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    Predefinito Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    di MILENA SPIGAGLIA
    Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro - ESCOGITUR.com


    Cos’hanno in comune un ovocita, un crocefisso e un transessuale?

    Facile, dirà qualcuno, se il crocefisso è quello che bisogna rimuovere dalle aule e il transessuale è quello che si porta a letto Marrazzo, la risposta è: cinquemila euro.

    C’è chi li guadagna stando comoda in un bilocale di via Gradoli (certo non c’è il lettone di Putin, ma se ti affacci dal balconcino giusto all’ora giusta dicono si godano dei gran tramonti, per animi romantici) e chi invece deve sbattersi fino a Strasburgo, dove ha sede nientepopodimeno che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo – sapete come si regolano da quelle parti, no? Nome altisonante, organo impotente. A meno che non sia in gioco l’opportunità di sferrare l’ennesimo calcio alle gonadi continentali, e cioè alle radici romano-cristiane dell’Europa, nel qual caso gli uomini delle istituzioni comunitarie smettono i panni di Re Tentenna per indossare quelli di Tafazzi.

    E’ di ieri la sentenza che riconosce la fondatezza del ricorso di Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana di origine finlandese e residente a Abano Terme, in provincia di Padova. Già nel 2002 la signora, a cui i pargoli non danno evidentemente troppo da fare, si era rivolta alla magistratura italiana affinché ordinasse all’istituto scolastico statale Vittorino da Feltre di rimuovere il crocefisso dalle aule.

    Collezionando una serie di pareri negativi, nel 2007 la Lautsi Albertin dirotta le sue laiche rivendicazioni verso le strutture europee, notoriamente più comprensive nei confronti di queste tematiche. E le strutture europee non la deludono. Non solo danno ragione alla Lautsi nel merito (“La presenza del crocefisso…potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione” si legge nella sentenza, e ciò “potrebbe essere fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”), ma dispongono in favore della signora un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

    Devono essere tremendi quelli subiti da Daico e Sami, i figli della signora Lautsi Albertin, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 12 anni. Quale sgomento devono aver provato quando, durante l’interrogazione, intenti a cercare con lo sguardo i suggerimenti di un compagno di classe, i loro occhi hanno incontrato l’inquietante “simbolo religioso”; chissà, magari gli hanno dato la colpa del brutto voto, proprio a lui sì, così sofferente e menagramo. Qualcuno in quei momenti lo prega ma loro no, a loro mamma non mette nello zainetto il la merenda col santino, ma il tesserino di associato UAAR.

    Per i coniugi Albertin e per la Corte europea il problema è il “simbolo religioso”, non la mancanza di simboli condivisi. I coniugi Albertin e la Corte europea non si accorgono che quasi non esiste più un “ambiente scolastico” degno di questo nome, e che da molto tempo ormai i giovani non “avvertono” affatto di “essere educati”, e in effetti non lo sono, forse perché non ci sono più regole da insegnare e da riconoscere come vere e oggettive.

    Per gli atei-razionalisti Albertin e per la Corte dei Tafazzi l’urgenza è quella di non ferire i sentimenti degli atei (spiriti sensibili ma di tendenze totalitarie, a quanto pare) e delle “minoranze religiose”, a cui regaliamo il diritto a non praticare la reciprocità nei loro Paesi di origine: perché mai, infatti, dovrebbero garantirci in casa loro un rispetto ed una considerazione a cui rinunciamo così facilmente e da soli a casa nostra? Allora via il crocefisso ed ecco ristabiliti i diritti delle minoranze.

    E il diritto della maggioranza, sistematicamente boicottato, offeso, svilito? Conta ancora qualcosa, in uno Stato che si picca di alimentarsi dei principii della democrazia?

    I Romani hanno lasciato un dettato prezioso: divide et impera. Corteggiare i diritti delle minoranze è infinitamente più utile. Quando poi non si hanno a disposizione, si possono sempre creare ad arte, a tavolino o in laboratorio. Tutto purché si annienti l’identità, di cui la maggioranza è depositaria.

    Su cosa si fonda l’identità del singolo? Sul sesso, che è ciò che rende l’essere umano maschio o femmina; sulla famiglia, che rappresenta la possibilità stessa, per un individuo, di crescere come persona; sulla fede, ossia ciò in cui questa persona sceglie di credere, in cui ripone le proprie speranze e per cui è disposta a sacrificare la vita.

