di Stefano Vastano
È la regione con la più alta densità demografica in tutta la Germania. Con oltre 18 milioni di abitanti addensati in un inestricabile gomitolo di città intorno al capoluogo Düsseldorf. Colonia, Essen, Bielefeld, Bochum o Duisburg, senza dimenticare l’ex-capitale della Repubblica federale Bonn. Già questo spiega perché le elezioni comunali che si sono tenute domenica nel Nord-Reno-Westfalia, con 14 milioni di aventi diritto al voto, sono state di particolare importanza per la tenuta del governo Schröder. E ciò non solo perché molti dei matador dell‘attuale governo socialdemocratico sono di quella regione figli illustri. A partire dal presidente stesso della Spd, Franz Müntefering, l’unico fra i Vip di Berlino a poter sfoggiare ancora con una certa plausibilità una sciarpa rossa. O il Superministro dell’economia e lavoro di Schröder, quel Wolfgang Clement, l‘architetto dell’attuale riforma dello Stato sociale, che a Düsseldorf è stati per anni il premier. È dal lontano 1966 che la regione del bacino della Ruhr, vera culla del capitalismo tedesco, è in mano alla Spd. E sino ad oggi il successore di Clement, il socialdemocratico Peer Steinbrück, fedele paladino del corso di riforme imboccato dal cancelliere, ha guidato abilmente la trasformazione della regione da ex-centro siderurgico a centro culturale.
Se non fosse per quel 12 settembre 1999, in cui la Spd subisce uno scacco senza precedenti. Alle elezioni comunali di cinque anni orsono ben 11 delle ventitre circoscrizioni passano in mano alla Cdu del giovane Jürgen Rüttgers, l‘ex-pupillo di Helmut Kohl e presidente dei democristiani regionali. Che, forti del 50,3 per cento dei voti intascati, piazzano i loro sindaci in tradizionali bastioni della Spd quali Essen, Colonia o Bielefeld. Per non parlare del vero, inconcepibile‚ scandalo per i socialdemocratici renani: il passaggio della città operaia per eccellenza, Gelsenkirchen, ad un sindaco della Cdu di 33 anni, Oliver Wittke. «Qualcosa di assurdo ed incredibile", commentò l‘allora premier Wolfgang Clemens. Riferendosi non solo alla perdita di Gelsenkrichen, ma anche alla miseria del 33,9 per cento dei voti andati cinque anni fa alla Spd.
E‘ per questo che l’obiettivo di Harald Schartau, presidente della Spd nella regione, era non solo difendere gli unici bastioni (come Bonn, Duisburg o Oberhausen) rimasti ancora in mano alla Spd. Ma passare anche «al contrattacco riconquistando roccaforti perdute nel 99», come ha detto Schartau in campagna elettorale. L‘esito delle comunali del 26 settembre non gli ha dato del tutto ragione. Prima di tutto perché solo 7 milioni di persone, circa il 53,5 degli aventi diritto, é andato a votare. E poi perché la sua Spd ha perso ancora un punto percentuale rispetto ai giá magri risultati del ’99, atterrando ieri a quota 33%. «La Spd è stabile, è la Cdu che ha perso, specie a Colonia», ha detto Schartau.
Ed é vero che peggio della Spd è andata ieri solo alla Cdu del suo avversario Rüttgers perdendo, con il 44,5 per cento dei voti ottenuti, circa il 6 per cento rispetto alle comunali del ’99. «Ancora una volta siamo noi a vincere più della Spd», ha commentato la brillante prestazione dei Verdi Bärbel Höhn, ministro dell’ambiente a Düsseldorf. In effetti, se i due grandi partiti popolari della Cdu e Spd perdono più o meno quota, sono ancora i Verdi con oltre il 9 per cento dei voti, il due per cento in più della scorsa tornata, a riportare l’unica chiara vittoria anche a queste comunali. Che confermano dopo le due elezioni regionali del 19 settembre – con la Spd riconfermata al comando nel Brandenburgo ed una Cdu che ha perso in Sassonia la maggioranza assoluta – come il vento si sia effettivamente girato in Germania. A favore della politica di riforme del cancelliere Schröder e del suo governo «rosso-verde». Un nuovo trend dimostrato, oltre che dalle comunali di Düsseldorf, anche dai sondaggi raccolti sabato scorso da Zdf, il secondo canale tedesco. Secondo i quali ormai ben il 48 per cento dei tedeschi accetta le revisioni di Schröder al sistema sociale (lo scorso febbraio solo il 35 per cento era per il suo pacchetto di riforme). Tanto che, se domenica scorsa si fossero avute consultazioni nazionali, alla Spd di Schröder non sarebbero certo andati una marea di voti, ma secondo i sondaggi il 27% dei consensi. Vale a dire un punto in più di quel che ancora ad agosto la Spd avrebbe raccolto a livello nazionale. E che corrisponde perfettamente a quel punto in meno (dal 45 al 44% delle preferenze ) che, sempre a dar retta ai sondaggi, andrebbe oggi alla Cdu di Angela Merkel. In discesa dunque non solo in Sassonia, Brandeburgo o nei municipi di Düsseldorf, ma anche a livello nazionale.




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