Cosa nascondono quei cappucci?
di Gabriele Adinolfi
Difficile credere che le due Simona, se sono ancora vive, saranno rilasciate. Le azioni degli incappucciati finora hanno sempre stabilizzato il governo filo-americano e spinto l’opinione pubblica a sostenere la guerra. È ancora e sempre lo spettacolo del terrore.
Simona e Simona: Vive ? Morte ? Uccise di recente ? Già eliminate da tempo ?
Queste domande oziose tengono ogni giorno in vita l’eccitazione degli italiani. Oziose e probabilmente retoriche, perché la risposta sembra obbligata.
Gli incappucciati – e sinceramente ci piacerebbe vederli senza cappuccio ché forse resteremmo sorpresi – rappresentano, dalla caduta del Rais ad oggi, l’unico elemento di stabilizzazione del governo fantoccio in Iraq. Del governo imposto dalle armi americane dopo il rovesciamento di quello regolare e popolare che aveva garantito prosperità (fino al vile ed odioso embargo decennale americano), pace sociale e libertà religiosa ad un Paese oggi ridotto cenere.
Se andiamo a rileggere tutte le azioni compiute dagli incappucciati (o a loro comunque attribuite) raramente troviamo un filo conduttore che non sia quello di voler far odiare gli arabi e gli islamici agli occidentali e non solo: anche agli induisti, anche ai giapponesi.
Chi sono, infatti, le vittime dei volti coperti ? Cuochi, camionisti, infermieri. Talvolta giornalisti, ma già questo è un lusso. E probabilmente non c’entra la guerriglia popolare, o meglio le mille guerriglie etniche e religiose nelle quali si è diviso in tanti rivoli il popolo iracheno - un po’ come se il Tigri e l’Eufrate (anch’essi poste di questa guerra) avessero debordato in innumerevoli defluenti. Non c’entra la guerriglia perché di colpi all’invasore ne ha inferti tanti e ne mette continuamente a segno.
Far odiare l’Iraq in Nepal e in Giappone, sequestrare i francesi (uno dei rari popoli alleati possibili) e le volontarie pacifiste, posto che i guerriglieri non sono in stato di frustrazione e d’impotenza, è quanto meno strano.
La stampa francese del resto ha fatto ripetutamente notare come ogni qualvolta la liberazione degli ostaggi transalpini sembri prossima, gli americani attacchino sfrontatamente le zone di rilascio impedendo così la conclusione della trattativa.
Gli americani, insomma, sono arbitri. Arbitri e forse qualcosa di più.
Il fil rouge per garantire la continuazione della strategia imperialistica e terroristica a stelle e strisce è evidente. Con Kerry, se giocano la carta “intelligente”, con Bush se ce la fa a rimanere alla Casa Bianca, e in ogni caso con la complicità estorta all’Onu, ci devono portare tutti, dicasi tutti, in questa guerra folle e senz’uscita.
Al fine che questa guerra sia accettata, anzi richiesta, voluta, o comunque assunta come inevitabile dalla pubblica opinione si deve creare il senso dell’ineluttabilità, dell’obbligo di difendersi da belve idrofobe.
Ed ecco che ci trasmettono un’impronta cruda, qual è quella delle decapitazioni operate con coltello da macellaio e videotrasmesse per agghiacciare i più e far godere i tanti, tantissimi, psicopatici che si dicon normali.
I primi non potranno che chiedere che l’incubo finisca, i secondi già non aspettano di meglio che trovare una scusa ed un bel transfert psicologico per nutrirsi del sangue altrui.
La guerra di polizia, lo spettacolo del terrore, così vengono ritualizzati e finiranno con l’essere richiesti a gran voce da un’umanità spettatrice e aguzzina, educata all’approccio col mondo dal “Grande Fratello” che non è opera casuale né innocente.
Il primo obiettivo da raggiungere dagli incappucciati (o in ogni caso da coloro che hanno calato il cappuccio sulle loro teste) è dunque di scompaginare e mettere a tacere, senza che abbiano più credito, gli alleati oggettivi dell’Iraq (di quello vero, intendo), i neutrali, gli scettici, e i pacifici. Non temono invece i pacifinti, già pronti per indole e cultura ad applaudire i massacri etichettati Nazioni Unite: proprio essi sono le squallide avanguardie delle dinamiche volute dal Pentagono.
È tutto questo che rende molto ardua la liberazione dei giornalisti francesi benché loro possano sperare nell’efficienza di un governo serio e anche delle volontarie italiane che, secondo logica, se non sono già morte hanno ben poca probabilità di cavarsela. A meno a che, anziché essere pacifiche volontarie animate da sano pathos non siano esse stesse delle pacifinte. Le loro speranze in ogni modo sono al lumicino. E forse non è un caso, ma un segno assai emblematico, che l’emissario del governo italiano sia andato a trattare in Kuwait. Ovvero nel regno del petrolio angloamericano, dove risiedono le basi di partenza per le azioni nell’area dei servizi più sporchi del mondo. Quelli che vogliono dare ovunque la democrazia. Senza testa.
di Gabriele Adinolfi




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