Un evento come quello che oggi si è svolto a Milano, e che in tutti i paesi moderni e sviluppati è al centro del dibattito politico, in Italia è stato del tutto ignorato da questi politici che sembrano vivere nel 1800.
Incredibile questo viceministro alle comunicazioni Paolo Romani che ignora e snobba un evento del genere !!
A volte viene da chiedersi che fine faremo in mano a questi politici del tutto incompetentionf:
Iab Forum/ Se la politica non sposa internet...
Martedí 03.11.2009 17:15
di Giuseppe Morello
Iab Forum/ Al via a Milano gli stati generali della pubblicità online. "Scarsa attenzione della politica per internet"
Anche nel caso di internet si conferma una vecchia regola italiana, e cioè che le grandi trasformazioni sono figlie dell'iniziativa degli italiani e avvengono al di là - e in molti casi nonostante - le intenzioni della politica e dei governi.
Come è emerso dallo Iab Forum 2009, internet è ormai un fenomeno di massa che riguarda 23 milioni di italiani, i quali passano sempre più tempo in rete per farci molte cose: informarsi, acquisti, intrattenimento. Simmetricamente alla crescita degli utenti, crescono gli investimenti pubblicitari su internet, che nel Regno Unito hanno superato quelli televisivi.
Quello che fa arrabbiare è che in Italia internet avrebbe potuto avere (e potrebbe ancora) una spinta maggiore e uno sviluppo più potente. Questo non è accaduto perché - come è apparso chiaro allo Iab Forum - la politica sembra non accorgersi che da qualche anno c'è una cosuccia che ha stravolto il modo di comunicare, ma anche di fare business, e che si chiama internet. Una disattenzione, quella del Palazzo, ben esemplificata dal forfait dato dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, allo Iab Forum e che poi, al di là delle questioni simboliche, si traduce in comportamenti politici. Come mai per esempio la diffusione della banda larga non è mai diventata una priorità dei governi? E dire che si tratta della condizione preliminare per la crescita di internet.
Allo stesso modo non si capisce perchè sia ancora la legge Mammì dei primi anni '90 a stabilire le quote pubblicitarie tra i vari media, così come è insensato che l'editoria tradizionale venga di fatto tenuta in vita "con le macchine", attraverso finanziamenti pubblici che drogano giornali cartacei già tecnicamente morti, e attraverso l'Iva agevolata al 4%, mentre i prodotti elettronici pagano il 20%.
Sarebbe consolante sapere che la politica resta ferma per suoi oscuri disegni e che internet non riceve sostegno per colpa di un complotto. Sapere invece che tutto avviene soprattutto per indifferenza e spesso per incompetenza è solo desolante.
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