri) nella relazione al Parlamento, in cui esprime «fondate riserve» sulla possibilità che le attuali dotazioni di bilancio possano consentire all'amministrazione di «assolvere la propria missione fondamentale», ovvero garantire una pena rispettosa della dignità dei detenuti e tendente al loro reinserimento sociale. A questa funzione costituzionale erano destinati, fra l'altro, i fondi della cassa delle ammende, che il governo ha deciso di dirottare sulla costruzione di nuove prigioni, sebbene 146 milioni di euro (a tanto ammontavano a fine 2008 i fondi della Cassa) siano una goccia nel mare dei 1.500 milioni preventivati per realizzare i nuovi posti letto.

    Aspettando il «piano carceri», forse sarebbe opportuno avviare una riflessione sulle misure alternative, meno costose e più vantaggiose per la sicurezza collettiva, come stanno facendo negli Stati Uniti di Obama. Lo ha ammesso – a luglio – lo stesso guardasigilli. Ma dovrà convincere gli alleati della Lega.
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

 

 
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