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    Predefinito Carcere: fame di giustizia

    La radicale Bernardini: «Alfano apra subito un'indagine su Teramo»
    Aperta un'inchiesta sulla registrazione, recapitata al quotidiano teramano, del diaologo tra due agenti, in cui si fa riferimento a pestaggi nel carcere di Castrogno. Il caso sbarca in Parlamento con un'interrogazione della radicale Rita Bernardini

    • da La Città del 30 ottobre 2009

    Sollecitata dal radicale teramano Renato Ciminà, la parlamentare della rosa Rita Bernardini, da sempre impegnata nelle battaglie civili in difesa della popolazione carceraria, sia che si tratti dei detenuti sia delle condizioni di difficoltà degli agenti di custodia, è stata ieri tra i primissimi ad interessarsi al “caso” teramano. Nel pomeriggio, poi, all’interessamento del mattino ha fatto eco la presentazione di un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Nel testo dell’atto parlamentare, l’onorevole Bernardini, riprendendo il nostro articolo di ieri, premette che «...la registrazione di cui si parla è giunta al quotidiano in un plico contenente un CD e una lettera indirizzata al Direttore; nella lettera, non firmata e forse volutamente sgrammaticata, ma sedicente voce dei detenuti del carcere, si legge: “Qui qualsiasi cosa succede è colpa nostra ma questa volta non finirà così, e da troppo che sopportiamo, qui quelli maltrattati siamo noi ed anche in questa occasione abbiamo subito un pestaggio da parte di una guardia”. E ancora: “Il fatto e che noi siamo detenuti e non siamo mai creduti invece la guardia è la legge e credono di poter fare tutto quello che vogliono. Ci sono state volte che alcuni di noi hanno aggredito loro ma non sempre e cosi”...» spiegando poi però che, correttamente, il nostro giornale «giunge alla plausibile considerazione che la lettera che accompagnava il CD, non sia stata scritta da un detenuto, ma forse da un agente, visto che per un carcerato sarebbe stato difficile far uscire dall’istituto un plico contenete un CD, tanto più se indirizzato al direttore di un giornale ». L’oggetto dell’interrogazione ad Alfano, ovviamente, è il contenuto del CD, quella registrazione di un dialogo tra agenti nel quale le fonti del nostro giornale hanno riconosciuto distintamente la voce del capo reparto Luzi. «Quanto alla registrazione, La Città scrive: “La voce è nitida. Quanto la collera che ritma la conversazione tra due persone, una delle quali sicuramente titolato a rimproverare l’interlocutore per aver disatteso un incarico - riporta l’onorevole Bernardini - «Abbiamo rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta… », si sente ripetere al primo. I tentativi del secondo di fornire una giustificazione dicendosi ignaro dell’accaduto. E ancora, il primo continua: «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione? ». E l’altro: «Io non c’ero, non so nulla». Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». Lapidario. Sotto. Non in sezione. Un detenuto non si massacra. Anzi si, si può massacrare ma non in pubblico. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…», conclude lasciando aperte decine di interrogativi. Specie se si riesce ad avere la conferma, come ottenuto da La Città attraverso due fonti attendibili vicinissime alla vita del carcere, che la voce registrata sul CD apparterrebbe al Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi. L’interlocutore? Un sovrintendente che il giorno della presunta aggressione “al contrario”, da agente a detenuto, sarebbe stato di turno come capo-posto ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti”» La stessa onorevole Bernardini, ricordando al Ministro come «l’articolo 13, comma 4, della Costituzione stabilisce che è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà mentre l’art. 27 sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» In conclusione, la parlamentare radicale chiede al ministro Alfano se sia a conoscenza del fatto riportato da La Città, e «se ritenga di dover accertare se corrispondano al vero le documentate e a quanto pare verificate notizie riportate dal quotidiano La Città di Teramo e provincia; se ritenga di promuovere un’indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella conversazione registrata nel CD, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell’istituto».

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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Carceri, Bernardini: il detenuto si può massacrare, purché non avvenga in pubblico? Interrogazione