    Dio l’hanno ammazzato da un pezzo. Ma siccome l’uomo ha un insopprimibile bisogno di credere, e un altrettanto insopprimibile necessità di qualcuno che lo aiuti a portare il fardello delle proprie colpe e a cui delegare, almeno in parte, i propri fallimenti, hanno provato a rimpiazzarlo con le ideologie. Non ha funzionato, l’uomo non dà il meglio di sé quando tenta di sostituirsi a Nostro Signore. E forse il crocefisso ci ricorda troppo intensamente sconfitte e demeriti della nostra arroganza, ed è per questo che facciamo sempre più fatica a sopportarne la presenza.

    La differenza di genere sembrava agli ingenui, tra cui probabilmente il buon Creatore, tanto naturale quanto insovvertibile, e invece. Mai sottovalutare quando i vantaggi della resilienza sposano le varianti della perversione. Nasce il transessuale, capace di risollevare le sorti (e non solo) di innumerevoli uomini mai più riavutisi dalle vittorie di Pirro di un femminismo bullo e fittizio, che ha barattato la femminilità con una solida, democraticissima volgarità, radicata nei modi, nei gesti e nel pensiero. E siccome quando si ha a disposizione l’originale non ci si accontenta di una copia, ecco il godimento della compagnia di un trans, civetteria e cameratismo, donna e uomo, capace di prendersi in giro e di non coltivare aspettative che andranno deluse. Perdona persino se stesso, vuoi che non sia clemente con me?

    Rimaneva il baluardo inaspettato della famiglia, nonostante gli spot del Mulino Bianco facciano di tutto per renderla invisa e grottesca. La famiglia: un padre, una madre, un figlio, magari due.

    E se i figli non arrivano? A questo punto entra in campo l’ovocita.

    L’ovocita è il protagonista indiscusso della procreazione assistita, per mezzo del procedimento di fecondazione in vitro. Il costo dell’operazione in una clinica privata è di circa quattromila euro, se però lo sperma viene iniettato dal biologo direttamente nell’ovocita attraverso il micromanipolatore, allora si paga un supplemento di mille euro e arriviamo a cinquemila – vedete che i conti tornano?

    Ma fin qui servono ancora un produttore di sperma e una produttrice di ovocita, ovvero un papà e una mamma. Troppo facile, si sono detti quelli delle minoranze sgomente, quelli che difendono i diritti dell’uomo, ma a cui piacciono più i diritti che gli uomini, perché i diritti possono riscriverli a loro piacimento, coi diritti puoi caricarti in macchina il trans e decidere se fare finta di amarlo, sniffarci coca o raccontargli del brutto voto di tuo figlio.

    Occorreva liberarsi dell’ingombrante presenza della famiglia. Ebbene, lorsignori ci stanno lavorando sodo, e sono ad un passo dal successo. I ricercatori dell’università americana di Stanford hanno annunciato di aver ricavato ovociti e spermatozoi da cellule staminali embrionali, obbligando queste ultime, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con il procedimento della fecondazione assistita, a trasformarsi in cellule germinali.

    Certo, si tratta di spermatozoi versione Brunetta, con la testa e la coda più piccine di quelli naturali, ma questo non gli impedirà, fanno capire gli scienziati, di girare il tornello e di timbrare il cartellino, a glorioso adempimento del loro dovere. Il tutto senza la partecipazione attiva di un uomo e di una donna. Insomma, pare proprio che si avvicini il giorno in cui i bambini possano davvero nascere sotto i cavoli, appena il tempo di stampigliargli sul retro copyright e codice a barre.

    Niente più genitori, niente più sesso a fini riproduttivi. Niente più coppie che progettino di superare la loro esistenza generando l’altro da sé attraverso un atto d’amore, cioè una scelta che comporta responsabilità, sacrificio, dedizione. Niente più legami della carne con la carne, e del sangue col sangue.

    Non soddisfatti di aver ucciso il Padre celeste, vogliono far scomparire tutti i padri della terra. Vogliono seppellite tradizioni e differenze. Solo allora otterranno quello che inseguono con dedizione e pervicacia: morto il padre, morte le tradizioni e le differenze, muore l’uomo.

