L'Eco di Bergamo 25/09/2004


Corano dall'Iran, indaga la Digos


I volumi, con perfetta traduzione in italiano, arrivati alla
biblioteca «Tiraboschi» e in tutta la provincia Il prefetto: daremo
indicazioni solo dopo aver capito se questi invii omaggio sono
sospetti o no
Arrivano da Esfahan, una delle città «sante» dell'Iran, con posta
aerea: il Corano, con i versetti in arabo e relativa traduzione in
perfetto italiano, e «La retta via», il volume sulla «Tradizione del
profeta Mohamed (Maometto) e la sua immacolata famiglia» hanno
invaso Bergamo e provincia. Le pubblicazioni, con regolare Isbn
(International standard book number, il codice numerico che
identifica qualunque pubblicazione autorizzata diffusa nel mondo),
sono state inviate in questi giorni a biblioteche della provincia e
in città alla «Tiraboschi».
Il mittente è un centro di studi islamici di Esfahan, in Iran, che
fa capo a un imam che ha anche un sito Internet. Una spedizione
omaggio, come tante biblioteche ricevono ogni giorno. Fin qui, non
ci sarebbe notizia. Il fatto è che sembra singolare che dall'Iran un
centro di studi religiosi si faccia carico di prendere un elenco di
biblioteche in Italia e di spedire copie del Corano e volumi sulla
tradizione islamica con tanta precisione e dovizia. Tant'è che
sull'accaduto ora le forze dell'ordine stanno facendo accertamenti,
mentre i bibliotecari si stanno chiedendo: cosa facciamo,
cataloghiamo i volumi e li mettiamo a disposizione degli utenti, o
li teniamo nel cassetto in attesa di vederci più chiaro?

VERSI SOTTO ESAME

«Siamo informati di queste spedizioni - spiega il
prefetto di Bergamo, Cono Federico - . E stiamo facendo
accertamenti. Accertamenti d'indagine che sono ovviamente coperti
dal riserbo. Per il momento ai bibliotecari e agli assessorati
competenti di città e provincia non è stata data alcuna
disposizione: le indicazioni verranno fornite solo dopo aver
scoperto se dietro queste spedizioni c'è esclusivamente una volontà
di diffusione di libri da parte dei vertici religiosi dell'Iran o se
eventuali gruppi fondamentalisti islamici presenti in Italia siano
collegati a questi "invii omaggio". Non creiamo allarmismi,
comunque: si indaga, staremo a vedere». Gli accertamenti sono
affidati alla Digos della questura di Bergamo. Che, a sua volta, non
si sbilancia. Pur sottolineando che allo stato attuale
dell'inchiesta, comunque, non ci sarebbero elementi tali da far
ipotizzare collegamenti con formazioni terroristiche o radicali
islamiche in Italia. Tutto, infatti, sembra essere regolare: le
spedizioni non sono anonime, ma il mittente si qualifica
chiaramente; accertamenti fatti dalla Digos al ministero degli
Esteri e alle rappresentanze diplomatiche iraniane confermano che il
centro di studi religiosi che ha spedito i volumi è tra i più
accreditati nel mondo islamico e soprattutto mai sospettato di avere
contatti con il fondamentalismo; la presenza dell'Isbn attesta la
regolarità della pubblicazione; la traduzione fatta dall'interprete
arabo in questura a Bergamo non avrebbe svelato alcun «messaggio in
codice».

SPEDIZIONI CAPILLARI

In sostanza, i versetti in arabo del Corano
sarebbero resi alla lettera nella nostra lingua. «Certo - affermano
dalla Digos - , sarebbe necessario fare un esame integrale del
volume nella versione araba, per scoprire se quei versi, in lingua
madre, sono in realtà usati per trasmettere informazioni a
eventuali "cellule" di fondamentalisti. Ma questo è lavoro da
servizi segreti, e soprattutto sembrerebbe, in questo caso, un
episodio di fantapolitica. Le spedizioni dei volumi sembrano fatte
in ordine alfabetico, seguendo un elenco delle biblioteche che si
può, per esempio, consultare via Internet. Quello che stiamo
cercando di capire è se, per caso, l'invio dei volumi sia stato
fatto in modo mirato, per esempio in paesi e città che hanno una
nutrita presenza di comunità musulmane immigrate. Ma non sembra
essere così: i volumi sono arrivati, per esempio, a Fontanella,
Treviglio, Albino, Bergamo, località con differenti presenze di
immigrati. E anche in molte altre città e province del nord Italia.
Insomma, pare proprio essere una spedizione omaggio, forse solo con
finalità di proselitismo. Le indagini, comunque, continuano: se
emergerà qualche dato sospetto, allora potremo fornire indicazioni
ai bibliotecari».
E alcuni di loro, intanto, hanno preferito mettere Corano e «La
Retta via» nel cassetto, in attesa di indicazioni ufficiali da
prefettura e forze dell'ordine. «Prima di dare un giudizio sulla
regolarità di questi volumi, attendo una valutazione di contenuto
dagli enti competenti, e cioè ministero degli Interni o degli
Esteri. Personalmente ho informato la prefettura - afferma Gaetano
Pezzoli, responsabile dei servizi alla persona e della biblioteca di
Albino - . Quindi prima di prendere qualunque decisione li tengo nel
cassetto, in attesa di chiarimenti».

CATALOGAZIONI FERME

Anche dalla biblioteca «Tiraboschi» di Bergamo,
che ha ricevuto la copia del Corano alcuni giorni fa, è partita la
segnalazione alla prefettura. «In realtà non ci siamo stupiti più di
tanto, riceviamo ogni giorno decine di omaggi - spiega Maria Grazia
Locatelli, responsabile del Servizio bibliotecario urbano di
Bergamo - . Per il momento non abbiamo ancora attivato la
catalogazione, ma sarà di certo effettuata. A meno che dalle forze
dell'ordine non ci arrivino indicazioni in senso contrario. Non vedo
perché non dovremmo inserire questi volumi tra quelli consultabili:
il Corano è presente in molte biblioteche d'Italia». E gli immigrati
di religione musulmana nella Bergamasca sono ormai molti: tanti
anche i giovani, che non parlano l'arabo ma solo l'italiano. «Di
questi volumi che arrivano dall'Iran non ne sappiamo nulla - dice
Mohamed Saleh, vicepresidente del centro islamico e sede della
moschea a Bergamo in via Cenisio - . A noi non sono arrivati.
Peraltro, nel centro vendiamo già il Corano tradotto in italiano: è
l'edizione fatta dall'Unione comunità islamiche d'Italia, a cui
siamo affiliati».


Carmen Tancredi