    30 ottobre 2009

    In seguito all’articolo dal titolo "Il detenuto si massacra quando sta da solo, non davanti agli altri", pubblicato il giorno 29 ottobre 2009 dal quotidiano "La Città di Teramo e Provincia" la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un’interrogazione al ministro Alfano sui gravi fatti riportati dal giornale.
    Nell’articolo si riferisce di un dialogo tra due agenti del carcere di Castrogno, la cui registrazione è stata inviata alla redazione del quotidiano. Il plico era accompagnato da una lettera al direttore, anonima ma sedicente voce dei detenuti del carcere, nella quale tra l’altro si legge: "Qui qualsiasi cosa succede è colpa nostra ma questa volta non finirà così, e da troppo che sopportiamo, qui quelli maltrattati siamo noi ed anche in questa occasione abbiamo subito un pestaggio da parte di una guardia".
    Nel dialogo riportato nell’articolo si parla di maltrattamenti ai danni dei detenuti in questi termini: «Non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». E l’altro: «Io non c’ero, non so nulla». Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». Lapidario. Sotto. Non in sezione. Un detenuto non si massacra. Anzi si, si può massacrare ma non in pubblico. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…».
    Nell’articolo si riferisce inoltre che, secondo fonti attendibili del giornale, una delle voci registrate apparterrebbe al Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi, mentre l’interlocutore sarebbe un sovrintendente che il giorno del presunto pestaggio del detenuto, sarebbe stato di turno come capo-posto, ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti.
    Quanto al mittente del plico contenente la registrazione, l’autrice dell’articolo ipotizza che la lettera di accompagnamento alla registrazione non sia stata scritta da un detenuto, ma forse da un agente, in quanto per un carcerato sarebbe stato difficile far uscire dall’istituto un plico contenente un CD, tanto più se indirizzato al direttore di un giornale.
    Alla luce del contenuto dell’articolo, e in considerazione degli articoli 13 e 27 della Costituzione, secondo i quali è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà e le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, la deputata radicale ha chiesto al ministro della Giustizia se sia a conoscenza dei fatti riportati dal quotidiano; se ritenga di dover accertare se questi corrispondano al vero e di promuovere un’indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell’istituto.




    INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
    Al Ministro della Giustizia
    Per sapere, premesso che

    - Il 29 ottobre 2009 il quotidiano La Città di Teramo e Provincia esce con la notizia in prima pagina dal titolo «IL DETENUTO SI MASSACRA QUANDO STA DA SOLO NON DAVANTI AGLI ALTRI»;
    - il sottotitolo precisa: La Città è entrata in possesso dell’incredibile registrazione audio di un dialogo tra agenti del Carcere; parlano di un detenuto "massacrato" e di un «negro che ha visto tutto» e dicono «Abbiamo rischiato la rivolta»
    - a pagina 4, la Città pubblica un articolo a firma di Paola Peluso dal quale è possibile trarre quanto segue:
    - il carcere in questione è quello di Castrogno a Teramo;
    - la registrazione di cui si parla in prima è giunta al quotidiano in un plico contenente un CD e una lettera indirizzata al Direttore;
    - nella lettera, non firmata e forse volutamente sgrammaticata, ma sedicente voce dei detenuti del carcere, si legge: "Qui qualsiasi cosa succede è colpa nostra ma questa volta non finirà così, e da troppo che sopportiamo, qui quelli maltrattati siamo noi ed anche in questa occasione abbiamo subito un pestaggio da parte di una guardia". E ancora: "Il fatto e che noi siamo detenuti e non siamo mai creduti invece la guardia è la legge e credono di poter fare tutto quello che vogliono. Ci sono state volte che alcuni di noi hanno aggredito loro ma non sempre e cosi";
    - quanto alla registrazione, la giornalista scrive: "La voce è nitida. Quanto la collera che ritma la conversazione tra due persone, una delle quali sicuramente titolato a rimproverare l’interlocutore per aver disatteso un incarico. «Abbiamo rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta…», si sente ripetere al primo. I tentativi del secondo di fornire una giustificazione dicendosi ignaro dell’accaduto. E ancora, il primo continua: «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». E l’altro: «Io non c’ero, non so nulla». Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». Lapidario. Sotto. Non in sezione. Un detenuto non si massacra. Anzi si, si può massacrare ma non in pubblico. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…», conclude lasciando aperte decine di interrogativi. Specie se si riesce ad avere la conferma, come ottenuto da La Città attraverso due fonti attendibili vicinissime alla vita del carcere, che la voce registrata sul CD apparterrebbe al Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi. L’interlocutore? Un sovrintendente che il giorno della presunta aggressione "al contrario", da
    agente a detenuto, sarebbe stato di turno come capo-posto ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti";
    - in conclusione dell’articolo, la giornalista giunge alla plausibile considerazione che la lettera che accompagnava il CD, non sia stata scritta da un detenuto, ma forse da un agente, visto che per un carcerato sarebbe stato difficile far uscire dall’istituto un plico contenete un CD, tanto più se indirizzato al direttore di un giornale;
    - l’articolo 13, comma 4, della Costituzione stabilisce che è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà mentre l’art. 27 sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato:-

    se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
    se ritenga di dover accertare se corrispondano al vero le documentate e a quanto pare verificate notizie riportate dal quotidiano La Città di Teramo e provincia;
    se ritenga di promuovere un’indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella conversazione registrata nel CD, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell’istituto.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Teramo: domani Rita Bernardini in visita alla Casa circondariale; lettera di Pannella al Direttore de La Città di Teramo