    Se in principio era il Verbo, ora è la Copula. Alla natura divina si sostituisce quella fruitrice. La Copula Fruitrice non pensa, consuma. E si accoppia, naturalmente, perché è il piacere fine a se stesso che le conferisce scopo e significato. Non occorre che viva, l’importante è che esista, e che si impegni ad ingozzarsi, e ad usufruire nel modo più veloce e confuso possibile di beni e rapporti, in nome di quei diritti che tanto diligentemente hanno predisposto per lei e per il suo annichilimento finale.

    Come diceva la canzone? Dammi tre parole… Crocefisso, ovocita, transessuale: eccole, tre parole. Tante ne bastano per riassumere la realtà che ci circonda e per capire quanto valiamo. Cinquemila euro, trattabili.

    NOTE

    1) Adnkronos, “Scuola: Luigi Albertin, la Corte Europea ha sancito che la scuola deve essere “neutrale”, Libero News, 3 novembre 2009
    2) Monica Marelli, “Quanto costa un figlio a ogni costo”, La Repubblica delle Donne, ottobre 2008
    3) Enza Cusmai, “Generazione X, così i figli nasceranno senza genitori”, Il Giornale, 30 ottobre 2009



    di MILENA SPIGAGLIA
    Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro - ESCOGITUR.com

  2. #2
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    Predefinito Rif: Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    lo stato ha il diritto e il dovere di difendere i minori contro tutte le droghe,... comprese quelle ideologiche...
    chi non capisce questo è uno spacciatore.l
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  3. #3
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    Predefinito Rif: Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    Citazione Originariamente Scritto da Athesis Visualizza Messaggio

    Non soddisfatti di aver ucciso il Padre celeste, vogliono far scomparire tutti i padri della terra. Vogliono seppellite tradizioni e differenze. Solo allora otterranno quello che inseguono con dedizione e pervicacia: morto il padre, morte le tradizioni e le differenze, muore l’uomo.
    L'uomo si fonderà con la macchina e da lì nascerà l'essere superiore.
    Il droide.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  4. #4
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    Predefinito Rif: Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    Originariamente Inviato da Athesis

    Non soddisfatti di aver ucciso il Padre celeste, vogliono far scomparire tutti i padri della terra. Vogliono seppellite tradizioni e differenze. Solo allora otterranno quello che inseguono con dedizione e pervicacia: morto il padre, morte le tradizioni e le differenze, muore l’uomo.???????PP

    ???????????????????????????????
    ogni generazione ha ucciso la precedente,,,, per questo ora siamo meglio di quelle che jmmolavano i primogeniti per avere mgliori raccolti...:sofico:
    Ultima modifica di PUPO; 04-11-09 alle 17:58
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  5. #5
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    Predefinito Rif: Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    Citazione Originariamente Scritto da Athesis Visualizza Messaggio
    di MILENA SPIGAGLIA
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    Cos’hanno in comune un ovocita, un crocefisso e un transessuale?

    Facile, dirà qualcuno, se il crocefisso è quello che bisogna rimuovere dalle aule e il transessuale è quello che si porta a letto Marrazzo, la risposta è: cinquemila euro.

    C’è chi li guadagna stando comoda in un bilocale di via Gradoli (certo non c’è il lettone di Putin, ma se ti affacci dal balconcino giusto all’ora giusta dicono si godano dei gran tramonti, per animi romantici) e chi invece deve sbattersi fino a Strasburgo, dove ha sede nientepopodimeno che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo – sapete come si regolano da quelle parti, no? Nome altisonante, organo impotente. A meno che non sia in gioco l’opportunità di sferrare l’ennesimo calcio alle gonadi continentali, e cioè alle radici romano-cristiane dell’Europa, nel qual caso gli uomini delle istituzioni comunitarie smettono i panni di Re Tentenna per indossare quelli di Tafazzi.

    E’ di ieri la sentenza che riconosce la fondatezza del ricorso di Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana di origine finlandese e residente a Abano Terme, in provincia di Padova. Già nel 2002 la signora, a cui i pargoli non danno evidentemente troppo da fare, si era rivolta alla magistratura italiana affinché ordinasse all’istituto scolastico statale Vittorino da Feltre di rimuovere il crocefisso dalle aule.

