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Festa di Aprile. Il dibattito sul programma che non c'è
A.A.A. Popolo della sinistra cerca nuovo Moretti
Alla Festa di Aprile si parla di programma. Poi prende la parola la platea ed escono fuori tutti i malumori verso il centrosinistra
“Parlare di programma è quasi una provocazione”. Così Famiano Crucianelli, coordinatore di Aprile, apre il dibattito sotto il tendone di “Spazio Zero” nel quartiere Tescaccio, storicamente di sinistra, dove si svolge la Festa nazionale dell’associazione. Con lui c’è un parterre delle grandi occasioni: Epifani, Bertinotti, Bersani, Rosy Bindi, Fabio Mussi. A discutere, per l’appunto, di programma, di cosa scriverci e del perché ancora non si fa.
Inizia Bersani: “Non possiamo fare un programma che sia la continuazione di ciò che abbiamo fatto, perché le cose sono cambiate e perché abbiamo anche commesso degli errori”. Applauso. Per il responsabile economico della Quarcia, il primo punto è ovviamente l’economia. E rimettere a posto i conti pubblici distrutti dalla finanza creativa di Tremonti. Poi intervenire sul sistema produttivo e sul potere di acquisto dei redditi più bassi.
A questo punto arriva un duetto con Bertinotti. Bersani: “Fausto, bisogna fare la concertazione ….” E Bertinotti: “Facciamo la programmazione piuttosto…”. Applausi e intervento del pubblico: “Avete paura di dire quella parola”.
Ed è il pubblico il protagonista della serata. Applaudendo sì, ma anche intervenendo con magistrali interruzioni durante gli interventi. La palora passa ad Epifani, apllauditissimo. Si spende sulla casa, il segretario della Cgil: “oggi la differenza sociale passa da questo: se hai una casa di proprietà o meno, se hai un affitto compatibile con il tuo reddito o meno”. Ovazione. E sì perché i prezzi degli immobili in questi ultimi anni sono schizzati alle stelle e non solo nelle grandi città. Per Epifani poi per fare il programma servono due cose: “un’idea condivisa della situazione e dei valori di riferimento”. Come dire: le soluzioni vengono da sole se conosci i problemi e non hai perso la bussola dei tuoi riferimenti ideali e sociali.
E’ quindi il turno di Bertinotti. Il segretario comunista mette subito in chiaro che il programma è un urgenza. E da ragione a Epifani: “Se lo mettiamo in secondo piano, se diciamo: ‘sì, è importante, ma…’ e ci occupiamo d’altro, non raggiungeremo l’obiettivo di una alternativa”. Applausi. E poi Bertinotti incomincia a descrivere la situazione del paese e dell’Europa (“orami i problemi vanno affrontati in questa dimensione”), il ricatto di cui sono vittime i lavoratori di Alitalia, di Bosh, di Siemens: o accetti più orario e meno salario, oppure chiudiamo gli stabilimenti e li portiamo nell’Est. Allora per Bertinotti il problema è “rompere con le compatibilità”. E cita il New Deal rooseveltiano che salvò l’Amercia.
Adesso il microfono ce l’ha Mussi. E il coordinatore del correntone parte da un film, “L’Angelo sterminatore” per dire che sembra che qualcosa trattenga il centrosinistra dentro se stesso, nelle sua stanze, invece di andare dal proprio popolo. Applausi. “Ma chi è l’angelo sterminatore?” chiede Mussi. Dalla platea lo sanno: “E’ la federazione!”. Mussi la mette sulla meteorologia: il maremoto, lo tsunami come lo chiamano i giapponesi, nasce perché ci sono treni d’onda che si accavallano. E la crisi del paese e del pianeta nasce dall’accavallarsi di tre onde: il capitalismo di rapina (vedi Palmatat, Enron…), la crisi della civiltà del petrolio (oramai abbiamo superato la metà delle scorte) e la crisi dell’egemonia americana che si trasforma in lotta e guerra aperta per il potere. Aggiunge Bertinotti: “imperiale”.
Quindi è la volta della Bindi. Che spiazza la platea: “Quelli lì (la destra, ndr) non sono degli incapaci. Sono bravissimi. Hanno fatto quello che si erano messi in testa e hanno cambiato i connotati all’Italia, e adesso lo stanno facendo alla costituzione”. Applausi. E dal pubblico: “Dillo a Rutelli!”.
“Si è fatta una certa” (sottointeso: ora) dicono qui a Roma. E Crucianelli vorrebbe chiudere. Ma la platea non ci sta. Vuole intervenire. E allora parte quello che possiamo definire un grande sfogatolo, o forse una piccola piazza Navona. Militanti, gente dei girotondi e dei movimenti, prende la parola e la dice come gli viene. Non ce la fanno più, vedono il centrosinistra impantanato e qualcuno se la prende con “voi politici”. Lo sconforto è tanto perché – spiegano Mussi e Bertinotti – a luglio eravamo euforici pensando che il governo cadesse. Adesso siamo noi in difficoltà. E chi è alla festa sa che questo non è avvenuto per un destino cinico e baro. Ma è disorientato. E, forse, cerca qualcuno che faccia quell’urlo, come Nanni Moretti. Perché, a sentire la platea di ieri al tendone di Spazio Zero, ci pare di poter dire che siamo tornati per un momento a quel giorno.




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