    1 novembre 2009

    Domani, lunedì 2 novembre, alle ore 11, la deputata Radicale Rita Bernardini, accompagnata da Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Penitenziari, visiterà la Casa circondariale di Teramo - Castrogno. Alle ore 15, davanti allo stesso istituto, comunicheranno in conferenza stampa sull’esito della visita ispettiva
    Con la lettera che segue, ieri Marco Pannella annunciava al direttore del quotidiano La Città di Teramo, dott. Antonio D’Amore, l’appuntamento dell’On. Bernardini:
    Al Direttore de La Città di Teramo
    E, p. c.
    Al Direttore dlla Casa circondariale di Teramo
    Roma, 31 ottobre 2009
    Caro Direttore,
    complimenti al quotidiano La Città di Teramo, ma non esclusivamente, per la preziosa – quanto desolante e allarmante – notizia data su quel che cova o di già prende corpo al carcere di Castrogno.
    Come Lei sa noi Radicali, me compreso, da un terzo di secolo ci occupiamo della comunità penitenziaria potendo finalmente visitarla, conoscerla, per quanto possibile aiutarla nella tragica condizione in cui il Sessantennio partitocratico “antifascista” l’ha ridotta, molto ma molto peggio ancora di quel che accadde con il Ventennio partitocratico Fascista. Purtroppo si tratta di una situazione da tempo criminale e criminogena ai danni della legalità costituzionale, della civiltà umana, di tutte le sue componenti: i detenuti, i direttori, gli operatori di Polizia Penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i cappellani, i medici, gli infermieri, i volontari, nessuno escluso.
    Non sono più né parlamentare italiano né europeo, non godo da quasi un decennio dell’elettorato passivo per elezioni Regionali, Provinciali, Comunali, Municipali. Lottiamo sul fronte italiano del nostro impegno Transnazionale, Transpartito e Nonviolento in condizioni che, se raccontate, suscitano incredulità fra intellettuali e politici stranieri, che sono in realtà difficilmente conosciute in patria, vietati e clandestinizzati da un Regime che, pressoché soli, riteniamo ormai in desolante disfacimento e intendiamo sostituire con la nostra lotta letteralmente partigiana volta a un’alternativa di Regime e di Governo.
    Questo per dirLe tutta la mia personale gratitudine per quanto nel Suo giornale mi consente di vivere, anche da teramano quale sono, in una Regione e in una Città che, sino alle ultime elezioni europee, ritenevo giudicassero la mia “abruzzesità” e la mia “teramanità” come non meritate e non degnamente rappresentate. Ma i risultati, davvero per me imprevisti, delle recenti elezioni europee, con Teramo sesta città e capoluogo di Provincia fra i 110 in Italia e la buona posizione di Pescara, mi hanno in buona parte rasserenato.
    Caro Direttore, come vede approfitto della Sua cortesia e attenzione, sperando che Lei voglia e possa far conoscere ai suoi lettori questa mia. Avevo in realtà iniziato a scriverLe con l’intenzione di non andare oltre le poche righe, necessarie per annunciarLe che, essendo io in partenza per un convegno a Marrakech, non posso precipitarmi a visitare il carcere di Teramo, come avrei voluto, ma appunto lo farò entro la prossima settimana. Intanto, sono lieto di confermarLe che lunedì verrà per una visita ispettiva la nostra compagna Rita Bernardini, deputato al Parlamento (accompagnata dal Segretario della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno) cui sono particolarmente grato, perché in questo periodo si ritiene costretta a correre da un istituto all’altro, per le dolorose e allarmanti notizie che ci giungono da un po’ ovunque.
    La prego personalmente di trasmettere a tutta la comunità carceraria della sua città, dal direttore agli operatori di Polizia Penitenziaria oltre che, beninteso, alle detenute e ai detenuti, l’espressione di mia viva solidarietà, che con tutte le mie compagne e compagni radicali, speriamo venga avvertita e valutata come davvero … “solida” e utile.
    Mi creda, suo Marco Pannella

  4. #4
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    La cella ne ha uccisi già centoquarantasei. In un anno