    Collezionando una serie di pareri negativi, nel 2007 la Lautsi Albertin dirotta le sue laiche rivendicazioni verso le strutture europee, notoriamente più comprensive nei confronti di queste tematiche. E le strutture europee non la deludono. Non solo danno ragione alla Lautsi nel merito (“La presenza del crocefisso…potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione” si legge nella sentenza, e ciò “potrebbe essere fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”), ma dispongono in favore della signora un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

    Devono essere tremendi quelli subiti da Daico e Sami, i figli della signora Lautsi Albertin, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 12 anni. Quale sgomento devono aver provato quando, durante l’interrogazione, intenti a cercare con lo sguardo i suggerimenti di un compagno di classe, i loro occhi hanno incontrato l’inquietante “simbolo religioso”; chissà, magari gli hanno dato la colpa del brutto voto, proprio a lui sì, così sofferente e menagramo. Qualcuno in quei momenti lo prega ma loro no, a loro mamma non mette nello zainetto il la merenda col santino, ma il tesserino di associato UAAR.

    Per i coniugi Albertin e per la Corte europea il problema è il “simbolo religioso”, non la mancanza di simboli condivisi. I coniugi Albertin e la Corte europea non si accorgono che quasi non esiste più un “ambiente scolastico” degno di questo nome, e che da molto tempo ormai i giovani non “avvertono” affatto di “essere educati”, e in effetti non lo sono, forse perché non ci sono più regole da insegnare e da riconoscere come vere e oggettive.

    Per gli atei-razionalisti Albertin e per la Corte dei Tafazzi l’urgenza è quella di non ferire i sentimenti degli atei (spiriti sensibili ma di tendenze totalitarie, a quanto pare) e delle “minoranze religiose”, a cui regaliamo il diritto a non praticare la reciprocità nei loro Paesi di origine: perché mai, infatti, dovrebbero garantirci in casa loro un rispetto ed una considerazione a cui rinunciamo così facilmente e da soli a casa nostra? Allora via il crocefisso ed ecco ristabiliti i diritti delle minoranze.

    E il diritto della maggioranza, sistematicamente boicottato, offeso, svilito? Conta ancora qualcosa, in uno Stato che si picca di alimentarsi dei principii della democrazia?

    I Romani hanno lasciato un dettato prezioso: divide et impera. Corteggiare i diritti delle minoranze è infinitamente più utile. Quando poi non si hanno a disposizione, si possono sempre creare ad arte, a tavolino o in laboratorio. Tutto purché si annienti l’identità, di cui la maggioranza è depositaria.

    Su cosa si fonda l’identità del singolo? Sul sesso, che è ciò che rende l’essere umano maschio o femmina; sulla famiglia, che rappresenta la possibilità stessa, per un individuo, di crescere come persona; sulla fede, ossia ciò in cui questa persona sceglie di credere, in cui ripone le proprie speranze e per cui è disposta a sacrificare la vita.

    Dio l’hanno ammazzato da un pezzo. Ma siccome l’uomo ha un insopprimibile bisogno di credere, e un altrettanto insopprimibile necessità di qualcuno che lo aiuti a portare il fardello delle proprie colpe e a cui delegare, almeno in parte, i propri fallimenti, hanno provato a rimpiazzarlo con le ideologie. Non ha funzionato, l’uomo non dà il meglio di sé quando tenta di sostituirsi a Nostro Signore. E forse il crocefisso ci ricorda troppo intensamente sconfitte e demeriti della nostra arroganza, ed è per questo che facciamo sempre più fatica a sopportarne la presenza.

    La differenza di genere sembrava agli ingenui, tra cui probabilmente il buon Creatore, tanto naturale quanto insovvertibile, e invece. Mai sottovalutare quando i vantaggi della resilienza sposano le varianti della perversione. Nasce il transessuale, capace di risollevare le sorti (e non solo) di innumerevoli uomini mai più riavutisi dalle vittorie di Pirro di un femminismo bullo e fittizio, che ha barattato la femminilità con una solida, democraticissima volgarità, radicata nei modi, nei gesti e nel pensiero. E siccome quando si ha a disposizione l’originale non ci si accontenta di una copia, ecco il godimento della compagnia di un trans, civetteria e cameratismo, donna e uomo, capace di prendersi in giro e di non coltivare aspettative che andranno deluse. Perdona persino se stesso, vuoi che non sia clemente con me?

    Rimaneva il baluardo inaspettato della famiglia, nonostante gli spot del Mulino Bianco facciano di tutto per renderla invisa e grottesca. La famiglia: un padre, una madre, un figlio, magari due.

    E se i figli non arrivano? A questo punto entra in campo l’ovocita.

    L’ovocita è il protagonista indiscusso della procreazione assistita, per mezzo del procedimento di fecondazione in vitro. Il costo dell’operazione in una clinica privata è di circa quattromila euro, se però lo sperma viene iniettato dal biologo direttamente nell’ovocita attraverso il micromanipolatore, allora si paga un supplemento di mille euro e arriviamo a cinquemila – vedete che i conti tornano?

    Ma fin qui servono ancora un produttore di sperma e una produttrice di ovocita, ovvero un papà e una mamma. Troppo facile, si sono detti quelli delle minoranze sgomente, quelli che difendono i diritti dell’uomo, ma a cui piacciono più i diritti che gli uomini, perché i diritti possono riscriverli a loro piacimento, coi diritti puoi caricarti in macchina il trans e decidere se fare finta di amarlo, sniffarci coca o raccontargli del brutto voto di tuo figlio.

    Occorreva liberarsi dell’ingombrante presenza della famiglia. Ebbene, lorsignori ci stanno lavorando sodo, e sono ad un passo dal successo. I ricercatori dell’università americana di Stanford hanno annunciato di aver ricavato ovociti e spermatozoi da cellule staminali embrionali, obbligando queste ultime, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con il procedimento della fecondazione assistita, a trasformarsi in cellule germinali.

    Certo, si tratta di spermatozoi versione Brunetta, con la testa e la coda più piccine di quelli naturali, ma questo non gli impedirà, fanno capire gli scienziati, di girare il tornello e di timbrare il cartellino, a glorioso adempimento del loro dovere. Il tutto senza la partecipazione attiva di un uomo e di una donna. Insomma, pare proprio che si avvicini il giorno in cui i bambini possano davvero nascere sotto i cavoli, appena il tempo di stampigliargli sul retro copyright e codice a barre.

    Niente più genitori, niente più sesso a fini riproduttivi. Niente più coppie che progettino di superare la loro esistenza generando l’altro da sé attraverso un atto d’amore, cioè una scelta che comporta responsabilità, sacrificio, dedizione. Niente più legami della carne con la carne, e del sangue col sangue.

    Non soddisfatti di aver ucciso il Padre celeste, vogliono far scomparire tutti i padri della terra. Vogliono seppellite tradizioni e differenze. Solo allora otterranno quello che inseguono con dedizione e pervicacia: morto il padre, morte le tradizioni e le differenze, muore l’uomo.

    Se in principio era il Verbo, ora è la Copula. Alla natura divina si sostituisce quella fruitrice. La Copula Fruitrice non pensa, consuma. E si accoppia, naturalmente, perché è il piacere fine a se stesso che le conferisce scopo e significato. Non occorre che viva, l’importante è che esista, e che si impegni ad ingozzarsi, e ad usufruire nel modo più veloce e confuso possibile di beni e rapporti, in nome di quei diritti che tanto diligentemente hanno predisposto per lei e per il suo annichilimento finale.

    Come diceva la canzone? Dammi tre parole… Crocefisso, ovocita, transessuale: eccole, tre parole. Tante ne bastano per riassumere la realtà che ci circonda e per capire quanto valiamo. Cinquemila euro, trattabili.

    NOTE

    1) Adnkronos, “Scuola: Luigi Albertin, la Corte Europea ha sancito che la scuola deve essere “neutrale”, Libero News, 3 novembre 2009
    2) Monica Marelli, “Quanto costa un figlio a ogni costo”, La Repubblica delle Donne, ottobre 2008
    3) Enza Cusmai, “Generazione X, così i figli nasceranno senza genitori”, Il Giornale, 30 ottobre 2009



    di MILENA SPIGAGLIA
    Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro - ESCOGITUR.com
    e qui si dijmostra che i diritti dell'individuo più che delle minoranze sono il grimaldello per disgregare non solo le tradizioni ma anche i costumi.usi e abitudini di vita della maggioranza di un popolo,di una nazione.
    Domanda: ma la sentenza di quella Corte quanto vale se ce ne faremo un baffo?

  6. #6
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    Predefinito Rif: Dal verbo alla copula, per Cinquemila euro

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    e qui si dijmostra che i diritti dell'individuo più che delle minoranze sono il grimaldello per disgregare non solo le tradizioni ma anche i costumi.usi e abitudini di vita della maggioranza di un popolo,di una nazione.
    Domanda: ma la sentenza di quella Corte quanto vale se ce ne faremo un baffo?
    Vale per quelli che rimuoveranno personalmente gli idoli dai muri.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


 

 

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