    • da Gli Altri del 3 novembre 2009

    di Valentina Ascione

    All`indomani del suicidio di Diana Blefari Melazzi, mentre il caso di Stefano Cucchi continua a deflagrare in tutta la sua assurdità, si accende inevitabilmente l`attenzione sul mondo delle carceri e sull`umanità dolente che popola i circa duecento istituti italiani. Un universo silente, troppo spesso dimenticato perché percepito come lontano, se non addirittura avulso, dal mondo che gira veloce dall`altra parte delle sbarre. Eppure la popolazione carceraria ha superato da poco le 65 mila unità, sfondando quel tetto indicato come "limite di tollerabilità", ammesso che sia possibile fissare scientificamente un punto oltre il quale le mura di una galera non riescono più a sostenere la pressione dei corpi e un corpo a sopportare la riduzione dello spazio vitale. Alcune storie hanno la capacità di squarciare, magari per poco, il velo di silenzio che oscura lo svolgersi quotidiano della vita dei detenuti, perché il protagonista è noto alle cronache, o perché c`è una famiglia che coraggiosamente ingaggia una battaglia per la verità. Per i pochi casi che finiscono sotto i riflettori, però, ce ne sono moltissimi altri che restano nell`anonimato o finiscono nel dimenticatoio. Nel dossier di Ristretti Orizzonti, "Morire in carcere", si legge che negli ultimi dieci anni negli istituti di pena italiani sono morti 1500 detenuti e che i suicidi sarebbero più di un terzo. Dall`inizio del 2009 si sono già contati 146 morti, di cui 60 suicidi e i restanti dovuti a morte naturale o a cause non chiare. Chissà come è stata, catalogata la morte di Sami Mbarka Ben Gargi, il tunisino 42enne detenuto nel carcere di Pavia, che a settembre scorso si è lasciato morire di stenti, dopo quasi due mesi di sciopero della fame, per protestare contro la condanna per violenza sessuale. Quella di Nicky Gatti Aprile è stata archiviata come suicidio, anche se la madre non ha mai creduto a questa ipotesi . Il giovane è morto nel giugno del 2008, a soli 26 anni, nel carcere di Sollicciano, dove si trovava con l`accusa di truffa informatica. Tutti gli interrogativi su questa morte sospetta, che la madre di Nicky, Ornella, crede essere omicidio, sono raccolti in un blog, così come quelli relativi alla vicenda di Stefano Frapporti. Lo scorso 21 luglio il muratore 48enne di Rovereto viene fermato per un`infrazione stradale da due carabinieri e viene arrestato perché sospettato di spaccio. Pure lui, come Stefano Cucchi, non uscirà mai vivo dal carcere: a poche ore dal fermo i secondini lo trovano impiccato nella sua cella. Anche questa storia è piena di punti oscuri, i familiari di Stefano non riescono a darsi pace e reclamano giustizia. E ieri è tornata a farsi sentire la madre di Marcello Lonzi, per chiedere al ministro Alfano di guardare su internet le foto del cadavere di suo figlio e darle finalmente le risposte che insegue da oltre sei anni. Marcello era recluso nel penitenziario di Livorno per tentativo di furto è lì è stato trovato morto il 12 luglio del 2003. La prima indagine stabilì che si trattava di morte per cause naturali, ma i segni sul corpo e sul viso del ragazzo, rilevati anche dall`autopsia, sollevavano forti dubbi su questa conclusione. La mamma, Maria Ciuffi, è convinta che il giovane morì in seguito a un pestaggio, la procura ha aperto una nuova indagine nella quale risultano indagati un detenuto e tre agenti. "Non parlo solo per me - ha spiegato la donna - ma per tutte quelle madri che non hanno avuto lo stesso trattamento riservato al caso Cucchi". La recente morte del 31enne romano sembra infatti aver scoperchiato un vaso di pandora. "Perché non si parla anche delle «strane» morti di cittadini romeni in Italia?" - chiede il Partito Identità Romena che lancia un appello affinché non venga dimenticato la "strana morte avvenuta nella Caserma dei carabinieri di Montecatini di Sorin Calin", avvenuta a pochi mesi di distanza da quella di Cristian Lupu, a Frosinone, "uscito cadavere da altra stazione dei Carabinieri". "Non si può mettere alla gogna mediatica una intera comunità e poi tacere quando sono i cittadini romeni ad essere vittime di situazioni incredibili". Quella dei pestaggi sembra essere una piaga profonda. E` di soli pochi giorni fà la denuncia del quotidiano La Città di Teramo di violenze nel carcere Castrogno: la registrazione di una conversazione tra agenti, recapitata da mano ignota al direttore del quotidiano, getta sull`istituto il sospetto di una prassi ormai consolidata. Ecco alcuni frasi impresse sul nastro: "(...) Lo sanno tutti (...) in sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto". "Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto". Il dialogo a due voci, secondo quanto scritto da La Città, condurrebbe ad un comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno ed sovrintendente che il giorno del presunto pestaggio, sarebbe stato di turno come capo-posto, ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti. Il Comandante Luzi ha confermato alla parlamentare radicale Rita Bernardini - autrice di un`interrogazione sul caso, che ieri s`è recata in visita ispettiva a Teramo - che la voce del nastro è la sua. "Però - riferisce la deputata ha spiegato che le sue parole sono state estrapolate rispetto ad un contesto diverso da quello che si immagina". Anche se l`istituto versa in pessime condizioni e il personale è nettamente sottodimensionato, durante la visita i detenuti non hanno fatto riferimento a pestaggi o violenze. La magistratura indaga.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Teramo, secondini rivelano pestaggi su detenuto

    • da Liberazione del 3 novembre 2009

    In queste giornate già roventi sul tema carcere, l`ennesimo "scandalo" arriva da Teramo, dal carcere dì Castrogno. Un dialogo fra il comandante delle guardie penitenziarie, Giuseppe Luzi, che ha riconosciuto la propria voce, e un suo sottoposto, sembra raccontare un pestaggio all`interno della struttura penitenziaria, una pratica che, stando a quanto si sente nel nastro, sembrerebbe una prassi: «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...». Il nastro è stato recapitato, in forma anonima, al giornale teramano La Città e la deputata del Pdl Rita Bernardini ha presentato un`interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfano per sapere se ritenga di «dover accertare se questi corrispondano al vero e di promuovere un`indagine nel carcere». Alla stessa Bernardini Luzi avrebbe confessato di essere lui l`uomo registrato, giustificandosi così: «Una di quelle voci è mia. Ma non mi riferivo a un pestaggio Ero mosso dalla rabbia e forse ho usato termini forti. In realtà c`era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti dopo un`aggressione da parte di questi ultimi alle guardie». Insomma, l`episodio deve ancora essere chiarito, ma una cosa già è certa: Castrogno, come gran parte delle carceri italiane, vive una situazione al limite. L`istituto potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita circa 400. Un solo agente per sezione deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti; un flusso di traduzioni che determina l`esaurimento di tutte le risorse disponibili. Anche su questo fa perno la Uil che insieme a Rita Bernardini ha fatto ieri visita al carcere.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Un altro detenuto pestato a Teramo

    • da La stampa del 3 novembre 2009

    di Fulvio Milone

    La voce si sente chiara e forte: «In sezione un detenuto non si massacra. Si massacra sotto... Abbiano rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto». E’ la registrazione di un colloquio che sarebbe dovuto rimanere segreto fra due agenti di custodia del carcere di Castrogno, a Teramo, ma che un anonimo ha invece riversato su un cd fatto arrivare tre giorni fa alla redazione del quotidiano locale «La Città». La conversazione si riferisce evidentemente al pestaggio di un detenuto, una brutta storia su cui la magistratura ha aperto un’inchiesta.
    Il dialogo è crudo, esplicito. La prima voce insiste: «Abbiano rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta...». La seconda borbotta una vaga giustificazione. «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?», incalza il primo uomo, e l’altro replica: «Non c’ero, non so niente». La risposta è immediata e brutale: «Ma se lo sanno tutti!... In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». I giornalisti del «Centro» sono riusciti a dare un nome e un volto alla voce che parla del pestaggio: è quella di Giovanni Luzi, comandante di reparto degli agenti della polizia penitenziaria di Castrogno.
    Il caso di Teramo ha acceso un altro riflettore sulle condizioni di vita drammatiche nelle carceri italiane. «La violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo, uomini che pur tra mille difficoltà mostrano senso del dovere, abnegazione e professionalità», hanno commentato i rappresentanti sindacali degli agenti di custodia. Ma come giustificare quel dialogo dal contenuto inequivocabile?
    Nel carcere, ieri, si è recata la deputata radicale Rita Bernardini. «Ho parlato con il comandante Luzi - dice -. Mi ha confermato che la voce nella registrazione è sua, precisando però che quelle parole sono state estrapolate da un contesto diverso da quello che si immagina dopo avere ascoltato il cd». E ha spiegato, Luzi, che quel verbo, «massacrare», in realtà l’ha usato al posto di un altro: «Rimproverare».
    Rita Bernardini appare molto cauta: «Ho parlato con quasi tutti i detenuti, e devo dire che nessuno ha fatto riferimenti a pestaggi o violenze». Ciò non toglie, aggiunge la deputata radicale, che le condizioni di vita nel carcere di Teramo siano insopportabili: «I reclusi sono 400, mentre dovrebbero essercene solo 250. Quasi nessuno studia o lavora. Vivono 20 ore su 24 in celle sovraffollate, umide e prive di riscaldamento». La situazione, aggiunge Rita Bernardini, non migliora per quanto riguarda il personale: «a Teramo dovrebbero lavorare 210 agenti, invece ce ne sono 185. In queste condizioni è inevitabile che la tensione salga alle stelle: il carcere di Castrogno è una vera polveriera».
    Il sostituto procuratore della Repubblica David Mancini, che conduce l’inchiesta, si è fatto consegnare il cd con i colloqui fra gli agenti di custodia. E’ probabile che la registrazione sia stata effettuata di nascosto da un collega di Luzi e del suo interlocutore anche se, nella lettera che accompagna il dischetto inviato al giornale, l’anonimo si definisce un detenuto stanco delle vessazioni che avvengono nel carcere.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Teramo, audio shock del pestaggio in carcere "il detenuto si massacra..."

    • da la Repubblica del 3 novembre 2009

    di Giuseppe Caporale

    «In sezione un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto... Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto». Parole dal carcere di Castrogno, il carcere di Teramo. Parole "rubate" (ed incise su un file audio) dall´interno dell´ufficio di comando della polizia penitenziaria. Già, perché la voce in questione è quella del comandante degli agenti, Giuseppe Luzi. È lui che in questo audio - inviato ad alcuni giornali locali e poi sequestrato dalla magistratura - discute con un suo sottoposto.
    I due parlano di un pestaggio avvenuto ai danni di un detenuto, e ne discutono quasi come fosse la prassi nella gestione del penitenziario. Il comandante dice: «Non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». Risposta dell´altro agente: «Io non c´ero, non so nulla...». Ma il comandante incalza: «Ma se lo sanno tutti?... In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto... Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto». Discutono - probabilmente - del comportamento di un altro agente di polizia penitenziaria, autore del pestaggio davanti ad un testimone.
    La procura di Teramo ha aperto un´inchiesta, e non occorrerà nemmeno la perizia fonetica (per altro già disposta dal sostituto procuratore David Mancini). Infatti, ieri, lo stesso Luzi - davanti al divampare delle polemiche in seguito alla pubblicazione dell´audio su Repubblica.it - ha ammesso che quella in questione è la sua voce, respingendo, però, le accuse: «È solo un equivoco. Non mi riferivo a un pestaggio. Ero mosso dalla rabbia e forse ho usato termini forti. In realtà c´era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti dopo un´aggressione da parte di questi ultimi alle guardie». La procura avrebbe già individuato anche il detenuto colpito, che, però per il momento pare non voglia sporgere querela. Sempre ieri, la parlamentare radicale Rita Bernardini, della commissione Giustizia, ha fatto visita al carcere di Teramo, ed ora chiama in causa il ministro Angelino Alfano. «Bisogna prendere provvedimenti - dice la Bernardini - la situazione nelle carceri è grave e Teramo non fa eccezione».
    Quello di Teramo potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita invece circa 400. Le guardie sono 180. C´è un solo agente per sezione che deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti. Nelle celle, negli ultimi due mesi, si sono verificati un suicidio, due tentati suicidi e quattro aggressioni nei confronti degli agenti.
    Ed è in questo clima di veleni che si inserisce la vicenda dell´audio inviato da un anonimo che accusa gli agenti di essere a loro volta dei picchiatori. Dura presa di posizione anche da parte del Sappe (sindacato autonomi di polizia penitenziaria). Dice il segretario nazionale Donato Capece. «Chiediamo noi per primi, ai magistrati di identificare le persone e di accertare se sono stati o meno posti in essere comportamenti contrari alla legge». «Stupisce la latitanza del governo», accusa Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella commissione giustizia della Camera.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Pestaggi dietro le sbarre audio choc a Teramo

    • da Il Tempo del 3 novembre 2009

    Le carceri in questo penoso sono piene di ombre sinistre. Sucidi e morti sospette e ora anche l`audio che racconta di un pestaggio tra le mura di una casa di pena. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...». Parole pronunciate nel carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all`interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria da un agente e diffuse all`esterno inviando la, cassetta a un giornale locale. Un dialogo tra il comandante delle guardie del penitenziario, Giuseppe Luzi e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all`interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali. Un dialogo che racconta di un detenuto picchiato ma che sottace che un agente è finito in ospedale ed è in malattia. La deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un`interrogazione al ministro Alfano. La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare «se questi fatti corrispondano al vero e di promuovere un`indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell`istituto». «La situazione in Italia è grave - ha aggiunto la Bernardini - perché 61 suicidi sono tanti e la popolazione detenuta cresce a ritmi di 800-1000 all`anno: Teramo non fa eccezione in questo quadro. Bisogna prendere provvedimenti urgenti, credo che il ministro Alfano sotto questo profilo sia un pò addormentato». La Bernardini ha anche annunciato che Marco Pannella, al suo rientro dalla conferenza dei liberali europei in Marocco, sarà a. Teramo per una visita al carcere. Chiara la posizione del sindacato degli agenti. «Chiediamo noi per primi, ai magistrati che hanno disposto l`acquisizione dei supporti magnetici» su cui sarebbe stato registrato il racconto del pestaggio «di identificare le persone e di accertare se sono stati o meno posti in essere comportamenti contrari alla legge», ha aggiunto Capece. «É però necessario e doveroso ribadire ancora una volta che il Corpo di Polizia penitenziaria è una Istituzione sana - conclude - ed è quindi nostro dovere difendere l`onorabilità della Polizia penitenziaria da inaccettabili strumentalizzazioni che rigettiamo in toto».

  9. #9
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Un audio testimonia il pestaggio di un detenuto

    • da Il Secolo XIX del 3 novembre 2009

    È ancora tensione nelle carceri. La magistratura ha aperto un'inchiesta sul presunto pestaggio di un detenuto da parte delle guardie, avvenuto nel carcere di Castrogno di Teramo. A svelare l'episodio un articolo del quotidiano "La Città" che ha riportato la trascrizione di un dialogo tra agenti della penitenziaria che parlavano del «massacro» di un detenuto. Il dialogo era stato registrato da ignoti che hanno pensato di inviare la registrazione alla redazione del quotidiano. Queste le frasi principali dell'audio: «Non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». «Io non c'ero, non so nulla». «Ma se lo sanno tutti?». «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto».
    Il dialogo a due voci conduce al comandante degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi, e a un sovrintendente che il giorno del presunto pestaggio del detenuto sarebbe stato di turno come capo-posto, ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti. Frasi nette, che costituirebbero testimonianza del pestaggio in piena regola di un detenuto, in un ufficio nel settore del personale del carcere di Castrogno a Teramo.
    Il comandante ieri ha ammesso che la voce è sua. Il sostituto procuratore David Mancini ha aperto un'inchiesta e ha acquisito il Cd su cui qualcuno, sicuramente un agente, ha riversato l'audio catturato con un telefonino e spedito in busta anonima al direttore del quotidiano locale "La Città".
    Dopo questo nuovo e controverso episodio che getta un'ombra sulle carceri italiane, dal Sappe è partito un appello a identificare e punire gli eventuali responsabili ma a non strumentalizzare. Il segretario del sindacato autonomo, Donato Capece, parla del Corpo, come «istituzione sana, composta da uomini e donne che con alto senso del dovere, spirito di sacrificio e grande professionalità, con una onorabilità da difendere da inaccettabili strumentalizzazioni». Ma che esosta i giudici a chiarire la vicenda. «Fermo restando che è la Carta costituzionale a sancire che la responsabilità penale è personale, è dovere della Magistratura, alla quale rinnoviamo la nostra totale fiducia, accertare eventuali comportamenti contrari alle leggi».
    Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari, parla di criticità nelle carceri, ma afferma che «Teramo non è la Guantanamo d'Italia».
    La radicale Rita Bernardini, che ieri ha visitato il carcere di Teramo, rivolge un appello al ministro Alfano a vigilare sulla situazione delle carceri italiane. Poi aggiunge: «Ho parlato con il comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria Luzi e mi ha confermato che la voce del nastro era la sua. Mi ha spiegato però che le sue parole sono state estrapolate rispetto a un contesto diverso da quello che si immagina dopo aver ascoltato la registrazione. Ho parlato con quasi tutti i carcerati che mi hanno elencato una lunga serie di problemi e di mancanze da parte della gestione del carcere, ma nessuno si è mai riferito a pestaggi o violenze. Se il caso è avvenuto davvero ci troveremmo davanti all'eccezione e non alla regola».
    «A solo pochi giorni di distanza dal caso di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, coi segni inequivocabili di gravi percosse, ecco ora un altro segnale allarmante - denunciano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione Giustizia della Camera, in una nota congiunta -. Cosa sta succedendo nelle carceri italiane?».

  10. #10
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    Predefinito Rif: Scandallo pestaggi nel carcere di Teramo

    Inchiesta sulle stanze di tortura

    • da Il Riformista del 3 novembre 2009

    di Serenella Mattera

    La magistratura apre un`inchiesta sui presunti "pestaggi" nel carcere di Castrogno di Teramo, dopo la denuncia del Riformista, ora oggetto anche delle verifiche degli ispettori del ministero della Giustizia, e dove ieri si è recata in visita la deputata radicale Rita Bernardini. Tutto è nato dalla registrazione nel quale il comandante degli agenti di polizia penitenziaria usa il verbo «massacrare»: risalirebbe allo scorso settembre, quando un detenuto avrebbe aggredito un agente. I rappresentanti sindacali minimizzano: «E un terpine gergale». Ma nella stessa registrazione, il comandante dice: «Ha menato al detenuto in sezione». Intanto, Rita Bernardini ha descritto lo scenario che ha trovato nell`istituto di pena: personale sottodimensionato, nessun riscaldamento, accesso alle docce soltanto tre volte alla settimana, metà dei detenuti affetti da patologie gravi.
    Una colluttazione tra un agente e un detenuto tossicodipendente. Il detenuto aggredisce l`agente che, per difendersi, reagisce. Ma lo fa davanti agli altri detenuti. Con il rischio di scatenare «una rivolta». Perciò, venuto a conoscenza dell`accaduto, il comandante redarguisce i suoi uomini con parole dure, che qualcuno registra e fa riecheggiare ben oltre le mura del carcere di Castrogno: «Non lo sai che lui ha menato al detenuto in sezione? ... In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto. Si è rischiata la rivolta, perché c`era il negretto, il negro, che ha visto tutto». Mentre la magistratura indaga su una vicenda resa pubblica la scorsa settimana con una lettera anonima inviata alla stampa locale e riferita sabato dal Riformista. Mentre al penitenziario di Teramo piombano gli ispettori del ministero della Giustizia e si precipita in visita la deputata radicale Rita Bernardini, che sarà seguita tra qualche giorno da Marco Pannella. Mentre l`opinione pubblica invoca risposte, chi lavora a Castrogno cerca di fornirne qualcuna. Cerca di spiegare che quel carcere non è una Guantanamo. Che le parole innegabilmente pronunciate dal comandante di reparto degli agenti di Polizia penitenziaria Giovanni Luzi, non nascondono, come si potrebbe immaginare, una quotidianità fatta di pestaggi, violenza, maltrattamenti. «Certo, la magistratura deve indagare. E se qualcuno è andato oltre è giusto che paghi - dice Giuseppe Pallini, segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) - Ma secondo quanto abbiamo ricostruito, quella conversazione si riferiva a un episodio successo il 22 settembre. Al termine del quale il detenuto è stato portato in infermeria, dove non gli hanno riscontrato neanche due giorni di prognosi. Mentre l`agente coinvolto è ancora in malattia. Nessun pestaggio. Una colluttazione. Altri casi non ce ne sono stati». Caso archiviato? Tutt`altro. Le autorità (giudiziaria e amministrativa) sono ancora chiuse nel più stretto riserbo. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, potrebbe riferire oggi nell`Aula del Senato (dove interverrà sul caso Cucchi) le prime risultanze dell`ispezione proseguita per tutta la giornata di ieri a Teramo. Ma chi ha pronunciato quel verbo, «massacrare», avendo l`autorità necessaria per renderlo un agghiacciante ordine, non ha ancora chiarito. Il comandante Luzi riconosce che è sua la voce che si sente nella registrazione, ma a chi lo ha interpellato ieri ha assicurato di non ricordare in quale occasione possa aver pronunciato quelle parole, probabilmente estrapolate dal contesto, dice. Possibile fraintendere un verbo esplicito come «massacrare»? Sì, secondo i segretari generale e regionale della Uil Pa penitenziari, Eugenio Sarno e Giuseppe Giancola. Il comandante Luzi, spiegano, avrebbe semplicemente parlato in «gergo» e adoperato il verbo come si usa fare a Teramo, e cioè «come un intercalare». Inoltre avrebbe fatto in questo caso riferimento non a una aggressione fisica, ma verbale. Insomma, un «massacrare» di insulti, non di botte. Una ricostruzione, questa, che però vacilla di fronte a un`altra frase che lo stesso comandante pronuncia nella conversazione incriminata: «Ha menato al detenuto in sezione». «Siamo tranquillissimi, perché qui si regna nella legalità ed è spiacevole solo la pubblicità data a questa situazione» dice, raggiunto al telefono, il direttore pro tempore di Castrogno Stefano Liberatore (da un mese sostituisce il direttore del carcere, che è in malattia). Ma tutt`altro che "tranquillo" è lo scenario descritto dalla deputata radicale Rita Bernardini, al termine della sua visita al penitenziario. «Una situazione esplosiva, carica di tensione», riferisce. «I detenuti hanno sottolineato che i rapporti con gli agenti sono abbastanza buoni e nessuno ha denunciato casi di violenza - ci tiene a precisare la parlamentare Ma la situazione di tensione è generata dal fatto che sia gli agenti che i detenuti si trovano a vivere in una situazione molto molto difficile». Sottodimensionamento del personale (mancano 41 agenti e c`è un educatore e mezzo ogni 400 detenuti) e risorse a dir poco scarse, sono denunciate da tutti coloro che sono costretti a vivere una struttura dove manca il riscaldamento («erano tutti in cappotto»), ci si fa la doccia solo tre volte la settimana, mancano i detersivi per la pulizia, quasi nessuno ha la possibilità di lavorare e il 50% dei detenuti è affetto da patologie gravi. «II ministro Alfano si decida finalmente a fare qualcosa. Fino ad ora abbiamo sentito solo parole al vento», è l`appello di Rita Bernardini, che ha presentato anche un`interrogazione parlamentare sul caso. Da parte sua, il sostituto procuratore David Mancini assicura di essere al lavoro.

 

 
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